There is a tide in the affairs of men.
Which, taken at the flood, leads on to fortune;
Omitted, all the voyage of their life
Is bound in shallows and in miseries.
Impietriti, come nella calma piatta di “un oceano dipinto.”
Si sta così per contrappasso, a scontare e l’eccessiva titubanza e l’inappropriato entusiasmo che suggerirono l’una cautela quando le acque erano propizie e l’altro ardimento dinanzi a secche flagranti. Si è pagato e si continua a pagare ciascuno degli errori commessi, senza alcuna speranza d’amnistia in vista.
Le miserie della vita si snocciolano giorno dopo giorno, ciascuna col proprio ammaestramento. Lezioni amare, che si apprendono col senso di colpa e la disperazione del saperle tanto meritate quanto del tutto inutili. Non serve – né probabilmente mai servirà a nulla – quel che si è imparato, ché questa odiosa immobilità pare indissolubile: non si ha l’animo di riscuotersi e, peggio ancora, non se ne ha mai l’occasione. Difetta sempre un accidente, quella circostanza inattesa e perentoria che irrompe a rivelare il carattere autentico dell’individuo, a dirottare il corso sonnolento delle cose.
Come si evoca una marea, ammesso che sia possibile suscitarla con la sola volontà? Qual è l’incantesimo in grado di provocare le acque, di farle montare perché sia possibile prendere il largo? Si resterà per sempre arenati? E, se sì, quando arriverà almeno la compassionevole defezione della speranza? Ché dover sopportare le lusinghe delle possibilità, ancorché remote, che di tanto in tanto fanno fugacemente capolino somiglia ogni volta di più a un sofisticato supplizio.
Listening to:
Mistakes – Gregory Alan Isakov
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