Ho mangiato la prima polenta dell’inverno e fatto l’albero di Natale. Sono stata felice. In fin dei conti, quando non sono troppo impegnata a cercare di apprezzare cose che non mi piacciono – ma che secondo alcuni, invece, dovrebbero – e rispondere a criteri di accettabilità che sono imposti da altri, mi basta davvero poco per esserlo.
Sono fatta così: prendere o lasciare. Amo Frank Sinatra che canta “Let it Snow! Let it Snow! Let it Snow!” e le lucine colorate che si spengono e accendono a intermittenza. Il pane, mio alimento preferito fin dall’infanzia. L’odore “misterioso” delle tovaglie buone di mia madre quando le tira fuori dal cassetto, che – chissà come – rimane invariato nonostante gli anni, il cambiamento dei mobili della cucina e l’uso di detersivi diversi. Alcune pagine da leggere prima di addormentarmi. Il caffè appena alzata. Il tè verde del pomeriggio. Il rumore dei tasti dei notebook HP. Il Natale, che mi piace, mi è sempre piaciuto e sempre mi piacerà, e non m’importa di quanti detrattori abbia e delle loro motivazioni, che non potranno mai convincermi. Ascoltare la musica in camera con la luce spenta ed essere estremamente snob nei miei gusti in materia. Abbinare perfettamente i colori, fino all’ossessione di portare sempre calze della stessa tonalità della maglia, anche quando so che rimarrò in casa tutto il giorno. Incartare i regali. I cruciverba senza schema. La mia poltrona. La cancelleria e di conseguenza le cartolerie. Il bordo della pizza. Le Onitsuka Tiger, anche se sono troppo piatte per camminarci per chilometri, come faccio io, e mi fanno venire la tendinite. I giochi di parole e i calembour. La polenta con il formaggio. Sgranocchiare cracker spalmati di senape davanti alla TV. Lavorare all’uncinetto. Il cibo “ludico” con cui puoi giocherellare prima di mangiarlo. E tutte le altre mie piccole manie…
Listening to:
Lull – Andrew Bird
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