Provo ad essere più ottimista. Il futuro è un’incognita per tutti, anche per me. Spero di riuscire a convincermene. Non voglio ricadere nel mio solito errore di rovinare tutto con quelle che gli psicologi chiamano “profezie autoavveranti”.
Ascolto Caetano Veloso, mangio le meravigliose Tenerezze al caffè del Mulino Bianco, penso all’amato inverno fuori dalla mia finestra e provo a sorridere. A forza di impegnarmi la smorfia forzata diventa quasi credibile.
Stasera voglio andare a dormire contenta e fare uno di quei sogni “pilotati” che riuscivo a fare da piccola, quando distesa nel mio letto con la luce spenta mi concentravo intensamente su di una cosa fino al momento in cui mi assopivo e sognavo esattamente quello che avevo deciso di sognare.
Listening to:
O Leãozinho – Caetano Veloso
-
4 commenti su Para desentristecer
-
Pensa a tutte le tue paure più recondite che si agglomerano. A un brivido che sembra cingerti le spalle. A un lieve tremito che turba la tranquillità del tuo labbro inferiore. Pensa a quanto tutto sembra inutile allora, quando ti senti già sconfitto prima ancora che siano distribuite le carte.
Listening to:
Baba O’Reily – The Who -
Ya ves, a veces me canso de ser hombre y tambiénme agota escuchar que todo va bien,y ver tristes hombres mirando al sur,y no existir si no me miras tú.Ya ves, a veces me canso de perdertey saber que estamos solosy no va a volver Guevara para darme la razónde no verte tendida en mi colchón.Y mientras tanto,estrépito de andamios,pateras y naufragios,desvelan nuestro sueño.Y mientras tanto,si hoy se cae La Habana,¿el día de mañanaquién será nuestro dueño?Así yo canto para recordarque sigues a mi lado,que aún sueñas despierta porque asívencemos el cansancio.Así yo canto para recordarque aún seguimos vivos,si no ves más allá de tu horizonteestaremos perdidos.Ya ves, a veces me canso de ser libre, de serlibre para venderme y caer muertodonde mi libertad prefiera,siempre al otro lado de tu frontera.Ya ves, a veces me canso de mí y de no tenervalor para buscarte y cometertodo delito que este amor exija.“Quieta ahí, tus labios o la vida”.Y mientras tanto,estrépito de andamios,pateras y naufragios,desvelan nuestro sueño.Y mientras tanto,si arde Lacandonasi Marcos abandona,¿quién será nuestro dueño?Así yo canto para recordarque sigues a mi lado,que aún sueñas despierta porque asívencemos el cansancio.Así yo canto para recordarque aún seguimos vivos,si no ves más allá de tu horizonteestaremos perdidos.
Listening to:
Ya ves – Ismael Serrano con Eduardo Aute -
Appurato il fatto che benché mi crei delle pie illusioni, queste non riescono a rabbonire il ribollire di umori lividi e presentimenti negativi che movimenta la mia materia grigia, posso affermare di aver raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza. E questo rende il filo che lega i miei desideri al mio destino ancora più sottile di quanto non fosse in precedenza. Non manca molto prima che si spezzi, precipitando i miei sogni in una pozza di fango. Saperlo, esserne perfettamente conscia, non fa che acuire l’amarezza. Così questi ultimi giorni di fantasie sospese a mezz’aria diventano d’un tratto come una maledizione. Una insopportabile dilazione della sentenza. Un supplizio. Una disumana amplificazione dell’attesa e della delusione. Lo schiocco di uno schiaffo ricevuto oggi è meno doloroso dell’eco immaginata di quello che potrebbe arrivare da un momento all’altro.
Listening to:
Good things don’t always come to you – Skunk Anansie -
Un episodio occasionale di saccaromania non dovrebbe preoccuparmi. Un momento isolato di regressione all’infanzia non ha nulla di sconvolgente. Una assoluta carenza di voglia di fare e un periodo di depressione fisica, di per sé non significano niente. Niente di grave. Ma se questi piccoli sintomi si accompagnano a inerzia mentale e tendenza esagerata alle fantasticherie, allora sì che devo allarmarmi.
Sta tornando il vecchio stato di “sospensione”, in cui mi ritrovo nell’intercapedine angusta che c’è tra la realtà e la mia immaginazione. Mai del tutto da una parte, né dall’altra. E stavolta, mi ci hanno ricacciata le considerazioni fatte sotto il patrocinio della ragione. L’ineluttabilità del futuro. E non posso opporre nulla a questo peso schiacciante…
Listening to:
Gioia e rivoluzione – Area -
“On me dit que le destin se moque bien de nousQu’il ne nous donne rien et qu’il nous promet toutParait qu’le bonheur est à portée de main,Alors on tend la main et on se retrouve fou …”…Forse davvero sto ammattendo. Forse avrei fatto bene a non tendere la mano, o a ritirarla in fretta.“Sono il buffone della sorte!”, and all that shakespearean rag…Lo so, divento insopportabile quando sono troppo citazionista e criptica. Scusate. Non riesco ad evitarlo.Listening to:The Shining – Badly Drawn Boy
-
Evitare di bere superalcolici prima di accingersi a scrivere un libro aiuterebbe non poco. Evitare di atteggiarsi a solutore del mistero di ogni cosa esista al mondo aiuterebbe ancora di più.
Lo so, lo so, non è carino prendersela con un morto. Mi perdoni, dottore! Eppure non posso farne a meno. Dico: ma lo faceva apposta? Mi rifiuto di credere che un laureato possa dire e credere certe assurdità. Avanti, lo ammetta, dottore: era tutto un modo per spillare soldi ai poveri imbecilli degli anni ’60 e ’70 che erano alla continua ricerca di guru e maître à penser. Lei ha capito cosa volevano e li ha accontentati. Conveniva a tutti: a lei economicamente; a loro perché così potevano sopperire al loro bisogno patologico di manuali – possibilmente in chiave spiritual-sincretista – che spiegassero qualunque cosa…
È assurdo che lei venga considerato un luminare (a meno che questa definizione non si riferisca alla sua capacità, effettivamente ammirevole, di moltiplicare mazzette di biglietti verdi), ancor di più lo è il fatto che le abbiano affibbiato l’appellativo di saggio.Più vado avanti negli anni, più mi rendo conto che oggigiorno la qualifica di “saggio” viene elargita con grande disinvoltura e magnanimità. Qual è la sola cosa che distingue i cosiddetti “saggi” da ogni altro essere umano? Pare essere la loro capacità di pronunciare il più alto numero di cavolate nel minor tempo possibile…
Listening to:
Tango canción – Gotan Project
-
Cos’è che vacilla là, all’orizzonte? Sembra che emetta luce…Una luce fioca e gialla, velata dalla foschia di quest’aria spessa e dalla lontananza. Fiammeggia e si smorza, ad ondate, seguendo un ritmo misterioso.I vaticinii danno responsi graditi, ma chissà se le Parche hanno tessuto una tela concorde con essi. La miope lungimiranza umana non può indagare nulla che non sia già lampante. Le promesse sibilline che sono intrecciate a doppio filo nella trama dell’oggi sono attraenti, ma indecifrabili in tutta la loro portata. Non resta che allargare le braccia a quella divinità tremante dal nome caro all’orecchio: Spes.Listening to:Cayman Islands – Kings of Convenience
-
L’illusione dell’azzurro è preferibile alla certezza fangosa e stagnante di una pozzanghera. Se la guardi da lontano per un attimo il cielo è lì, in quel piccolo solco pieno di acqua piovana.
Così è per tutte le cose. Se riuscissimo ad evitare di avvicinarci fino al punto di vederne il fondo sarebbe una conquista di portata storica. Ma siamo animati da un demone che, come una calamita, ci porta a farci sempre più prossimi al nostro oggetto di osservazione, fino al punto in cui si vedono tutte le meschinità e le imperfezioni di questi fardelli transeunti che ci portiamo dietro e che siamo noi stessi…
Il tempo dell’illusione è una benedizione della quale comprendiamo la grazia solo nel momento in cui, ormai svegli, dopo esserci stropicciati gli occhi per vedere più chiaramente, ci rendiamo conto che si è dissolta ed ha sublimato il suo incanto.
Eppure, rimanere per sempre in attesa, prigionieri delle lusinghe di un’illusione è il peggiore dei mali che possa capitarci. Bisognerebbe trovare un giusto mezzo, un compromesso tra sogno e realtà e, se si sceglie la realtà, se si sceglie di avvicinarsi alla propria meta, essere pronti ad accettare che probabilmente una delusione è dietro l’angolo, pronta a tenderci una trappola mortale. Ma, in fin dei conti, è meglio cadere nel pozzo e scoprire cosa c’è al fondo – per quanto dolore ciò possa causare – piuttosto che stare per tutta la vita affacciati all’orlo domandandosi cosa ci sia lì sotto…
Listening to:
Grace – Jeff Buckley
Questa riflessione trae ispirazione dall’ultimo post di Aurora -
Lo stupore è ritrovare un tratto curvilineo conosciuto, ma sepolto nella memoria, e ritrovarlo su una superficie nuova. Quella stessa increspatura su di un tessuto differente. E non me ne ero accorta. Forse inconsciamente…inconsciamente sì, non può che essere così. Adesso è tutto molto più chiaro.
Listening to:
Una notte in Italia – Ivano Fossati