• <<…Ragazzi basta, state spaventando i normali!>>

    1 gennaio 2007
    Senza categoria

    Potrei scrivere un post pieno di acredine, dettato dal malumore che mi hanno causato due insolenti e-mail ricevute ieri, ma sono una persona riservata e soprassiedo…

    Le feste sono terminate per fortuna. Quest’anno è stato un autentico massacro. In un solo colpo ho scoperto quanto sono lontana dai parenti e da alcune persone che reputavo amici. Colpa mia? Certo, in parte è sicuramente così, ma diciamo che le mie controparti ci hanno messo del loro…
    Siamo ad un bivio e da adesso in poi le nostre strade non possono far altro che divergere sempre di più. Pazienza. Mi dispiacerebbe di più se stessi perdendo le persone così come io le ricordavo, quelle a cui avevo voluto bene, ma visto che si tratta di copie sbiadite di quelle, la cosa non mi fa soffrire più di tanto.
    Arriva per tutti il momento in cui scegliere di accontentarsi di un’illusione ottundente e borghese. Sfidare le correnti è difficile e faticoso e capisco che per alcuni sia preferibile smettere e riposarsi, rassegnandosi ad entrare nel novero della gente comune.

    Io preferisco continuare a guardare in faccia il mondo con un sorriso sardonico…

    Listening to:
    My Generation – The Who

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  • Surreale, ma bello…

    1 gennaio 2007
    Senza categoria

    Avrei potuto trascorrere un banalissimo S.Silvestro giocando a carte da qualche parte. Avrei potuto vestirmi bene, mettermi un bel paio di scarpe, indossare una allegra faccia di circostanza e guardare i minuti passare sul quadrante dell’orologio durante qualche noiosissima e interminabile partita di Mercante in Fiera. Di certo, se l’avessi fatto sarei considerata una persona normale, ma non mi è mai importato molto della “normalità”, così ho deciso di fare esattamente il contrario. Mi sono vestita come in ogni altro giorno dell’anno, ho indossato le scarpe da ginnastica come sempre e ho riso di cuore, sguaiatamente forse, ma sinceramente.
    E’ stato un Capodanno speciale, per nulla razionale, ma tremendamente divertente. Non lo dimenticherò per molto, molto tempo: il consueto tour della Piana; il brindisi in Piazza Pozzo; l’esplorazione della suggestiva via S.Basilio; il messaggio cifrato lasciato a chi ha deciso che è tempo di unirsi ai “normali”, a quelli che – per citare il grande Gaber, di cui ricorre oggi l’anniversario della morte – fanno finta di essere sani…
    E che la gente continui pure a guardarci con occhi che esprimono disapprovazione, a giudicarci imbecilli. Quando siamo insieme e facciamo le nostre “stupidaggini” noi siamo felici, questo conta. E provo pena per quelli che hanno perso la capacità di non prendersi sul serio.

    Rido di me stessa e rido del mondo, rido di cuore, senza sforzo.

    Listening to:
    Far finta di essere sani – Giorgio Gaber

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  • Propositi per il 2007

    30 dicembre 2006
    Senza categoria

    Se la realtà sfugge basta stringere il pugno più forte. L’ottimismo è uno stato mentale. Il cupio dissolvi si può curare con poco, basta solo una risata di cuore. E se a volte sembrerà non essere così, mi impegnerò per far sì che lo sia comunque.
    I colori delle cose testimoniano la vita di cui il mondo è imbevuto e che spero ardentemente mi sommerga, che mi inzuppi fino al midollo e mi rammollisca come un biscotto. Ci sono tanti spigoli in me che vorrei smussare. Mi procurerò una buona dose di carta vetrata e inizierò a strofinare forte.
    Sono fiduciosa. Come ho già promesso a Bra e al Menestrello, il 2007 sarà il nostro anno…

    Listening to:
    Sing for absolution – Muse

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  • Bozzetto

    28 dicembre 2006
    Senza categoria

    Pomeriggi pigramente raggomitolata a sonnecchiare facendo girotondi con i miei pensieri. Vortici e spirali. Che portano da qualche parte, anche se non mi è chiaro dove.
    Il vapore che sale da una tazza di tè è la felicità. Il liquido giallo-verdastro è un medicamento miracoloso per fluidificare l’abulia quotidiana.
    Passeggiate serali osservando l’immensa distesa d’acqua salmastra sullo sfondo, che si muove incessantemente e odora di casa.
    Centinaia di luci intermittenti sui tronchi delle palme del lungomare mi ricordano che a volte basta davvero poco a rendere le cose più belle…

    Listening to:
    78 Stone Wobble – Gomez

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  • 'A famigghia…

    26 dicembre 2006
    Senza categoria

    Dopo una due giorni di maratone gastronomiche e di regali (pochi, per la verità…) da scartare, la stanchezza si fa sentire. Ed anche un certo retrogusto amaro sulla lingua.
    E’ stato un Natale interlocutorio. Bello per quello che ha riguardato il mio nucleo familiare – che cosa magnifica ritrovarci tutti insieme attorno ad una tavola, come non accadeva da molto tempo ormai – e gli amici; un po’ meno a proposito dell’incontro con altro parentame vario: zii, cugini etc.
    Vabbè, sono stata lontano da casa per un bel po’, ma mi sono sentita estranea tra estranei e non mi è piaciuto affatto. Ignorata, ecco la parola giusta. Non è propriamente questo che io intendo come Natale…
    Il “Natale anticipato”, la scorsa settimana a Torino, era stato nettamente più caloroso e gratificante. Non solo perché la maggioranza dei regali l’ho ricevuta in quell’occasione, anzi, ma soprattutto perché mi sono sentita considerata, ben voluta, gradita, “in famiglia”. E questa sensazione non si è limitata alla giornata trascorsa a casa dei miei zii.
    Sapevo già che i rapporti familiari alla lunga, con la lontananza, inevitabilmente si sarebbero allentati e fatti più formali, ma non immaginavo che sarebbe accaduto così presto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore…però cavolo che velocità!

    Listening to:

    All apologies – Nirvana

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  • Traiettorie circolari

    23 dicembre 2006
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    Nell’atmosfera sospesa di un dicembre umido e grigio mi sorprende il sovvenire.
    La realtà non mi appare tagliata di netto con un coltello affilato, bensì sfilacciata, con strascichi e appendici che attendono di essere rimossi. E io aspetto. Aspetto gli eventi.
    A volte l’ignoto mi scuote e mi spaventa e vorrei affrettare il destino, sapere. Io che sogno che il tempo metta le ali: è alquanto curioso.
    Ma non leggete, vi prego, malinconia e sconforto nelle mie parole, non inferite terrori che non esistono. Non sono triste, davvero. E’ solo un dolce rimuginare.
    Oscillo tra sentimenti alterni nei confronti della mia attività cerebrale. A volte maledico questo continuo considerare e sezionare e analizzare e speculare, ma mai con assoluta sincerità, ché in fin dei conti mi piace crogiolarmi in questo magma di riflessioni caotiche. Aggrovigliarmi attorno a un punto e non andare in nessuna direzione. Il moto rettilineo non fa per me. Sono una campionessa nel perdere e nello sprecare, nell’arrivare fuori tempo massimo. E’ il mio modo di vivere. Non ho intenzione di rassegnarmi a diventare decisa e diretta. Prima di afferrare le cose mi piace accarezzarle a lungo…

    Listening to:
    Climbing up the walls – Radiohead

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  • Letter to Santa

    22 dicembre 2006
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    Caro Babbo Natale,
    è davvero troppo tempo che non mi faccio viva.
    Come va? Spero tutto bene. Anche con trigliceridi, colesterolo, glicemia ecc., ché alla tua età danno sempre un po’ di problemi…
    Io sto bene, anche se dall’ultima volta che ti ho scritto sono cambiate un milione di cose. Non gioco più con le Barbie. Ho preso la licenza elementare, poi quella media e mi sono diplomata. A marzo ho discusso la tesi della triennale. Sono cresciuta di circa 40-45 cm, o forse più e di certo se mi vedessi adesso stenteresti a riconoscermi, se non fosse per i miei occhi che continuano ad essere grandi, scuri come il carbone e innocenti.

    Non è stato un bel gesto da parte mia rinnegarti da un giorno all’altro e ti chiedo scusa. Se puoi perdonarmi – ed ecco che spunta il lato utilitaristico di questa lettera – avrei un paio di richieste. Sarò breve. La prima cosa che vorrei chiederti è di far sì che gli esami della sessione invernale vadano bene (e per BENE, sai cosa intendo…). Sono un po’ preoccupata, è una realtà nuova e mi dispiacerebbe sfigurare.
    La seconda – che non è meno importante, (tutt’altro), è solo meno immediata – è di avere qualcuno vicino che faccia un pezzo di strada con me. Mi sono stancata di non avere alcuna progettualità. Del qui e ora e domani chissà…
    Infine, vorrei che tutto il resto rimanesse esattamente così com’è.

    Io, dal canto mio, ti prometto di essere buona e gentile con tutti – anche con quelli che mi guardano con occhi che sembrano dirmi «brutta terrona tornatene a casa tua!» – e di darti una mano a realizzare i miei desideri. Perché tanto lo so che dipende tutto da me…

    Adesso ti saluto, so che in questo periodo sei oberato. Mi raccomando, riguardati. E copriti bene, ché sulla slitta fa freddo.
    Un abbraccio.

    Con affetto

    Maria

    Listening to:
    The Christmas Waltz – Frank Sinatra

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  • Esistenzialista triste

    21 dicembre 2006
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    Le giornate dissonanti si inseguono l’un l’altra, aumentano, accrescono il loro volume. Quante ancora? E poi?

    Cara Vale, “Il Piccolo Libro delle Risposte” non basta a risolvere tali interrogativi. È solo una droga come un’altra per provare a sedare questi palpiti e, in verità, non riesce neppure ad ammansirli lievemente: semplicemente li moltiplica. Alla prova dei fatti, “Il Libro delle Risposte” non è altro che un generatore pret-à-porter di domande.

    Non dormo. Penso. Non mi fa bene, anche perché la frattura tra i miei pensieri e le mie azioni è troppo profonda e si divarica progressivamente…

    Faccio sempre esattamente il contrario di quel che dovrei. Divento reticente quando dovrei essere espansiva. Sfuggente quando dovrei abbandonarmi. E adesso avrei davvero tanta voglia di arrendermi, di consegnarmi senza opporre la minima resistenza. Evidentemente, però, quello che mi sembra inevitabile, non è neppure lontanamente probabile. In fin dei conti, anche se mi duole dirlo (perché è una ferita inferta alla falsissima modestia del mio amor proprio), ho molto meno “potere” di quanto sarei stata disposta ad ammettere soltanto un mese fa. No, non tutto è a portata di mano…

    Listening to:

    La settimana bianca – Baustelle

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  • Risoluzione

    12 dicembre 2006
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    È giunto il momento di una grande svolta epocale, una grande riorganizzazione. Non è la prima volta che annuncio di essere pronta ad una radicale opera di ristrutturazione, ma poi regolarmente i miei proclami si sono rivelati inconcludenti. Questa volta è diverso: ho una nuova vita che attende solamente che io mi uniformi ad essa per divenire la mia vita e non mi va di lasciare che l’ennesima e – chissà? – forse ultima occasione mi scivoli di mano. Ci metterò un po’ di magnesia su queste dannate mani scivolose, proprio come fanno i ginnasti, e tenterò di tenere la presa più saldamente possibile.

    Ho bisogno di cambiare essenza senza cambiare pelle. Di mantenere la mia superficie e modificare parte della sostanza. Di grattare via un po’ delle croste fuligginose che soffocano la parte più tenera della mia anima, che ne è talmente ricoperta da apparire grigiastra, sclerotizzata e spenta. Vetusta e malsana, per nulla invitante. Direi quasi repellente. Questa patina non rende giustizia a quanto di buono e vivo si trova al di sotto di essa, che – giuro! – non è affatto poco. Non voglio che la mia anima sia solo un’incrostazione polverosa, che aderisce alle pareti interne del mio corpo. Dovrei farle prendere un po’ d’aria per toglierle almeno in parte l’odore di muffa…

    Listening to:

    Walk away – Franz Ferdinand

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  • It doesn't really matter, there's plenty of time…

    12 dicembre 2006
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    …I can wait. I will wait.
    I’m just a little disappointed, but it’s all my own fault.

    Listening to:
    Il mare verticale – Paolo Benvegnù

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NIENTE DI ALIENO

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