Specialisti del cliché e delle generalizzazioni, hanno bisogno di gonfiare il petto e fanno la ruota come pavoni mentre spalano e ammonticchiano sterco su tutto quello che vorrebbero convincersi di detestare e che invece invidiano e bramano disperatamente. Insegnano soprattutto ciò che non hanno mai appreso e fanno tiro al bersaglio con chiunque sentano superiore a loro. Patetiche e capricciose primedonne da teatro di rivista, vivono nel timore che i riflettori non siano sempre puntati su di loro e tramutano in colossi i loro granelli di sabbia…
Listening to:
Blue Valentine – Tom Waits
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2 commenti su The bumptiousness of insecure people
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Se sei nato sull’Isola sei condannato a subirne per sempre la malia perversa e inebriante. Non è qualcosa che si possa spiegare, non ci sono termini appropriati e poi, gli altri, quelli che non la conoscono non possono neanche lontanamente afferrare la portata delle tue parole. E’ una malattia che succhi con il latte materno e che a volte sembra troppo dura da sopportare e ti illudi che fuggendo possa guarire, ma, anche se a volte il processo può richiedere una vita intera, alla fine ti devi arrendere e tornare a stringerti al seno prosperoso di questa madre invadente e benevola. Non importa quanto lontano ci si spinga per sfuggirle, lei ti trova sempre, perché in verità non ti ha mai lasciato. Basta che in una giornata di sole tu chiuda gli occhi per un momento e, fossi pure a Helsinki, sentirai le narici invase dall’odore di terra arsa e di aria rovente. Solo gli insensibili possono mostrarsi ritrosi davanti alle lusinghe di questo paradiso negletto e perturbante, moderno e primitivo come solo la Sicilia sa essere. Come resistere a un luogo che allo stesso tempo è dentro e fuori dal divenire, un luogo in cui tutto si muove turbinosamente e parimenti se ne sta placidamente rannicchiato in un sonno che dura da millenni? Come non sentirsi sopraffatti dai suoi profumi violenti e dai suoi colori saturi? Come non subire il fascino di un triangolo di terra emersa che galleggia sul mare e sul fuoco?Listening to:Stranizza d’amuri – Franco Battiato -
Illanguidire e disperare nel passato sono stati i verbi che più mi si addicevano e ho sempre creduto che fosse inevitabile, indipendente dalla mia volontà e che la causa fosse l’imperizia, o il dolo, della Fortuna. Ma le reazioni sono sempre elicitate dalle azioni: non spuntano dal nulla e non si compiono in un nulla atemporale, al di là delle leggi di causa-effetto. Ho smesso di sgranare rosari di recriminazioni e malumori. Se le carte di questa mano non sono favorevoli, posso sempre aspettare quella successiva…Listening to:Waiting on an angel – Ben Harper -
Dieci: i minuti che mi concedo per scrivere questo post prima di andare a dormire.
Nove: il voto per le merendine “Pan di Stelle”.
Otto: i giorni prima che ricomincino le levatacce.
Sette: il numero di volte in cui mi pento di quello che ho fatto e di quello che non ho fatto.
Sei: le vecchie copie di City che ancora aspettano di essere buttate.
Cinque: le ragazze che continuano a ridere a crepapelle nonostante le facce di disappunto della gente intorno.
Quattro: il numero dei sogni che devo ancora realizzare.
Tre: le volte in cui rifiuto prima di accettare.
Due: le alternative possibili.
Uno: il proposito un po’ folle di cedere e, per una volta, guardare al mondo con un incauto ottimismo…
Listening to:
Like a rolling stone – Bob Dylan -
Sarà l’influsso positivo del sottofondo musicale, che mi riporta alle tiepide sere d’inizio primavera di tanti anni fa passate seduta sul balcone a fare cruciverba, aspettando di sentire la voce di mia madre che mi diceva di andare a tavola, ma in questo pomeriggio di luci smorzate mi sento più serena del solito. Tamburello le dita sul tavolo seguendo il ritmo della musica e risento il profumo domestico dell’aria di Milazzo e le sue promesse d’estate. Quell’atmosfera sospesa, quell’attesa, quella gioia e impazienza per qualcosa d’imminente. E penso alle passeggiate sul lungomare appena terminati i compiti, alle giornate che si allungano e alla brezza di mare, ai suoni di risate argentine, alle bacche degli alberi. Penso ai miei sedici anni di “travagliata” spensieratezza, quando ogni cosa sembrava ancora lontana e m’illudevo di poter sempre e comunque rimandare.
Adesso il tempo mi morde i polpacci e sento che devo sbrigarmi, ma non oggi. Oggi pomeriggio mi godo un ultimo strascico di quella miope leggerezza e mi lascio confondere dall’odore di terra secca, che qui non c’è, ma che mi accompagna ovunque vada e che non potrò mai dimenticare. E prendo un impegno con me stessa, affinché quella ragazzina gracile con i codini non debba rimanere troppo delusa.Listening to:
Catching the butterfly – The Verve -
Non importa il fatto che mi sia sentita come un bufalo accerchiato dai pellerossa. Non importa perché è soggettivo e la soggettività inganna. E tuttavia è successo.
Il problema è che non conosco la morfologia e la sintassi di quel messaggio e riconosco dei significati, ma non riesco ad interpretarli, o li fraintendo.
Cerco di vedere, provo a tracciare dei segni con l’indice sul vetro fuligginoso, ma lo sporco è incrostato e non viene via.
Listening to:
Leaning against the wall – Kings of Convenience -
La consolazione ha bisogno di una cartina dettagliata. Sembra che non abbia nessuna idea di dove dirigersi.
Le cose ultimamente non vanno per il verso giusto e tutte le attese si vedono sbattere la porta in faccia da una realtà indesiderabile…
Il mio destino a volte è sadico e dilatorio. Rimanda sempre la sentenza. O forse no. Ma come posso esserne certa? Odio i refusi e odio ancor di più non sapere se davvero si tratti di un refuso. E’ spaventoso pensare quanta differenza possa fare la presenza di un segno grafico oppure di un altro.
Listening to:
Running up that hill – Kate Bush -
“Trauriger Sonntag dein Abend ist nicht mehr weit
Mit schwarzen Schatten teil ich meine Einsamkeit
Schliess` ich die Augen dann seh` ich sie hundertfach
Ich kann nicht schlafen und sie werden nie mehr wach
Ich seh` Gestalten ziehen im Zigarettenrauch
Lasst mich nicht hier sagt den Engeln ich komme auch
Trauriger Sonntag
Einsame Sonntage hab ich zuviel verbracht
Heut mach ich mich auf den Weg in die lange Nacht
Bald brennen Kerzen und Rauch macht die Augen feucht
Weint doch nicht Freunde denn endlich fühl ich mich leicht
Der letzte Atemzug bringt mich für immer heim
Im Land der Schatten da werd ich geborgen sein
Trauriger Sonntag”
Wo bist du?
Was denkst du?
Listening to:
Gloomy Sunday – Billie Holiday -
I miei pensieri incidono il silenzio facendo zampillare un flusso di sangue nero che sgorga dalla pelle di questa tarda mattinata grigia di inverno.
I miei pensieri non sanno niente, ma presumono molte cose; è questo il loro problema.
I miei pensieri corrono troppo veloce, hanno troppa fretta, sono impazienti.
I miei pensieri mentono a sé stessi, sapendo di mentire e non hanno sensi di colpa.
I miei pensieri soffrono di insonnia.
I miei pensieri giocano con le parole costruendo cattedrali barocche di sillabe.
I miei pensieri non vanno d’accordo con le azioni, non amano sporcarsi le mani.
I miei pensieri sono manichei e ingenui.
I miei pensieri non conoscono la strada per uscire dalla loro scatola e trasformarsi in suoni modulati.
I miei pensieri sono timidi.
I miei pensieri attendono il momento in cui capiranno se sono assolutamente inutili oppure no.
Listening to:
Eu sei que vou te amar – Caetano Veloso -
L’uomo è un essere costantemente e irrimediabilmente insoddisfatto, famelico di novità, di traguardi, di premi e questo ci rende viandanti ciechi al perpetuo inseguimento di entità vaporose che chiamiamo sogni. Poiché sembra che essi debbano sempre per forza precederci, durante la ricerca di qualcosa il rischio di non trovare ciò che si stava cercando è concreto e sempre in agguato, tuttavia non è detto che sia una maledizione. Può capitare di inciampare in qualcosa di cui non ci si immaginava neppure l’esistenza e che questo “incidente” non risulti per nulla nefasto né sgradito. Basta vincere il senso di improvvisa instabilità (derivante dalla sorpresa e dall’impreparazione mentale) che fa traballare le ginocchia e accettare con curiosità il dono inaspettato che non cercavamo e che non ci stava cercando, eppure, per qualche motivo imperscrutabile, era destinato proprio a noi.
Listening to:
Airbag – Radiohead