Spesso, tra il serio e il faceto, ho affermato di essere un’esteta. Giocando magari ad estremizzare la cosa, ma con assoluta sincerità, perché ho sempre avuto un’idea del bello ben precisa e molto “rigida”.
Ultimamente, però, mi sono trovata spesso a riflettere su cosa sia la bellezza e se abbia un senso sostenere che esista un bello oggettivo, immediatamente percepibile da tutti e non sindacabile, e se questa bellezza si accompagni – come credevo – al fascino, oppure possa essere una grazia “da cartolina”, piatta e noiosa. Con il mio solito piglio sistematico, mi sono messa a notomizzare la realtà circostante, giungendo alla conclusione che è necessario che ridimensioni la mia concezione del bello. Anche perché non è più attuale. Nel frattempo la mia sensibilità verso la bellezza è cambiata ed è ora che anche le mie vecchie idee si rassegnino ad abdicare. Perché, se è vero che in alcuni casi la bellezza è lampante e universalmente riconoscibile, è anche vero che, il più delle volte, questa bellezza, se non è accompagnata da qualche particolare “perturbante”, non riesce a farsi ricordare e a sollecitare forti reazioni emotive. La vera bellezza, a mio parere, contiene in sé qualche particolare dissonante che cattura l’occhio e fa sì che una determinata immagine si imprima nella mente diventando quasi un’ossessione. Essa si manifesta solo quando nell’esplosione dell’estasi si intravede un’ombra di disgusto.
Listening to:
Il vento caldo dell’estate – Alice
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Mi sveglio spesso di notte. Mi sveglio per pensare, come un’urgenza. Sono pensieri veloci che inondano l’estraneità di questa stanza buia, sperando di sentire qualcosa che non sia il battito regolare del mio cuore. E penso ad altre stanze, in altri edifici e a cosa accade lì e mi chiedo se al loro interno qualcuno oltre me resta sveglio. E se sì, cosa pensa e perché. Se invece dorme, mi chiedo che ritmo segua il suo respiro e provo ad omogeneizzare il suo tempo al mio.
Le mie notti si consumano tra sogno e veglia nella ricerca di comunità e comunione con il mondo che mi contiene, eppure dal quale mi sento dolorosamente rimossa. E non mi bastano più i nostri rapporti di fredda cortesia: buongiorno e buonasera e nient’altro, come se mi fosse indifferente tutto ciò che avviene al di fuori di me, come se non mi riguardasse.
La superiorità della vita contemplativa è una sciocchezza colossale.
Listening to:
Vite parallele – Franco Battiato -
Ho una memoria birichina e un inconscio dispettoso, che insieme cospirano contro di me. Parti di me che mi sono amorevolmente ostili e tracciano sogni e ricordi fallaci, che sembrano più veri del vero e traggono in inganno. Come se seguissi una pista e qualcuno avesse deciso di disseminare il cammino di tracce fasulle. E tutto questo incontrollabile proliferare di indizi inconsistenti è pericoloso e consolatorio. Mi custodiscono dentro una scatola imbottita, perchè non mi faccia male, ma imbottita di rischi. A pensarci bene la morbidezza delle sue pareti è solo un’illusione e, a giudicare dai segni che lascia, direi che si tratta piuttosto di una copertura di rovi mascherati da bambagia. Ma spero fortemente, dissennatamente, furiosamente e disperatamente di sbagliarmi.
Listening to:
Nightblindness – David Gray -
“…Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto piùsignificativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengonoa determinarlo? Soltanto il caso può apparirci come un messaggio.Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ognigiorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla…”E a volte il caso ci parla al di là delle parole.Non si deve per forza conversare dei massimi sistemi per comunicarsi qualcosa, anzi, non si deve per forza conversare. Certo, al principio sembrerà di non avere captato nulla, ma poco a poco il messaggio inizierà ad affiorare e ci si renderà conto all’improvviso di qualcosa di assolutamente nuovo e insospettato che si è insinuato proditoriamente nella nostra testa. E sembrerà come se finalmente tutti i pezzi di un tetris invisibile avessero trovato l’incastro perfetto.
Listening to:
Uragano vite – Marco Parente -
Con il cuore contento, un sorriso ebete che mi accompagna da qualche ora e le palpebre ormai troppo pesanti, stasera andrò a letto presto, come non faccio più da molto tempo. Chiudendo – forse un po’ a malincuore – il sipario su una bella giornata. Stanca ma felice. Mi aspetta l’abbraccio morbido e rassicurante del “sonno del giusto”. E il tepore piacevole del mio pigiama azzurro.
E mi merito questa ninnananna di sottofondo fino all’ultima nota.
Listening to:
Miss Sarajevo – The Passengers & Luciano Pavarotti -
Il tempo trema a cavallo della lancetta dei minuti. Si sposta sempre in avanti, senza tentennamenti, senza ripensamenti e senza rimpianti per quanto si è lasciato alle spalle. Ma poi trona sempre sullo stesso settore del quadrante, eppure non è più lo stesso tempo. E nel suo percorso a spirale travolge le cose e le persone. Inermi vittime di un’entità impalpabile e convenzionale. Ostaggi della sua corsa infinita con una lama di rasoio puntata dritta contro la gola. Una lama scintillante a forma di lancetta.Listening to:Stelle buone – Cristina Donà -
Detesto le sorprese. Non mi piace essere colta alla sprovvista, spiazzata, lasciata a bocca aperta. Non amo neppure le sorprese positive, anche perché la maggior parte delle volte si è talmente disorientati che è più il tempo che si perde a rendersi conto di ciò che sta accadendo, che quello che rimane per gioire effettivamente e godere delle sensazioni piacevoli derivanti da un evento tanto fausto quanto inatteso.
A maggior ragione mi disturbano le sorprese infelici. Devo tenere sotto controllo le cose e quando mi sfuggono inevitabilmente tendo a drammatizzare. Non sempre però è una reazione immotivata. A volte – come oggi – è l’unica possibile ed è sacrosanta.
E’ che mi avvilisco quando vedo i miei sforzi andare a fare compagnia al vento…
Listening to:
In between days – The Cure -
Non chiedo che le mie parole abbiano le ali, né che i miei desideri abbiano le gambe. So già che non avrebbero la forza di andare da nessuna parte. Non chiedo che le mie mani smettano di tentennare e i miei occhi di abbassarsi. Le mie guance infuocate denuncerebbero comunque ogni imbarazzo. Non chiedo e non spero che i miei sorrisi smettano di scontrarsi con superfici respingenti. Non esiste qualcosa in grado di assorbirli e poi di restituirmeli sempre uguali e sempre nuovi. Non desidero. Non pretendo. Tutto ciò che ho l’ardire di attendere lo tengo per me, nascosto, protetto, al sicuro. Non oso urlare, neppure sussurrare.
Listening to:
Ojalá – Silvio Rodriguez -
E’ un mistero come le schiacciatine Buitoni abbiano un sapore così perfetto. Già, perfetto. Più, molto più, che buone. E’ sempre un mistero, però, come faccia una porzione (che equivale a 3 schiacciatine delle dimensioni di circa 8×6 cm) ad apportare più o meno 400, dico 400 calorie (!!!)…Tre misere schiacciatine sono più energetiche di un piatto di pasta al pomodoro con poco olio. Tutto ciò tra l’altro senza riuscire ad avere un effetto saziante neppure lontanamente paragonabile a quello di un piatto di pasta. Dunque biosogna dedurre che una porzione di schiacciatine non va bene per fare merenda (o colazione, o un qualunque altro spuntino nel corso della giornata, o – perché no? – della nottata), perché è troppo “nutriente”, ma neppure per sostituire un pasto perché non riempie lo stomaco. Mi chiedo allora quando si dovrebbero consumare. E soprattutto quale sia l’ingrediente che contribuisce a fare elevare in modo tanto vistoso l’apporto calorico. Eh, sì, i grandi interrogativi dell’esistenza… Riusciremo mai a trovare delle risposte?Oscar Wilde aveva proprio ragione: le cose buone della vita o sono illegali, o sono immorali, o fanno ingrassare.Spero solo che il componente responsabile dell’aumento delle calorie non sia fornito alla Buitoni direttamente dalla Castrol…Listening to:Magnete – Moltheni -
Le catene solitamente mi danno fastidio e sono un killer spietato nei loro confronti, ma questa proposta da Fab proprio non posso lasciarla morire…
Dunque, vediamo, di libri sulla scrivania ne ho tantissimi, ma purtroppo nessuno è lì per mia libera scelta, sono tutti testi universitari…sapete com’è, periodo d’esami…
Ora che guardo meglio, però, un altro libro c’è. Ok, ho scelto:“E non solo perchè in fondo lei è il responsabile del personale
dell’azienda; ma anche perchè è giovane e oggi è qui, ma
un domani, se riceverà una proposta di lavoro più allettante, non
esiterà ad andarsene, e dopo che se ne sarà andato, chi potrà o vorrà
metterla in relazione con quanto accaduto?”
Si tratta de “Il responsabile delle risorse umane” di Abraham B. Yehoshua, iniziato tempo fa e non ancora terminato per motivi di studio.I miei nominati per la prosecuzione della catena sono Stefano e Vale.
Vi spiego come funziona: prendete un libro dalla scrivania, apritelo a pag. 123, saltate le prime 5 righe e copiate le successive 5.
Buona catena!