Cos’è che vacilla là, all’orizzonte?
Cayman Islands – Kings of Convenience
Cos’è che vacilla là, all’orizzonte?
Cayman Islands – Kings of Convenience
L’illusione dell’azzurro è preferibile alla certezza fangosa e stagnante di una pozzanghera. Se la guardi da lontano per un attimo il cielo è lì, in quel piccolo solco pieno di acqua piovana.
Così è per tutte le cose. Se riuscissimo ad evitare di avvicinarci fino al punto di vederne il fondo sarebbe una conquista di portata storica. Ma siamo animati da un demone che, come una calamita, ci porta a farci sempre più prossimi al nostro oggetto di osservazione, fino al punto in cui si vedono tutte le meschinità e le imperfezioni di questi fardelli transeunti che ci portiamo dietro e che siamo noi stessi…
Il tempo dell’illusione è una benedizione della quale comprendiamo la grazia solo nel momento in cui, ormai svegli, dopo esserci stropicciati gli occhi per vedere più chiaramente, ci rendiamo conto che si è dissolta ed ha sublimato il suo incanto.
Eppure, rimanere per sempre in attesa, prigionieri delle lusinghe di un’illusione è il peggiore dei mali che possa capitarci. Bisognerebbe trovare un giusto mezzo, un compromesso tra sogno e realtà e, se si sceglie la realtà, se si sceglie di avvicinarsi alla propria meta, essere pronti ad accettare che probabilmente una delusione è dietro l’angolo, pronta a tenderci una trappola mortale. Ma, in fin dei conti, è meglio cadere nel pozzo e scoprire cosa c’è al fondo – per quanto dolore ciò possa causare – piuttosto che stare per tutta la vita affacciati all’orlo domandandosi cosa ci sia lì sotto…
Listening to:
Grace – Jeff Buckley
Questa riflessione trae ispirazione dall’ultimo post di Aurora
Lo stupore è ritrovare un tratto curvilineo conosciuto, ma sepolto nella memoria, e ritrovarlo su una superficie nuova. Quella stessa increspatura su di un tessuto differente. E non me ne ero accorta. Forse inconsciamente…inconsciamente sì, non può che essere così. Adesso è tutto molto più chiaro.
Listening to:
Una notte in Italia – Ivano Fossati
Potrei scrivere un post pieno di acredine, dettato dal malumore che mi hanno causato due insolenti e-mail ricevute ieri, ma sono una persona riservata e soprassiedo…
Le feste sono terminate per fortuna. Quest’anno è stato un autentico massacro. In un solo colpo ho scoperto quanto sono lontana dai parenti e da alcune persone che reputavo amici. Colpa mia? Certo, in parte è sicuramente così, ma diciamo che le mie controparti ci hanno messo del loro…
Siamo ad un bivio e da adesso in poi le nostre strade non possono far altro che divergere sempre di più. Pazienza. Mi dispiacerebbe di più se stessi perdendo le persone così come io le ricordavo, quelle a cui avevo voluto bene, ma visto che si tratta di copie sbiadite di quelle, la cosa non mi fa soffrire più di tanto.
Arriva per tutti il momento in cui scegliere di accontentarsi di un’illusione ottundente e borghese. Sfidare le correnti è difficile e faticoso e capisco che per alcuni sia preferibile smettere e riposarsi, rassegnandosi ad entrare nel novero della gente comune.
Io preferisco continuare a guardare in faccia il mondo con un sorriso sardonico…
Listening to:
My Generation – The Who
Avrei potuto trascorrere un banalissimo S.Silvestro giocando a carte da qualche parte. Avrei potuto vestirmi bene, mettermi un bel paio di scarpe, indossare una allegra faccia di circostanza e guardare i minuti passare sul quadrante dell’orologio durante qualche noiosissima e interminabile partita di Mercante in Fiera. Di certo, se l’avessi fatto sarei considerata una persona normale, ma non mi è mai importato molto della “normalità”, così ho deciso di fare esattamente il contrario. Mi sono vestita come in ogni altro giorno dell’anno, ho indossato le scarpe da ginnastica come sempre e ho riso di cuore, sguaiatamente forse, ma sinceramente.
E’ stato un Capodanno speciale, per nulla razionale, ma tremendamente divertente. Non lo dimenticherò per molto, molto tempo: il consueto tour della Piana; il brindisi in Piazza Pozzo; l’esplorazione della suggestiva via S.Basilio; il messaggio cifrato lasciato a chi ha deciso che è tempo di unirsi ai “normali”, a quelli che – per citare il grande Gaber, di cui ricorre oggi l’anniversario della morte – fanno finta di essere sani…
E che la gente continui pure a guardarci con occhi che esprimono disapprovazione, a giudicarci imbecilli. Quando siamo insieme e facciamo le nostre “stupidaggini” noi siamo felici, questo conta. E provo pena per quelli che hanno perso la capacità di non prendersi sul serio.
Rido di me stessa e rido del mondo, rido di cuore, senza sforzo.
Listening to:
Far finta di essere sani – Giorgio Gaber
Se la realtà sfugge basta stringere il pugno più forte. L’ottimismo è uno stato mentale. Il cupio dissolvi si può curare con poco, basta solo una risata di cuore. E se a volte sembrerà non essere così, mi impegnerò per far sì che lo sia comunque.
I colori delle cose testimoniano la vita di cui il mondo è imbevuto e che spero ardentemente mi sommerga, che mi inzuppi fino al midollo e mi rammollisca come un biscotto. Ci sono tanti spigoli in me che vorrei smussare. Mi procurerò una buona dose di carta vetrata e inizierò a strofinare forte.
Sono fiduciosa. Come ho già promesso a Bra e al Menestrello, il 2007 sarà il nostro anno…
Listening to:
Sing for absolution – Muse
Pomeriggi pigramente raggomitolata a sonnecchiare facendo girotondi con i miei pensieri. Vortici e spirali. Che portano da qualche parte, anche se non mi è chiaro dove.
Il vapore che sale da una tazza di tè è la felicità. Il liquido giallo-verdastro è un medicamento miracoloso per fluidificare l’abulia quotidiana.
Passeggiate serali osservando l’immensa distesa d’acqua salmastra sullo sfondo, che si muove incessantemente e odora di casa.
Centinaia di luci intermittenti sui tronchi delle palme del lungomare mi ricordano che a volte basta davvero poco a rendere le cose più belle…
Listening to:
78 Stone Wobble – Gomez
All apologies – Nirvana
Nell’atmosfera sospesa di un dicembre umido e grigio mi sorprende il sovvenire.
La realtà non mi appare tagliata di netto con un coltello affilato, bensì sfilacciata, con strascichi e appendici che attendono di essere rimossi. E io aspetto. Aspetto gli eventi.
A volte l’ignoto mi scuote e mi spaventa e vorrei affrettare il destino, sapere. Io che sogno che il tempo metta le ali: è alquanto curioso.
Ma non leggete, vi prego, malinconia e sconforto nelle mie parole, non inferite terrori che non esistono. Non sono triste, davvero. E’ solo un dolce rimuginare.
Oscillo tra sentimenti alterni nei confronti della mia attività cerebrale. A volte maledico questo continuo considerare e sezionare e analizzare e speculare, ma mai con assoluta sincerità, ché in fin dei conti mi piace crogiolarmi in questo magma di riflessioni caotiche. Aggrovigliarmi attorno a un punto e non andare in nessuna direzione. Il moto rettilineo non fa per me. Sono una campionessa nel perdere e nello sprecare, nell’arrivare fuori tempo massimo. E’ il mio modo di vivere. Non ho intenzione di rassegnarmi a diventare decisa e diretta. Prima di afferrare le cose mi piace accarezzarle a lungo…
Listening to:
Climbing up the walls – Radiohead