-
Meno nove e poi a casa. Brucio dall’ansia di salire sul treno e se potessi affretterei il tempo, sparirei da un momento all’altro, nel nulla, senza salutare. E forse è proprio ciò che farò…Listening to:Aqualung – Jethro Tull3 commenti su – 9
-
-
Ci sono cose che entrano nella tua vita in sordina. Idee che poco a poco si fanno spazio, ma non sgomitano: sgusciano piano e si fanno sempre un po’ più di largo. Erano periferia e lentamente arrivano al centro, e ci si installano. All’improvviso te ne accorgi e inizi ad abituarti a tutto questo, a sentire che ti piace. Magari è la volta buona! Magari la vita vera inizierà da adesso. Magari sarai capace di gettare la maschera e affrontare finalmente quella “nudità” che ti spaventa tanto: quell’essere te stessa, senza filtri, senza finzioni, senza paraventi e senza imbottiture contro gli urti, che ti ha sempre terrorizzata. Inizi anche a parlare, a spiegare, come non ti era mai riuscito di fare. Su queste fondamenta, ci vuole un attimo a costruire una torre altissima. Ed ecco, con l’altezza, la vertigine. E, con la vertigine, la paura. Ed ecco che la velocità con la quale riesci a distruggere tutto è direttamente proporzionale al tempo che c’è voluto per costruire quel qualcosa che, fragile e nuovo, chiedeva solo di essere difeso e coltivato e assecondato.
I fili strappati non si riannodano. Non si riannodano da soli e, se non fai niente, se ti limiti a guardare i due estremi, se li tieni in mano e non li intrecci, rimangono solo degli inutili monconi a perenne testimonianza di ciò che sarebbe potuto essere, triste memorandum della tua incapacità. Così come sono inutili tutte queste parole, questa massa di segni che non riesco a evitare di affastellare sullo schermo. Sono parole morte, che si scontrano contro il nulla e che non servono mai e non risolvono mai e non arrivano mai dove dovrebbero…
Listening to:
Anello mancante – Carmen Consoli -
“…E sento l’aridità dell’aria
che pesa, pesa, pesa su di me…”
Ieri pomeriggio è caduta anche l’ultima delle provvidenziali illusioni che mi hanno tenuto in piedi fino ad ora e sono come un sacco vuoto che si affloscia.
Listening to:
L’aridità dell’aria – Cristina Donà -
Chiedo scusa umilmente a Sant’Agostino se gli rubo una frase e la adatto ad angusti fini personali, piegandola a un contesto e un significato che non le sono propri, riducendone la complessità, la solennità e in qualche modo sciupandone il significato.
Credo per capire. Provo ad avere fiducia, ad abbandonarmi all’ignoto futuro prossimo e mi ripeto che primo o poi capirò. Capire non sarà automaticamente essere felice e non sarà guarire, ma consentirà di dare un senso ed una forma a tutto questo. Eppure mentre lo penso e lo scrivo, mi pare un’assurda presunzione. Niente di ciò che valga la pena capire può essere davvero afferrato, a volte se ne può intuire qualche frammento – come un eco di passi in fondo ad un corridoio – ma ciò è ben distante dal comprendere, dall’apprezzare tutte le componenti di un fenomeno. Una perenne condanna alla parzialità e al frammento grava sulle spalle degli esseri umani, connessa con la nostra dimensione transeunte, che se rapportata all’Eternità è un ridicolo ed insignificante siparietto della durata di un battito di ciglia, o di uno sbadiglio.
E tuttavia, ben consapevole di tutto ciò, non riesco a rinunciare all’illusione che all’improvviso io possa avere una sorta di illuminazione e in tutta questa confusione di linee intersecantisi mi appaia finalmente un disegno dai contorni precisi.
Sì, mi illudo, mi illudo che il prossimo futuro abbia dei responsi per me, e che essi possano fungere da chiave di lettura.Listening to:
Io chi sono – Franco Battiato -
Il tempo di lasciare questa città si avvicina sempre di più e dovrei cominciare a ripiegare questa vita parallela e sospesa nel nulla, in attesa di riporla in un angolo fino a settembre. Ma l’operazione è più difficile del previsto e non solo – e non tanto – per le preoccupazioni di carattere puramente organizzativo e materiale che mi stanno letteralmente sommergendo nell’ultimo periodo.
Listening to:
History Song – The Good, The Bad and The QueenP.S. Ancora una volta sono debitrice a Stefano (e al suo blog), involontario pusher di suggestioni musicali. Grazie!
-

E’ più forte di me; non riesco a smettere. Dopo un paio di minuti, se guardo il parallelepipedo colorato di Tetra Pak, è come se avessi una vera e propria crisi d’astinenza e anche se continuo a ripetermi che non posso finirlo tutto in così poco tempo, alla fine non resisto e me ne verso un nuovo bicchiere. Che mando giù in meno di un secondo. Inizio a chiedermi se il succo di frutta sia addizionato con qualche sostanza stupefacente, perché una volta apertone un cartone, non c’è modo di evitare che lo finisca in meno di un’ora. E non parlo dei mini-brick con la cannuccia, ma di quei mastodonti da due litri che mi fanno penare quando li devo portare dal supermercato fino a “casa”. Il massimo l’ho raggiunto quando ho bevuto un’intera confezione di succo d’ananas in mezz’ora, con una media di un bicchiere ogni cinque minuti. Proprio per questo motivo cerco di evitare di comprarlo più di una volta alla settimana. Non che il succo di frutta sia nocivo, ma ogni cosa, se consumata smodatamente, non fa molto bene. E poi, se lo comprassi tutti i giorni, economicamente sarebbe un salasso. Però, ogni volta che entro in un supermercato faccio davvero fatica a non metterlo nel carrello, anzi, il più delle volte non ci riesco affatto. A questo punto sono certa che si possa parlare di vera e propria dipendenza.
Listening to:
Mrs. Robinson – Simon & Garfunkel -
Non capisco e non c’è niente che mi renda più nervosa del non avere nessun punto di riferimento razionale. Mi sembra che ogni cosa sia pericolosamente in bilico, che penda da un altezza vertiginosa e che possa precipitare da un momento all’altro. Ma, in verità, forse lo schianto è già avvenuto e io provo a tendere l’orecchio per sentirne l’eco e quando lo sentirò non resterà che una ferita sanguinante difficile da rimarginare e poi, una volta sanata la piaga, una nuova cicatrice ad indurire ancora di più la mia scorza, a togliermi un altro po’ di ingenuità e di idealismo. E un giorno, all’improvviso, mi ritroverò cinica e smaliziata come tutti gli altri e a quel punto sarò come ho sempre cercato di evitare di diventare. Prima o poi mi dovrò arrendere alla vita, visto che governarla è impossibile e tentare di cambiarla è addirittura folle. Quella mattina disgraziata seppellirò Maria, il suo sguardo trasognato, i suoi sogni, le sue illusioni, le sue speranze, la sua purezza e la sua timidezza, e vestirò un nuovo abito, più largo, più comodo, ma che mi donerà di meno.
Listening to:
Ballata per la mia piccola iena – Afterhours -
“…Tempo ci lascia muti
Ad osservare i nostri errori
Tempo… Fermare il tempo
Sarebbe a dire: l’Eternità…”
Niente risulta insopportabile come questo fragoroso silenzio che estende la sua egemonia su ogni angolo della stanza. E’ assordante e così assoluto che spesso mi sorprendo ad ascoltare i battiti del mio cuore, che quasi echeggiano e rimbalzano tra queste quattro pareti. E quando, sporadicamente, il silenzio si rompe e nasce una pallida speranza, ecco che istantaneamente soffoca – come se una mano nera e feroce la spingesse con la testa sott‘acqua – oppressa dalla disillusione nell’apprendere che non è quello che avevo desiderato.
Le ore sembrano velocissime, ma i minuti sono interminabili e le giornate si consumano come la cera di una candela accesa che colando forma un ammasso amorfo. Ogni cosa manca di senso e non so più se sperare che il tempo si dilati, oppure che scorra in un lampo e che giunga presto il momento di tornare a casa. Nell’una e nell’altra ipotesi non sarò felice. Non si può essere sospesi e felici allo stesso tempo.
Listening to:
Tempo perduto – Sergio Cammariere -
Sarà il sole, o l’azzurro del cielo un po’ meno smorto del solito, o Guccini che gira nel lettore mp3; o che stamattina mi sono svegliata presto, ma non perché ha suonato la sveglia e ho finalmente ritrovato la gioia di quei risvegli in cui è la luce che filtra dalla tapparella a dirti che è ora di alzarsi. Sarà che anche oggi c’è un po’ di brezza; o che gironzolando sul web ho letto una vecchia intervista a Marco Parente, che mi ha fatto ricordare la meravigliosa “Michelangelo Antonioni” di Caetano Veloso. Strano che l’avessi dimenticata: ho perfino il disco in cui è contenuta. Ma forse è perché sono passati sette anni dall’acquisto…
Sarà il colore intenso delle petunie, oppure la farfalla che stamattina mi volava accanto…
Listening to:Quattro stracci – Francesco Guccini

