C’è vento. Il cielo è esangue come se spirasse lo scirocco e da giorni fa caldo come se fosse già primavera. Che importa, se il calendario dice che non è ancora primavera e il caldo è solo per il vento che soffia dritto da sud! C’è una nuova ossessione con cui trastullarsi e s’è accesa la miccia del solito pizzicore, quello che prende quando il tarassaco inizia a occhieggiare nelle aiuole e il verde della pervinca si punteggia timidamente di violetto, quello che suggerisce d’imitare la natura e risvegliarsi dal torpore, ispirando propositi che per un breve tratto ci si dimentica di non avere né l’audacia né la costanza di materializzare.
A dispetto di tutta la complessità ostentata, funziono in modo alquanto elementare: per riaccendere il fuoco sotto la pentola del mio entusiasmo, perché ricominci a ribollire, in fondo basta solo una canzone nuova da far girare senza sosta per ore e ore, finché non venga a noia o ci si imbatta in un’altra che faccia innamorare.
Dicono che presto arriverà la tramontana e ci offrirà un ultimo boccone d’inverno. Magari – chissà! – insieme a quest’anteprima di primavera finirà per azzerare pure il fervore che si sente lievitare dentro. Per il momento, tuttavia, la storia d’un inatteso fantasma del passato, che torna e travolge con l’inarrestabile moto uniforme che hanno le cose che si sono lungamente e segretamente anelate – che l’elegante voce baritonale di Matt Berninger canta s’una musica a metà strada tra i New Order e il power pop, pienamente nel solco dei National prima maniera – dà una piccola felicità e innesca una trepidazione immotivata, che né i fatti presenti né quelli in vista legittimano, ma che non si ha voglia di reprimere col nerbo della logica.
Non che si speri nella riproposizione di cose trascorse, ché non c’è niente e nessuno di cui si abbia nostalgia, se non della spensierata spontaneità con la quale si affrontava la quotidianità quando l’età ancora autorizzava a pensare di avere davanti a sé un’abbondanza di tempo e possibilità. E proprio al ricordo di quella leggerezza si tenta di aggrapparsi, nell’illusione che tanto possa bastare a convincerla a concedere una replica tardiva.
Listening to:
Bonnet of pins – Matt Berninger
Lascia un commento