Sono, come dire…divertita. Il mio piglio blasé mi porta a guardare le cose con l’adeguato distacco, pertanto gli accadimenti dell’ultimo periodo mi sembrano solo la manifestazione (affatto naïf, tra l’altro) di cose che avevo già da tempo preconizzato e che, in virtù di ciò, non mi sorprendono. Ancor meno mi sorprendono i maldestri tentativi di ostentazione di distacco ai quali ho assistito. Il disincanto è una facoltà che va esercitata e affinata con una solida cultura ed uno stile nitido e sorvegliato. Giocare con le parole, ed ancor più con i toni, non è da tutti. Se non si dosano bene gli ingredienti il risultato è tutto fuorché credibile e si rischia di suscitare pena piuttosto che rispetto, inoltre, se non si è attentissimi alle proprie mosse, il rischio di rivelare inconsciamente qualcosa di alquanto sconveniente, (che potrebbe anche risultare controproducente), è altissimo. Le parole sono peggio del fuoco se non le si sa maneggiare. Scottano molto di più e non possono essere domate dall’acqua…
Eppure, ad essere sincera, c’è qualcosa che mi infastidisce. Sono sempre più sconcertata dall’epidemica incapacità di interpretare correttamente la semantica dei messaggi verbali. Oggigiorno non ci sono più i riceventi di una volta!
Listening to:
Puramente casuale – Carmen Consoli
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2 commenti su "Sopporto le prediche di chi razzola male e incanta…"
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Le mie guance paonazze denunciano la mattinata passata a passeggiare sotto il sole, a guardare il mare, a conversare amabilmente anche di argomenti spinosi riuscendo così ad edulcorarli. Ritrovo una parte di me stessa ad ogni angolo di strada, ad ogni sorriso ricambiato, ad ogni saluto e l’azzurro saturo del cielo allevia il fardello dei mesi trascorsi a sopportare un altro cielo che, per quanto si sforzi, resta sempre sbiadito.Quando me ne vado in giro per questa piccola penisola, assorta nei miei pensieri, non ho più la sensazione di assistere all’agonia di una regina che muore scalciando l’aria con stizza perché non sa rassegnarsi al proprio destino; vedo una bella donna di mezza età che fa il suo pisolino pomeridiano. E’ altrove il luogo in cui sento forte e nauseante l’odore di putrefazione – ben camuffato eppure così nitidamente avvertibile – preoccupante campanello d’allarme imprudentemente ignorato da chi non vuol vedere o ritiene che un robusto strato di cerone basti a celare tutte le crepe e che le contraddizioni si possano soffocare impacchettandole in un involucro splendente…Listening to:Sitting on the dock of the bay – Otis Redding -
E’ strano come ogni cosa si allontani quando sono a casa. La vita che conduco in Piemonte è solo una parentesi remota e asettica.
Ho due esistenze parallele: una quaggiù – nella quale sono più vicina a me stessa – che è piena di stimoli sensoriali ed intellettuali; un’altra a Torino, nella quale tutti questi stimoli sono assenti e mi ritrovo a parlare di nulla, a “pestare l’acqua nel mortaio” e mi sto lentamente abbrutendo travolta dal fiume di mancanza di significato e di pregnanza nel quale sono immersa…
Forse sono troppo snob, ma non riesco a rassegnarmi allo small talk quotidiano se esso non è, almeno ogni tanto, ossigenato da digressioni intellettuali e questa condizione mi pesa, mi schiaccia, anche perché non si confà all’ambiente che frequento. L’Università dovrebbe essere un pozzo di scintille che danno fuoco alle micce del sapere e, invece, si è rivelata soltanto un serbatoio di banalità che annacquano l’acume di chi si illude che sia un luogo di crescita culturale e spirituale. Tutto questo mi fa sentire fuori posto ed è ingiusto, perché non sono io ad essere caduta in un equivoco, è tutto il resto che è sbagliato, che si è svenduto, che è svilito, che è finito in pasto al tritacarne della produttività a tutti i costi, di un’idea di modernità ed adeguatezza ai tempi che porta solo ad un abbassamento della qualità e ad un appiattimento dei livelli. Nel lungo periodo, temo, tutto ciò potrebbe rivelarsi fallimentare e io stessa sarei trascinata in questo crack. A volte (sempre più spesso, in verità…) mi pare di aver sbagliato i miei calcoli, di essermi illusa – come tipicamente facciamo noi del Sud – che al Nord ogni cosa dovesse per forza essere migliore e che non avrei potuto che trarre beneficio dalla scelta di prendere la valigia ed andare via; pertanto quello che vedo adesso mi avvilisce, la delusione monta come la schiuma delle onde nel mare in tempesta e sommerge ogni cosa. E ne risente la qualità della mia vita, ne risentono i miei rapporti umani e mi spiace, ma non posso nascondere il senso di nausea che provo quando penso a mesi interi passati senza avere scambi significativi dal punto di vista intellettuale, al sacrificio e alla compressione delle mie passioni perché altrimenti non sarei compresa. Ciò non significa che a Torino non vi sia nessuno con degli interessi simili ai miei, (il problema è che io non ho incontrato queste persone), o che qui, a Milazzo, possa intrattenermi a conversare dei massimi sistemi con il primo individuo trovato per strada, però c’è qualcuno con cui sì, posso farlo e mi basta…
Listening to:
Il vuoto – Franco Battiato -
La Sicilia, il suo cuore
Come Chagall, vorrei cogliere questa terra
dentro l’immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie: soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s’incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge: tanto lontana è l’estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce – e tanto diverso
l’annuncio dell’autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S’incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono: e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell’occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dèi; gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.
Leonardo Sciascia
(La Sicilia, il suo cuore 1952)
Vale lo stesso, anche se non vengo dall’entroterra…
Aspettami: sto arrivando!
Listening to:
Grana – Tinturia -
Ho comprato una piccola girandola iridata per ricordarmi che i colori esistono anche se a volte tutto mi sembra grigio fumo. E che le cose si muovono in virtù di fattori esogeni.
La fortuna continua a non essere il mio forte e la tensione aumenta. I battiti del mio cuore, con il loro ritmo sincopato, punteggiano le notti di riflessioni a tinte fosche.
Tutti hanno ricette e rimedi, peccato solo che siano degli emeriti ciarlatani e che le loro soluzioni non sortiscano il benché minimo effetto.
Chissà perché proprio adesso che mi sento brulicante di vita ho la rigidità del rigor mortis…
La mia immagine è scissa dal mio essere, senza nessun canale di comunicazione e funziona come perfetto negativo di questo.
Mi pesa il fatto di dover sempre scontare un gap nei confronti di qualcuno. Qualcuno che arriva prima, o più facilmente, o in maniera più efficace alla meta da me agognata.
Mi sembra che le cose siano scivolose proprio adesso che vorrei fossero viscose. Evidentemente è il mio destino. Una vita sempre ai piedi del podio a guardare dal basso chi ha saputo ottenere ciò che io mi sono dovuta limitare a desiderare.
Listening to:
Il pozzo dei desideri – Daniele Silvestri -
La vita è un puzzle gigantesco pieno di pezzi spuri che non si possono ficcare da nessuna parte. Ogni tanto ne salta fuori uno e scombina tutto il quadro…
E nella mia di pezzi anomali ce ne sono fin troppi, così tanti che il puzzle si riduce ad una specie di cornice ed all’interno è desolante nel suo essere vuoto per mancanza di componenti che si adattino agli incastri prestabiliti. In più, quelle poche tessere utili che ho tendo a perderle.
Listening to:
Optimistic – Radiohead -
Tempus fugit
Non raccolgo i petali disseminati sul cammino per paura di avvicinare la mano e scoprire che si tratta solo di ologrammi. Non so se convenga di più fugare il dubbio una volta per tutte o persistere nell’incoscienza; e nel frattempo molte cose transitano sul mio stesso sentiero e non si arrestano.
Mi sento minacciata da persone alle quali ho accordato molto di più del semplice saluto e – sia che sia un timore fondato, sia che si tratti di un’ingiustificata psicosi – questo è male, perché l’unica ad avere tutto da perdere sono sempre e soltanto io. Comunque vada, l’incanto è spezzato, l’innocenza è svanita e la confidenza, (che già non abbondava), adesso è totalmente estranea. Ed è tutto figlio di questa sfibrante attesa, di questa avvilente incertezza per la quale io non sono affatto tagliata. Vivere giorno per giorno, senza avere nemmeno qualche sia pur misera anticipazione del futuro non fa per me. Se almeno ricevessi degli input un po’ meno contraddittori! Perché quando si tratta di inferenze il mio cervello parte al galoppo e troppo spesso fraintende, travisa e vorrei davvero che questo non fosse uno di quei casi. E vorrei che i minuti la smettessero di prendere la rincorsa…
Listening to:
Un altro giorno è andato – Francesco Guccini -
How is it going to end?Listening to:Someday we’ll know – New Radicals
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In questi giorni di smarrimenti e meraviglia provo ad inseguire un’immagine evanescente di una me stessa che potrebbe essere e forse non sarà mai, ma che vorrei almeno per qualche attimo acciuffare. Vorrei che le mie braccia riuscissero ad allungarsi al punto di afferrare la chioma scarmigliata che si trascina nel vento e respirare un po’ di quell’aroma vitale e selvatico, d’erba e margherite. Con un gesto solenne arrestare la corsa di questa fanciulla, che è una proiezione di me e dei miei desideri, e far sì che immagine e realtà combacino per il tempo infinitesimale di un sospiro o di un battito di ciglia…
Lei può tutto: può concedersi risate spensierate dalle quali perfino l’ombra della tristezza è bandita, può correre fino allo stremo delle forze, può dire con parole semplici e senza troppe circonvoluzioni e remore, può legittimamente prendersi il lusso di essere ottimista senza sembrare visionaria e può anche essere visionaria, se le va.
Io brancolo in una penombra che a volte è abitata da fantasmi minacciosi e dubito di qualunque cosa perfino quando posso vederla, toccarla. Ho sempre timore di fraintendere messaggi che rimangono sospesi a mezz’aria per pochi attimi prima di inabissarsi nel caotico divenire della routine quotidiana.
Listening to:
Bird Stealing Bread – Iron & Wine
