E’ stato un Natale interlocutorio. Bello per quello che ha riguardato il mio nucleo familiare – che cosa magnifica ritrovarci tutti insieme attorno ad una tavola, come non accadeva da molto tempo ormai – e gli amici; un po’ meno a proposito dell’incontro con altro parentame vario: zii, cugini etc.
Vabbè, sono stata lontano da casa per un bel po’, ma mi sono sentita estranea tra estranei e non mi è piaciuto affatto. Ignorata, ecco la parola giusta. Non è propriamente questo che io intendo come Natale…
Il “Natale anticipato”, la scorsa settimana a Torino, era stato nettamente più caloroso e gratificante. Non solo perché la maggioranza dei regali l’ho ricevuta in quell’occasione, anzi, ma soprattutto perché mi sono sentita considerata, ben voluta, gradita, “in famiglia”. E questa sensazione non si è limitata alla giornata trascorsa a casa dei miei zii.
Sapevo già che i rapporti familiari alla lunga, con la lontananza, inevitabilmente si sarebbero allentati e fatti più formali, ma non immaginavo che sarebbe accaduto così presto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore…però cavolo che velocità!
All apologies – Nirvana






