• Panta rei os potamòs

    7 aprile 2010
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    Io non so trovare distrazioni, diversivi, antidoti, surrogati, passatempi, scacciapensieri, sedativi. Forse sono più generosa, più illusa o molto probabilmente solo più stupida. Si dirà che sono pretenziosa, perché non m’accontento e anche in acque meravigliosamente placide a ogni minima increspatura presagisco sventure, ma a me la mancanza di un’urgenza, un tempo tanto evidente e ingombrante, sembra più una piaga che una piega e non mi riesce di trascurarla, soprattutto se ciclicamente si rimette blandamente a suppurare. Di questo ho paura, questo è ciò che mi sfianca, e le parole non sono mai riuscite a consolarmi o a dissuadermi. Le rassicurazioni per me sono sempre state degli assegni a vuoto.

    Listening to:
    To go home – M. Ward

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  • 18 Marzo

    18 marzo 2010
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    Una tarda mattinata di tepore e quiete. Il ritmo lento delle onde, uno sciabordio gentile. Ciottoli grigi e una luce precisa come una lama a rendere ogni tratto più vero del vero.

    C’era il sole anche un anno fa, su quel gradino e sulla mia maglietta color petunia. Io mi guardavo i piedi, inguainati nelle ballerine indossate per dire “mi interessa davvero quello che dici, mi piace accontentarti”, e speravo che prima o poi le cose andassero per il verso giusto senza che toccasse a me spingerle, senza che potessi sabotarle con la mia solita stupida paura di tutto. C’era il sole e mi si arrossarono le guance e il collo. Certo non solo per quello.

    Sole, tanto, anche stamattina su quella spiaggia e guance rosse, ma stavolta nessuna distanza, nessuna paura.

    Listening to:
    The state I am in – Belle & Sebastian

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  • Frammenti

    2 marzo 2010
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    Essere qui e non essere qui. Raccattare le briciole perché il pane non è mai per me. Deglutire, ricacciare tutto dentro. Fare silenzio, non disturbare. Sentire io sola le cose, non essere certa che siano così e morire dalla paura d’avere, invece, ragione. Ammazzare le ore e i giorni, immaginare, pregustare i momenti e poi infrangermi contro la realtà. E aspettare, aspettare, sempre e solo aspettare.

    Listening to:
    Da un momento all’altro – Marco Parente

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  • Sono un fronzolo

    1 marzo 2010
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    Odio quest’anticipo di primavera. Odio molte cose ultimamente, le odio come uno di quei pruriti che non si riescono a grattare via, le odio come odio che gli equilibri cambino lasciandomi ai margini senz’altra possibilità che esserne spettatrice, le odio come odio sentirmi banale e prevedibile. Da sempre e per tutti sono quella che è qui e non potrebbe essere altrove, sono quella che non ha mai di meglio da fare, sono un obbligo noioso da adempiere a intervalli regolari. Soprattutto sono quella che si può dimenticare, tanto, quando ci si ricorda di lei, la si ritrova sempre quieta al solito posto, come un soprammobile.

    Listening to:
    Primary colours – The Horrors

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  • La donna senza qualità

    27 febbraio 2010
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    L’asticella è sempre un po’ troppo in là. Io prendo una lunga rincorsa, mi slancio allargando le braccia e salto più in alto che posso, ma non serve a nulla perché tanto viene sempre inevitabilmente giù. Per quanto mi sforzi, non è mai abbastanza. Nonostante tutto valgo sempre un po’ meno del necessario, eppure vorrei disperatamente vincere almeno una volta, una sola.

    Listening to:
    Belle & Sebastian – Belle & Sebastian

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  • The state of the art (parte seconda)

    31 gennaio 2010
    Senza categoria

    Dovrei imparare a chiedere. Sì, dovrei proprio, anche se è la cosa che mi viene meno naturale. Perché è davvero stupido sapere esattamente qual è la cura e non sollecitarla, soprattutto se chi può somministrarla sarebbe ben lieto di farlo.

    Adesso, guarita da una delle mie ricorrenti “tristezze cosmiche”, so che la prossima volta in cui mi sveglierò e qualsiasi cosa mi farà paura, in cui mi vedrò piena di pecche e sarò sul punto di scoppiare in lacrime per un nonnulla, in cui mi sentirò così immotivatamente ansiosa da non riuscire a dormire e mi peserà perfino il semplice fatto d’esistere, allora dovrò domandare che mi si dia riparo per un po’ nel silenzio di un abbraccio caldo e fermo, che mi si lasci affondare la testa nel buio di una spalla fino a che non mi sentirò di nuovo forte a sufficienza per affrontare il mondo e le sue piccole miserie. Quell’abbraccio e quella spalla, i soli che possano rasserenarmi. E dovrò convincermi che non c’è da vergognarsi a chiedere di tanto in tanto un surplus di affetto, né da sentirsi spregevoli ad averne bisogno.

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  • The state of the art

    31 gennaio 2010
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    Va bene il vento, va bene il divenire e il movimento e l’evoluzione, ma, se il cambiamento sa di declassamento, non è meglio una stasi interminabile? Per certe cose non si dovrebbero mai sviluppare anticorpi. Certe urgenze non dovrebbero mai sembrare del tutto appagate.

    Listening to:
    Somedays – Regina Spektor

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  • Rettifica

    12 gennaio 2010
    Senza categoria

    Spesso mi scoraggio in modo sproporzionato all’entità reale delle contrarietà in cui m’imbatto e ho bisogno d’essere riportata alla realtà, ho bisogno di allargare l’obiettivo, di non fissarmi sui particolari e osservare il quadro tutt’intero per ridare a ogni elemento la giusta dimensione. Pochissimi riescono nell’impresa di distrarmi, di spingermi a considerare le cose con più leggerezza e meno malumore, di farmi sdrammatizzare. Uno meglio di tutti gli altri e la sua semplice esistenza basta a smentire qualsiasi pensiero fosco del weekend, qualunque previsione di sventura e a sciogliermi dal familiare guinzaglio dell’autocommiserazione.

    Listening to:
    Fake empire – The National

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  • È finita la festa

    10 gennaio 2010
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    Perché, quando hai (legittimamente) la luna di traverso, all’improvviso “no” diventa una risposta inaccettabile? Perché devi anche spiegare, approfondire e sentire i commenti apprensivi, quando in fondo vorresti solo non vedere nessuno, sprangare la porta della stanza, lasciare la tapparella giù e dormire per dimenticare d’esistere? Non è sorprendente che mi venga da pensare che in certi casi la solitudine non sia mai abbastanza…

    Quando uscirò, mi converrà non passare sotto balconi e finestre: visto l’andazzo m’aspetto che mi cada sulla testa un bel vaso di terracotta con terriccio e pianta annessi. Non è che voglia fare la melodrammatica, solo mi secca enormemente d’essere ripiombata d’un balzo nel consueto cliché secondo cui qualsiasi cosa nella quale io sia coinvolta (anche marginalmente) non possa far altro che andare per il verso storto.

    P.S. Dopo tanto tempo ho partorito ben due post in due giorni, sarà un caso?

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  • “Isn’t it ironic?”

    9 gennaio 2010
    Senza categoria

    Non so perché – chiamatelo “sesto senso” – ma, viste le premesse, ho la strana impressione che il 2010 (un po’ come la maggior parte degli anni pari da quando sono nata, del resto) sarà una colossale fregatura. Temo d’aver esaurito tutta intera la fortuna che mi spettava nei dodici mesi appena trascorsi.

    Mi sento come De Niro in “Risvegli”, accidenti!

    Listening to:
    Us – Regina Spektor

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