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  • Festina lente

    7 aprile 2009
    Senza categoria

    La prospettiva delle cose cambia in continuazione. A volte sembrano tanto vicine da poterle toccare, altre, invece, appaiono solo come sagome vaghe che si stagliano sullo sfondo. Oggi parevano alla distanza perfetta: né minacciosamente incombenti né spaventosamente lontane. Giuste, da poterle osservare e riuscire a farci l’abitudine a poco a poco, affrettandosi lentamente, com’è necessario che avvenga per me, che non sono per niente brava a gestire le novità.

    Listening to:
    Effigy – Andrew Bird

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  • In piccionaia

    6 aprile 2009
    Senza categoria

    Cechov disse che la vita è teatro, ma non sono ammesse le prove, e, in effetti, proprio come in teatro, anche nella vita ci sono diversi ruoli, assegnati in base alle caratteristiche di ciascuno: c’è chi è destinato a essere protagonista e stare alla ribalta, e chi a fare solo la comparsa e occupare il retroscena. E poi ci sono io, che sono nata spettatrice del loggione.

    Listening to:
    Il mare verticale – Paolo Benvegnù

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  • “C’è qualcosa dentro di me che è sbagliato e non ha limiti…”

    5 aprile 2009
    Senza categoria

    È del tutto inutile che passi le notti a rigirarmi nel letto, aspettando di vedere la luce dell’alba che filtra dalla tapparella, mentre penso a quello che vorrei, potrei, dovrei e che invece non mi riesce mai. Ed è insensato che pianga tutte queste lacrime, che non insegnano niente e non servono nemmeno più a sfogarmi, ma sono solo un gocciolamento che si autoalimenta all’infinito. Ed è dannatamente privo di senso che sia capace di pensare e scrivere quello che non so dire, perché finché non l’avrò detto non esisterà, se non per me. Sarà solo l’ennesima cosa “in potenza” che non diventa mai “in atto”, l’ennesimo dialogo senza interlocutore, l’ennesima ridicola manifestazione della mia voglia-paura di vivere, che è peggio di una maledizione o una malattia.

    Listening to:
    La vedova bianca – Afterhours

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  • Irrecuperabile

    4 aprile 2009
    Senza categoria

    I’m a loser, baby,
    so why don’t you kill me?

    Non c’è niente su cui debba riflettere, non sono confusa, né lo sono mai stata: sono solo disperatamente, disperatamente, idiota. Tanto idiota da riuscire a dire cose che non solo non ho mai pensato, ma che mi hanno spaventata già nell’esatto istante in cui le ho pronunciate. Tanto idiota da ignorare che ogni pazienza ha un limite e io mi ci sto pericolosamente avvicinando. Tanto idiota da essere sul punto di sabotare l’unica cosa bella che ho per una paura paralizzante di cui non conosco la causa e che non ha alcuna ragione di esistere. Tanto idiota che la mia imbecillità riesce a stupire perfino me stessa.

    Listening to:
    Loser – Beck

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  • Momenti d’imbarazzo

    2 aprile 2009
    Senza categoria

    Io sono un pulcino appena sbucato dal guscio. Intimorito dal rumore e ubriacato dalla luce e dai colori, barcollo un poco, ma con pazienza imparerò a razzolare. Sono un coniglio uscito per la prima volta dal cappello del mago. Penzolo dalle sue mani e guardo sorpreso il pubblico davanti a me. Fino a un momento fa non sapevo nemmeno di esistere; adesso sono addirittura il centro dell’attenzione e tutto quest’interesse mi dà un po’ di capogiro, perciò ogni tanto ho l’istinto di divincolarmi e sgattaiolare dietro le quinte. Di volta in volta, spero, lo supererò.

    Listening to:
    C’è tempo – Ivano Fossati

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  • Pensavo peggio…

    1 aprile 2009
    Senza categoria

    Sorprendentemente sono sopravvissuta e la giornata è stata meno tremenda del previsto. Mi dovrò rassegnare a cedere ad un cauto ottimismo.

    Listening to:
    Get myself arrested – Gomez

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  • Dilemmi

    31 marzo 2009
    Senza categoria

    Sarà per colpa del campione di profumo che mi sono improvvidamente spruzzata, e che ora mi fa odorare disgustosamente di gelsomino, dandomi quella sensazione di capogiro e quasi-nausea che prende nelle cappelle del cimitero saturate dall’olezzo stucchevole dei fiori sul punto di appassire. O magari per via delle nuvole, dello scirocco e di questo caldo umido. Sarà il fatto che dormo troppo poco e ultimamente anche meno del solito. O sarà semplicemente la primavera, che mi rende sempre abulica e sfinita. Qualunque sia la causa, mi sento pericolosamente confusa, in bilico tra il fare e il non fare, il dire e il non dire, con la consapevolezza scomoda che non potrò rimandare ancora a lungo e il timore quasi paralizzante di fare il passo più lungo della gamba. E ancora e sempre, più di tutto vorrei che le cose mi piombassero addosso inopinatamente e non mi si chiedesse altro a parte il prenderne atto.

    Listening to:
    Why can’t you be nicer to me? – The White Stripes

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  • Circolarità

    30 marzo 2009
    Senza categoria

    Sono dentro una scatola. Ho solo un minuscolo buco per respirare e pochissima luce che riesce a filtrare attraverso. Periodicamente mi tirano fuori per ispezionarmi e allora il chiarore pieno mi ferisce le pupille, costringendomi a chiudere gli occhi. Non appena mi assuefaccio un poco alla luce e riesco a sbirciare tra le palpebre socchiuse, ecco che mi ripiegano addosso i lembi di cartone e non li scostano più finché non sono nuovamente incapace di stare all’esterno. In certi momenti ho l’impressione che in tutto questo non vi sia solo casualità, ma anche una lieve nota di sadismo.

    Listening to:
    Out of time – Blur

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  • Tentennamenti

    29 marzo 2009
    Senza categoria

    Certe volte vorrei proprio che la vita avesse una volontà autonoma, che diventasse dispotica, che si costruisse ex motu proprio e ciò che deve o non deve accadere non dipendesse in alcun modo dai miei sforzi, perché, dipendesse da me, continuerei a procrastinare in eterno aspettando un’illuminazione o un accesso di risolutezza, pur sapendo che la prima ipotesi è del tutto irrealistica e l’altra presuppone il possesso di una qualità della quale sono miseramente sprovvista.

    Listening to:
    Sleep the clock around – Belle & Sebastian

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  • Autofagia

    28 marzo 2009
    Senza categoria

    Ciascuno ha i propri vizi, il mio è l’onicofagia. È tutta la vita che tento di smettere di rosicchiarmi le unghie, senza successo. Non è una questione di carenza di forza di volontà, è che mi è proprio impossibile. Martoriarmi le falangi mi è necessario, perché è un’attività compensatoria e, quando accanendomi sulle cuticole finalmente riesco a strappare un pezzo di pelle e a sanguinare, mi sento quasi sollevata. L’onicofagia mi garantisce quantità accettabili di dolore fisico sempre a portata di mano (letteralmente), quando ho bisogno di una sofferenza “diversa” per riuscire a tacitare l’angoscia. Come si può pretendere che vi rinunci?
    Il mangiarmi le unghie, quindi, più che un vizio, è un sintomo la cui eziologia spesso è complessa. È l’effetto visibile di una causa invisibile, l’indizio discreto di un malessere. Chi avesse voglia e tempo da perdere potrebbe intuire qualcosa della mia anima semplicemente osservando lo “stato di usura” delle mie dita e le sue periodiche variazioni.

    Listening to:
    Come un cammello in una grondaia – Franco Battiato

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NIENTE DI ALIENO

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