…ed io do loro una mano a farlo, sbagliando tutto quanto è umanamente possibile sbagliare. E’ come se volessi seminare fiori ed invece mi ritrovassi a spargere gramigna. Non so far altro che guastare sempre ogni cosa e in misura direttamente proporzionale a quanto la tal cosa mi sta a cuore, con un accanimento cieco che farebbe inorridire perfino il barone Von Masoch. La mia intima tendenza all’autodistruzione e all’auto frustrazione è uno strascico pervicace e tremendamente pesante da trascinare, che mi fa barcollare ad ogni passo, come se camminassi su un pavimento accidentato da centinaia di insidie invisibili, che rendono il mio andare malsicuro e spesso e volentieri mi fanno incespicare, schiantando al suolo ogni mia – anche misera – velleità.
Il fatto che sia così lucida nell’analizzare la cosa non apporta alcun beneficio, perché ostinatamente persisto nei miei soliti errori, quasi ci provassi un perverso godimento. E non escludo che sia così, che davvero io mi diverta inconsciamente a sabotare i miei desideri.
Ci sono momenti nei quali mi sento sovrastata da un peso immane, il peso di essere me e mi manca il respiro, letteralmente. Sarebbe eccessivamente facile prendersela con la sfortuna, ma la sfortuna non c’entra, si tratta solo di incapacità, di inettitudine.
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9 crimes – Damien Rice
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1 commento su Le illusioni soccombono…
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“Hoy es siempre todavía”
Sono proprio una novellina, un’ingenua! Più che infastidita, direi che sono ammirata davanti a tanta intraprendenza, a un modo di fare così diretto, sebbene il risultato di tutto ciò non mi sia particolarmente favorevole.
Non sono mai stata capace di prendere o pretendere. Di muovermi seguendo un piano, di tracciare una strategia di qualunque tipo. Tendo inevitabilmente a fare errori esiziali a livello esponenziale. Forse non sono adatta a vincere.
I’m a loser, baby, so why don’t you kill me?
Eppure potrei essere più delusa di quanto non sia; per il momento mi accontento. E’ il mio solito approccio rinunciatario.
Oggi qualcosa è migliorato, qualcosa mi ha sorpreso, qualcosa è giunto come una balsamo addolcente dopo un lungo periodo di trepidazione. E qualcosa è sembrato scivolare, qualcosa è sembrato più difficile del previsto, qualcosa è stato ragionevolmente sgradevole, qualcosa va per il verso sbagliato. Ad ogni modo oggi non è un giorno da recriminazioni…
C’è ancora tempo.“Se cayeron mis alas y yo no me rendí”
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Ahora – Ismael Serrano -
La mia ombra si sente sola, abbandonata in un angolo come una cosa vecchia universalmente apprezzata, ma troppo eccentrica per essere indossata.
La mia ombra necessiterebbe un tutore, una qualche autorità che vigilasse su di lei e che le intimasse dei comandi – e, a volte, le desse delle ricompense, dei palliativi, degli zuccherini – perchè non so autoregolamentarmi. Mi servono cartelli stradali chiari e univoci e una voce che mi preannunci il cammino più conveniente e meno accidentato, o, almeno, quello che conduce da qualche parte. In questo momento avrei un gran bisogno di una pia e devota Antigone che si facesse carico di guidarmi come un novello Edipo nel viaggio verso la sua meta designata. Avrei bisogno che le cose accadessero all’improvviso e mi prendessero alle spalle, indipendenti dalla mia volontà e magicamente perfette, fatte apposta per incastrarsi nello spazio arzigogolato che rimane, vuoto e scettico, ad attendere un miracolo. Vorrei che i nodi si sciogliessero in fretta, che i dubbi si solubilizzassero nel quotidiano con una rimescolata energica come i cristalli di zucchero in un bicchiere d’acqua; che si integrassero meglio con tutto il resto e diventassero meno spigolosi e taglienti.Listening to:
Pictures of you – The Cure -
Stanotte avevo scritto un post perfetto e una volta tanto non interamente centrato su di me, che purtroppo è andato perduto a causa di uno dei numerosissimi e fastidiosissimi bug che infestano blogger.com. Peccato, perché oggi non sono in vena e non so cos’altro potrei scrivere oltre al compianto per il mio piccolo intervento defunto.
Non sono dell’umore più adatto per creare, sarà che sto leggendo cose che mi fanno riflettere e trarre conclusioni molto poco gratificanti sul mio stile di scrittura, o che ho una tosse cavernosa molesta che mi tiene sveglia da un paio di notti, o che sono venuti gli operai a riparare un perdita nel mio bagno e adesso ci sono polvere e sporco dappertutto, o che inizio a sentire un prepotente senso di disgusto verso cose che mi ero illusa mi potessero piacere e questo mi fa sentire in colpa per il mio debole carattere e la mia incostanza. Sarà che Torino è tremendamente noiosa e sonnolenta, avvilente nel suo essere incolore. Sarà che un sole che non riesce a riscaldare e che non illumina anche quando troneggia trionfante in un cielo limpido, non è ciò di cui avrei più bisogno adesso. Sarà che sono stufa di dover sempre spiegare e giustificare e tentare di far capire a chi non vuole neppure sforzarsi. Sarà che da qualche tempo sono apatica, ecco tutto.
Listeningo to:
Senza far rumore – La Crus -
Specialisti del cliché e delle generalizzazioni, hanno bisogno di gonfiare il petto e fanno la ruota come pavoni mentre spalano e ammonticchiano sterco su tutto quello che vorrebbero convincersi di detestare e che invece invidiano e bramano disperatamente. Insegnano soprattutto ciò che non hanno mai appreso e fanno tiro al bersaglio con chiunque sentano superiore a loro. Patetiche e capricciose primedonne da teatro di rivista, vivono nel timore che i riflettori non siano sempre puntati su di loro e tramutano in colossi i loro granelli di sabbia…
Listening to:
Blue Valentine – Tom Waits -
Se sei nato sull’Isola sei condannato a subirne per sempre la malia perversa e inebriante. Non è qualcosa che si possa spiegare, non ci sono termini appropriati e poi, gli altri, quelli che non la conoscono non possono neanche lontanamente afferrare la portata delle tue parole. E’ una malattia che succhi con il latte materno e che a volte sembra troppo dura da sopportare e ti illudi che fuggendo possa guarire, ma, anche se a volte il processo può richiedere una vita intera, alla fine ti devi arrendere e tornare a stringerti al seno prosperoso di questa madre invadente e benevola. Non importa quanto lontano ci si spinga per sfuggirle, lei ti trova sempre, perché in verità non ti ha mai lasciato. Basta che in una giornata di sole tu chiuda gli occhi per un momento e, fossi pure a Helsinki, sentirai le narici invase dall’odore di terra arsa e di aria rovente. Solo gli insensibili possono mostrarsi ritrosi davanti alle lusinghe di questo paradiso negletto e perturbante, moderno e primitivo come solo la Sicilia sa essere. Come resistere a un luogo che allo stesso tempo è dentro e fuori dal divenire, un luogo in cui tutto si muove turbinosamente e parimenti se ne sta placidamente rannicchiato in un sonno che dura da millenni? Come non sentirsi sopraffatti dai suoi profumi violenti e dai suoi colori saturi? Come non subire il fascino di un triangolo di terra emersa che galleggia sul mare e sul fuoco?Listening to:Stranizza d’amuri – Franco Battiato -
Illanguidire e disperare nel passato sono stati i verbi che più mi si addicevano e ho sempre creduto che fosse inevitabile, indipendente dalla mia volontà e che la causa fosse l’imperizia, o il dolo, della Fortuna. Ma le reazioni sono sempre elicitate dalle azioni: non spuntano dal nulla e non si compiono in un nulla atemporale, al di là delle leggi di causa-effetto. Ho smesso di sgranare rosari di recriminazioni e malumori. Se le carte di questa mano non sono favorevoli, posso sempre aspettare quella successiva…Listening to:Waiting on an angel – Ben Harper -
Dieci: i minuti che mi concedo per scrivere questo post prima di andare a dormire.
Nove: il voto per le merendine “Pan di Stelle”.
Otto: i giorni prima che ricomincino le levatacce.
Sette: il numero di volte in cui mi pento di quello che ho fatto e di quello che non ho fatto.
Sei: le vecchie copie di City che ancora aspettano di essere buttate.
Cinque: le ragazze che continuano a ridere a crepapelle nonostante le facce di disappunto della gente intorno.
Quattro: il numero dei sogni che devo ancora realizzare.
Tre: le volte in cui rifiuto prima di accettare.
Due: le alternative possibili.
Uno: il proposito un po’ folle di cedere e, per una volta, guardare al mondo con un incauto ottimismo…
Listening to:
Like a rolling stone – Bob Dylan -
Sarà l’influsso positivo del sottofondo musicale, che mi riporta alle tiepide sere d’inizio primavera di tanti anni fa passate seduta sul balcone a fare cruciverba, aspettando di sentire la voce di mia madre che mi diceva di andare a tavola, ma in questo pomeriggio di luci smorzate mi sento più serena del solito. Tamburello le dita sul tavolo seguendo il ritmo della musica e risento il profumo domestico dell’aria di Milazzo e le sue promesse d’estate. Quell’atmosfera sospesa, quell’attesa, quella gioia e impazienza per qualcosa d’imminente. E penso alle passeggiate sul lungomare appena terminati i compiti, alle giornate che si allungano e alla brezza di mare, ai suoni di risate argentine, alle bacche degli alberi. Penso ai miei sedici anni di “travagliata” spensieratezza, quando ogni cosa sembrava ancora lontana e m’illudevo di poter sempre e comunque rimandare.
Adesso il tempo mi morde i polpacci e sento che devo sbrigarmi, ma non oggi. Oggi pomeriggio mi godo un ultimo strascico di quella miope leggerezza e mi lascio confondere dall’odore di terra secca, che qui non c’è, ma che mi accompagna ovunque vada e che non potrò mai dimenticare. E prendo un impegno con me stessa, affinché quella ragazzina gracile con i codini non debba rimanere troppo delusa.Listening to:
Catching the butterfly – The Verve -
Non importa il fatto che mi sia sentita come un bufalo accerchiato dai pellerossa. Non importa perché è soggettivo e la soggettività inganna. E tuttavia è successo.
Il problema è che non conosco la morfologia e la sintassi di quel messaggio e riconosco dei significati, ma non riesco ad interpretarli, o li fraintendo.
Cerco di vedere, provo a tracciare dei segni con l’indice sul vetro fuligginoso, ma lo sporco è incrostato e non viene via.
Listening to:
Leaning against the wall – Kings of Convenience