Potrei descrivere la sensazione esatta: la consistenza del tessuto, la sua trama, le sue fibre sotto i miei polpastrelli, il colore e la fantasia. Potrei raccontare della mia fronte che premeva contro una superficie e poi potrei dire del calore, dello spessore, degli spigoli e delle parti più morbide. Potrei farlo così bene che mi sembra quasi assurdo che non sia accaduto veramente.
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Listening to:L’età migliore – MoltheniNessun commento su Contenuto latente
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Da mesi continuo a dire che non credo nel Partito Democratico, nella speranza che valga lo stesso principio per il quale, in una famosa favola, se qualcuno affermava di non credere alle fate una di esse restava istantaneamente stecchita.
Il post di Fab di ieri purtroppo non è poi così fantascientifico come ci si vorrebbe disperatamente augurare. Se Veltroni vuole la Lario nel proprio staff ed Enrico Letta – in caso di vittoria delle primarie – sarebbe pronto a lasciare la porta aperta all’illustre zio (ma questo signore non era il braccio destro di qualcuno non proprio affine allo schieramento di centro-sinistra, né alla democrazia; o mi sbaglio?), siamo decisamente alla frutta. Il partito nascerà morto: pregasi redigere coccodrillo entro il 14 c.m.
Per carità, non è che mi stupisca. Quest’idea di mettere in un unico calderone ex-comunisti ed ex-democristiani, ex-socialisti ed ex-radicali, e chi più ne ha più ne metta, perché noi siamo democratici, (per inciso, la cosa – oltre a procurarmi dei conati di vomito – mi fa sempre venire in mente il satura lanx dei latini: un piatto misto portato in oblazione agli dei; che in questa versione aggiornata sono gli avversari politici ai quali la sinistra sembra volersi letteralmente offrire in olocausto), puzzava già dal principio. Mi secca molto ammetterlo, ma colui il quale prospetta scenari apocalittici con più transfughi che proseliti non è del tutto in errore, a giudicare dall’aria che tira. Già, altro che panzane!
Ad ogni modo, i conti si potranno fare solo alla fine; per i tornaconti, invece, si stanno già organizzando, ohimè.
Vi chiedo un favore: se dovesse giungervi notizia che il PD è naufragato prima ancora di essere varato e che non se ne farà più nulla (volesse il cielo!), vi scongiuro di non battere le mani per nessun motivo. Trovatevi un altro modo per palesare il vostro giubilo. Sappiamo tutti cosa accadrebbe se inavvertitamente lo faceste. E chi non lo sa, si rilegga Peter Pan e nel frattempo si fidi e si astenga anch’egli dagli applausi, please!Listening to:
Summer on the Westhill – Kings of ConvenienceP.S. Adesso vi chiedo un minuto di silenzio per me, che sono costretta a seguire tutte queste interessanti vicende solo attraverso le pagine de “La Stampa”, senza ombra di dubbio uno dei peggiori quotidiani del mondo.
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Un giorno venderò i diritti della mia vita, così molta gente potrà vedere soddisfatta la propria bramosia di farsi i fatti miei, e io almeno ci guadagnerò qualcosa. Cosa vi sia, poi, di tanto suggestivo nelle mie vicende personali rimane per me un autentico mistero: non c’è materia da film o da romanzo – credetemi! – e chiunque abbia di meglio da fare nella vita troverebbe l’interessarsi alle mie vicissitudini un’occupazione terribilmente noiosa. Devo con dispiacere dedurne che vi sono soggetti mancanti del tutto di diversivi e pertanto costretti a ripiegare su questa attività per animare le proprie (tarde) serate.
Il lettore più zelante si starà già chiedendo perché mai scriva un blog, se mi infastidisce che gli altri ficchino il naso nei miei affari; ebbene, la risposta è che questa “stanzetta viola” non è un vero e proprio diario, per lo meno non nell’accezione più comune del termine, come si può agevolmente dedurre dal fatto che i riferimenti circostanziati ad accadimenti o persone sono alquanto scarsi, se non addirittura assenti. In verità, ciò che mi irrita è il fatto che vi siano degli individui che visitano questo spazio credendo di trovarvi una cronaca minuziosa della mia esistenza, così da poter carpirmi dei segreti. Mi disturba che alcuni mi ritengano a tal punto incauta e priva di pudore. E che mi stimino tanto scema da non accorgermi del loro passaggio nonostante lascino abbondanti tracce…
Listening to:
The engine driver – The Decemberists -
Ricostruisco, ma senza libretto d’istruzioni. A volte i pezzi non si incastrano alla perfezione e preferisco non forzarli in posizioni che non appartengono loro. Il tutto prende forma molto lentamente, il lavoro segna continue battute d’arresto e passi indietro, e si protrae. Non sono un modello di efficienza, ma non dovendo rispondere a nessun superiore posso permettermi il lusso di allungare i tempi. Non mi preoccupo: alcune cose fatte sono esattamente quelle che andavano fatte, per altre ci sarà tempo in seguito e quelle sbagliate possono comodamente essere sistemate una alla volta, senza esagerare con la fretta. Ne ho già messe a posto alcune ed inizio a risentire degli aspetti benefici di ciò, cosa che mi infonde un moderato entusiasmo per continuare l’opera. A volte si tratta solo di riempire qualche crepa, più spesso invece ci sono da eliminare interi pezzi di intonaco e rifare tutto, ma credo comunque che sia possibile riuscire.
Listening to:
Butterflies and Hurricanes – Muse -
Sabato bellissimo, sotto molti punti di vista. Mio zio era a Torino per un convegno e questo ci ha dato modo di trascorrere gran parte della giornata insieme. L’ho portato in pellegrinaggio al n° 32 di corso Galileo Ferraris, sede della Juventus (della quale lui è un super tifoso), e allo Juventus Store, dove l’ho immortalato vicino all’autografo di Del Piero. Siamo andati in giro per la città e gli ho mostrato tutti i posti che preferisco e forse l’ho fatto camminare troppo, ma con me si corre sempre questo rischio. E come ciliegina sulla torta, una nota casa farmaceutica ha gentilmente offerto il pranzo anche a me, che mi sono imbucata al buffet in mezzo a tutti i medici, non provando neppure a fingere di essere una giovane collega, perché con i miei jeans, la cintura con le borchie, le spillette e le sneakers, ma soprattutto con la faccia che mi ritrovo, non mi avrebbe creduta neppure un cieco. Eppure, nessuno mi ha guardata di traverso, tutt‘altro, il che mi fa sospettare che in tali occasioni gli “scrocconi” debbano essere davvero parecchi.Listening to:Suzie Blue – Ben HarperP.S. Anche se quasi a fine giornata, metto un po’ di rosso anch‘io per dire il mio NO a ciò che sta accadendo in Myanmar.
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La novità è che piove ed inizia a fare freddino. Il termometro della tabaccheria all’angolo sentenzia 12°. Bello. Un altro paio di giorni così e la temperatura calerà ancora e sarà inverno. Amo il freddo, decisamente. E anche la pioggia, se non è troppa e con troppa intendo tanta da impedirmi di spostarmi a piedi (il mio unico mezzo di locomozione, nonché quello che preferisco) senza inzupparmi come una spugna. Odio l’acqua che risale su per il sempre troppo lungo orlo dei miei pantaloni e arriva fino alle ginocchia. Per il momento, però, non corro questo rischio: oggi si trattava giusto di una pioggerella leggera, piacevole. Niente a che vedere con gli acquazzoni accompagnati da un vento che impediva di aprire l’ombrello in cui mi imbattevo ogni tanto andando all’università all’Annunziata. E a rendere il tutto più avventuroso c’era anche il guado del torrente (Francesca, se leggi, sai a cosa mi riferisco), così arrivavo a lezione con i calzini fradici, (erano gli sciagurati tempi in cui portavo sempre le All Star e, in frangenti come quelli, se fossi andata scalza sarebbe stata la medesima cosa), di solito verso le 9.00, e non avrei potuto levarmeli prima delle 20.30. Sarà per questo che adesso ho i reumatismi.All’epoca frequentavo il primo anno e facevo una vita assurda: sveglia alle 6.15 per prendere l’autobus delle 7.00, poi, arrivata a Messina mi catapultavo sul primo 47, di solito straripante, e una volta giunta a destinazione, dopo il guado del torrente e lo scavalcamento del muretto di demarcazione, mi dirigevo verso l’aula, già stanca nonostante fossero appena le 9.00. A pranzo un panino (quasi sempre con olive, pomodoro e sottaceti, se può interessare) e ancora lezione fino alle 18.10, cosa che mi costringeva a prendere l’autobus delle 19.00, quello che passava dalla strada nazionale e si fermava ogni 500 metri. Impiegavo un’ora e un venti per giungere a casa e alla fine ero letteralmente stremata. E avevamo lezione anche al sabato, ma solo la mattina, per fortuna.Noi siamo stati i pionieri dell’Annunziata e abbiamo sopportato una serie di disagi assurdi, per questo mi viene da sorridere quando sento qualcuno che oggi si lamenta, nonostante abbiano aperto la mensa, trasferito la biblioteca e la segreteria e ci siano i bus navetta gratuiti.I giovani d’oggi sono dei rammolliti, ai miei tempi, invece…Listening to:Grey room – Damien Rice
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Vedere un volto che, in contrasto con quello che esprimono le parole, si fa tirato e cinereo per lo stupore e il disappunto è una di quelle soddisfazioni impagabili. Una piccola rivincita nei confronti di chi ritiene di aver il diritto di fare previsioni su di me senza aver voce in capitolo (e in questo caso la metafora è più che appropriata, credetemi) e soprattutto senza conoscere i fatti.
La presunzione di chi crede di poter ipotecare il tuo futuro, a prescindere da te e da quello che tu vuoi farne, è assolutamente odiosa. Mi fa piacere pensare che alcune persone, che avrebbero messo la mano sul fuoco con suprema spocchia, si bruceranno.Listening to:The crane wife 3 – The Decemberists -
Le ore, i giorni, i mesi, gli anni si affastellano e orologi e calendari impietosamente ce lo ricordano. Eppure, nonostante il cumulo sia ormai alto, a me pare di avere a portata di mano istanti, volti , voci e profili che dovrebbero essere completamente sepolti. A volte riemergono come per uno strano moto convettivo, arrivano alla superficie, sfiatano, tornano giù in un’altalena ad oscillazione variabile. Si ripresentano in maniera inopinata e riscaldano notti anonime in una stanza spoglia, riempiendo il risveglio di un’atmosfera attonita.Listening to:Day seven – Explosions in the Sky
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Il libro che segnò l’inizio della mia adolescenza fu Il Gattopardo, letto per motivi scolastici in terza media, e che nonostante l’imposizione amai moltissimo. Tutt’ora ne ricordo alcuni passi quasi a memoria. La figura di Don Fabrizio mi affascinò per il suo disincanto e la sua lucidità di analisi e quel sentore di decadenza così profondamente siciliano. A questa lettura ne seguirono molte altre, (con difficoltà riesco a rintracciare un periodo della mia vita dai sette anni in poi durante il quale non abbia letto nulla), ma non lessi più alcun romanzo davvero esaltante fino a che non mi imbattei in Isabel Allende. Divorai La Casa degli Spiriti in un giorno, non riuscivo a staccarmi dalle pagine, come se fossi in trance. E poi Il Piano Infinito, D’Amore e Ombra, Paula, Eva Luna. Piansi, risi, partecipai alle vicende di ogni personaggio e mi sentii infinitamente grata a quella donna minuta che mi somministrava tutto ciò e per di più a buon mercato. Quella prosa brulicante di sentimento e di ritmo, lussureggiante come la natura sudamericana, mi avvinceva e sconvolgeva. Imparai a sentire di più e più profondamente, la superficie non era più sufficiente e divenni avida di emozioni viscerali. L’incontro con Goethe ed I Dolori del Giovane Werther fu a quel punto più che naturale, quasi scontato. E altrettanto scontato fu che l’amassi così come l’amai: come solo una sedicenne irrazionale e sognatrice quale ero io avrebbe potuto fare. Mi sconvolse, letteralmente.
Un giorno, però, mi resi conto che pur leggendo molto, ad esclusione della Allende, ignoravo completamente il panorama letterario contemporaneo. I miei più preziosi alleati divennero allora “TuttoLibri” e le recensioni sul “Venerdì di Repubblica”. Lessi Alan Bennet (La Cerimonia del Massaggio), Ishiguro (Un Pallido Orizzonte di Colline) e soprattutto Nick Hornby. Alta Fedeltà, fu il romanzo dei miei diciotto anni. Mi identificavo molto in Rob Fleming, mi piacevano i continui riferimenti musicali, fantasticare sul “Championship Vynil”, le top five. L‘ironia di Hornby mi conquistò. Mi piacque soprattutto la figura di Barry, il commesso dispotico e snob, che come facevo io a quel tempo conduceva una crociata contro i consumatori di musica banale.
Il resto è storia recente.
Listening to:
7 shades of black – The Smashing Pumpkins -
Più del disappunto per l’essere qui, ciò che mi infastidisce è l’indolenza che ciò mi provoca. Una trascuratezza che si insinua in ogni azione quotidiana, un cono d’ombra, la morte di tutte le lucciole che punteggiavano di bagliori la noia di un buio piatto. E non so se sia il non avere più illusioni, l’averne avute troppe, o semplicemente la stanchezza. Il nulla mi affossa.
Listening to:
Altrove – Morgan