Sì, che mi biasimino! Non m’importa di non essere in grado di esercitare il conveniente distacco emotivo che sarebbe appropriato alla mia età. Sarò infantile, certamente, ma meglio così che cinica. Del resto, con la mia aria trasognata dalla quale mi è impossibile separarmi, quando sto con i piedi per terra sono ridicola come l’albatro e il poeta. Un po’ di tranquilla ingenuità e di anacronistico idealismo sono le sole cose che posso portare in oblazione al mondo. Non mi pare di avere nient’altro di speciale e certe volte, forse peccando di presunzione, mi sembra sia quasi una missione: resistere all’idea che il prezzo conti più del valore. Per questo, quando la posta si fa interessante, mentre tanti si affannano a non scoprire mai il proprio gioco fino all’ultima mano, io metto le carte sul tappeto quasi all’istante e rilancio sempre con la fiche più alta che ho.
Non trovo che sia davvero così riprovevole essere esposta e vulnerabile e ho l’impressione che, se mi difendessi strenuamente dal coinvolgimento, come se l’insensibilità fosse il baluardo estremo da preservare a costo della vita, alla fine sarebbe solo a mio svantaggio. Vivere in un vuoto emozionale può essere comodo e risparmiare un’infinità di cicatrici, ma non c’è gioia nel non compromettersi e io non amo sottrarmi. Il problema, semmai, è che poi non mi riesca di esternare tutto il mio trasporto e me ne stia qui da sola a dibattermi nell’eterno dissidio tra impazienza e timidezza, a contare il tempo insopportabile che mi separa dalla prossima, minuscola, gratificazione, aspettando con trepidazione anche un unico barbaglio. Che, come sempre, io vedrò solo con la coda dell’occhio, quasi temendo un’impossibile fagocitosi se solo osassi guardare davvero. E il cielo sa se non mi piacerebbe essere in grado di farlo e se ogni minimo contatto non mi scuote fino all’andito più remoto!
Listening to:
Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi) – Cristina Donà
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