• A veces me canso…

    13 gennaio 2007
    Senza categoria
    Ya ves, a veces me canso de ser hombre y también
    me agota escuchar que todo va bien,
    y ver tristes hombres mirando al sur,
    y no existir si no me miras tú.
    Ya ves, a veces me canso de perderte
    y saber que estamos solos
    y no va a volver Guevara para darme la razón
    de no verte tendida en mi colchón.
    Y mientras tanto,
    estrépito de andamios,
    pateras y naufragios,
    desvelan nuestro sueño.
    Y mientras tanto,
    si hoy se cae La Habana,
    ¿el día de mañana
    quién será nuestro dueño?
    Así yo canto para recordar
    que sigues a mi lado,
    que aún sueñas despierta porque así
    vencemos el cansancio.
    Así yo canto para recordar
    que aún seguimos vivos,
    si no ves más allá de tu horizonte
    estaremos perdidos.
    Ya ves, a veces me canso de ser libre, de ser
    libre para venderme y caer muerto
    donde mi libertad prefiera,
    siempre al otro lado de tu frontera.
    Ya ves, a veces me canso de mí y de no tener
    valor para buscarte y cometer
    todo delito que este amor exija.
    “Quieta ahí, tus labios o la vida”.
    Y mientras tanto,
    estrépito de andamios,
    pateras y naufragios,
    desvelan nuestro sueño.
    Y mientras tanto,
    si arde Lacandona
    si Marcos abandona,
    ¿quién será nuestro dueño?
    Así yo canto para recordar
    que sigues a mi lado,
    que aún sueñas despierta porque así
    vencemos el cansancio.
    Así yo canto para recordar
    que aún seguimos vivos,
    si no ves más allá de tu horizonte
    estaremos perdidos.

    Listening to:
    Ya ves – Ismael Serrano con Eduardo Aute

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  • Good things don't ever come to me

    12 gennaio 2007
    Senza categoria

    Appurato il fatto che benché mi crei delle pie illusioni, queste non riescono a rabbonire il ribollire di umori lividi e presentimenti negativi che movimenta la mia materia grigia, posso affermare di aver raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza. E questo rende il filo che lega i miei desideri al mio destino ancora più sottile di quanto non fosse in precedenza. Non manca molto prima che si spezzi, precipitando i miei sogni in una pozza di fango. Saperlo, esserne perfettamente conscia, non fa che acuire l’amarezza. Così questi ultimi giorni di fantasie sospese a mezz’aria diventano d’un tratto come una maledizione. Una insopportabile dilazione della sentenza. Un supplizio. Una disumana amplificazione dell’attesa e della delusione. Lo schiocco di uno schiaffo ricevuto oggi è meno doloroso dell’eco immaginata di quello che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

    Listening to:
    Good things don’t always come to you – Skunk Anansie

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  • In between

    11 gennaio 2007
    Riflessioni
    gennaio 2007

    Un episodio occasionale di saccaromania non dovrebbe preoccuparmi. Un momento isolato di regressione all’infanzia non ha nulla di sconvolgente. Una assoluta carenza di voglia di fare e un periodo di depressione fisica, di per sé non significano niente. Niente di grave. Ma se questi piccoli sintomi si accompagnano a inerzia mentale e tendenza esagerata alle fantasticherie, allora sì che devo allarmarmi.

    Sta tornando il vecchio stato di “sospensione”, in cui mi ritrovo nell’intercapedine angusta che c’è tra la realtà e la mia immaginazione. Mai del tutto da una parte, né dall’altra. E stavolta, mi ci hanno ricacciata le considerazioni fatte sotto il patrocinio della ragione. L’ineluttabilità del futuro. E non posso opporre nulla a questo peso schiacciante…

    Listening to:
    Gioia e rivoluzione – Area

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  • L'ineffabile

    10 gennaio 2007
    Senza categoria
    “On me dit que le destin se moque bien de nous
    Qu’il ne nous donne rien et qu’il nous promet tout
    Parait qu’le bonheur est à portée de main,
    Alors on tend la main et on se retrouve fou …”
    …Forse davvero sto ammattendo. Forse avrei fatto bene a non tendere la mano, o a ritirarla in fretta.
    “Sono il buffone della sorte!”, and all that shakespearean rag…
    Lo so, divento insopportabile quando sono troppo citazionista e criptica. Scusate. Non riesco ad evitarlo.
    Listening to:
    The Shining – Badly Drawn Boy

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  • Meno alcol per favore, Dr. Fromm!!!

    9 gennaio 2007
    Senza categoria

    Evitare di bere superalcolici prima di accingersi a scrivere un libro aiuterebbe non poco. Evitare di atteggiarsi a solutore del mistero di ogni cosa esista al mondo aiuterebbe ancora di più.

    Lo so, lo so, non è carino prendersela con un morto. Mi perdoni, dottore! Eppure non posso farne a meno. Dico: ma lo faceva apposta? Mi rifiuto di credere che un laureato possa dire e credere certe assurdità. Avanti, lo ammetta, dottore: era tutto un modo per spillare soldi ai poveri imbecilli degli anni ’60 e ’70 che erano alla continua ricerca di guru e maître à penser. Lei ha capito cosa volevano e li ha accontentati. Conveniva a tutti: a lei economicamente; a loro perché così potevano sopperire al loro bisogno patologico di manuali – possibilmente in chiave spiritual-sincretista – che spiegassero qualunque cosa…
    È assurdo che lei venga considerato un luminare (a meno che questa definizione non si riferisca alla sua capacità, effettivamente ammirevole, di moltiplicare mazzette di biglietti verdi), ancor di più lo è il fatto che le abbiano affibbiato l’appellativo di saggio.

    Più vado avanti negli anni, più mi rendo conto che oggigiorno la qualifica di “saggio” viene elargita con grande disinvoltura e magnanimità. Qual è la sola cosa che distingue i cosiddetti “saggi” da ogni altro essere umano? Pare essere la loro capacità di pronunciare il più alto numero di cavolate nel minor tempo possibile…

    Listening to:

    Tango canción – Gotan Project

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  • Delirium tremens

    8 gennaio 2007
    Senza categoria

    Cos’è che vacilla là, all’orizzonte?

    Sembra che emetta luce…
    Una luce fioca e gialla, velata dalla foschia di quest’aria spessa e dalla lontananza. Fiammeggia e si smorza, ad ondate, seguendo un ritmo misterioso.
    I vaticinii danno responsi graditi, ma chissà se le Parche hanno tessuto una tela concorde con essi. La miope lungimiranza umana non può indagare nulla che non sia già lampante. Le promesse sibilline che sono intrecciate a doppio filo nella trama dell’oggi sono attraenti, ma indecifrabili in tutta la loro portata. Non resta che allargare le braccia a quella divinità tremante dal nome caro all’orecchio: Spes.
    Listening to:

    Cayman Islands – Kings of Convenience

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  • En attendant…

    7 gennaio 2007
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    L’illusione dell’azzurro è preferibile alla certezza fangosa e stagnante di una pozzanghera. Se la guardi da lontano per un attimo il cielo è lì, in quel piccolo solco pieno di acqua piovana.
    Così è per tutte le cose. Se riuscissimo ad evitare di avvicinarci fino al punto di vederne il fondo sarebbe una conquista di portata storica. Ma siamo animati da un demone che, come una calamita, ci porta a farci sempre più prossimi al nostro oggetto di osservazione, fino al punto in cui si vedono tutte le meschinità e le imperfezioni di questi fardelli transeunti che ci portiamo dietro e che siamo noi stessi…
    Il tempo dell’illusione è una benedizione della quale comprendiamo la grazia solo nel momento in cui, ormai svegli, dopo esserci stropicciati gli occhi per vedere più chiaramente, ci rendiamo conto che si è dissolta ed ha sublimato il suo incanto.
    Eppure, rimanere per sempre in attesa, prigionieri delle lusinghe di un’illusione è il peggiore dei mali che possa capitarci. Bisognerebbe trovare un giusto mezzo, un compromesso tra sogno e realtà e, se si sceglie la realtà, se si sceglie di avvicinarsi alla propria meta, essere pronti ad accettare che probabilmente una delusione è dietro l’angolo, pronta a tenderci una trappola mortale. Ma, in fin dei conti, è meglio cadere nel pozzo e scoprire cosa c’è al fondo – per quanto dolore ciò possa causare – piuttosto che stare per tutta la vita affacciati all’orlo domandandosi cosa ci sia lì sotto…

    Listening to:
    Grace – Jeff Buckley

    Questa riflessione trae ispirazione dall’ultimo post di Aurora

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  • Stupore

    4 gennaio 2007
    Senza categoria

    Lo stupore è ritrovare un tratto curvilineo conosciuto, ma sepolto nella memoria, e ritrovarlo su una superficie nuova. Quella stessa increspatura su di un tessuto differente. E non me ne ero accorta. Forse inconsciamente…inconsciamente sì, non può che essere così. Adesso è tutto molto più chiaro.

    Listening to:
    Una notte in Italia – Ivano Fossati

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  • <<…Ragazzi basta, state spaventando i normali!>>

    1 gennaio 2007
    Senza categoria

    Potrei scrivere un post pieno di acredine, dettato dal malumore che mi hanno causato due insolenti e-mail ricevute ieri, ma sono una persona riservata e soprassiedo…

    Le feste sono terminate per fortuna. Quest’anno è stato un autentico massacro. In un solo colpo ho scoperto quanto sono lontana dai parenti e da alcune persone che reputavo amici. Colpa mia? Certo, in parte è sicuramente così, ma diciamo che le mie controparti ci hanno messo del loro…
    Siamo ad un bivio e da adesso in poi le nostre strade non possono far altro che divergere sempre di più. Pazienza. Mi dispiacerebbe di più se stessi perdendo le persone così come io le ricordavo, quelle a cui avevo voluto bene, ma visto che si tratta di copie sbiadite di quelle, la cosa non mi fa soffrire più di tanto.
    Arriva per tutti il momento in cui scegliere di accontentarsi di un’illusione ottundente e borghese. Sfidare le correnti è difficile e faticoso e capisco che per alcuni sia preferibile smettere e riposarsi, rassegnandosi ad entrare nel novero della gente comune.

    Io preferisco continuare a guardare in faccia il mondo con un sorriso sardonico…

    Listening to:
    My Generation – The Who

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  • Surreale, ma bello…

    1 gennaio 2007
    Senza categoria

    Avrei potuto trascorrere un banalissimo S.Silvestro giocando a carte da qualche parte. Avrei potuto vestirmi bene, mettermi un bel paio di scarpe, indossare una allegra faccia di circostanza e guardare i minuti passare sul quadrante dell’orologio durante qualche noiosissima e interminabile partita di Mercante in Fiera. Di certo, se l’avessi fatto sarei considerata una persona normale, ma non mi è mai importato molto della “normalità”, così ho deciso di fare esattamente il contrario. Mi sono vestita come in ogni altro giorno dell’anno, ho indossato le scarpe da ginnastica come sempre e ho riso di cuore, sguaiatamente forse, ma sinceramente.
    E’ stato un Capodanno speciale, per nulla razionale, ma tremendamente divertente. Non lo dimenticherò per molto, molto tempo: il consueto tour della Piana; il brindisi in Piazza Pozzo; l’esplorazione della suggestiva via S.Basilio; il messaggio cifrato lasciato a chi ha deciso che è tempo di unirsi ai “normali”, a quelli che – per citare il grande Gaber, di cui ricorre oggi l’anniversario della morte – fanno finta di essere sani…
    E che la gente continui pure a guardarci con occhi che esprimono disapprovazione, a giudicarci imbecilli. Quando siamo insieme e facciamo le nostre “stupidaggini” noi siamo felici, questo conta. E provo pena per quelli che hanno perso la capacità di non prendersi sul serio.

    Rido di me stessa e rido del mondo, rido di cuore, senza sforzo.

    Listening to:
    Far finta di essere sani – Giorgio Gaber

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