Intanto, mentre io guardavo quel paio di Hogan chiare, (credo fossero in suede ma non potrei giurarlo), incedere sul pavimento a grandi scacchi bianchi e grigi disposti in diagonale e mi fermavo proprio davanti al portone per evitare la collisione con chi imprimeva loro quel movimento, mi è arrivata addosso un’occhiata dall’alto in basso che non so se mi abbia inorgoglito o messo in soggezione. Forse un po’ me l’aspettavo, ma non da un punto così sopraelevato rispetto alla sommità della mia testa. Lo facevo più basso. Che sia merito delle scarpe? Ma no, ma no, le ho guardate per bene e mica avevano i tacchi! Erano di quelle scarpe da uomo con la tomaia evidentemente solida, eppure morbida e raffinata, sormontata ai lati da quell’inequivocabile acca messa un po’ di sguincio, scarpe costose, certo, status symbol di certa società bene, ma restano pur sempre un paio di normalissime calzature da uomo e non credo celassero qualche improbabile artificio, per così dire, “simil-presidenziale” al loro interno. Ad ogni modo, ad un certo punto ho avuto la sensazione, e forse perfino la certezza, che il passo rallentasse per fermarsi proprio lì, in quel punto in cui anch’io mi sarei dovuta fermare a causa dell’evidente ostacolo. Non mezzo metro prima, né mezzo dopo. E così pure io, per forza di cose, ho dovuto inchiodare per qualche istante le mie lerce Onitsuka Tiger prima di riprendere il cammino verso la luce quasi estiva fuori dal portone, e in quel momento di stasi ecco quello sguardo che da distanza siderale mi ha colpita al centro della testa mentre io frettolosamente ritiravo il mio verso il pavimento. Da un giorno cerco di interpretarlo, quello sguardo, ma avendolo solo sentito e non visto non saprei proprio dire e resterò col dubbio. Non è mica una tragedia in fin dei conti. Comunque, uscendo ho dato una controllata al mio riflesso ed ho scoperto di avere dei capelli terribili.
Listening to:
Nude – Radiohead
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