Vai al contenuto
  • Restiamo umani

    1 novembre 2023
    Riflessioni
    novembre 2023

    What passing-bells for these who die as cattle?

    No, l’orrore passato subìto non potrà mai giustificare l’orrore odierno inflitto. L’atto di bardarvi di stelle di David all’ONU ha il sapore dell’oltraggio alla memoria dei vostri stessi morti, strumentalizzati senza pudore per rivendicare la licenza d’uccidere.

    La pulizia etnica rimane un crimine contro l’umanità, a prescindere da chi ne sia il mandante, e non c’è ragione che possa giustificare massacri di innocenti. La vita è vita: o vale in quanto tale, senza “pesarla” in base a bandiere e confini e religioni e appartenenze; o non vale affatto, quella di nessuno, senza eccezioni. Bombardare case di inermi civili, ospedali e accampamenti di profughi non è una colpa veniale, che ci si può scrollare dalle spalle con nonchalance, adducendo un presunto diritto alla sicurezza. E gli uomini e le donne e gli anziani e i bambini di Gaza, perché non godono del medesimo diritto?

    Nulla può assolvere dal delitto infame di tenere un’intera popolazione in ostaggio senz’acqua, né cibo, né forniture mediche e senza alcuna possibilità di trovare salvezza altrove. Basta, secondo voi, l’assenza di vie ferrate e canne fumarie a rendere Gaza diversa da un lager? O, se vi offende di meno, dall’Alesia assediata da Cesare, che tanto abbiamo imparato (giustamente) a esecrare dall’alto della nostra moderna, inclusiva e politicamente corretta civiltà? Come fate a tacitare la coscienza, mentre trattate i palestinesi come Untermenschen? Non vi fa ribrezzo l’idea stessa? Non vi ricorda davvero più nulla questa parola?

    Ma perché, poi, stupirmene tanto? In fin dei conti è cosa nota: “La storia non è magistra / di niente che ci riguardi”…

    Listening to:
    For what it’s worth – Buffalo Springfield

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Restiamo umani
  • 30 ottobre 2023
    Riflessioni
    ottobre 2023

    Eppure, se non potessimo piangere contro le tue orecchie,
    non rimarrebbe nulla della nostra speranza.

    Un giorno luminoso tornerà la pace tra noi. La carezza della tua misericordia mi raggiungerà, perché avrò smesso di sfuggirla. La macchia di cui mi sono imbrattata – l’unica che per la tua Chiesa (la famiglia da cui oggi mi sento estraniata) è indelebile, l’unica che non ammette resipiscenza, la sola per la quale è proibita l’assoluzione – mi parrà meno pacchianamente oscena e non avrò più vergogna d’inoltrarmi ancora nella penombra fragrante d’incenso della tua casa. Né ti porterò più rancore per avermi tradita, per aver contraccambiato in amarezza e dolore l’offerta della mia obbedienza ai tuoi precetti; ché le tue promesse non sono mai state per questa vita ed è solo mia la colpa d’averne frainteso termini e condizioni.

    Quel giorno smetterai di tacere divinamente imperturbabile, osservatore glaciale, ragioniere pedante di premi e punizioni, poiché mi si saranno aperti nuovamente le orecchie e il cuore e avrò ritrovato la facoltà d’udire l’incessante sussurro della tua incondizionata e pietosa onnipresenza.

    Listening to:
    Solid air – John Martyn

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su
  • 29 ottobre 2023
    Riflessioni
    ottobre 2023

    “Hope” is the thing with feathers –
    That perches in the soul –
    And sings the tune without the words –
    And never stops – at all –

    Sperare. Che sciocchezza! Ché l’età dovrebbe aver dettato prudenza e i fatti della vita disincanto. Quaranta non sono ancora troppi anni, ma abbastanza per essere già molti e varrebbe davvero la pena di capitolare, accettare che ormai si possa raccogliere solo qualche premio d’autunno, sommesso, residuale, orfano di fiamma, caldo scemante di brace. Rassegnarsi che il meglio sia trascorso e che l’abbiamo sprecato scommettendo su cavalli sbagliati, senza che se ne possa addossare la colpa ad altri che a se stessi, e che adesso non sia più possibile illudersi di azzeccare il vincente, ché – a esser saggi – ci si dovrebbe accontentare di imbroccare un piazzato, e sarebbe già molta grazia.

    Eppure questo vizio atroce incalza ancora, insinuando il dubbio conturbante che non possa essere tutto qui, che debba essere stato tenuto in serbo per noi un incontro numinoso o una svolta fatale o una sincronicità sbalorditiva, in grado di sviare la nostra vita su un binario differente, che porti a un diverso finale. Un epilogo che certamente non potrà avere le scintille promettenti della primavera, ma che conservi, tuttavia, l’incendio rigoglioso dell’estate.

    Listening to:
    Anthem – Leonard Cohen

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su
  • 25 ottobre 2023
    Poesia
    ottobre 2023

    Baccello di carrubo bruno, arido,
    cocciuto, sotto la scorza vizza rinserri
    una dolce sofficità segreta,
    che forse ormai nessuno giungerà a gustare;
    ché gli altri baccelli intorno
    sono d’un verde tenero
    e invitanti.

    Listening to:
    Executioner – Robyn Hitchcock

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su
  • Impressioni d’ottobre

    22 ottobre 2023
    Riflessioni
    ottobre 2023

    Nuvole impalpabili, come una volta di ragnatele nel cielo pomeridiano di un’estate infinita. La pioggia e l’autunno sono ancora annunci a vuoto, promesse a salve. Solo l’imbrunire, zelante, rispetta le consegne e si presenta ogni giorno con crescente anticipo. La luce magenta, pacata, ormai priva dell’arancio acceso di settembre, s’inabissa nel mare alla svelta. Un tramonto succinto apre i cancelli a un buio ancora infestato dal frinire di cicale.

    Listening to:
    Concorde – Black Country, New Road

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Impressioni d’ottobre
  • Assuefazione coatta

    14 ottobre 2022
    Riflessioni
    ottobre 2022

    […] So Eden sank to grief,
    so dawn goes down to day.
    Nothing gold can stay.

    Vecchia. Sfiorita. Piena di amarezza. Nel cuore una schiera di cenotafi a commemorare le possibilità abortite. Porte ormai inespugnabili serrate da mille chiavistelli.

    Fossi almeno diventata cinica, potrei sorridere con sprezzatura di questa malinconia che rimpiange l’adolescenza mai davvero vissuta, la giovinezza consegnata incautamente a chi non poteva – o non voleva? – lasciare che sbocciasse e con loro tutte le strade non percorse, le profezie confutate, le ribellioni mancate. Ma resto oscenamente sentimentale come i ragazzini, a cui bastano due note di una canzone per avere il cardiopalmo. O come gli anziani, a cui non servono altro che un suono, un nome, un ricordo sbiadito per imbarazzare gli astanti con un’insopprimibile, impudente, liquida commozione.

    Come si fa ad accettare una mezza età incalzante, se tra questa e l’infanzia c’è solo una voragine? Come si fa a congedare il desiderio della spensieratezza e di un’incosciente gioia di vivere mai provate? Come ci si rassegna a un’esistenza Biedermeier senza essere potuti passare prima per lo Sturm und Drang?

    Trovare le risposte a queste domande è un esercizio ozioso. La vita, imperiosa, propone minestra o finestra. All’urgenza del tempo non si sfugge: al massimo ci è dato di rassegnarci alla sua tracotanza.

    Ci si abituerà anche a questo. Non c’è altro che si possa fare.

    Listening to:
    Equilibrio – Moltheni

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Assuefazione coatta
  • Nasten’ka c’est moi

    6 ottobre 2022
    Riflessioni
    ottobre 2022

    […] to hold, as ’twere, the mirror up to nature

    No, non per l’altezza vertiginosa della scrittura. O solo in parte. Solo a volte. Di certo non con Le Notti Bianche. La foga di leggere scambiata per piacere. Quel girare le pagine appassionato, ingordo. Con Mìtja e Alëša era incantesimo o ipnosi. Ma con Nasten’ka sembrava un corpo a corpo. Perché, benché fosse confortevole illudermi di rivedermi nel Sognatore, era quella tracimante smania giovanile di vivere tutta proiettata verso un ideale (che era in verità un rispettabile premio di consolazione), a chiamarmi in causa. A evocare ricordi. A suggerire paralleli.

    Ma io mi rifiutavo di tendere l’orecchio. Di capire.

    E non era richiesta molta introspezione o molta fantasia, per collegare le quattro notti pietroburghesi a quelle indimenticabili sere d’estate perlustrate passeggiando avanti e indietro, con il lieve sciabordio delle onde a fare da metronomo e un sentore salmastro che si insinuava nelle narici. Sì, l’ambientazione era quanto di più dissimile si potesse immaginare, ma la trama si dipanò quasi identica.

    Non era una nonna e non era una spilla, ma anch’io avevo il mio carceriere e la mia catena. Di una generazione più vicina e che non aveva bisogno di assicurarmi concretamente alle proprie sottane, ma l’esito non faceva differenza. Era una voce estranea che mi turbinava in testa. Una etero-coscienza che mi ammoniva, mi minacciava, mi insultava. Un guinzaglio psichico, che mi permetteva di allontanarmi solo fino a una certa gittata, per poi punirmi con un frustrante rinculo. E, quando per un attimo mi abbandonai a un’ebrezza sconosciuta e dimenticai quanta corda mi era stata concessa, mi strattonò indietro con una violenza che mi annichilì.

    Il dolce imbarazzo mutò in vergogna. La curiosità divenne colpa. Il sentimento una macchia da cancellare. Negare tutto. Perfino l’evidenza. Prendere la prima cosa bella mai avuta tra le mani e gettarla ai cani. Perché bisognava aspettare. Qualcuno sarebbe arrivato. In un momento più adatto. Più rispettabile.

    E cominciò la lotta con questa dannata cosa che non voleva saperne di crepare. Per quanto tentassi di soffocarla per poter placare i morsi della coscienza, le rimostranze del cuore, che gorgogliavano indomabili in una dimensione più intima e primitiva, le ridavano ossigeno.

    Fu così che, come per Nastàs’ja Filìppovna con Myškin, amare e respingere divennero un tutt’uno.

    Alla fine ho trovato anch’io il mio Rogòžin: una nuova catena, autoimposta, che mi impedisse colpi di testa. Il mio non mi ha uccisa, però. O forse, in parte, sì.

    Ma è stata una penitenza meritata, per la colpa che mi consumava da anni. Quell’oltraggio alla gioventù, all’innocenza e alla vita stessa, che ho officiato come un rito sacro ed era, in verità, nient’altro che un turpe delitto. E io, Raskòl’nikov senza Sonja né Porfirij Petrovič, e dunque senza speranza, avevo bisogno di una punizione. Per finalmente vedere e capire, pormi domande, ricostruire gli eventi. Cogliere le affinità con Nasten’ka e Nastàs’ja. E consumare in un mare di lacrime, che mi sorprendono all’improvviso quando un ricordo si avventa o un sogno mi tende un tranello, il lutto di un rimpianto lungo una vita e il rimorso del male fatto senza pensare che il mio non era l’unico cuore in gioco e che l’altro si era già offerto apertamente, come una fiche baldanzosa sul tavolo verde. E accettare come opportuno contrappasso il non sapere bene cosa poterne fare di questa ritrovata libertà, oggi che l’anima pesa come piombo e il tempo è sgocciolato via prima che si riuscisse a rendersene conto.

    Listening to:
    Green gloves – The National

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Nasten’ka c’est moi
  • Cinematografica

    7 luglio 2022
    Musica
    luglio 2022

    In memory, everything seems to happen to music

    Se la musica non viene dall’esterno, di norma nei miei pensieri c’è comunque qualcosa che suona. I giorni in cui mi sveglio senza una canzone in testa sono l’eccezione più che la regola. Quasi ogni attività della mia vita, compreso il lavoro e spesso perfino il sogno, sembra doversi necessariamente avvalere di un commento musicale. Non però come in quei prodotti televisivi di discutibile valore artistico, in cui l’invadente colonna sonora sembra sempre irrompere a sproposito, aggredendo il silenzio alle spalle, sciupando così le scene più che completandole e aggiungendo quel di più che diventa subito troppo, nella smania bulimica di enfatizzare e di tirare fuori a forza un’emozione, e obbligatoriamente solo e soltanto quella prestabilita; piuttosto come in un film d’essai, in cui la musica contribuisca solo a definire l’ambientazione e a creare l’atmosfera, lasciando nei momenti salienti fiduciosamente sbrigliati il sentire e la facoltà d’interpretazione dello spettatore.

    Grazie ai fedeli auricolari, prima del walkman poi del lettore mp3, che somministravano canzoni per ogni occasione, come in un film mi ci sono davvero sentita tante volte. Mentre in una mattina torinese la voce di Patti Smith mi faceva da nocchiero nella nebbia lattiginosa, tanto spessa da cancellare Palazzo Madama. In pomeriggi inquieti di primavera a passeggiare da sola, ingollando chilometri tra gente sconosciuta in una città estranea, mentre gli Afterhours raccontavano di milanesi che ammazzano il sabato. Nell’anonimato di plastiche e lerce tappezzerie dello scompartimento di un treno notturno dalla Sicilia, con Damien Rice a cantare e lacrime silenziose dettate dal timore di non essere all’altezza del futuro che avevo scelto, che gelavano le guance nel freddo di un’aria condizionata a temperatura troppo bassa per un aprile non ancora maturo. Nelle notti insonni dell’adolescenza, distesa sul letto nel buio illuminato dalle stelline fosforescenti attaccate al soffitto o seduta alla scrivania a vergare lettere torrenziali da accartocciare e buttare nel cestino o da spedire di nascosto in buste colorate, accompagnata dagli Smashing Pumpkins, da Jeff Buckley o da Neil Young. Nel tragitto fino al liceo con Tijuana lady dei Gomez a scandire il passo. In maratone di lavoro fino alla mattina per rincorrere una scadenza e David Bowie come solo incoraggiamento.

    E anche con la pioggia a ticchettare sui vetri della cucina, in una notte rischiarata unicamente dallo schermo del computer, a considerare tra i singhiozzi la decisione che mi ha portata dove sono adesso, chiedendomi insieme agli Amor Fou cosa fosse la libertà e dandomi una risposta audace, che spero l’epilogo della storia riveli essere quella più saggia.

    Listening to:
    Only for you – Heartless Bastards

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Cinematografica
  • Paralipomeni

    29 giugno 2022
    Riflessioni
    giugno 2022

    Be cheerful; wipe thine eyes.
    Some falls are means the happier to arise.

    Gracile e tremolante sotto il peso di una decisione inopinata e gravida di conseguenze, con l’andare del tempo rispunta un senso d’identità. I contorni di questo essere che ero abituata a chiamare “io” paiono meno sfumati, i suoi tratti meno estranei e perturbanti. Ogni giorno, insieme alla voglia di studiarmi e soppesarmi per comprendere da dove abbia evocato coraggio e fermezza a sufficienza per scegliere questa solitudine incerta e scomoda e inquietante, si irrobustisce il desiderio di recuperare passioni, abitudini e rituali abbandonati come la pelle vecchia dei serpenti. Riaffiorano liberamente immagini, suoni, gesti e gusti, che per pudore si era evitato di condividere o per compiacenza si era accettato di sconfessare e – senza nostalgia, bensì con la forma mentis analitica dello scienziato – li si può rivisitare. Gelosamente custoditi nei recessi della memoria, non sono andati perduti e riconsiderarli, una volta giunta al di qua del guado, aiuta a recuperare la percezione di ciò che era il “prima”, a ricostruire l’identikit della ragazza che fui e riconoscerla ancora tenacemente presente, nonostante una lunga fase di latenza.

    I ricordi restituiscono struttura al flusso magmatico dei pensieri e permettono – oh, sorpresa! – di rintracciarmi, debole ma irriducibile, mutata eppure costante, a dispetto di tutto. Omettere, rinnegare e trascurare per condiscendenza non è stato sufficiente a estirpare, cancellare e relegare nell’abisso impenetrabile della dimenticanza definitiva e inappellabile ciò che era (o si pensava sarebbe stato) deriso, criticato e sminuito ed è una rinfrescante scoperta, che mette la prima boa di contrasto a questa improvvisa e frastornante deriva.

    Listening to:
    I’m not down – The Clash

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Paralipomeni
  • Esilio e ripartenza

    14 giugno 2022
    Riflessioni
    giugno 2022

    I, a stranger and afraid
    In a world I never made.

    Tutto è territorio inesplorato. Questa nuova condizione. Questa coscienza non più candida e certamente non pacificata. Questa determinazione sorprendente e sorprendentemente robusta. Questo modo di procedere millimetro per millimetro, perché non è concessa maggiore lungimiranza. Perfino questa nuova casa virtuale, vergine dei tre lustri di elucubrazioni passate e così dissimile da ciò che l’ha preceduta.

    Per l’esule tutto è sconosciuto, indiscutibilmente spaventoso e vagamente esaltante. Il distacco infiamma rimpianti e malinconie e la nostalgia gonfia il cuore fino a slabbrarne le pareti. E io mi sento esiliata da me stessa. La persona che avrei giurato di essere è dispersa e quella che è emersa è inquietante nella sua audacia e ammirevole nella sua provvidenziale (ancorché tardiva) ribellione all’acquiescenza.

    Mi mancano la vecchia rassicurante innocenza e l’ingenuità abituale, rimaste impigliate in un cespuglio intricato di delusioni, sofferenze e disinganno. Ho nostalgia della presuntuosa leggerezza che mi autorizzava a pensarmi una persona perbene, adesso che ho fatto quello che mai avrei immaginato di poter fare. E poco importa che fosse l’unica scelta sensata: averla compiuta resta profondamente destabilizzante.

    Oggi mi sono estranea. Con un’identità da svelare, forse da rifondare o – chissà! – ancora tutta da escogitare. Trovarsi in questa condizione a un passo dalla quarta decade di vita è sotto molti aspetti agghiacciante. Eppure non è concesso sottrarsi a questo cimento, a meno di non volersi arenare passivamente in una secca qualunque e lasciarsi illanguidire nella sterile attesa di un improbabile deus ex machina.

    Non resta che rassegnarsi all’inevitabile e inoltrarsi stando all’erta e con curiosità nell’ignoto.

    Listening to:
    Why does it always rain on me? – Travis

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Esilio e ripartenza
Pagina Precedente
1 … 10 11 12 13 14 … 65
Pagina successiva

Blog su WordPress.com.

NIENTE DI ALIENO

Homo sum, humani nihil a me alienum puto

    • Archivio
    • Categorie
    • Chi sono
    • Domandare è lecito
  • Abbonati Abbonato
    • NIENTE DI ALIENO
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • NIENTE DI ALIENO
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
%d