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  • Ineffabile

    21 settembre 2007
    Senza categoria
    Più del disappunto per l’essere qui, ciò che mi infastidisce è l’indolenza che ciò mi provoca. Una trascuratezza che si insinua in ogni azione quotidiana, un cono d’ombra, la morte di tutte le lucciole che punteggiavano di bagliori la noia di un buio piatto. E non so se sia il non avere più illusioni, l’averne avute troppe, o semplicemente la stanchezza. Il nulla mi affossa.

    Listening to:
    Altrove – Morgan

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  • Vicolo cieco

    20 settembre 2007
    Senza categoria
    La situazione non è delle più rosee. Trovare un buco di camera qui a Torino (o in Torino, come dicono i veri piemontesi…) sembra un’impresa titanica. Oggi ho visto quello che credo sarà l’ultimo di una serie infinita di stanzini fatiscenti e poco illuminati e per visionarlo sono dovuta andare in zona Barriera di Milano, una di quelle che in tempi in cui ero meno disperata escludevo a priori. Ecco, adesso mi manca solo di andare in via Nizza, ma non ci tengo; mi è bastato quello che ho visto oggi. Il peggio è che tutti sentenziano e credono che sia io ad essere troppo esigente, ma sfiderei chiunque a visitare le case che ho scartato e a trovare quei posti abitabili e con un rapporto qualità/prezzo onesto. In media 300 euro al mese (a cui vanno aggiunte le spese) per camerette nelle quali, il più delle volte, mancano i due mobili davvero fondamentali per uno studente: scrivania e libreria. E se non mancano quelli c’è qualcos’altro che non va: in una casa non c’era l’armadio, in un’altra il materasso era di quelli imbottiti di lana (sì, proprio come quelli delle bisnonne!!!), in uno dei tanti appartamenti mancavano addirittura le pareti. E, stranamente, non mi consola il fatto che almeno, dopo tanto peregrinare da un tugurio all’altro, avrò dei succosi aneddoti da raccontare.
    Inoltre, non posso più stare dove sono adesso. Non è che qualcuno me lo impedisca, ma semplicemente mi sono stufata e la mia misantropia sta toccando livelli inusitati. Il tutto non è immotivato, però, perché a forza di essere disponibile ho fatto la figura dell’ingenua, così le persone che ho avuto attorno mi hanno strappato via un pezzo per volta, come un branco di cani famelici ed ora sono ridotta letteralmente a brandelli, senza nessuno di cui potermi più fidare. Sono stanca di doppi giochi e sotterfugi, delle cose non dette, delle calunnie, dell’ipocrisia e di tutte le altre bassezze che infestano questo posto (e che caratterizzano la stragrande maggioranza di quelle che hanno avuto a che fare con esso in passato), ma non ho molta scelta.

    Listening to:
    Fear of Sleep – The Strokes

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  • Io e Dot

    19 settembre 2007
    Senza categoria

    Un periodo che comincia con la lettura di The Portable Dorothy Parker non preannuncia niente di buono. Immergermi subito in un mood cinico, agrodolce e malinconico non è il massimo per affrontare al meglio i mesi che mi aspettano. Anzi, non è la cosa migliore da fare neppure per andare serenamente incontro alla prima di una lunga serie di serate noiose, illuminate da una luce fioca e giallastra. Al momento ho solo due alternative possibili. La prima è Follia, che ho iniziato una vita fa ma non riesco – nonostante sia breve – a portare a termine. Troppo autocompiaciuto e poco coinvolgente, benché il soggetto si prestasse, (non la trama, però, che si snoda prevedibile e melensa come nella migliore tradizione dei romanzi rosa di quinta categoria), ma la scrittura distaccata e presuntuosa, come se McGrath si aspettasse un’ovazione alla fine di ogni periodo, me lo rendono a dir poco indigesto. Nel leggere mi sembra di averlo davanti: un uomo impettito che occhieggia dietro le lenti con l’espressione del primo della classe.
    La seconda alternativa è Fight Club, che è bello e ben scritto. Palahniuk è un grande autore. Il problema è che l’ho letto e riletto (e ho visto più volte il film che ne è stato tratto) e lo conosco quasi a memoria. E presa da un impeto di rinnovamento mi sono lanciata su Dottie Parker, che non delude mai, anche se la sua angolazione non è la migliore per guardare il mondo con serenità. Sopravviverò a 603 pagine di malinconico cinismo e rassegnata ironia? Ai postumi l’ardua sentenza…

    « I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi;
    l’acido macchia; i farmaci danno i crampi.
    Le pistole sono illegali; i cappi cedono;
    il gas fa schifo. Tanto vale vivere… »
    (Dorothy Parker)

    Listenig to:
    A call to apathy – The Shins

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  • Au revoiur

    17 settembre 2007
    Senza categoria
    Le valige sono pronte. Tra qualche ora tornerò sul solito treno. L’estate finisce e lascia un po’ d’amaro in bocca.

    Listening to:
    Chicago at night – Spoon

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  • Vacuum

    16 settembre 2007
    Senza categoria
    Che il Debridat sia un farmaco psicotropo? Sono tre giorni che non solo non riesco a scrivere, ma neppure a pensare e non per il dolore, (quello di solito funge da catalizzatore). In attesa di riscontri circa i suoi possibili effetti indesiderati, non mi resta che prendere atto di questo vuoto di coscienza.
    Un paio di mesi fa, sotto una pioggia scrosciante che inondava Torino, dissi che una volta ogni tanto mi sarebbe piaciuto poter spegnere il cervello e non pensare, perché il continuo arrovellarmi che mi caratterizza è piuttosto faticoso; adesso che questo mio desiderio sembra essersi avverato, la cosa non mi appare più così positiva.
    Ecco, è questo il problema, desidero sempre il contrario di quello che ho.

    Listening to:
    Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino

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  • Impulsi

    13 settembre 2007
    Senza categoria
    Aspetto e non so neppure cosa. Vorrei sentire odore di romanzo o di catastrofe, l’importante sarebbe riuscire a porre fine ad una stasi che sa di non-vita. Aspetto che qualcosa passi da qui per smettere di fissare vecchie orme sull’asfalto, che non so più a chi appartengano. Forse l’attribuzione è stata eccessivamente frettolosa…
    I pensieri confusi che faccio prima di addormentarmi sono spietati. La verità è davanti al mio naso, benché mi ostini a non vederla. Ho passato la mia vita ad illudermi e costruire totem ingannevoli, che quando perdono la maschera rivelano in un istante la loro natura fasulla. Ecco perché la disaffezione esplode così repentinamente e senza possibilità di appello. No, non sono incostante. Posso credere per decenni in qualcosa e battermi anima e corpo ignorando il resto del mondo, ma appena c’è un’incrinatura mi scatta un click nella testa, si accende una spia rossa: è il segnale che l’incantesimo è rotto. Tutta colpa dell’assurda fiducia e del cieco entusiasmo che metto sul tappeto subito, immaginando perfezioni che non esistono e non essendo poi capace di tollerare che la realtà sia ben differente dall’idea che avevo di essa, che il mio investimento sia sproporzionato se confrontato a quello delle controparti. Idealismo ed ingenuità combinati insieme sono una vera disgrazia.

    Listening to:
    Float on – Modest Mouse

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  • Ricomincia "Dr. House"

    12 settembre 2007
    Senza categoria

    Tra la CGIL che si spacca, un nuovo allarme tsunami in Indonesia, le previsioni catastrofiche per il futuro del Paese dal punto di vista climatico, l’Italbasket che esce dagli Europei e la nazionale di pallavolo che segue a ruota, almeno c’è una buona notizia…

    Listening to:
    8 or Ate – Tapes ‘n Tapes

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  • Preserale

    11 settembre 2007
    Senza categoria
    Quali sono gli esatti confini di un ricordo? Come si fa a staccarne tutte le incrostazioni anche dagli angoli più irraggiungibili? Come evitare che qualche residuo sfugga e ricominci a proliferare? Strofino, strofino, ma resta tutto lì. E se provo ad ignorarlo ci riesco solo per poco. Dov’è l’errore? Quanti tentacoli ha?

    Listening to:
    The Crane Wife 1 & 2 – The Decemberists

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  • (Dis)appunti

    10 settembre 2007
    Senza categoria
    1. Due leoni d’oro in due anni ad Ang Lee: un profano leggendo il suo palmares dedurrebbe che il taiwanese è il più grande regista di inizio millennio. Io non sono una profana.
    2. Ormai, (grazie al direttore), nessuno che sia sprovvisto di occhi a mandorla può vincere il Festival di Venezia.
    3. Pallavolo, basket, calcio, rugby: siamo messi male su tutti i fronti.
    4. Tra sette giorni mi toccherà ripartire.
    5. “Diario” defunge mentre nuove riviste di gossip continuano a spuntare come i funghi.
    6. RaiDue trasmette uno speciale sugli Stones e lo fa presentare a…Zucchero!
    7. Oggi è il mio compleanno…

    Listening to:
    Blame it on the Tetons – Modest Mouse

    EDIT (h 18:30)- Il punto 3 dell’elenco va corretto: abbiamo battuto la Turchia all’over time. Per gli Europei di pallacanestro c’è ancora speranza…ma che brutta Italia! Mi hanno fatto disperare così tanto che ho perso tre anni di vita davanti al teleschermo e alla fine del primo quarto stavo per strapparmi i capelli. Eppure, siamo ancora lì e ce la giocheremo con la Germania di Nowitzki. Il problema è che se si sta sul parquet come oggi si torna a casa di sicuro.

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  • Una vita fa

    8 settembre 2007
    Senza categoria
    “La vedi nel cielo è quell’alta pressione e senti una strana stagione, ma a notte la nebbia ti dice d’un fiato che il dio dell’inverno è arrivato…”. Canticchio tra me e me. Sorrido.
    Anno di grazia 1998, Guccini Live Collection l’avevo fatto comprare a mio padre come regalo di Natale per mia madre, ma diventò subito uno dei miei must. A dir la verità, credo che lei non l’abbia mai ascoltato anche perché prese immediatamente posto tra i miei dischi. Fu un pezzo fondamentale della mia adolescenza. Erano gli anni della biografia del ‘Che’ divorata in un pomeriggio, della maglietta con la sua effige indossata a scuola per far vedere a tutti da che parte stavo, della tessera della SG, delle discussioni interminabili sulla politica di ieri, di oggi e di domani (ricordi, Alessandro?). Quindici anni di beata incoscienza e grandi ideali spalmati su poco più di un metro e sessanta. Tutto sembrava definitivo ed importantissimo. Perfetto o terribile, le vie di mezzo erano sconosciute. Un giorno la disperazione ti fagocitava nella propria ombra e quello successivo eri felice come una Pasqua. Le ore di lezione sembravano interminabili, ma le giornate volavano tra una battuta, un giro per la scuola durante la ricreazione, un cartanet. E l’estate mi sembrava sempre troppo lunga, perché la scuola mi piaceva e dopo le prime due settimane di vacanza ne sentivo già la nostalgia.
    Adesso non c’è più quell’attesa, non ci sono volti che si desidera rivedere, non ci sono riti preliminari (come l’acquisto del diario, dei quaderni, ecc.). C’è solo una routine noiosa e una serie di impegni spiacevoli ma improrogabili, un continuo prendere coscienza del marcio che c’è attorno e del fatto che i nostri sogni, benché ammirevoli, nella maggior parte dei casi sono destinati a dirigersi di soppiatto e con le ossa rotte verso l’uscita d’emergenza, o magari l’hanno già fatto. Rimane solo il ricordo di quando ogni cosa era ancora possibile, di quando il destino sembrava materia malleabile nelle nostre mani e la consapevolezza che niente di questo ritornerà.

    Listening to:
    Quello che non – Francesco Guccini

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