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  • 2 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Una giornata di sole sfacciato, di cielo azzurro e senza nuvole, di aria calda che finalmente (come a queste latitudini è di prammatica) dà il senso di una primavera matura a un passo dal virare in estate anticipata e, almeno per qualche ora, ci si può sentire più leggeri, perfino timidamente fiduciosi. Il senso di tutto quello che da tempo mi accade continua a essere elusivo e il terreno sotto i piedi pare comunque decisamente cedevole, ma per un po’ sembra non importare.

    Si può sorridere dell’entusiasmo dei ragazzi che fanno ginnastica nel cortile della scuola, felici delle loro maniche corte che fanno già pregustare le vacanze. Si può rallegrarsi di vedere tavoli, sedie e sdraio tornare su terrazze, verande e balconi, sapendo che presto e per mesi riprenderanno a essere quelli gli spazi più frequentati nelle case. Si può gioire del fucsia squillante dei fiori del mesebriantemo, che si pavoneggiano nel diluvio di luce del mezzogiorno. Si possono seguire i fremiti delle lenzuola stese ad asciugare, guardarle abbandonarsi alla brezza che le fa danzare. Si può essere colpiti dal barbaglio del sole sui vetri di finestre che finalmente si spalancano e annusare gli odori di cucina dei vicini. Si può tentare di saziarsi della bellezza delle cose semplici e lasciare che i piccoli piaceri facciano da ansiolitico naturale.

    E avere voglia di camminare senza meta, solo per inebriarsi di vita e di mondo; di inseguire le farfalle; di appoggiare le mani sul delizioso calore pomeridiano dei parapetti di pietra della marina, avvertendo dentro la stessa ingenuità di più di vent’anni fa, quando si era ancora così inesperti da poter credere che, comportandosi bene e facendo il proprio dovere, tutto sarebbe andato sempre per il meglio.

    Listening to:
    Your move – Yes

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  • Fine corsa

    1 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Il giorno in cui tutto ebbe inizio e quello in cui ogni cosa sembra chiudersi coincidono in una circolarità ominosa, che pare annunciare fatalmente un epilogo. Quel che resta da capire è se sia terminato solo un ciclo e si possa ricominciare un nuovo itinerario, o se abbiamo raggiunto un capolinea dal quale è impossibile ripartire. Questa simbolica compiutezza dà da pensare e sono tutti pensieri cupi. In ogni caso, ci sarà qualcosa da seppellire e qualche lutto da portare, sperando che si possa un giorno raccontare la ferita dal punto di vista della guarigione e che la cicatrice si apra prima o poi in un sorriso.

    Listening to:
    A Sunday smile – Beirut

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  • 1 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Don’t get any big ideas,
    they’re not gonna happen…

    Stanotte perfino Thom Yorke mi ammonisce a restare con i piedi per terra e riproporzionare le mie ambizioni alle mie reali possibilità. E poi mi inchioda alla mia meschinità, avvisandomi della perdizione prossima ventura a cui mi porterà questo vizio incorreggibile di vagheggiare ciò che – se davvero fossi la brava persona che m’illudo di essere – la mente dovrebbe astenersi finanche dal concepire.

    You’ll go to Hell
    for what your dirty mind
    is thinking.

    Vorrei poter rinnegare i miei cattivi propositi. Disconoscere i peccati commessi in pensieri, seppur non in parole né in opere né in omissioni, perché certi tipi di male riesco solo a corteggiarli con l’immaginazione, senza avere poi mai il coraggio di concretizzarli.

    Come il principe di Danimarca, infatti, in linea di massima sono onesta, ma potrei accusarmi di tali cose che sarebbe meglio se mia madre non m’avesse partorita. Perché le intenzioni possono essere riprovevoli quanto gli atti e non aver mai agito per viltà non giova a guadagnarsi l’assoluzione. E mi vergogno. E non riesco a smettere di pensare ai desideri sconvenienti che sento addensarsi, farsi ogni giorno più solidi. E, benché ne provi repulsione, non sono in grado di soffocarli e non mi resta che prendere atto d’essere, a dispetto delle apparenze, sostanzialmente immorale. O forse soltanto disperatamente avvilita.

    Listening to:
    Nude – Radiohead

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  • 30 aprile 2022
    Riflessioni
    aprile 2022

    Giova tornare qui con ritrovata assiduità, a scrivere per provare a rintracciare il bandolo di questi giorni ingarbugliati. Infonde un vago senso di quiete avere almeno una piccola abitudine in questo rimescolarsi caotico delle tessere del puzzle della quotidianità. Ogni notte fermarsi a passare in rassegna i pensieri, cercando di individuare nuovi possibili equilibri o escogitare scappatoie. Riordinare le idee nell’unico modo in cui lo so fare: allineando sillabe in fila indiana e sperando che, dal comporre e poi osservare questa processione di parole, possa emergere quanto meno una consolazione, se una speranza è proprio impossibile. Gravida di desideri, paure, delusioni e incertezza impegnarmi a partorire un racconto di questa tempesta. In ogni frase scaricare un grammo del fardello, alleggerirmi un po’ lo spirito e respirare a pieni polmoni, se non altro per il tempo che mi serve a buttare giù poche righe. Ostendendo la mia anima in questo posticino viola, ancora una volta, come a ogni altra curva cieca dell’esistenza.

    Listening to:
    Fortunate child – Villagers & Nico Muhly

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  • 28 aprile 2022
    Riflessioni
    aprile 2022

    Senza la pazzia che cos’è l’uomo
    se non bestia sazia,
    cadavere differito che procrea?

    Pazza, sì, pazza! Perché desidero contro la prudenza, la logica e il decoro. E desidero l’impossibile, che – in un eterno e ininterrotto stato di rêverie – nella mente architetto minuziosamente, fino al più insignificante dettaglio. Una sola vita, questa, non mi basta: come per il poeta che guardava la tabaccheria dall’alto della sua finestra, anche in me c’è spazio per tutti i sogni del mondo. E ciascuno di essi e tutti insieme li voglio sognare e vivere una moltitudine di esistenze, anche se solo nella fantasticheria. La noia d’essere me stessa, d’indossarmi ogni giorno come una monotona divisa, mi è sopportabile solo immaginandomi sempre diversa, disegnando miraggi, evocando spettri. Continuamente pregando che esista da qualche parte un provvidenziale punto di collisione tra la mia vita com’è e questo tumultuoso, incessante desiderare, e che dallo schianto tra il reale e ciò a cui anelo possa emergere una creatura nuova, quasi una bestia mitologica, che sia contemporaneamente me e le cose che per me ho la velleità di sognare.

    Listening to:
    Cos’è la libertà? – Amor Fou

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  • Sein und Sollen

    27 aprile 2022
    Riflessioni
    aprile 2022
    Essere capace di rischiare il ridicolo. Accettare la possibilità di incespicare. Non aver paura di lasciarmi spettinare. Concedermi anche d’essere – quando è il caso – imbarazzante, grottesca e perfino disgustosa, patetica o volgare. Prendermi la libertà di disturbare. Deludere qualcuno solo per il gusto di poterlo rivendicare. Essere indulgente con me stessa e permettermi di non espiare. Forse perfino abbandonarmi a una sguaiata ebbrezza. Vivere una parentesi, almeno una, di scalmanata frenesia in cui dare sfogo a tutto quello che da sempre è stritolato da una camicia di forza di decenza e compiacenza. Smettere di obbedire, di sbracciarmi e darmi da fare, di rispondere signorsì a ogni richiesta, di appaltare il mio tempo e la mia attenzione a chiunque. Impegnarmi ad avere almeno un rimorso che interrompa la catena infinita dei rimpianti. Essere rotondamente me stessa, accogliendo la prepotenza perturbante della mia Ombra, di quell’alterità che si vorrebbe fosse estraneità, ma non è altro che costituente inseparabile. Compiere le mie possibilità e il mio destino, come può solo chi non ha niente da difendere né da ossequiare. Piangere non più di frustrazione, ma come un rito di liberazione in cui con le lacrime si purga lo spirito dalle sovrastrutture, e da quell’acqua battesimale rinascere, dopo trentotto anni, finalmente integralmente me stessa. Essere e basta. Senza dovere e senza garbo. Senza tutte le inibizioni in nome della reputazione propria e del rispetto dovuto ad altri. Senza camminare incessantemente sulle punte per essere alta quanto le aspettative richiedono.
    Listening to:
    Idioteque – Radiohead

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  • 14 aprile 2022
    Riflessioni
    aprile 2022

    Giorni indefiniti. Una vita di frenate e false partenze, slanci e ripensamenti, che sembra l’abbozzo di qualcosa di cui non si riesce a predire l’esito. E da mesi, se non da anni, la sensazione che si accumulino segni su segni, coincidenze che appaiono come navette diligenti intente a tessere una trama nell’ordito scheletrico dell’esistenza. Il sentore che sia la gestazione di qualcosa di cui non si sa ancora intuire neppure il disegno. Un lancio alla cieca, che rende impossibile prevedere la traiettoria e il punto d’impatto. O forse solo l’illusione che da qualche parte arrivi una chiamata fatale, la vocazione attesa e disperatamente desiderata con ridicola perseveranza nonostante i cambi di calendari. Come in certi pomeriggi indolenti dell’adolescenza, in cui si fantasticava il futuro e lo si sentiva indecifrabile come un quadro di Max Ernst, confidando tuttavia che sarebbero arrivate risposte e si sarebbe trovato il proprio posto nel mondo.

    E invece oggi, a un passo dalla mezza età, in mano resta ancora solo un pugno di mosche e nello stomaco un fastidio urente, che è un quarto nostalgia, un quarto delusione, un quarto smania e un quarto terrore. Una vita amorfa. La velleitaria e magnifica cattedrale di sogni e fantasticherie di un’anima pavida e rinunciataria, che se dovesse descriversi si troverebbe in un imbarazzante stato di afasia.

    Se nella ghianda è già contenuta la quercia, della mia mi sembra di non essere in grado di dedurre alcun contorno. Il mio codice dell’anima mi appare inintelligibile. Come una conversazione telefonica in cui è tanta l’interferenza e tale il rumore di fondo che non si riesce a comprendere nemmeno una sillaba. Così, l’impressione è che non possa fare altro che mancare il mio destino e finire per disertare me stessa. E allora torno qui e scrivo, come sempre da oltre quindici anni, cercando di strapparmi fuori, in un impossibile tentativo di auto-maieutica, parole che possano aiutarmi ad aumentare la nitidezza di un’immagine in cui a occhio nudo non si vedono altro che macchie indistinte.

    Se solo fosse possibile fare come il barone di Münchhausen ed essere capaci di salvarsi da sé dalla palude tirandosi su per i lacci dei propri stivali!

    Listening to: 
    Il mare verticale – Paolo Benvegnù

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  • Visitatori onirici

    24 marzo 2022
    Senza categoria
    marzo 2022

    Andare a dormire confidando che la notte porti consiglio e invocare che, coi sogni, l’inconscio suggerisca risposte e manifesti le scaturigini di un turbamento che è sottofondo e tappezzeria delle ore di veglia, senza che a occhi aperti si sia capaci di delinearne nitidamente i connotati.

    E poi sognare e nel sogno inaspettatamente ritrovare chi non frequentava ormai da anni le nostre notti. Svegliarsi con nella mente l’immagine di quel viso con le sue linee incise distintamente dalla luce scrosciante di una limpida mattina estiva. Una mattina certamente del passato, ché quel volto non può avere oggi conservato intatto quell’aspetto osservato così tanto tempo fa, che ormai viene quasi da chiedersi se non sia stato in un’altra vita.

    E per un motivo inspiegabile – o forse solo inconfessabile – portarsi addosso per tutto il giorno un misto di pacata smania e sommessa euforia. Un timido entusiasmo capace di rintuzzare il senso greve di una mezza età incombente, ma impotente davanti al rimpianto per gli anni lasciati colare distrattamente e le occasioni scialacquate. Una sorta di malinconia ad alto funzionamento, condita da una dose di scandalosa curiosità, che se si fosse sul serio buoni e perbene dovrebbe esserci aliena.

    Ma io ho sempre sospettato di non essere buona e di essere perbene solo per mancanza di audacia.

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  • 22 febbraio 2022
    Riflessioni
    febbraio 2022

    Forse anche io sono un crogiuolo,
    una fabbrica di futuro
    al pari di tutti gli uomini
    che neppure se lo sognano…
    Perché non ha tregua il lavorìo,
    non siede su se stessa la creazione.
    E anche ora che cosa sto facendo?
    Non guardare all’apparenza,
    si esprime nel linguaggio della morte
    ogni nostra vita, ma è vita, vita soltanto.

    Anche ora cosa sto facendo?

    Sono una pentola a pressione un attimo prima del fischio. L’aspetto non lascia ancora trapelare alcunché, ma sotto queste mentite spoglie c’è una tigre in gabbia che si dibatte. Nel sogno ne ritrovo i ruggiti, la smania furiosa, l’indomabilità. So qual è la parte marcia che dovrei scartare e non ho il coraggio di calare la mannaia. Conosco le cause di questa inquietudine, della repulsione che improvvisamente si gonfia come uno tsunami, della rabbia che si accumula e che cerco di ammucchiare negli angoli nel tentativo disperato di ignorarla. E il fermento interiore, il rovello, non si placa un momento. C’è qualcosa da seppellire per poter continuare a vivere, perché persistere quando si è sperimentato quanto possa essere vero che “l’inferno sono gli altri” è un torto fatto alla vita, prima che a se stessi; eppure l’azione si paralizza e, come Amleto, la coscienza mi fa vile.

    Mi restano, allora, solo i soliti analgesici. Ma per quanto ancora basterà?

    Listening to:
    London, London – Caetano Veloso

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  • E sorridiamo all’umana tristezza

    25 dicembre 2021
    Senza categoria
    dicembre 2021

    Oggi è Natale.

    Le maschere celano volti e soffocano sorrisi. Il simile che ci passa accanto non è più fratello, bensì potenziale nemico. La stretta di mano è un attentato. L’abbraccio un’avviluppante minaccia. Il bacio una biasimevole abitudine antigienica del passato.

    Festeggiamo la Luce. Che sia il Sole pagano che rinasce, il Dio cristiano che s’incarna e irrompe nella Storia o solo i baluginii delle luminarie festive, poco importa. Celebriamo il bagliore nel cupo dell’inverno. Ma ipocritamente abbiamo il buio dentro, l’ombra nel cuore e un’aridità di spirito che da troppi mesi sempre più ci dissecca e sclerotizza. La facoltà di amare è atrofizzata. Il desiderio velleitario – quella voglia asfissiante d’impossibile – è soffocato come una smania volgare, di cui è a malapena opportuno vergognarsi. Solo l’attaccamento alla mera esistenza è permesso. Solo la strenua difesa della semplice costanza in vita è degna d’essere perseguita. Anzi, di più, lodata. Eletta a somma virtù perfino.

    Tuttavia, pure in questi giorni insignificanti, affastellati come cianfrusaglie l’uno sull’altro, per chi abbia la pazienza di stanarla e sensi e cuore per attingerla e accoglierla resta ancora la Bellezza. Fantastica. Vertiginosa. Immortale. E tanto basta. O può bastare. Senza altro scopo, senza altra prospettiva che l’essere esclusivamente reperto anagrafico non ancora depennato, la Bellezza è l’unica possibile Weltanschauung, l’unica teleologia e la sola Stella Polare superstite.

     

    E allora mi sento confortato.
    E sorridiamo all’umana tristezza.

    Listening to:
    Uragano vite – Marco Parente

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NIENTE DI ALIENO

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