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  • Una bella serata

    13 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Immaginatevi la scena: cerottino di quelli che aiutano a respirare attaccato al naso (perché con gli spray nasali a suo tempo rischiai di giocarmi per sempre la possibilità di inspirare, fregandomene colpevolmente del fatto che non dovrebbero essere usati per più di tre o quattro giorni consecutivi), pigiama e plaid di pile buttato sulle spalle in stile profugo/terremotato del Terzo Millennio. Come sottofondo un incessante, fastidioso e – diciamoci la verità! – pure un poco stomachevole rumore, di quelli che si emettono solitamente tirando su con il naso quando si ha una narice tappata (o tutt’e due: non poniamo limiti alla Provvidenza). Insomma, una via di mezzo tra la pernacchia e il risucchio…

    Affascinante, vero?

    Listening to:
    Sparring partner – Paolo Conte

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  • Ho bisogno di lavorare per preservare la mia “salute” psichica

    12 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Giusto per ammazzare il tempo, scrivo un post sul blog. Ormai faccio qualsiasi cosa giusto per ammazzare il tempo. Ci si lamenta sempre di non avere un momento libero, ma quando i momenti liberi diventano giorni interi e poi settimane e poi mesi e ci si già è tolti lo sfizio di dormire fino a mezzogiorno durante la settimana, di stare in pigiama fino alle 14.00, di leggere un romanzo intero in due giorni, di rivedere tutti quei film che si sperava sempre di riuscire a rivedere e dopo che si è messa mano ai cassetti e agli armadi per ripristinare finalmente l’ordine e che, insomma, si è fatto tutto ciò che si rimandava sempre per mancanza di tempo, ecco che si piomba in un triste stato depresso-vegetativo. Si inizia a fissare il telefono sperando che squilli e a controllare la casella e-mail mille volte al giorno e, non potendo fare altro, si aspetta che qualcuno ti dia qualcosa da fare. Anche pelare una patata in questi casi è meglio che niente…

    Listening to:
    Mrs. Macabrette – A Toys Orchestra

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  • Inadatta

    8 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Il gioco è qui,
    ludicamente sporco.
    Sai, io potrei affogarmi
    la morale dentro un pozzo,
    convivere con rigurgiti,
    cadaveri,
    residui di
    stati umorali.
    Avere donne e denari,
    coscienze come mazzi di chiavi.
    Avere donne e denari,
    sapere molto di più,
    sapere molto di più.
    Ed ecco il trasformismo della società:
    mette le mani su tutto.
    Un’anima di plastica,
    ed io non sono il più adatto.
    Ed ecco il trasformismo, l’elasticità.
    Mettono mani su tutto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo,
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo,
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    Incontro il diavolo ogni sera,
    ma ora so
    che è il primo cornuto della terra.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima, l’anima, l’anima, l’anima…

    Tutto è merce di scambio e tutti cambiano maglia e bandiera alla velocità della luce. Davvero non si deve mai dire mai, soprattutto se entrano in ballo potere e denaro. Restare puliti in questi tempi melmosi è un’impresa da titani. Gli accusatori diventano accusati e viceversa, e una condanna diventa quasi un’onorificenza invece che un’ignominia, come se si trattasse di una sorta di valore aggiunto. Nel frattempo ci raccontano favole sulla fine imminente della crisi economica e i tg ci rimbambiscono con i servizi sui saldi e le settimane bianche…

    Questo non è il mio mondo, non può esserlo.

    Listening to:
    L’anima è un giocattolo – Fumisterie

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  • “When I think more than I want to think and do things I never should do…”

    3 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Me ne sto qui al sicuro, dalla parte in cui non si cade, dalla parte in cui non si può cadere e, se si crede di sanguinare, si scopre che è solo un’impressione. Me ne sto qui con un’altra faccia, quella di venerdì 3 gennaio 2009; è solo un’altra patina, l’ennesima, che sorride e chiacchiera e fa finta di niente e racconta di speranze che non ha e di cambiamenti mai davvero avvenuti. Me ne sto qui a stringere tra le mani un cimelio che significa molto più di quel che vale e considero le circostanze e le coincidenze per poterle ricreare alla ricerca di un assetto cosmico che non possa che costringere le cose ad accadere così come io vorrei che fossero, o meglio, a riaccadere come già sono avvenute in un tempo che ormai è trapassato remoto, ma – e questo non mi sorprende affatto – non sortisco alcun risultato.

    Listening to:
    Lilac wine – Jeff Buckley

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  • Atemporale

    31 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Il fondo opaco dei tuoi occhi luminosi mi punge da una fotografia nella quale sei rimasto cristallizzato ed è così che, volente o nolente, ti ricorderò e continuerai a vivere come una delle tante costruzioni che la mia mente ha prodotto in tutti questi anni; e ti assomiglierai, ma non sarai più te stesso. E ancora tra un anno, o tra dieci o cento, il posto in cui potrò venirti a cercare sarà sempre uguale e tu sarai immobile e immutato, risparmiato dai calendari che si squadernano sotto gli occhi di noi poveri mortali, mentre il mio specchio dirà di una nuova ruga o del primo capello che incanutisce.

    Listening to:
    Blue Valentine – Tom Waits

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  • Invecchio

    29 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Mentre un altro anno, l’ennesimo, sgattaiola via velocemente sancendo l’inesorabile avanzare del tempo, e allo stesso tempo centinaia di cose tornano dal passato confondendo i confini di epoche e stagioni, mi chiedo cosa si debba attendere, quale dovrebbe essere il segnale che preannuncerà la disperazione senza rimedio o la felicità così a lungo corteggiata. Vorrei essere preparata, quando arriverà il momento, sia a ricevere un fendente che una carezza e aver costruito una corazza sufficiente perché non mi sopraffaccia l’ebbrezza o il malumore. Perché di picchi e di baratri, di queste altalene vertiginose di ascese e precipizi repentini, ho già fin troppa esperienza e forse non ho più l’età adatta per le sorprese.

    Listening to:
    Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino

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  • Merenda a casa…

    26 dicembre 2008
    Senza categoria
    dicembre 2008

    We’re after the same rainbow’s end
    waiting ‘round the bend…

    Il giorno dopo Natale. Un pomeriggio come tanti. La piacevole sicurezza dell’abbraccio del mio maglione pesante grigio, la luce spenta e una canzone in sottofondo per pensare a quanto sarebbe bello se la mia vita fosse uscita direttamente dalla penna di uno di quegli sceneggiatori della Hollywood mainstream degli anni ’60 con il vizio del lieto fine. Se fosse così, avrei i capelli sempre in piega perfetta e le unghie curate, le ciglia finte, deliziosi vestitini con la gonna a corolla e probabilmente porterei orecchini di perle. Potrei starmene tranquilla, nonostante le contrarietà quotidiane, sicura che tutto sia destinato inesorabilmente a risolversi positivamente e che sia solo questione di tempo. Basterebbe semplicemente avere pazienza, e nemmeno troppa: si tratterebbe appena di attendere per un centinaio di minuti.
    Invece, non riesco a guarire dall’onicofagia, mi si smagliano i collant, indosso quasi sempre vecchi jeans, ho spesso i capelli arruffati e le occhiaie. Nonostante abbia compiuto venticinque anni, ogni tanto mi spunta ancora perfino qualche brufolo. Insomma, niente che lasci presagire un finale scontato…

    Listening to:
    Moon River – Henry Mancini

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  • La stanchezza

    23 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    È quella consapevolezza amara che ti prende quando capisci di aver sbagliato tutto.

    Come quando ti rendi conto che hai sacrificato delle cose importanti per persone che, nonostante ciò che dicano, sostanzialmente non ti tengono mai in alcuna considerazione. Come quei giorni in cui ti sei davvero stufata di sentire sempre nuovi rilanci al rialzo nella continua gara per stabilire chi sia più vessato, chi faccia di più, chi sia la vera vittima di questo mondo crudele e del destino beffardo. Come quando non ti chiedono di fare niente e poi ti rinfacciano di startene con le mani in mano. Come nel momento in cui noti che, ogni volta che puntualizzi qualcosa di sacrosanto, la risposta è sempre che sei troppo polemica. Come la certezza che l’anno scorso la situazione fosse ben peggiore, eppure non c’era tutta questa inspiegabile e fastidiosa frenesia; probabilmente perché tu non eri meritevole di grandi preparativi. Come la rabbia, perché tu ci hai provato – mille volte ci hai provato! – a far notare la tua presenza, ma resti sempre invisibile; e la conseguente rassegnazione, quando non puoi che concludere tristemente che certe persone si lamentano sempre, ma poi amano davvero solo chi fa come gli pare e le tratta “a pesci in faccia”…

    E allora può succedere che, una mattina appena prima di Natale, tu prenda la ferma decisione che debba essere l’ultima volta e che andrai per la tua strada. Perché, in fin dei conti, quando hai avuto un problema (anche grave), ti ci sei sempre dovuta misurare da sola, nell’indifferenza generale, e il più delle volte da sola l’hai risolto e, quindi, non hai poi così tanto da perdere.

    Listening to:
    Applique – Il Genio

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  • Sono come sono

    9 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Ho mangiato la prima polenta dell’inverno e fatto l’albero di Natale. Sono stata felice. In fin dei conti, quando non sono troppo impegnata a cercare di apprezzare cose che non mi piacciono – ma che secondo alcuni, invece, dovrebbero – e rispondere a criteri di accettabilità che sono imposti da altri, mi basta davvero poco per esserlo.

    Sono fatta così: prendere o lasciare. Amo Frank Sinatra che canta “Let it Snow! Let it Snow! Let it Snow!” e le lucine colorate che si spengono e accendono a intermittenza. Il pane, mio alimento preferito fin dall’infanzia. L’odore “misterioso” delle tovaglie buone di mia madre quando le tira fuori dal cassetto, che – chissà come – rimane invariato nonostante gli anni, il cambiamento dei mobili della cucina e l’uso di detersivi diversi. Alcune pagine da leggere prima di addormentarmi. Il caffè appena alzata. Il tè verde del pomeriggio. Il rumore dei tasti dei notebook HP. Il Natale, che mi piace, mi è sempre piaciuto e sempre mi piacerà, e non m’importa di quanti detrattori abbia e delle loro motivazioni, che non potranno mai convincermi. Ascoltare la musica in camera con la luce spenta ed essere estremamente snob nei miei gusti in materia. Abbinare perfettamente i colori, fino all’ossessione di portare sempre calze della stessa tonalità della maglia, anche quando so che rimarrò in casa tutto il giorno. Incartare i regali. I cruciverba senza schema. La mia poltrona. La cancelleria e di conseguenza le cartolerie. Il bordo della pizza. Le Onitsuka Tiger, anche se sono troppo piatte per camminarci per chilometri, come faccio io, e mi fanno venire la tendinite. I giochi di parole e i calembour. La polenta con il formaggio. Sgranocchiare cracker spalmati di senape davanti alla TV. Lavorare all’uncinetto. Il cibo “ludico” con cui puoi giocherellare prima di mangiarlo. E tutte le altre mie piccole manie…

    Listening to:
    Lull – Andrew Bird

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    5 commenti su Sono come sono
  • Superficialità(?)

    4 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008
    […]beau comme la rétractilité des serres des oiseaux rapaces;
    ou encore, comme l’incertitude des mouvements musculaires dans
    les plaies des parties molles de la région cervicale postérieure;
    […] et surtout, comme la rencontre fortuite sur une table de
    dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie!

    (Lautréamont, Canti di Maldoror, VI)

     

    La verità è una: sono sempre stata un’esteta. Fin da bambina, quando – spinta da un ardore incomprensibile – tentavo di convincere i miei genitori a comprare un determinato tavolino o una tale lampada e mettevo il broncio se ne prendevano, invece, degli altri. E poi gioivo, se a distanza di tempo mia madre spolverando si soffermava a guardare con disappunto i loro acquisti e mi diceva che avevo ragione: erano più belle le cose che piacevano a me.
    Ma c’è anche un amaro rovescio della medaglia: per me la bellezza è compulsiva, come per André Breton; e, in virtù di ciò, le mie valutazioni morali si arrestano davanti ad essa. Ne sono talmente soggiogata da ritenere che il bello non possa essere etichettato come giusto o sbagliato, che sia una categoria “pura”, non contaminata da altre. Che sia solo bello e basta e che sul piano etico meriti una sospensione del giudizio e della parola. Il bello, per me, è in una certa misura (non trascurabile, invero) sottratto alla legge e, certamente, è ineffabile. Lo si può descrivere solo con le più ardite similitudini e metafore. E credo che, quando lo si incontra, non si possa fare altro che abbandonarsi a esso. E che, quando si allontana da noi, lasci una piaga che difficilmente smette di suppurare.

    Listening to:
    Spare-Ohs – Andrew Bird

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NIENTE DI ALIENO

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