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Come se avessi un doppio strato interno semipermeabile, che opera una selezione in base a criteri temporali e non di dimensione delle molecole, continuo a essere fervida e impaziente in absentia e a dimostrarmi reticente e ritrosa in presentia. Pare che le due componenti contrapposte non possano mai convivere e che una di esse debba alternativamente soccombere. Peccato solo che ad affermarsi sia sempre quella meno idonea al momento e io mi dimostri un’irritante sociofobica in pubblico e una tormentata sentimentale affamata di comunione tra le quattro mura della mia stanza.Nessun commento su Biologia degli stati d’animo
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A volte mi sento un po’ come un insetto schiacciato dal vetrino sotto la lente impietosa del microscopio. L’idea che si debba sapere tutto di me, che mi si riempia di domande e mi si scruti con tanta minuzia, mi dà l’impressione di essere una specie di strano oggetto di studio e mi imbarazza non poco. Ingenuamente, ho sempre creduto d’essere una persona “leggibile”; possibile che susciti, invece, tanti interrogativi? E che, quando mi si incontra, si voglia perfino sapere dove vado? O che si arrivi al punto di domandarmi sistematicamente quello che mangerò? Eppure mentirei se dicessi che io non ho altrettante – seppur diverse – curiosità e domande, ma, poiché mi manca sempre il coraggio di chiedere, mi accontento di rispondere.
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Expectations – Belle & Sebastian -
La prospettiva delle cose cambia in continuazione. A volte sembrano tanto vicine da poterle toccare, altre, invece, appaiono solo come sagome vaghe che si stagliano sullo sfondo. Oggi parevano alla distanza perfetta: né minacciosamente incombenti né spaventosamente lontane. Giuste, da poterle osservare e riuscire a farci l’abitudine a poco a poco, affrettandosi lentamente, com’è necessario che avvenga per me, che non sono per niente brava a gestire le novità.
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Effigy – Andrew Bird -
Cechov disse che la vita è teatro, ma non sono ammesse le prove, e, in effetti, proprio come in teatro, anche nella vita ci sono diversi ruoli, assegnati in base alle caratteristiche di ciascuno: c’è chi è destinato a essere protagonista e stare alla ribalta, e chi a fare solo la comparsa e occupare il retroscena. E poi ci sono io, che sono nata spettatrice del loggione.
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Il mare verticale – Paolo Benvegnù -
È del tutto inutile che passi le notti a rigirarmi nel letto, aspettando di vedere la luce dell’alba che filtra dalla tapparella, mentre penso a quello che vorrei, potrei, dovrei e che invece non mi riesce mai. Ed è insensato che pianga tutte queste lacrime, che non insegnano niente e non servono nemmeno più a sfogarmi, ma sono solo un gocciolamento che si autoalimenta all’infinito. Ed è dannatamente privo di senso che sia capace di pensare e scrivere quello che non so dire, perché finché non l’avrò detto non esisterà, se non per me. Sarà solo l’ennesima cosa “in potenza” che non diventa mai “in atto”, l’ennesimo dialogo senza interlocutore, l’ennesima ridicola manifestazione della mia voglia-paura di vivere, che è peggio di una maledizione o una malattia.
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La vedova bianca – Afterhours -
I’m a loser, baby,
so why don’t you kill me?Non c’è niente su cui debba riflettere, non sono confusa, né lo sono mai stata: sono solo disperatamente, disperatamente, idiota. Tanto idiota da riuscire a dire cose che non solo non ho mai pensato, ma che mi hanno spaventata già nell’esatto istante in cui le ho pronunciate. Tanto idiota da ignorare che ogni pazienza ha un limite e io mi ci sto pericolosamente avvicinando. Tanto idiota da essere sul punto di sabotare l’unica cosa bella che ho per una paura paralizzante di cui non conosco la causa e che non ha alcuna ragione di esistere. Tanto idiota che la mia imbecillità riesce a stupire perfino me stessa.
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Loser – Beck -
Io sono un pulcino appena sbucato dal guscio. Intimorito dal rumore e ubriacato dalla luce e dai colori, barcollo un poco, ma con pazienza imparerò a razzolare. Sono un coniglio uscito per la prima volta dal cappello del mago. Penzolo dalle sue mani e guardo sorpreso il pubblico davanti a me. Fino a un momento fa non sapevo nemmeno di esistere; adesso sono addirittura il centro dell’attenzione e tutto quest’interesse mi dà un po’ di capogiro, perciò ogni tanto ho l’istinto di divincolarmi e sgattaiolare dietro le quinte. Di volta in volta, spero, lo supererò.
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C’è tempo – Ivano Fossati -
Sorprendentemente sono sopravvissuta e la giornata è stata meno tremenda del previsto. Mi dovrò rassegnare a cedere ad un cauto ottimismo.
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Get myself arrested – Gomez -
Sarà per colpa del campione di profumo che mi sono improvvidamente spruzzata, e che ora mi fa odorare disgustosamente di gelsomino, dandomi quella sensazione di capogiro e quasi-nausea che prende nelle cappelle del cimitero saturate dall’olezzo stucchevole dei fiori sul punto di appassire. O magari per via delle nuvole, dello scirocco e di questo caldo umido. Sarà il fatto che dormo troppo poco e ultimamente anche meno del solito. O sarà semplicemente la primavera, che mi rende sempre abulica e sfinita. Qualunque sia la causa, mi sento pericolosamente confusa, in bilico tra il fare e il non fare, il dire e il non dire, con la consapevolezza scomoda che non potrò rimandare ancora a lungo e il timore quasi paralizzante di fare il passo più lungo della gamba. E ancora e sempre, più di tutto vorrei che le cose mi piombassero addosso inopinatamente e non mi si chiedesse altro a parte il prenderne atto.
Listening to:
Why can’t you be nicer to me? – The White Stripes -
Sono dentro una scatola. Ho solo un minuscolo buco per respirare e pochissima luce che riesce a filtrare attraverso. Periodicamente mi tirano fuori per ispezionarmi e allora il chiarore pieno mi ferisce le pupille, costringendomi a chiudere gli occhi. Non appena mi assuefaccio un poco alla luce e riesco a sbirciare tra le palpebre socchiuse, ecco che mi ripiegano addosso i lembi di cartone e non li scostano più finché non sono nuovamente incapace di stare all’esterno. In certi momenti ho l’impressione che in tutto questo non vi sia solo casualità, ma anche una lieve nota di sadismo.
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Out of time – Blur