Domenica sera faceva freddo, il falso freddo di qui, quello che non dipende tanto dalla temperatura, quanto dal vento. Per l’Immacolata, insieme alle luci colorate che per poco meno d’un mese fioriranno a intermittenza dopo ogni tramonto, ha deciso di presentarsi la tramontana, che dispettosa guizza e s’insinua in ogni fessura e pizzica le narici, costringendo il respiro ad accorciarsi mentre la pelle s’increspa di brividi.
Su via Risorgimento – poco lontano da casa, all’altezza delle scuole – m’è parso di ritrovare per un istante l’odore di quei pomeriggi bui in cui si usciva per incontrarsi con gli amici, senza che ci fosse bisogno di appuntamenti, giacché il luogo verso il quale tutti inevitabilmente confluivamo era la marina, dove l’aria fine d’inverno s’ingrossava dell’aroma salmastro e ferroso delle panchine. E poi si passeggiava e chiacchierava, stretti nei cappotti, con le mani in tasca e le punte delle dita intirizzite, ciascuno sperando d’incontrare – o non incontrare – qualcuno in particolare.
Per un momento mi sono sentita uguale a quei tempi. La Maria adolescente che guardava sempre in basso e, perciò, le persone che desiderava incontrare più che vederle le intuiva soltanto. La Maria che attendeva dicembre e quei pomeriggi e quelle serate punteggiate di lucine lampeggianti per undici mesi all’anno, e si rammaricava che passassero sempre troppo in fretta.
È stata questione di un attimo. Poi, estemporanea com’era venuta, la sensazione se n’è andata, lasciando il posto alla consapevolezza che la ragazza di ieri è ormai familiare tanto quanto lo sarebbe la propria immagine impressa in negativo s’una lastra fotografica: grosso modo coerente, ma di fatto non identica, perché invertita.
Ribaltarmi, capovolgermi. Mi sento come se m’avesse fatto questo la vita e, benché sia stato alto il prezzo da corrispondere, non mi pare un male. Assaporo il privilegio d’addentrarmi in un altro dicembre con cuore e mente e occhi nuovi, confidando d’essere più vicina a trovare l’angolazione migliore da cui osservare le cose.
Listening to:
Lost changes – Beth Gibbons
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