Campanelli d’allarme

Mi secca così tanto doverlo ammettere, eppure Freud aveva ragione: lapsus e atti mancati, in quanto “finestre” che si aprono improvvisamente sul nostro inconscio, sono assai più rivelatori di ogni altro gesto che compiamo o parola che pronunciamo. Il problema è riuscire a capire esattamente che tipo di verità vogliano indicarci, il che non è sempre ovvio come si potrebbe supporre.

Io, per esempio, ultimamente devo essere gravemente turbata da qualcosa; altrimenti come spiegare il fatto che ieri abbia commesso non uno, ma ben due gravi errori d’ortografia? Proprio io, che non li facevo nemmeno alle elementari? Io che amo le parole con un trasporto a volte un poco esagerato e detesto la trascuratezza linguistica quasi più delle bestemmie? Dio sa se non preferirei sprofondare sotto terra, piuttosto che dimenticarmi un apostrofo! E tuttavia è successo.
E che ragione dare del fatto che lunedì mi sia completamente dimenticata della laurea di Corrado, quando di norma tengo a mente compleanni, onomastici e ogni altra ricorrenza – anche quelle più trascurabili – delle persone che mi stanno a cuore?

Collegare tra loro i due eventi e tentare un’interpretazione è tutt’altro che facile, perciò sono ore che mi arrovello senza riuscire a cavare un ragno dal buco. Cosa avranno mai in comune l’ortografia e la laurea di un amico è un mistero che al momento mi appare insondabile. In realtà, ho formulato un paio di ipotesi (alcune non necessariamente di natura psichica), nessuna delle quali mi convince a sufficienza. Che siano i prodromi dell’Alzheimer mi sento di escluderlo con ragionevole sicurezza: l’anamnesi familiare è negativa e, dato non trascurabile, ho solo venticinque anni. Ciononostante, qualcosa deve pur esserci: in fin dei conti, sebbene a prima vista possano sembrare incidenti di scarsa importanza, chi mi conosce bene sa che le probabilità che eventi del genere si verifichino tendono drasticamente allo zero e che, nel malaugurato caso in cui comunque occorrano, inezie di questo tipo bastano a rovinarmi completamente una giornata.

Ad ogni modo, pensando e ripensando si sono fatte quasi le 2.00 e ho l’impressione che a questo punto, vista anche l’improduttività delle ultime cinque ore spese a macerarmi, sia conveniente che vada a dormire, nella speranza, forse vana, di preservare quello sparuto gruppo di neuroni che paiono ancora assolvere decentemente le loro funzioni. Magari – chi lo sa? – è stato tutto frutto della suggestione derivante dall’aver ri-sfogliato di recente Psicopatologia della Vita Quotidiana. Del resto, io l’ho sempre detto che la psicanalisi è solo quella disciplina che tenta di risolvere tutti quei problemi che prima di avvicinarti a essa non avevi affatto.

Listening to:
Not a robot, but a ghost – Andrew Bird

15 risposte a “Campanelli d’allarme”

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    Anonimo

    Fantastica l’ultima tua affermazione!

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    Anonimo

    Grazie, Fab! Peccato solo che, avendo uno zio psicoanalista ed un cugino che studia per seguirne le orme, quest’opinione mi faccia inimicare una fetta cospicua della famiglia…Tra l’altro, a voler essere sinceri, io non rinnego in toto la psicoanalisi, solo non ne vedo l’utilità terapeutica. Nondimeno, trovo sia uno strumento molto interessante per l’analisi dell’arte e proprio per questo, come molti sanno, a Freud preferisco di gran lunga Jung che aveva meno pretese “mediche” ed ha partorito teorie molto più affascinanti, sebbene spesso al limite dell’esoterismo. Inutile dire che quando affronto l’argomento con mio zio, lui strabuzza gli occhi e mi tratta come un’eretica…

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    Anonimo

    Tra Jung e Freud esistono delle differenze abissali, secondo la mia visione da profano. Jung, nei suoi testi, è solito fare delle sottili allusioni nei confronti del metodo Freudiano che, generalmente, convergono nella assoluta “scomunica” della libera associazione. Anche io, come te, se proprio devo esprimermi mi iscriverei alla scuola di Jung. (Ti ricordi che la “Mazza” lo chiamava Ianghì?)Mi piacerebbe avere uno sbobinato dei vostri discorsi! Questo si che sarebbe un bel “Grande Fratello Culturale”.

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    Anonimo

    Ok, ritiro la richiesta di ascolto…

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    Anonimo

    Occupo il tuo spazio per chiederti una cosa: uno psicoanalistia depresso da chi va? O la depressione è prerogativa delle persone che non hanno studiato psicologia e/o psichiatria?

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    Anonimo

    Grazie Maria. Preziosissima, come sempre!

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    Anonimo

    Già, generalmente io sono insonne… A proposito di talk, quanto lo reinstallo! Tu ci sei ancora?

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    Anonimo

    Ma non ti vedo online? 😐

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  9. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    “Ianghì”? Sul serio? Sai che non me ne ricordavo? Probabilmente devo averlo rimosso: troppo traumatico. Quella donna era piena di sorprese…e tutte in negativo, purtroppo per noi!
    Ad ogni modo, le registrazioni delle conversazioni tra me e mio zio risulterebbero di una noia mortale. Per lo più si riducono a brevi diatribe nelle quali io affermo con aria trasognata che i concetti di “archetipo”, “inconscio collettivo” e “acasualità” sono enormemente affascinanti e lui mi guarda con un’espressione inorridita o di disprezzo, replicando che “per quanto superficialmente intriganti, le elucubrazioni New Age di quell’uomo sono prive della benché minima utilità terapeutica”. Insomma: non ti perdi nulla.

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  10. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Pfuu! Meno male! Già mi immaginavo di dover escogitare un modo per occultare il lettore mp3 in modo che mio zio non si accorgesse che la conversazione veniva registrata. E tu sai bene che, maldestra come sono, non ci sarei di certo riuscita e mi sarei fatta scoprire.

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  11. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Premetto che per diventare psicoanalisti ci si deve prima sottoporre a propria volta ad un ciclo di analisi almeno decennale per risolvere ogni tipo di conflitto interiore o di complesso. Detto ciò, immagino che ci siano eccome psicoanalisti e psichiatri depressi e che si rivolgano a dei colleghi. Quanto alla scelta dell’analista al quale affidarsi, nel loro caso la faccenda si complica un po’, visto che in teoria il codice deontologico della categoria imporrebbe di non prendere in cura né persone che si conoscono né amici e conoscenti di amici e conoscenti (mi scuso per la ripetizione); di conseguenza ritengo che siano costretti ad uscire un po’ fuori dalla propria zona di provenienza o da quella nella quale esercitano l’attività. Tutto ciò sempre ammesso, ovviamente, che loro credano davvero nel valore terapeutico di quel che fanno, cosa sulla quale nutro qualche dubbio. Forse sono eccessivamente diffidente, ma ho il sospetto che, quando sono loro stessi ad essere coinvolti dal disagio psichico, gli operatori del settore ricorrano più volentieri ai farmaci che all’analisi…

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  12. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Serva vostra, come sempre, messer Fab! 😀

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  13. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    P.S. Fab, tesoro, hai notato che abbiamo tramutato i commenti a questo post in una sottospecie di chat? Meglio di G Talk!!!

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  14. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Sì, ci sono ancora e il contatto è sempre quello. Come puoi notare, anch’io sono insonne…

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  15. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Ehm, no, sto andando a nanna…

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