Sarà che inizio ad avere una parvenza di vita normale, ma la mia voglia/necessità di postare sul blog tocca i minimi storici. Molto meglio così.
Listening to:
Lord only knows – Beck
Sarà che inizio ad avere una parvenza di vita normale, ma la mia voglia/necessità di postare sul blog tocca i minimi storici. Molto meglio così.
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Lord only knows – Beck
Anno dopo anno si prova a svilire la celebrazione del 25 Aprile e ad accomunare sempre più partigiani e repubblichini, sminuendo i primi e sdoganando i secondi perché, giovani e in buonafede tanto quanto i partigiani, scelsero credendo di difendere il proprio Paese.
Ciò che ai professionisti del revisionismo sfugge, però, è che la buonafede non ha mai reso innocenti, ma è solo un’attenuante generica. Troppo comodo addurre l’ignoranza come scusa per i propri peccati, onde schivare la punizione e il senso di colpa. La tragedia greca ce lo insegna: Edipo e Giocasta ignoravano reciprocamente chi l’altro fosse in realtà ed erano quindi irreprensibili nelle intenzioni, eppure, quando scoprirono la verità, il figlio s’accecò e la madre si diede la morte.
In una società fondata su solidi valori ci può e ci deve essere misericordia per le persone, ma non si può accettare che gli errori siano liquidati con un colpo di spugna.
Listening to:
The privateers – Andrew Bird
Se ti prendi cura dei tuoi capelli per trecentosessantaquattro giorni all’anno e il trecentosessantacinquesimo li lasci finalmente “riposare”, sarà proprio allora che ti capiterà un impegno inatteso al quale sarai costretta a presentarti con una chioma a dir poco ripugnante. E, quando gioirai silenziosamente del fatto che almeno ti siano stati risparmiati i commenti in proposito (per bontà, o forse solo per pietà) e penserai che tutto sommato poteva andare molto peggio, con somma gioia ti scoprirai improvvisamente una macchia di natura non identificata sul cardigan…
Ecco, non sono pessimista: constato solo i dati di fatto.
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I’ll keep it with mine – Nico
Non rinnego nulla: ogni cosa mi è servita e non c’è un solo giorno che depennerei dalla lista di quelli trascorsi. Un po’ come avveniva in “Ritorno al Futuro”, credo che cambiamenti apparentemente insignificanti possano deviare del tutto il corso di un’esistenza e, poiché sono felice della piega che sembra prendere la mia vita, non vorrei che nulla fosse stato diverso e adesso non vorrei essere che qui.
Eppure mi piace questa sensazione da fine stagione, come se avvertissi che l’ultimo decennio è una parentesi che sta per chiudersi e sentissi la possibilità concreta d’iniziare, se non a dimenticare, che è impossibile, almeno a considerare con più distacco tutto quello che è stato, smettendo finalmente di sentirmi minacciata dal mio passato e riuscendo anche – perché no? – a raccontarlo. A me stessa innanzi tutto. E accarezzo la possibilità di riallacciare i fili spezzati e riprendere il discorso da dove era stato interrotto troppo tempo fa, e magari liberarmi finalmente dalle spire di questa interminabile adolescenza, che inizia ad apparire ridicola perfino a me.
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Ghosts and lovers – Marissa Nadler
Un nido con quattro ovetti piccolissimi e azzurrati, e un passerotto che li cova pazientemente, il tutto dentro il vaso di uno dei gerani di mia madre. Inutile aggiungere che non ho fatto altro che sorridere e osservare per tutta la giornata l’attesa amorevole di quell’uccellino, che ha deciso di mettere su casa a un metro dalla mia finestra.
Ultimamente ricevo troppi regali; potrei anche iniziare ad abituarmi male.
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Walcott – Vampire Weekend
Dovrò rivalutare il metodo empirico: sto imparando moltissimo e senza manuale d’istruzioni. Forse davvero ci sono delle cose per le quali non servono i vademecum e che possono riuscire perfino a me…
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Sweet Jane – The Velvet Underground
Ebbene, come previsto sono scivolata dove e quando immaginavo, ma a un millimetro dallo schianto ho trovato inaspettatamente una provvidenziale viscosità, che mi ha tenuta in piedi. Non mi sono ancora del tutto riavuta dallo sbigottimento per essere riuscita a non disfare quello che era stato tessuto pazientemente e per aver disinnescato in parte i miei tristemente familiari meccanismi auto-punitivi. Le più grandi sorprese provengono sempre da me stessa e, fortunatamente, non tutte sono negative.
A volte, come è successo tra venerdì e sabato, una notte insonne è quasi una medicina in grado di riequilibrare i punti di vista e può capitare di accorgersi che ciò che sembrava la fine della scala è in realtà solo un pianerottolo in cui riprendere fiato prima della rampa successiva. E rigirandosi tra le coperte, fissando le stelline di plastica fosforescente sul soffitto, quasi a cercare di trarne il proprio oroscopo personalizzato, si può giungere alla certezza che, se la voglia di proseguire pesa anche solo un grammo in più della paura (e prima non era mai successo), allora si deve continuare a salire e difendersi dalle vertigini al meglio delle proprie possibilità.
Listening to:
Rhythm & blues alibi – Gomez
Cosa buttata in un angolo, cencio caduto per strada, il mio
essere ignobile finge se stesso davanti alla vita.
Cerco costantemente rifugio nel buio angusto delle braccia conserte, nel granello di polvere o nella mattonella del marciapiede fissati tenacemente. Sono inadatta e ingrata, un misero pidocchio, come chi riceve sempre e al momento di ricambiare si mette a frugare nel portamonete in maniera concitata, senza cavarne nemmeno un soldo, trincerandosi dietro la scusa esile di non avere spiccioli. Mi è concesso un credito che non merito e che sento potrei solo sperperare, così il mio senso incorruttibile di equità mi suggerisce di svicolare, anche se contro il mio bene.
Listening to:
Blackbird – The Beatles
Una canzone dimenticata può curare tante malinconie, specialmente quelle senza ragione. Ed eccomi qui, con un sorriso ebete rivolto allo schermo del notebook che me l’ha inaspettatamente restituita – potenza del web! – e i piedi che battono il ritmo, a sorprendermi di poterla ancora canticchiare, di ricordarne le parole nonostante anni di oblio.
Come un bicchiere d’acqua, mi ha fatto deglutire le paturnie degli ultimi giorni.
Listening to:
Terra dove andare – Ivano Fossati