In fondo, oggi non è che un giorno come un altro in questa vita che si sbriga con meccanicità preterintenzionale, come una pratica scocciante, e in cui si fa – o non si fa – coartati come sonnambuli da forze che non si possono dominare: il dovere, il lavoro, le contingenze quotidiane…
Si scivola tra le cose con inerte malleabilità, senza una stella polare né una meta, senza soddisfazioni né gioie e, da qualche tempo, senza neppure il familiare malessere pulsante che rintoccando dolorosamente dava la prova d’essere vivi. Un torpore sepolcrale s’è preso tutto, incluse le parole, al punto che scrivere pare all’improvviso essere diventata una fatica improba e una velleità esorbitante.
Vien voglia solo di dormire, dormire e arrendersi, cavandosi dall’obbligo di dover costantemente dar prova d’essere perfettamente autonomi e indipendenti, di bastare a sé stessi. Vien voglia solo d’immaginare di aver qualcuno che dica «faccio io… sono qui… lascia che ti aiuti…» e potersi prendere il lusso d’essere deboli e bisognosi di cura, come una cosa fragile e preziosa.
Sembra tutto così enorme, sproporzionato rispetto alle energie che si hanno. E ogni azione pare insulsa e inutile: l’arrabattarsi diurno per non si sa che e le notti insonni e i buoni propositi fumosi e i pensieri tetri che ristagnano putridi e incapaci di deterrenza.
Sono vecchia e sono stanca.
Listening to:
Firefighters – Being Dead
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