Maree

There is a tide in the affairs of men.
Which, taken at the flood, leads on to fortune;
Omitted, all the voyage of their life
Is bound in shallows and in miseries.

 

Impietriti, come nella calma piatta di “un oceano dipinto.”

Si sta così per contrappasso, a scontare e l’eccessiva titubanza e l’inappropriato entusiasmo che suggerirono l’una cautela quando le acque erano propizie e l’altro ardimento dinanzi a secche flagranti. Si è pagato e si continua a pagare ciascuno degli errori commessi, senza alcuna speranza d’amnistia in vista.

Le miserie della vita si snocciolano giorno dopo giorno, ciascuna col proprio ammaestramento. Lezioni amare, che si apprendono col senso di colpa e la disperazione del saperle tanto meritate quanto del tutto inutili. Non serve – né probabilmente mai servirà a nulla – quel che si è imparato, ché questa odiosa immobilità pare indissolubile: non si ha l’animo di riscuotersi e, peggio ancora, non se ne ha mai l’occasione. Difetta sempre un accidente, quella circostanza inattesa e perentoria che irrompe a rivelare il carattere autentico dell’individuo, a dirottare il corso sonnolento delle cose.

Come si evoca una marea, ammesso che sia possibile suscitarla con la sola volontà? Qual è l’incantesimo in grado di provocare le acque, di farle montare perché sia possibile prendere il largo? Si resterà per sempre arenati? E, se sì, quando arriverà almeno la compassionevole defezione della speranza? Ché dover sopportare le lusinghe delle possibilità, ancorché remote, che di tanto in tanto fanno fugacemente capolino somiglia ogni volta di più a un sofisticato supplizio.

Listening to:
Mistakes – Gregory Alan Isakov

5 risposte a “Maree”

  1. Avatar Marco Carnazzo
    Marco Carnazzo

    Eppure a volte le maree arrivano davvero e travolgono tutto. Se si riesce a uscirne vivi, possono portare alla fortuna. Altrimenti, si rischia di rimpiangere l’antica stasi.

    E forse la cosa peggiore è che nel frattempo il mondo intorno prosegue a vivere senza neanche percepire quello tsunami.

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    1. Avatar umanatroppoumana
      umanatroppoumana

      Caro Marco, non sai che piacere mi fa che tu abbia lasciato una traccia nella mia stanza viola!

      Comprendo e, in parte, condivido il tuo punto di vista, ma il rimpianto di cui scrivi presuppone che si abbia qualcosa di caro, la cui perdita spiacerebbe. Non è così per me, che da troppo tempo mi sento soffocata tra le spire di una vita di retroguardia, in cui tutto quel che posso fare è osservare impotente il tempo passare e le possibilità estinguersi una dopo l’altra in un desolante stillicidio. Mi dirai che basterebbe scuotersi, darsi da fare per cambiare, ma quando la giovinezza sfuma, insieme a essa si dilegua la possibilità delle scelte radicali. L’età porta con sé obblighi, responsabilità e impedimenti dai quali non ci si può districare con l’agio e la noncuranza con cui si sarebbe potuto farlo da ragazzi: ci sarebbe troppa struttura da smantellare. Perciò, mutare drasticamente la propria vita, a meno che non siano gli eventi a costringere a farlo, diventa di anno in anno più difficile e restare impantanati viene quasi naturale. Dunque, ben venga perfino uno tsunami!

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      1. Avatar Marco Carnazzo
        Marco Carnazzo

        Ti assicuro che capisco cosa intendi. E, no, non basta scuotersi (ehi, grazie, psicologo della strada: con il tuo suggerimento ora è tutto risolto! 😉)

        Proprio perché so cosa intendi, ti dico solo di non perdere le speranze. A volte nella vita succedono cose imprevedibili. Non per forza belle ma a volte anche quelle brutte riescono a scuotere più di quanto riusciremmo a fare da soli.

        🤗

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  2. Avatar massimolegnani
    massimolegnani

    una desolazione senza appello il nostro stare, arenati nei fondali bassi dell’inazione, un nihilismo, il tuo, che soffoca, toglie speranza come togliere l’ossigeno, eppure tremendamente affascinante.

    complimenti

    ml

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    1. Avatar umanatroppoumana
      umanatroppoumana

      Magri fossi nichilista! Non ci sarebbe nulla da scrivere, in quel caso. Il problema, semmai, è proprio la mia inabilità a cavarmi via dal cuore la speranza, anche quando è ridicolo continuare a custodirla e nutrirla. Se nulla avessi da credere o da sperare e pensassi che quel che si vede è tutto quel che c’è, allora sì, sarei capace di fare rivoluzioni.

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