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  • Not too bad

    23 gennaio 2007
    Senza categoria

    In fondo potrebbe andare peggio.

    Che la maggior parte degli esseri umani fosse solo feccia era una cosa a me già nota, dunque, perché stupirsene? Che non si debba mai lasciare nulla incustodito, perché i tuoi simili non condividono il tuo rispetto per le cose altrui è fin troppo banale.
    Bene, ho imparato la lezione.

    La convivenza con altre persone con le quali non si ha alcun tipo di legame, né di affinità è una cosa per certi versi insopportabile e quando il numero di individui con cui dovere convivere supera di gran lunga quello di una squadra i calcio è ancora peggio…
    Però, basta che richiuda la porta della mia camera dietro le mie spalle e tutto migliora. La solitudine spesso è un tesoro da difendere con le unghie e con i denti. Detesto le intrusioni nella mia sfera personale. Adoro stare da sola con i miei pensieri e a volte mi piace perfino non proferire parola né incontrare anima viva per giorni interi. Non sempre, ma ogni tanto mi è quasi necessario. Per fortuna mi rimane sempre questa camera in cui sparire quando proprio non ho voglia di vedere nessuno. Non è male.
    Dite che sono misantropa? In parte è vero. A mia parziale discolpa posso solo aggiungere che non è l’intero genere umano a disturbarmi, si tratta solo di una “misantropia mirata”, “discontinua”.

    Listening to:
    Red Rabbits – The Shins

    P.s. Grazie Stefano, senza il tuo post su di loro non avrei mai conosciuto gli Shins!

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  • Doveri

    22 gennaio 2007
    Senza categoria

    Le giornate durano decisamente troppo poco, avrei bisogno di almeno 48 ore quotidiane. Gli oneri si affastellano uno sull’altro e formano un mucchio che non è possibile ignorare. La mia coscienza non mi permette di tralasciare nulla, anzi, se solo provo a girare lo sguardo sembra squadrarmi con occhi taglienti e accusatori. Mi sento minacciata dalla scomoda eventualità che mi possa essere imposta un’infamante lettera scarlatta, pur sapendo che è un’ipotesi lontanissima dalla realtà.
    Avrei bisogno di una ricetta per imparare a sedare il Torquemada che è in me, per far sì che inguaini, almeno ogni tanto, il suo indice pungente.

    Listening to:
    Black – Pearl Jam

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  • Fiatone…

    21 gennaio 2007
    Musica

    …sono appena rincasata al termine di una serata piacevolissima, culminata con il divertente live di Caparezza in piazza Vittorio Veneto. È stata quella che si suole chiamare “ciliegina sulla torta”.

    Sto rivalutando le Universiadi: sono meglio di quanto avessi pensato. Se non altro, perché mi posso godere qualche concerto gratuito, il che non è affatto male. E dopodomani mi aspettano i miei cari Gotan Project. Che meraviglia!

    Listening to:
    Follie preferenziali – Caparezza

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  • …Invece sembra primavera

    19 gennaio 2007
    Senza categoria

    Aspetto la neve ed arriva una giornata caldissima…
    Il clima cambia davvero. Non volevo ammetterlo, credevo che fossero ipotesi allarmistiche, ma se il 19 gennaio a Torino si può andare in giro senza cappotto alle sei del pomeriggio e con il sole già calato, che mi piaccia o no, dovrò rassegnarmi al peggio.
    Il mio caro inverno si comprime sempre più e tra poco potrebbe scomaprire del tutto. Riuscirei a farmene una ragione? Credo che non sopporterei l’idea di vivere un’estate senza fine.

    Oggi c’erano un’atmosfera ed un odore da pomeriggio di aprile. Strano. Quasi inquietante.

    Listening to:
    Il circuito affascinante – Moltheni

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  • Prima o poi

    18 gennaio 2007
    Senza categoria

    Non ho mai visto una vera nevicata. Da un paio di giorni spero che all’improvviso la neve faccia la sua comparsa e guardo il cielo cercando di cogliere qualche segno che possa preannunciarla.
    Spesso mi domando che odore abbia la neve fresca e cosa si provi a svegliarsi la mattina e trovare un tappeto candido sulla strada. E come sia camminare sotto i fiocchi che scendono dal cielo. Mi piacerebbe trovare le risposte a questi interrogativi. Pensavo che venendo a Torino sarebbe successo presto, invece non è stato così. Ma l’inverno è ancora lungo, dunque aspetto.

    Ho aggiunto anche la neve alla lunga lista di cose che si fanno desiderare. Del resto aspettare è la cosa che so fare meglio.

    Listening to:

    Please, forgive me – David Gray

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  • Pensieri di prima sera

    17 gennaio 2007
    Senza categoria
    «Tutto resta uguale ed è normale,
    non c’è niente di speciale,
    una carogna resta tale
    anche coi guanti bianchi…»
    Tutto il divenire sembra un’inutile processione circolare. Muoversi incessantemente, senza spostarsi mai davvero. Tenendo sempre lo sguardo fisso sui propri piedi.
    «…E l’universo tridimensionale
    sta perdendo il suo colore
    ed è avaro di stupore e di bei pensieri…»

    Le notti sono orfane del sonno e dei sogni. E durano sempre troppo poco. Troppo a lungo.

    «…Tutto resta uguale, i nostri occhi
    annoiati e semi-spenti
    non si accorgono che il sole ci riscalda tutti
    e diventiamo semi-artificiali…»

    Aspetto un segno. Ogni volta che alzo gli occhi attendo una rivelazione, ma ripetutamente sono stata costretta a constatare che le rivelazioni sono più rare di quanto si possa pensare.

    «…Tutto resta uguale ed è banale,
    non ha testa per pensare,
    ma nemmeno per sofisticare tutto…»
    Dubito delle mie stesse mani, benché le veda e sappia che sono vere e che sono mie. E dubito dei miei pensieri. Come se fossero appendici sviluppatesi a causa di un qualche spaventoso agente patogeno.
    «…Ed io lo so che è solo un sogno,
    che non ci inventiamo niente,
    perché tutto splende,
    ma noi non lo vediamo perché siamo velocissimi.
    E lo so che tutto è niente,
    che anche il bianco ha i suoi colori
    ed andare fuori
    dalle case, da noi stessi,
    ci farebbe respirare.
    Ed io lo so che è solo un sogno.
    E’ solo un sogno.
    Solo un sogno…»
    Listening to:
    E’ solo un sogno – Paolo Benvegnù

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  • Para desentristecer

    16 gennaio 2007
    Senza categoria

    Provo ad essere più ottimista. Il futuro è un’incognita per tutti, anche per me. Spero di riuscire a convincermene. Non voglio ricadere nel mio solito errore di rovinare tutto con quelle che gli psicologi chiamano “profezie autoavveranti”.

    Ascolto Caetano Veloso, mangio le meravigliose Tenerezze al caffè del Mulino Bianco, penso all’amato inverno fuori dalla mia finestra e provo a sorridere. A forza di impegnarmi la smorfia forzata diventa quasi credibile.

    Stasera voglio andare a dormire contenta e fare uno di quei sogni “pilotati” che riuscivo a fare da piccola, quando distesa nel mio letto con la luce spenta mi concentravo intensamente su di una cosa fino al momento in cui mi assopivo e sognavo esattamente quello che avevo deciso di sognare.

    Listening to:
    O Leãozinho – Caetano Veloso

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  • Timore e tremore

    15 gennaio 2007
    Senza categoria

    Pensa a tutte le tue paure più recondite che si agglomerano. A un brivido che sembra cingerti le spalle. A un lieve tremito che turba la tranquillità del tuo labbro inferiore. Pensa a quanto tutto sembra inutile allora, quando ti senti già sconfitto prima ancora che siano distribuite le carte.

    Listening to:
    Baba O’Reily – The Who

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  • A veces me canso…

    13 gennaio 2007
    Senza categoria
    Ya ves, a veces me canso de ser hombre y también
    me agota escuchar que todo va bien,
    y ver tristes hombres mirando al sur,
    y no existir si no me miras tú.
    Ya ves, a veces me canso de perderte
    y saber que estamos solos
    y no va a volver Guevara para darme la razón
    de no verte tendida en mi colchón.
    Y mientras tanto,
    estrépito de andamios,
    pateras y naufragios,
    desvelan nuestro sueño.
    Y mientras tanto,
    si hoy se cae La Habana,
    ¿el día de mañana
    quién será nuestro dueño?
    Así yo canto para recordar
    que sigues a mi lado,
    que aún sueñas despierta porque así
    vencemos el cansancio.
    Así yo canto para recordar
    que aún seguimos vivos,
    si no ves más allá de tu horizonte
    estaremos perdidos.
    Ya ves, a veces me canso de ser libre, de ser
    libre para venderme y caer muerto
    donde mi libertad prefiera,
    siempre al otro lado de tu frontera.
    Ya ves, a veces me canso de mí y de no tener
    valor para buscarte y cometer
    todo delito que este amor exija.
    “Quieta ahí, tus labios o la vida”.
    Y mientras tanto,
    estrépito de andamios,
    pateras y naufragios,
    desvelan nuestro sueño.
    Y mientras tanto,
    si arde Lacandona
    si Marcos abandona,
    ¿quién será nuestro dueño?
    Así yo canto para recordar
    que sigues a mi lado,
    que aún sueñas despierta porque así
    vencemos el cansancio.
    Así yo canto para recordar
    que aún seguimos vivos,
    si no ves más allá de tu horizonte
    estaremos perdidos.

    Listening to:
    Ya ves – Ismael Serrano con Eduardo Aute

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  • Good things don't ever come to me

    12 gennaio 2007
    Senza categoria

    Appurato il fatto che benché mi crei delle pie illusioni, queste non riescono a rabbonire il ribollire di umori lividi e presentimenti negativi che movimenta la mia materia grigia, posso affermare di aver raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza. E questo rende il filo che lega i miei desideri al mio destino ancora più sottile di quanto non fosse in precedenza. Non manca molto prima che si spezzi, precipitando i miei sogni in una pozza di fango. Saperlo, esserne perfettamente conscia, non fa che acuire l’amarezza. Così questi ultimi giorni di fantasie sospese a mezz’aria diventano d’un tratto come una maledizione. Una insopportabile dilazione della sentenza. Un supplizio. Una disumana amplificazione dell’attesa e della delusione. Lo schiocco di uno schiaffo ricevuto oggi è meno doloroso dell’eco immaginata di quello che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

    Listening to:
    Good things don’t always come to you – Skunk Anansie

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