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Settembre già declina. Ogni cosa ha il proprio pendio sul quale scivolare: è l’unico moto possibile.2 commenti su Gravità
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Pioviggina e l’aria si rinfresca un poco. Aspetto sempre impazientemente i pomeriggi brevissimi, col buio che arriva già alle cinque, e i tramonti che non hanno più il calore dell’estate e da rossi diventano ocra e poi magenta, e alle prime avvisaglie del loro imminente ritorno mi prende come una gioia nostalgica. Penso all’odore meraviglioso e indimenticabile del diario nuovo, che di solito si inaugurava proprio in questi giorni; a quello delle caldarroste della donnina minuscola e bruttina, che puntualissima si materializza tra via Garibaldi e piazza Castello e vi ci si installa fino a primavera inoltrata (tanto da far sorgere più di qualche dubbio sulla miracolosa “longevità” delle sue castagne…); ai tappeti di foglie secche di via Giacomo Venezian e agli alberi di piazza Cairoli, punto di raccolta per gli uccelli migratori. Ah, l’autunno delle mele croccanti e profumate e della prima coperta sul letto, della punta del naso che si raffredda e della tazza di tè fumante tutti i pomeriggi, dei libri letti avvoltolata nel plaid e dei primi vestiti pesanti! E quest’anno, quest’anno…
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Galapagos – The Smashing Pumpkins -
Ci sono sogni che affannano notti e pomeriggi e che sarebbe molto più saggio non tentare affatto di interpretare; grumi di paure rintanate in qualche feritoia nascosta, in modo che la coscienza non possa vederli, e che sgusciano furtivamente appena questa si distrae. Sogni tanto spaventosi, perché probabilmente dissotterrano la verità.
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Cos’è la libertà – Amor Fou -
I ragazzi della scuola fanno ginnastica, mentre osservo la transumanza delle nuvole grigie verso ponente e i rami del gelsomino tremano un po’ per gli spifferi tra i volumi dei palazzi. La luce è esangue e da qualche giorno mi mancano le parole, cadute prima delle foglie e smarrite tra i mulinelli nel vento. O forse non le ho perdute: è solo arrivata la stagione in cui devono essere custodite.
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Dentro la tasca di un qualunque mattino – Gianmaria Testa -
La prima brevissima pausa dopo due giorni frenetici serve a fare l’inventario di tutte le idee e la conta di chi c’è stato (in qualunque forma), e a scoprire solitudini proprio su versanti che non avresti mai immaginato.
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Detesto che si abbiano delle aspettative su di me: vorrei che mi si accettasse e apprezzasse per quello che sono e non sempre in funzione di ciò che potrei (o forse dovrei) diventare.
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Devo smettere di sezionare ogni cosa e rimuginare all’infinito sul più misero particolare, altrimenti morirò di paura. Ma come ignorare l’impressione che sia spuntata un’incrinatura e tacitare il timore che possa trasformarsi in ferita?
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Non dormo mai – En Roco -
A volte tornano a tremarmi le mani, come quando – a causa di ciò che pensavo e che temevo fosse un’illusione tutta mia – avevo paura di incontrarti. A volte, all’improvviso e senza sapere il perché, piango ancora le lacrime vecchie: saranno le fluttuazioni mensili degli ormoni… A volte, più spesso, invece, piango lacrime nuove, che servono a far sfiatare quella dolcezza che monta come vapore e che non riesco a contenere interamente, a trattenere. A volte mi capita ancora di sentirmi scivolare, come quando non mi riesco a spiegare o non ti riesco a capire, e non mi piace affatto. A volte vorrei restare in silenzio e dico idiozie; altre volte vorrei dire mille cose e mi ritrovo come muta.
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Il periodo ipotetico – Amor Fou -
Vorrei davvero avere il coraggio di dire le cose senza imbarazzo, senza remore, piuttosto che arrivare a casa e rodermi il fegato perché avrei dovuto, voluto e potuto farlo. E, se proprio non fosse possibile dire tutto così, occhi negli occhi, almeno quello di prendere il telefono, magari proprio adesso, e rovesciare i miei pensieri come una cascata, prima ancora che mi si riesca a dire «ciao!». Invece, al momento opportuno mi mancano sempre la forza e le parole “giuste” e non resta che vomitare su questa pagina sentimenti in ordine sparso, in frasi che probabilmente non raggiungeranno mai il loro destinatario.
Sono impacciata e stupida perfino nella mia maniera di essere felice.
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Ovunque proteggi – Vinicio Capossela -
Un sole già inabissato e i suoi ultimi barlumi mi sono stati testimoni, mentre ascoltavo parole preziose che, pur senza svelare il passato, confermavano per l’ennesima volta tutt’intero il peso del presente. Parole che non lasciano dubbi, sebbene non disperdano l’ignoranza residua, che tuttavia è un’ignoranza felice, priva di rilievo e interesse, trascurabile e forse perfino utile.
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L’amore acquatico – Moltheni