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Se avessi un milligrammo del tuo coraggio tutte quelle sciocchezze che mi sembrano insormontabili si rivelerebbero per quello che sono: dei granelli di sabbia.
Come riesci a sorridere ed a preoccuparti per me? Io mi lascerei andare, avrei paura, sarei arrabbiata con chiunque e, soprattutto non avrei più forza, né più fiducia. Il pessimismo, (peraltro ampiamente giustificato dai fatti), avrebbe già preso il sopravvento. Invece, tu continui ad andare avanti, ti affaccendi in casa, pensi sempre a tutto e a tutti.
Davanti a persone come te mi sento minuscola come un batterio, e meschina. Io così stupida, sempre ad ingigantire le cose, io che mi prendo il lusso di essere triste e a volte perfino disperata per avvenimenti di pochissimo conto, io che non so dare valore a quello che ho, che penso solo a quello che mi manca e mi lamento sempre. E tu, che le cose rischi di perderle per sempre, che da anni vivi sul filo del rasoio e appena ti illudi di aver trovato una posizione più stabile vieni colpita da una nuova tegola, proprio tu, che avresti tutte le ragioni di essere infuriata con l’universo, mi mostri com’è che si deve stare al mondo. Ed è così tremendamente ingiusto che una persona che rende questo pianeta migliore di quanto non sia debba sopportare tutto questo…
Listening to:
Bufalo – Moltheni -
Per la seconda volta nel giro di dieci mesi sto impacchettando una bella fetta della mia vita per trasferirla da un’altra parte. E’ impressionante quanta roba che neppure credevo di avere salti fuori da cassetti e armadio, quante cianfrusaglie delle quali mi sono riempita nel corso dei mesi cerchino disperatamente di trovare un posto negli scatoloni. E, per ogni cosa che viene fuori c’è un aneddoto, un ricordo e solitamente uno scontrino, perché non li butto via quasi mai.
E’ triste ed allo stesso tempo curioso pensare che una robusta porzione di un’esistenza possa essere contenuta in meno di una decina di pacchi. Non solo, è anche spaventoso per certi versi. Adesso posso vedere in un angolo della mia camera cosa rimarrebbe effettivamente di me se scomparissi, cosa mi sopravviverebbe: un mucchio di stupidaggini. Vecchie carte inutili, riviste mai finite di leggere per mancanza di tempo, qualche libro, un po’ di Cd e Dvd, una montagna di vestiti (probabilmente troppi per una persona sola), centinaia di pagine ricoperte della mia grafia disordinata e confusa, alcune paia di scarpe…tutto qui. E cos’altro? Davvero non saprei. Pensandoci oziosamente in questa serata d’estate mi pare di non aver concluso molto nella vita, di non aver impresso nessun segno evidente nel mio ambiente. Non credo che molti mi rimpiangerebbero, né che mi piangerebbero. Gli inconsolabili si potrebbero contare sulle dita delle mani e sarebbero quelli classici: genitori, fratelli, nonni e pochi amici. Sono una presenza incolore. Passo e non lascio traccia. Forse la definizione che mi si attaglia meglio è che sono una persona della quale ci si può dimenticare con facilità…Listening to:
Com’è profondo il mare – Tiromancino
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Finalmente ecco un post assolutamente frivolo.
Anche l’ultimo esame della sessione è stato archiviato e da oggi pomeriggio sono ufficialmente in vacanza. Mi ci voleva proprio: ero davvero stressatissima. Nell’ultimo mese e mezzo ho fatto praticamente un esame ogni settimana (per un totale di sei), ho dormito poco e male, mangiato peggio e la mia faccia cominciava a mostrare i segni di tutto questo: le mie classiche occhiaie sono peggiorate parecchio e la mattina appena sveglia somigliavo alla sorella brutta di Freddy Kruger…vi lascio immaginare!
Il primo pomeriggio libero è stato celebrato adeguatamente, con una passeggiata senza meta in cui pensare a vanvera (quanto mi mancavano questi momenti!), una Coppa del Nonno, la Settimana Enigmistica e l’ultimo disco dei White Stripes in loop per tre ore. Che meraviglia! E stasera per chiudere in bellezza la giornata rivedrò “I duellanti” per l’ennesima volta.
A questo punto, però, rimane ancora da risolvere il problema più grande: mi restano 6 giorni e mezzo per trovare casa, ma come direbbe Rossella O’Hara: “adesso non ho voglia di pensarci, ci penserò domani”.
Listening to:
Effect & Cause – The White Stripes -
“There’s a little black spot on the sun today,
it’s the same old thing as yesterday…”
La tela di un ragno instancabile ha ricoperto tutto di una patina grigia e lucida. Immobilità è la parola chiave. Le cose continuano a non accadere o ad accadere sempre lontano da qui come se ci fosse qualcosa ad impedirlo, una barriera invisibile, ma insormontabile. Perdo il tempo per cercare di non notarlo, ma sembra moltiplicarsi. Ci sono sempre vuoti da riempire e silenzi ed assenze da curare con le parole o con l’immaginazione. Ci sono io in un angolo ad attendere disperatamente che qualcosa succeda, ma è tutto inutile. Monotonia e noia di pomeriggi che si avvicendano, tutti uguali, tutti ugualmente incolori. Solo un piccolo fastidio nel petto a ricordarmi che sono viva, ma talmente lieve che ormai a stento me ne accorgo. Soffocato anche quello sotto il peso di giorni vuoti e per questo terribilmente stancanti, consumati a credere che qualcosa prima o poi avrebbe spezzato la processione grigia della malinconia, ma la vedo ancora continuare ed è così lunga da non potere scorgerne la fine all’orizzonte. Malinconia preventiva, nostalgia di qualcosa che non è mai esistito e, forse proprio per questo, era diventato tanto caro, tanto importante, quasi irrinunciabile.
Listening to:
King of Pain – The Police -
Meno nove e poi a casa. Brucio dall’ansia di salire sul treno e se potessi affretterei il tempo, sparirei da un momento all’altro, nel nulla, senza salutare. E forse è proprio ciò che farò…Listening to:Aqualung – Jethro Tull
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Ci sono cose che entrano nella tua vita in sordina. Idee che poco a poco si fanno spazio, ma non sgomitano: sgusciano piano e si fanno sempre un po’ più di largo. Erano periferia e lentamente arrivano al centro, e ci si installano. All’improvviso te ne accorgi e inizi ad abituarti a tutto questo, a sentire che ti piace. Magari è la volta buona! Magari la vita vera inizierà da adesso. Magari sarai capace di gettare la maschera e affrontare finalmente quella “nudità” che ti spaventa tanto: quell’essere te stessa, senza filtri, senza finzioni, senza paraventi e senza imbottiture contro gli urti, che ti ha sempre terrorizzata. Inizi anche a parlare, a spiegare, come non ti era mai riuscito di fare. Su queste fondamenta, ci vuole un attimo a costruire una torre altissima. Ed ecco, con l’altezza, la vertigine. E, con la vertigine, la paura. Ed ecco che la velocità con la quale riesci a distruggere tutto è direttamente proporzionale al tempo che c’è voluto per costruire quel qualcosa che, fragile e nuovo, chiedeva solo di essere difeso e coltivato e assecondato.
I fili strappati non si riannodano. Non si riannodano da soli e, se non fai niente, se ti limiti a guardare i due estremi, se li tieni in mano e non li intrecci, rimangono solo degli inutili monconi a perenne testimonianza di ciò che sarebbe potuto essere, triste memorandum della tua incapacità. Così come sono inutili tutte queste parole, questa massa di segni che non riesco a evitare di affastellare sullo schermo. Sono parole morte, che si scontrano contro il nulla e che non servono mai e non risolvono mai e non arrivano mai dove dovrebbero…
Listening to:
Anello mancante – Carmen Consoli -
“…E sento l’aridità dell’aria
che pesa, pesa, pesa su di me…”
Ieri pomeriggio è caduta anche l’ultima delle provvidenziali illusioni che mi hanno tenuto in piedi fino ad ora e sono come un sacco vuoto che si affloscia.
Listening to:
L’aridità dell’aria – Cristina Donà


