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  • "What is left of a man and all his pride but bones?"

    25 agosto 2007
    Senza categoria
    Grondando copiosamente sudore (so che non è una bella immagine, ma è la verità), mi sono messa finalmente a fare ordine nella mia libreria. Operazione necessaria da tempo e troppo a lungo rimandata per eccessiva pigrizia. Mentre attendevo a questa occupazione mi è tornato tra le mani un libretto giallo della Newton contenente le poesie di Jack Kerouac e nello sfogliarlo ho riassaporato una ventata dei miei sedici anni. Niente male.
    In un certo senso provo un affetto sincero per Kerouac, per il suo modo di cercare di descrivere l’ineffabile, per quell’idea di opera d’arte come sforzo collettivo di un gruppo di amici (lui, Allen Ginsberg e Neal Cassidy), per il fallimento e l’abbandono di questa idea. Lui ha vagato, ha sbagliato, ha scritto, si è pentito, ma sempre e solo dopo aver esperito le proprie idee e teorie.
    Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di On the Road, romanzo che nonostante tutte le critiche che – anche giustamente – gli si possono muovere, segnò una svolta. Per una intera generazione.

    “Dying is ecstasy.
    I’m not a teacher, not a
    Sage, not a Roshi, not a
    writer or master or even
    a giggling dharma bum I’m
    my mother’s son & my mother
    is the universe —
    What is the universe
    but a lot of waves
    And a craving desire
    is a wave
    Belonging to a wave
    in a world of waves
    So why put any down,
    wave?
    Come on wave, WAVE!
    The heehaw’s dobbin
    spring hoho
    Is a sad lonely yurk
    for your love
    Wave lover

    And what is God?
    The unspeakable, the untellable…”
    (Lucien Midnight, l. 1-23)

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  • Maria e la sua coscienza: dialogo surreale (Atto unico)

    24 agosto 2007
    Senza categoria

    Potrei seguire il suggerimento di Fab e scrivere un post sull’anonimo commentatore di ieri, ma ho già detto la mia e, inoltre, ritengo che gli imbecilli debbano essere ignorati. Silenzio e disinteresse: ecco il rimedio più adatto. Se in Italia lo avessimo adottato un po’ più spesso forse oggi i vari Corona, Gregoraci e compagnia bella, sarebbero già caduti nel dimenticatoio; invece siamo riusciti a far sì che tirassero su un bel po’ di denaro in seguito (e a causa) delle loro vicende giudiziarie. Aveva ragione da vendere la lungimirante signora Louise Veronica Ciccone in Ritchie: l’importante è che se ne (s)parli. Loro hanno appreso perfettamente la lezione, non c’è che dire. La mia politica, però, è differente e lascio l’episodio privo di ulteriori, inutili, annotazioni; chi legge potrà farsi un’idea da sé e giudicare di conseguenza. Se mi è concesso il bisticcio di parole, quel commento si auto commenta.

    E voltiamo pagina.

    ***

    Io: Mi dica, dottore, è grave desiderare ardentemente di trovare un motivo che renda insopportabile il ritorno a Torino?
    Dottore: Be’, signorina, certo non è una cosa da poco… ma lei cosa vorrebbe trovare?
    I: Devo proprio spiegarle tutto?
    D: Se non le va… ma sarebbe preferibile…
    I: Ha detto bene: non mi va.
    D: Si rende conto che, se mi tiene all’oscuro, non potrò aiutarla? Perché è venuta qui, se non ha intenzione di dirmi nulla?
    I: Per parlare un po’. E non ho mai pensato che avrebbe potuto essermi d’aiuto. Oh, l’ho offesa: mi scusi!
    D: Andiamo, non è nulla! Si figuri.
    I: Ad ogni modo, il problema è che sono del tutto consapevole di dover obbligatoriamente tornare a Torino, e non è che non ne abbia voglia… è… be’, insomma… io ci voglio tornare, perché debbo terminare l’università, e non mi sognerei mai di abbandonare…
    D: Allora, mi scusi, perché mai vorrebbe che il ritorno diventasse più difficile da sopportare?
    I: Sono masochista, secondo lei? Eh? No, un motivo c’è e, mi creda, è più che valido. Fa lo stesso, se lo tengo per me? Sa, non penso che lei sia la persona più adatta con cui confidarmi… senza offesa!
    D: Scusi la franchezza: ma perché non se ne va, se non ha nulla da dirmi?
    I: Perché qui c’è l’aria condizionata!

    Listening to:
    L’animale – Franco Battiato

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  • Libri, parte I (infanzia)

    22 agosto 2007
    Senza categoria

    Il primo libro che ho “letto” era un cartonato che si intitolava Le Ruote Corrono: consisteva in una serie di filastrocche sui mezzi di trasporto (auto, moto, bici, camion…), con relative illustrazioni, che in corrispondenza delle ruote presentava dei buchi concentrici nei quali potevi infilare le dita per voltare le pagine. Mi ispirò molto, tanto che il primo lavoro che sognai di voler fare “da grande” fu l’autista di betoniera; altro che maestre e ballerine! Con mia grande sorpresa, l’ho rivisto di recente in una libreria di Torino e devo dire che la cosa mi ha emozionata parecchio, oltre a farmi intuire che all’ombra della Mole non ci deve essere un grande smercio di libri per l’infanzia (ovviamente sto scherzando!)…

    Di libri cartonati io e mio fratello ne avevamo anche un altro (di cui al momento, però, mi sfugge il titolo), che raccontava la storia del diluvio universale e dell’Arca di Noè. In copertina c’erano disegnati tutti gli animaletti che ci si aspetterebbe (leone, giraffa, elefante, ecc.), più una strana figura, che s’intravedeva mentre si intrufolava furtivamente sull’imbarcazione. All’epoca mi scervellai per pomeriggi interi per capire cosa fosse, senza arrivare ad alcuna soluzione. Infine, una volta cresciuta, stabilì con ragionevole sicurezza che fosse il solenne deretano di un coniglietto giallo e rosa, con tanto di coda a batuffolo.

    Il salto di qualità dai libri cartonati – e dalla mega raccolta di strisce di Paperino – a quelli “veri” avvenne con una collana della Mursia. Ricordo ancora il simbolo: un pulcino nero (una specie di Calimero senza guscio d’uovo sulla testa) seduto a leggere un libro rosso. Le pagine di ogni libro emanavano un profumo diverso. Il primo che mi fu regalato, (non ricordo da chi, però), aveva i bordi della copertina verdi con tante impronte di pulcino bianche stampate sopra. Si trattava de Il Giardino Segreto, che lessi e rilessi fino a impararlo a memoria. Poi arrivarono La Piccola Principessa, con la copertina dai bordi rosa, e una versione ridotta de L’Iliade, che aveva i bordi color turchese. Nacque allora la mia passione per l’epica e, in particolare, per Omero.

    Tra un libro di favole e l’altro, arrivò quindi l’incontro con il primo autentico libro per ragazzi. Avevo otto anni e il morbillo, difese immunitarie distrutte e, di conseguenza, umore ai minimi storici. I Ragazzi della Via Paal fu una prova durissima da superare. Il finale (che non svelo, non si sa mai che a qualcuno venga voglia di leggerlo) mi spezzò il cuore e, con la fronte calda come una stufetta e il corpo devastato dall’esantema, piansi per un pomeriggio intero. Il passo successivo fu la saga completa di Piccole Donne, che avevo ereditato da mia madre. Come tutte le bambine di tutte le epoche, anch’io mi immedesimavo in Jo March e fantasticavo su Laurie. Be’, tutte le bambine tranne mia madre, che mi confessò di preferire Beth. Questo, in effetti, potrebbe dare un bel po’ di lavoro ad uno psicologo. Perché mai, dico io, proiettarsi proprio in quel personaggio? Perché mai scegliere l’unica sorella che muore? E giustificarsi dicendo che lei era dolce e suonava il pianoforte non basta a riscattarla, per lo meno non agli occhi di una bimba. Ma questa è un’altra storia… Magari un giorno ci scriverò su un post.

    Dopo una serie di libri che non mi segnarono, (tranne, ça va sans dire, Il ritorno di Lady Oscar, che tutt’ora conservo come una reliquia e sfoglio spesso), la mia infanzia letteraria si esaurì presto.

    La fase successiva della mia storia d’amore con i libri fu propiziata dalla mia insaziabile curiosità e dall’influsso genitoriale. Mio padre, infatti, è da sempre un accanito bibliofilo e un grande ambasciatore della lettura e non ha mai posto veti sui titoli che solleticavano la fantasia di noi figli. Così, anche in tenera età, eravamo autorizzati ad andare nel salotto e prelevare liberamente dalla sua grande libreria qualunque volume ci sorridesse. Fortunatamente non ha mai posseduto Il Delta di Venere e L’Amante di Lady Chatterley all’epoca era relegato in doppia fila, lì dove gli sguardi innocenti non potevano arrivare…

    Il primo dei libri “da adulti” che richiamò la mia attenzione fu Il Vecchio e il Mare e proprio attraverso di esso s’avviò la mia storia d’amore platonico con Ernest Hemingway, che prosegue tutt’ora. Eppure, non considero quel romanzo il discrimine tra le mie letture di bimba e quelle di adolescente. La vera svolta, infatti, arrivò non appena lo terminai e decisi di tuffarmi tra le pagine di Siddharta di Hesse. Il perché del mio interesse è presto detto: più che altro mi ispirava il titolo, che pareva davvero una cosa da gente cresciuta. Lo lessi per intero e tutto sommato credo perfino di averlo capito (anche se mi lasciò freddina, non so ancora per demerito di chi, se mio o dell’opera), ragion per cui mi accorsi che era giunto il momento di passare stabilmente a testi più “impegnati” e che, per quanto concerneva la letteratura, non avrei più avuto molto in comune con i miei coetanei.

    Avevo appena dieci anni e iniziavo già il mio percorso da “disadattata”. Mi ci sarebbe voluto circa un lustro per riuscire a trovare altri come me e iniziare a sentirmi un poco meno stramba.

    Listening to:
    Hypnotize – The White Stripes

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  • The Big Sister

    21 agosto 2007
    Senza categoria
    L’ultima mia assurda mania è cercare di “smascherare” tutti i lettori del mio blog e per fare ciò il contatore di ShinyStat si è rivelato da tempo una fregatura colossale, così ne ho piazzato uno nuovo che è senza dubbio più adatto allo scopo. Il problema è che per me ci vorrebbe Echelon, ma non credo che mi consentirebbero di utilizzarlo per tale insulso fine. Il difetto del nuovo contatore è che pur essendo molto più dettagliato dell’altro, non raggiunge il livello di precisione che desidero: rimane sempre il problema degli IP dinamici e la città di provenienza dei visitatori non è mai quella giusta. Ma, a dirla tutta, anche se venissi a conoscenza perfino del codice fiscale di tutti coloro che passano dal blog le cose non cambierebbero poi molto: non posso impedire alla gente di accedere, né posso costringere quelli che non lo fanno.
    La verità è che al pomeriggio non ho mai niente da fare. Qui di solito a quest’ora la gente va al mare e le strade sono pressoché deserte e a me, notoriamente allergica alla spiaggia, non resta che annoiarmi tra una lettura distratta e un cruciverba senza schema aspettando la sera, quando finalmente esco a prendere un po’ d’aria. Così mi sono inventata questo diversivo. Penoso, eh?

    Listening to:
    Senza far rumore – La Crus

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  • Fuori tempo

    20 agosto 2007
    Senza categoria
    Possibile che il mio mondo stia precipitando in picchiata verso il centro della terra? Possibilissimo, certo. Ma perché sempre a me? Be’, forse qualche indizio ce l’ho già. Guardo la mia libreria e vedo le mie cose in disordine sparso: se non sono brava a dare una coerenza neppure agli oggetti, come pretendo di riuscire a sistemare la mia vita in un modo accettabile? Manco di punti di riferimento, di linee guida, e probabilmente sono disperatamente priva della voglia di trovare equilibri, seppur momentanei. Non so se sia perché mi piace il rischio, ma adoro stare in bilico, galleggiare a mezz’aria con la matematica certezza di uno schianto imminente. E la perenne impressione che il buono debba tenersi sempre a una distanza di sicurezza da me per una volontà superiore, non mi disturba poi così tanto; probabilmente perché conosco la sublime dignità della disperazione e guardo con una punta di diffidenza il suo contrario, che mi appare sempre così banale e indesiderabile. Sì, lo ammetto, è la presunzione che mi frega. L’ho nutrita con dosi massicce di film e romanzi, di dischi, di poesie, dai quali la normalità “vera” è sempre rimossa, o per lo meno abbellita con qualche vicenda insolita, e mi sono convinta che ogni vita debba essere diversa e inimitabile. Sotto sotto sono come i dandy di fine ottocento. Sono una rappresentante ritardataria dell’estetismo. Walter Pater sarebbe stato orgoglioso di me, suppongo.

    Listening to:
    Title track – Death Cab for Cutie

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  • Ho perso la bussola

    19 agosto 2007
    Senza categoria
    Non so chi sono, non so dove vado; in definitiva, non so più nulla. Sfumo nella luce di un imminente tramonto che si intuisce in fondo alla discesa.

    Listening to:
    Fred Jones, Part 2 – Ben Folds

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  • Eppur si muove!

    18 agosto 2007
    Senza categoria
    …Un piccolissimo aggiornamento solo per comunicare a tutti che verso le 16:05 c’è stata una scossa di terremoto di grado 4.1 della scala Mercalli, con epicentro situato proprio nel Golfo di Milazzo. Niente di sconvolgente, però, ci siamo abituati: qui in Sicilia la terra è abbastanza “ballerina” e le scosse sono normale amministrazione…

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  • Hide and Seek

    18 agosto 2007
    Senza categoria
    Questo paese è un gigantesco campo da gioco, teatro mutevole di un nascondino infinito. Ho finito di contare da tanto, e da troppo vago e sposto massi ed apro porte e cerco in angoli bui e dietro tende e muretti, ma non riesco a trovare. Il gioco mi ha stancata, arranco, mi trascino. Ho visto il sole tramontare e sorgere e poi di nuovo tramontare e poi di nuovo sorgere, centinaia di volte. E mai nessuno è venuto a richiamarmi, a dire «La cena è pronta, torna a casa, basta giocare!».

    In fin dei conti la verità è che non ho nessuna voglia di abbandonare il campo, che ho bisogno di continuare a giocare senza sosta, perché non riesco a smettere di coltivare una fragile speranza di riuscire prima o poi a trovare. E il tempo non mi manca, almeno credo.

    Listening to:
    Suggestionabili – Paolo Benvegnù

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  • Maria e la consapevolezza, ovvero quando i neuroni smettono di scioperare

    17 agosto 2007
    Senza categoria
    “Se potessi incontrarti ancora
    avrei poche cose da dirti
    altre da darti
    ma non so in quale posto venire a cercarti…”

    Eccomi qua, piccola piccola, rannicchiata in un cantuccio di disillusione. L’equazione che sembrava irrisolvibile, il mistero che appariva insondabile: tutto ha trovato una collocazione ed una chiave di lettura, una soluzione. E non è che ci volesse poi molto, bastava che mi dessi la possibilità di ragionare per qualche istante. Se non fossi così rattristata mi verrebbe da sorridere di me stessa e di questa tenera ingenuità così bambinesca. Invece, vedo addensarsi nuvole nere all’orizzonte ed anche se la cosa più saggia da fare adesso sarebbe chiudere definitivamente questo capitolo ed affidarsi al futuro, voltare pagina sembra richiedere una forza titanica, come se il foglio fosse di piombo, e le mie mani tremano per il peso finché non desistono. In effetti, la virtù che più mi manca è la rassegnazione, ma quella non la vendono al mercato e conquistarla sembra essere al di sopra delle mie possibilità. Mi sento mutilata, privata di qualcosa che è necessario alla mia fisiologia e che, tuttavia, non mi è stato dato e non mi è dovuto; a partire da questi presupposti la rassegnazione sembra un’entità chimerica.

    Listening to:
    Se potessi incontrarti ancora – Riccardo Sinigallia

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  • Caldo e miraggi

    15 agosto 2007
    Senza categoria
    Il riflesso di una figura sul vetro della sala da pranzo di casa di mia nonna. Un’immagine nitida. Ma ultimamente sono talmente poco lucida che potrei anche aver immaginato ogni cosa, anzi, è probabile che abbia avuto una visione. Ad ogni modo, sia che fosse qualcosa di reale, sia che si trattasse del frutto della mia fantasia, l’accaduto ha contribuito ad invischiarmi ancora di più in un passato che francamente inizia ad essere troppo stretto e a tratti opprimente. Rimpianti, rimorsi e tutta una galleria di sentimenti contrastanti sono allineati e si stagliano minacciosi contro lo sfondo di una parete spoglia. E sopra a tutti aleggia la sensazione di qualcosa che è rimasto a metà, di una figura imprigionata nel marmo che attende la mano sapiente dello scultore per essere liberata dal superfluo ed assumere una forma definita. Di più, l’idea che debba esserci un altro finale, che non sia accettabile che tutto avvizzisca in questo modo, perché vorrei riconciliarmi con il passato e ci sarebbero ancora mille frasi da dire, non foss’altro che per spiegare cose che sembravano campate in aria.
    Così il Ferragosto è scivolato via soffocato dal caldo e da mille congetture ed elucubrazioni, più dannose che altro; e ciò che rimane dopo tutto è una voglia pungente di capire e di vedere, e chissà cos’altro, chissà se avrò mai il coraggio di ammetterlo, di definirlo, di osservarlo in maniera obiettiva.

    Listening to:
    The dreaming tree – Dave Matthews Band

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NIENTE DI ALIENO

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