In fin dei conti ho sempre saputo qual è il mio problema, il guaio è che non riesco a liberarmene. Una persona più coraggiosa, o forse solo un poco più saggia, si sarebbe ribellata già da tempo, ma io non ne sono capace e sto mandando al diavolo la mia intera esistenza perché non riesco mai ad avere l’approvazione dell’unico essere umano che – ormai dovrei saperlo – me la negherà comunque per l’eternità, visto che non sarò mai perfetta. Il solo risultato che ottengo è di costruirmi pezzo per pezzo un destino di fallimento e scendere ogni giorno un gradino più in basso nella scala della stima che ho di me stessa. E sono già arrivata ai numeri negativi, spinta inesorabilmente nell’abisso da ciascuno dei suoi giudizi sfavorevoli, che mi pesano come pietre tombali e mi convincono sempre più di essere completamente inutile e inadeguata.
Per questo non ho sogni e non ho ambizioni: perché ogni cosa mi pare spropositatamente al di sopra delle mie possibilità e quindi non mi sembra il caso nemmeno di prendersi il disturbo di desiderarla o di tentare. Tanto vale mollare subito e risparmiare sulle illusioni, sperando in questo modo di evitarsi almeno i “te l’avevo detto” post-disfatta.
Per questo scappo sempre dalle persone che tengono a me e alle quali anch’io tengo: perché penso di non essere abbastanza intelligente, abbastanza divertente, abbastanza carina, abbastanza interessante. E, temendo che queste all’improvviso si accorgano della mia mediocrità e ne restino deluse, preferisco giocare d’anticipo. Mi sento sempre sopravvalutata e stare sui piedistalli mi dà immediatamente le vertigini.
Per questo, finché sarò io a dover decidere, finché spetterà a me l’ultima parola, non farò altro che fare e dire l’esatto contrario di quello che vorrei, o peggio non fare e non dire proprio un bel niente.
Se esistesse un TSO emotivo, ne avrei disperatamente bisogno.
Listening to:
Nude – Radiohead
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