Un marchio, un destino

Tutte le volte che avrei bisogno di vedere, la superficie dell’acqua s’increspa e l’immagine che traspare non è mai quella che avrei creduto e voluto. Ogni tanto mi accorgo che, dove pensavo ci fosse uno specchio, in realtà c’è solo un vetro, che non riflette. Ma tutto questo lo noto io e io soltanto e anche se, proprio in virtù di questa esclusività, so che probabilmente si tratta di ipertrofie della mia fantasia, non riesco a soprassedere, a far finta che sia niente la parola non detta o quella detta male o quella che era meglio non dire. E non riesco ad anestetizzarmi, a far crescere una patina che sia impermeabile alla paura che non si tratti solo di pura immaginazione.

Sono sempre la nota che inciampa e il passo stonato. Tutto per colpa di questo continuo dar peso alle minuzie e sezionare le cose, da cui non mi riesce mai di scampare.

2 risposte a “Un marchio, un destino”

  1. Avatar
    Anonimo

    Il motivo per cui la supericie dell'acqua si increspa ogni volta che cerchi di guardarci attraverso é che mentre lo fai respiri. Il meraviglioso motivo per cui l'immagine si confonde é perché sei ancora viva. Preoccuparsi (e molto) quando niente piú si incresperá e quell'immagine ti sará molto, ma molto chiara. Un mare di baci…

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  2. Avatar umanatroppoumana
    umanatroppoumana

    Mah…

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