“Scusate la polvere…”

Quasi due anni senza passare da qui. Un biennio intenso e caotico, di quelli in cui la vita è sempre un passo più avanti e bisogna rincorrerla. E il rischio, nella foga di inseguire, è di lasciare indietro troppe cose, di dimenticare.

Leggere e non avere più il tempo di riflettere, né di condividere con altri le proprie impressioni. Scrivere, scrivere, scrivere, ma sempre cose non tue. Scoprire che le parole possono diventare un mestiere, nel vero senso del termine, una cosa da montare e smontare senza starci troppo a pensare, come in fabbrica. Ma scrivere sul serio, si può farlo solo senza “mandanti”: ecco perché spesso la migliore opera di un autore è la prima, quella nata solo per il proprio compiacimento, come una specie di atto autoerotico. Il grande scrittore, quello che riesce a sopravvivere al proprio esordio e creare altre opere altrettanto belle (o anche di più), non è colui che sa parlare a tutti, al di là del tempo, ma chi non smette mai di dialogare in primis con se stesso e non scrive pensando al giudizio dei propri lettori, dei critici o del proprio editore, ma tenta solo di ammansire il desiderio atroce di cavare universi da dentro di sé.

Questa “stanza” viola è un monumento al mio solipsismo. La lascio qui per ricordarmi che c’è stato un tempo felice in cui ho scritto solo per lo straziante e morboso piacere di farlo.

Una replica a ““Scusate la polvere…””

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    Anonimo

    È stato (sarà?) un piacere, anche, leggerti.Fabrizio

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