Scrivevo di notte anche allora. Sedevo alla mia scrivania e con una penna colorata tracciavo segni su un foglio bianco, illuminata dalla luce fioca della lampada da tavolo che proiettava un’ombra scura sul muro alle mie spalle. Trascorrevo le notti pensando e trasponendo in parole e frasi ogni cosa. Non ero l’unica. Ma io sbagliavo destinatario. E adesso sbaglio momento, anche se sono certa di non essere l’unica neppure in questo frangente. Il brutto è che ho perso gran parte della spensieratezza e della fiducia che avevo nel passato; mi resta una smorfia leggera a testimonianza dell’amarezza per ciò che è assente e la triste consapevolezza dell’inutilità di qualunque cosa faccia.
-
Scrivevo di notte anche allora. Sedevo alla mia scrivania e con una penna colorata tracciavo segni su un foglio bianco, illuminata dalla luce fioca della lampada da tavolo che proiettava un’ombra scura sul muro alle mie spalle. Trascorrevo le notti pensando e trasponendo in parole e frasi ogni cosa. Non ero l’unica. Ma io sbagliavo destinatario. E adesso sbaglio momento, anche se sono certa di non essere l’unica neppure in questo frangente. Il brutto è che ho perso gran parte della spensieratezza e della fiducia che avevo nel passato; mi resta una smorfia leggera a testimonianza dell’amarezza per ciò che è assente e la triste consapevolezza dell’inutilità di qualunque cosa faccia.
Listening to:Out on the weekend – Neil YoungNessun commento su Anni fa… -
Nelle pareti, all’orizzonte, nel profilo del promontorio, nelle stelle che punteggiano il cielo notturno, in ogni alito di vento, nella risacca delle onde, nei lastroni di pietra nera del lungomare, nell’odore di salsedine, nella polvere, negli edifici, nei rimbalzi di un pallone…e mi divora.
Listening to:
She’s only happy in the sun – Ben Harper -
“…like a crack in a wall
starting small,
and grow in time…”
Ritorna agosto, come ogni anno. Ritornano echi del passato, ombre, baluginii, ma soprattutto ricordi. Ricordi talmente insinuati sotto la pelle che ogni tentativo di rimuoverli si rivela vano. Ogni volta sembra che al loro posto si formi del tessuto cicatriziale perfettamente sano, ma poi, neppure troppo inattesa, si ripresenta la recidiva.
Ricomincio a girare lo sguardo nervosamente sperando di cogliere un bagliore che da troppo tempo è diventato una chimera, ma questa volta con un intento diverso: è la curiosità a spingermi, la voglia di vedere cosa sia stato capace di fare il tempo, cosa abbia travolto e cosa abbia rispettato. E’ la voglia di aggiornare un file che da troppo giace abbandonato in un angolo polveroso della memoria. E forse è anche la voglia di essere rivista, non solo quella di rivedere.
Listening to:
Older chests – Damien Rice -
Il tempo non esiste. E’ un illusione. Esiste solo nella sua versione “istituzionale”, quella che ci costringe a diventare vecchi, quella che fa cambiare i calendari. Per il resto, non è che un rumore di sottofondo. Niente cambia mai davvero; per lo meno, non in brevi periodi ed è bello riconoscere le cose, ritrovare sempre il proprio posto e starci comodi, con l’incastro giusto; avere la sensazione di non essersi mai allontanati e sentirsi di nuovo protetti. E ritrovare discussioni frivole ed altre surreali, ricominciare a passare le serate confrontandosi per cercare di stabilire quale sia il modo migliore di scrivere un romanzo e quale la lunghezza minima, parlare di politica e di psicologia, usare quelle parole preziose e desuete che tanto mi sono care senza il timore che non mi si comprenda…
Questo è quello che mi è mancato, disperatamente mancato, nei mesi passati a Torino. Questo è quello che rende bello l’essere qui.
Listening to:
Envoy – Kings of Convenience -
“Don’t feel like home. He’s a little out./ And all these words elope. It’s nothing like your poem./ Putting in. Inputting in. Don’t feel like methadone./ A scratching voice all alone it’s nothing like your baritone./ It’s nothing as it seems. The little that he needs. It’s home./The little that he sees. Is nothing he concedes. It’s home…”. Eddie Vedder cantava. Io avevo sedici anni ed ero confusa. L’estate era una sequenza di serate torride e stellate trascorse a passeggiare sul lungomare. Il futuro era nebuloso e lontano, sembrava che ogni cosa potesse essere comodamente rimandata, che ogni scelta fosse distante. Leggevo voracemente e fantasticavo.
Eddie Vedder canta. Ho quasi ventiquattro anni e sono confusa…
Listening to:
Nothing as it seems – Pearl Jam -

1. Le zanzare proliferano incoraggiate dall’acqua stagnante dei sottovasi e mi tormentano. Ormai sono una donna a pois.
2. La nonna cucina sempre troppo, ma benissimo.
3. Finalmente oggi c’è stata una tappa interessante al Tour de France. Ho deciso di tifare per il mio quasi coetaneo Contador.
4. Ho camminato eccessivamente e con scarpe scomode e mi è tornata la tendinite.
5. Certe persona rimangono sempre miracolosamente uguali.
6. Dormo troppo poco.
7. Non mi funziona MSN Messenger.
8. Neppure qui trovo il tempo di leggere, ma recupererò. Questo è stato l’annus horribilis delle mie letture e la cosa mi spiace parecchio.
9. Ieri sera sono stata stupita da una stella cadente di dimensioni mostruose, che sembrava vicinissima, quasi raggiungibile allungando un po’ un braccio. Mai visto nulla del genere. Naturalmente ho espresso un desiderio, ma non mi faccio illusioni.
10. Si trascina stancamente l’ennesima giornata di caldo africano. Penombra, spossatezza e il rumore delle pale del ventilatore che girano: un perfetto quadretto bukowskiano…Listening to:
Great Indoors – John Mayer -
Tutti mi chiedono notizie e novità, credono che a Torino io abbia fatto chissà quali cose e quasi mi vergogno di rispondere che in fin dei conti non è successo niente. Ma è vero? Provo a convincermi che sia così, però il fatto che a quest’ora della notte, (dopo essere appena rientrata a casa), piuttosto che andare a dormire sia qui a digitare questo post è alquanto significativo. Tra i rumori del mondo esterno, di serrature che si chiudono, di motorini che passano per la strada, di voci che si augurano la buonanotte; io sono seduta al tavolo della cucina, immersa in un buio disturbato solo dalla luminescenza dello schermo del mio notebook e penso. Provo a congetturare sempre sulle stesse cose, con la speranza che ne venga fuori qualcosa di illuminante, su parole sfuggite durante conversazioni oziose che involontariamente potrebbero svelare molto di più di quanto fosse prudente lasciare trapelare, su sguardi non raccolti e frustrati da questo mio perenne abbassare gli occhi, su errori per i quali adesso non è più possibile fare ammenda. Se fossi capace di trovare soluzioni e spiegazioni forse potrei dormire, ma non sono in grado di farlo e mi tocca usare il caldo come capro espiatorio e accusarlo per quest’insonnia persistente…
Listening to:
L’agguato – Marlene Kuntz -
Nonostante sia a casa ed abbia poco tempo, nonostante il quotidiano prema e comprima i momenti per riflettere e soffochi il silenzio, nonostante tutto, ci sono pensieri che balenano ogni volta che il tramestio della vita solita si fa un po’ meno intenso. La notte, prima di addormentarmi. Ci sono domande che continuano a ripresentarsi, ma che credo non siano destinate ad avere risposte chiare e di certo non ne avranno a breve. Mi illudevo che da qui, da lontano, le cose potessero sembrare più nette, come se si trattasse di un disegno su un foglio che solo se lo si allontana dal proprio naso può essere apprezzato nella sua interezza, invece, i contorni continuano ad essere confusi e ad apparire perfino minacciosi a volte.
Dormo poco e faccio congetture inutili e tra il caldo e il silenzio, nel mio letto, mi capita di sentirmi terribilmente impaurita…
Listening to:
Hedonism – Skunk Anansie -
Zac. E via circa una quindicina di centimetri di capelli. Un bel taglio. Un po’ per il caldo, ma anche per sancire una distanza da quello che è accaduto in questi ultimi dieci mesi. Per sentirmi un po’ diversa e correre incontro all’estate come se si trattasse di un’opportunità e non solo di una tappa necessaria.
Scrivo poco, ho poco tempo.
Listening to:
Sympathy for the devil – The Rolling Stones -
Oggi pomeriggio ho camminato tra le sterpaglie per raggiungere uno dei pochi luoghi ancora incontaminati di questo posto: un bel laghetto formato da una serie di piccoli scogli che racchiudono una parte dell’acqua del mare. Una piscina naturale.
Tra l’odore salmastro e i granchi e i paguri che percorrevano le rocce sotto il pelo dell’acqua ho sentito una serenità che mi mancava da tempo e per una volta sono stata ignara dello scorrere inarrestabile dei minuti. Anche perché da quando sono arrivata ho messo da parte l’orologio; non c’è bisogno di correre, non devo incastrare una serie di impegni con abilità pari a quella di un campione di tetris. Posso vivere e guardare il mondo, godere del tramonto e del canto dei passerotti, degli odori di cucina che pervadono l’aria e di spettacoli naturali come quello di oggi pomeriggio. Posso sentirmi al posto giusto anche in un contesto non urbanizzato. Forse solo qui posso sentirmi in armonia con la natura. Forse solo qui posso essere intonata al paesaggio. In qualche strano modo è come se appartenessi a questi luoghi e tutte le mie potenzialità rifiorissero all’ombra di questi alberi, o sotto questo sole, o con le carezze di questa brezza. Sono una persona migliore.
Listening to:
Voci e rumori d’estate, di casa
