In questi giorni di smarrimenti e meraviglia provo ad inseguire un’immagine evanescente di una me stessa che potrebbe essere e forse non sarà mai, ma che vorrei almeno per qualche attimo acciuffare. Vorrei che le mie braccia riuscissero ad allungarsi al punto di afferrare la chioma scarmigliata che si trascina nel vento e respirare un po’ di quell’aroma vitale e selvatico, d’erba e margherite. Con un gesto solenne arrestare la corsa di questa fanciulla, che è una proiezione di me e dei miei desideri, e far sì che immagine e realtà combacino per il tempo infinitesimale di un sospiro o di un battito di ciglia…
Lei può tutto: può concedersi risate spensierate dalle quali perfino l’ombra della tristezza è bandita, può correre fino allo stremo delle forze, può dire con parole semplici e senza troppe circonvoluzioni e remore, può legittimamente prendersi il lusso di essere ottimista senza sembrare visionaria e può anche essere visionaria, se le va.
Io brancolo in una penombra che a volte è abitata da fantasmi minacciosi e dubito di qualunque cosa perfino quando posso vederla, toccarla. Ho sempre timore di fraintendere messaggi che rimangono sospesi a mezz’aria per pochi attimi prima di inabissarsi nel caotico divenire della routine quotidiana.
Listening to:
Bird Stealing Bread – Iron & Wine
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1 commento su Difetti d'interpretazione
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E’ inimmaginabile la felicità che può dare tenere tra le mani una piccola busta gialla. Stringerla e sapere che la memoria persiste e che essa significa – e rende tangibile – una prossimità affettiva che non ci si attendeva.
Il cielo grigio di questi ultimi due giorni contrasta con le insperate schiarite nell’anima.
Ci sono una serie di cose infinitesimali che, soffiando via i sospiri, rendono lo scenario circostante meno minaccioso e inebriano di meraviglia.
A volte mondi che sembrano lontani anni luce entrano in contatto, per un secondo si sfiorano e non provano né disagio, né repulsione, come se quello fosse ciò a cui erano stati da sempre destinati. Sono momenti chiave dell’esistenza, anche se la loro superficie può travestirsi da banalità…
Listening to:
The last good day of the year – Cousteau -
Basta! Mi sento su una graticola.
Se solo riuscissi a respirare a pieni polmoni e a tacitare questa sequenza frenetica di tonfi…
E’ tutto così dannatamente complicato e questo senso di capogiro – come se il mio cervello fosse un gigantesco embolo gassoso – non è certo di grande aiuto.
Vedo, sento, rielaboro le informazioni e tremo. Spero che questa volta la mia preveggenza mi tradisca e che le nuovole che sembrano addensarsi su di me siano solo passeggere, altrimenti non ci sarebbe rimedio. Ancora una volta non potrei competere. Non sono all’altezza.
Listening to:
Autumn – Carla Bruni -
Se solo la smettessi di vedere le cose attraverso una lente deformante e mi rassegnassi ad una realtà priva di tutti i fronzoli che sono solita ricamare sulla sua tela! Ma non ne sono capace. E’ come una condanna.
Ah, questa terribile afasia e questo soverchiante terrore di fare sempre un passo di troppo! E questo continuo e faticoso riprendere ogni giorno i fili strappati il precedente, con l’illusione di portare avanti un lavoro di tessitura che, invece, non cresce mai…
Mi schiaccia il peso di tutte le parole lasciate a mezz’aria e il senso di colpa per non averle acchiappate.Listening to:
La ballata degli impiccati – Fabrizio De Andrè -
Non riesco ad immaginarmi a lottare brandendo la lancia; non fa per me, eppure dovrei iniziare a digrignare un po’ i denti, prima che l’assalto sia portato a termine e il mio territorio sia depredato impunemente da chi sa gestire tanto la guerrilla quanto gli scontri in campo aperto.
Gli assalti si susseguono rapidamente e non posso permettermi di essere troppo ingenua e mite. Ma non posso, e non voglio, abbandonarmi alla prepotenza.
La breve tregua che si prospetta sarà, mi auguro, un’occasione per preparami alle battaglie vere proprie, che sento prossime ed inevitabili e dalle quali non voglio ritirarmi sconfitta senza neppure avere esploso un colpo…
Listening to:
Bandiera bianca – Franco Battiato -
Chiudere gli occhi. Ripetere insistentemente che non sono più io. Riaprili e constatare il miracolo compiutosi. Sarebbe perfetto. Dimenticarmi di Maria, di quello che è e che non è, come un bruco si dimentica dei sui bitorzoli per ritrovarsi splendida farfalla. Dare un colpo di spugna energico e lavare ogni minima traccia di questa identità schiacciante, di etichette che pretendono di squadrarmi e che non mi lambiscono nemmeno, che in parte mi sono affibbiata da sola e in parte ho ricevuto da chi crede che la corteccia possa bastare a dare un’idea del midollo. Un midollo che sembra in ebollizione, che prepara nel silenzio una melodrammatica sommossa, gonfiandosi di vapori che non hanno uno sfiatatoio e che porteranno inevitabilmente a qualche dilaniante esplosione.
Listening to:
Forget myself – Elbow -
“…non verremo mai
tratti all’altare
neanche dentro
una cassa di legno…”
E’ come se tutto ad un tratto non ne potessi più di strisciare sulla schiena e i graffi si fossero tramutati in piaghe ulcerose, che spurgano un pus viscoso e fetido. Sento lo schiocco violento di ogni colpo di scudiscio che mi crepa le labbra e il sapore ferroso del sangue che precipita in rigagnoli tiepidi. Questa marginalità obbligata pesa più di un bagaglio di paccottiglia inutile da portare in spalla in una giornata torrida.Listening to:
A che serve lo zolfo – Cesare Basile -
Gli eventi galoppano sollevando una nube spessa di polvere rossiccia che irrita gli occhi. La chiarezza latita. Mi manca la giusta prospettiva per riuscire a giudicare lucidamente. Oscillo tra momenti di sincera disperazione e altri di irrefrenabile gioia in modo apparentemente inspiegabile. Non capisco e non ho fretta di farlo; mi dispiacerebbe eccessivamente rompere quest’atmosfera di attesa così esaltante in cui ogni cosa acquista un significato che va ben al di là della pura denotazione. E mentre mi dico che farei meglio ad adoperarmi per ripristinare le comunicazioni con la mia ragione, sopraggiungono nuovi elementi che non fanno altro che confermare e stimolare questi deliri, con il risultato di accrescere il senso di vertigine e confusione. Forse ho già fatto il passo oltre il quale è impossibile tornare indietro, oppure ci sono molto vicina e non ho alcuna intenzione di trattenermi dall’avanzare ulteriormente verso quello che, a giudicare da quanto riesco a scorgere da qui, potrebbe anche essere un buco nero. Sono pronta a farmi carico di ogni responsabilità che ciò comporta e accetterò ogni evenienza come l’inevitabile conseguenza di questi giorni vissuti in dormiveglia, anche se ciò significasse accogliere di buon grado disagi e malumori.
Listening to:
La marcia dei santi – Archinuè -
Continuo a impegnarmi per costruire il futuro, che ha la spiacevole abitudine di prendere brutte pieghe, se ci si distrae anche solo per poco.
Mi aggrappo agli sparuti fili che dal cielo pendono sul precipizio e provo ad arrampicarmi su questi appigli provvidenziali, tanto graditi, quanto inaspettati. Provo a seguire l’esempio delle gocce tenaci, che riescono ad averla vinta sui sassi. Provo a mostrare la mia vera identità, a non essere impenetrabile e sempre sulla difensiva, a non vergognarmi di una complessità che mi connota come un marchio fosforescente.
Mi pare che i fendenti della malasorte adesso si abbattano meno violentemente e che spesso, addirittura, mi manchino. E, quando riesco a strappare un sorriso, mi sento appagata. Mi basta per sentire rallentare il metronomo che freneticamente si agita nel mio cervello, e disserrarsi i pugni e rilassarsi la mascella e aprirsi la gola, così che quello che sembrava strozzato, o incastrato di traverso, adesso può essere comodamente deglutito. Non soffoco più.Listening to:
L’uomo col megafono – Daniele Silvestri -
Nonostante la fatica di questi giorni troppo densi di impegni, in cui perfino trovare il tempo di respirare a volte può sembrare un’impresa, mi sento serena, confortata e fiduciosa. Inspiegabilmente le cose pesano ogni giorno di meno, si rianimano, si colorano di tinte nuove e brillanti, perdono i loro contorni spigolosi e diventano sempre più accoglienti, concave, tiepide e materne, cosicché mi possa mollemente abbandonare a questo nuovo e fragile senso di confidenza che sta facendo lentamente capolino. La parabola ascende, non vertiginosamente, ma costantemente ed è meglio che sia così, perché questo mi risparmia il senso di capogiro. E, forse per la prima volta in tutta la mia vita, non m’importa affatto di sapere come andranno le cose, m’importa solo che continuino impercettibilmente a muoversi, ad evolversi giorno dopo giorno, in meglio o in peggio non fa differenza, ciò che conta è che non si inchiodino. M’importa di fluttuare in questo alone luminoso incoscientemente, senza ragionare troppo su questa primavera anticipata, per non guastarla, ma assaporandola, respirandola, sfiorandola, ascoltandola e facendomi lusingare dalle sue carezze.Listening to:Porta Vagnu – Ivan Segreto
