“…io sogno che dormo, io sogno che sogno”

Dopo anni di fare affannoso, di impegni affastellati gli uni sugli altri e scadenze e giornate scivolate sempre troppo in fretta rispetto alla mole delle cose da terminare, mi accorgo dell’inutilità e del peso dell’affrettarsi e affaccendarsi sempre e solo per sé o per il dovere. Sono piccoli e preziosi momenti di ozio e silenzio, mentre la luce vira al violetto e scende già l’umido della sera, a svelare l’inganno, a ridimensionare ogni altra cosa. E sono questi momenti brevi e quasi furtivi quelli in cui esistere ha davvero un senso. Sono il tempo che non è mai sprecato, anche se pare non produca niente. E all’improvviso il resto è solo un’attesa, una resistenza necessaria, la lunga coltivazione dell’attimo che verrà, la rievocazione del momento passato in cui si è colto quel baluginio, il ricordo di un odore o di una stretta, l’inclinazione di una luce, strategie diverse per ingannare i pomeriggi troppo lunghi, far maturare le mattine o accompagnare le serate propiziando il sonno.

Listening to:
Beloved one – Ben Harper

Una replica a ““…io sogno che dormo, io sogno che sogno””

  1. Avatar
    Anonimo

    cIAO mARIA. sONO RILASSANTI i tUOI uLTIMI poST. sONO fELICE cHE sTAI pASSANDO uN pERIODO cOSÍ. uN bACIO. s.

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