La Sicilia, il suo cuore
Come Chagall, vorrei cogliere questa terra
dentro l’immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie: soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s’incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge: tanto lontana è l’estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce – e tanto diverso
l’annuncio dell’autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S’incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono: e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell’occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dèi; gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.
Leonardo Sciascia
(La Sicilia, il suo cuore 1952)
Vale lo stesso, anche se non vengo dall’entroterra…
Aspettami: sto arrivando!
Listening to:
Grana – Tinturia
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Ho comprato una piccola girandola iridata per ricordarmi che i colori esistono anche se a volte tutto mi sembra grigio fumo. E che le cose si muovono in virtù di fattori esogeni.
La fortuna continua a non essere il mio forte e la tensione aumenta. I battiti del mio cuore, con il loro ritmo sincopato, punteggiano le notti di riflessioni a tinte fosche.
Tutti hanno ricette e rimedi, peccato solo che siano degli emeriti ciarlatani e che le loro soluzioni non sortiscano il benché minimo effetto.
Chissà perché proprio adesso che mi sento brulicante di vita ho la rigidità del rigor mortis…
La mia immagine è scissa dal mio essere, senza nessun canale di comunicazione e funziona come perfetto negativo di questo.
Mi pesa il fatto di dover sempre scontare un gap nei confronti di qualcuno. Qualcuno che arriva prima, o più facilmente, o in maniera più efficace alla meta da me agognata.
Mi sembra che le cose siano scivolose proprio adesso che vorrei fossero viscose. Evidentemente è il mio destino. Una vita sempre ai piedi del podio a guardare dal basso chi ha saputo ottenere ciò che io mi sono dovuta limitare a desiderare.
Listening to:
Il pozzo dei desideri – Daniele Silvestri -
La vita è un puzzle gigantesco pieno di pezzi spuri che non si possono ficcare da nessuna parte. Ogni tanto ne salta fuori uno e scombina tutto il quadro…
E nella mia di pezzi anomali ce ne sono fin troppi, così tanti che il puzzle si riduce ad una specie di cornice ed all’interno è desolante nel suo essere vuoto per mancanza di componenti che si adattino agli incastri prestabiliti. In più, quelle poche tessere utili che ho tendo a perderle.
Listening to:
Optimistic – Radiohead -
Tempus fugit
Non raccolgo i petali disseminati sul cammino per paura di avvicinare la mano e scoprire che si tratta solo di ologrammi. Non so se convenga di più fugare il dubbio una volta per tutte o persistere nell’incoscienza; e nel frattempo molte cose transitano sul mio stesso sentiero e non si arrestano.
Mi sento minacciata da persone alle quali ho accordato molto di più del semplice saluto e – sia che sia un timore fondato, sia che si tratti di un’ingiustificata psicosi – questo è male, perché l’unica ad avere tutto da perdere sono sempre e soltanto io. Comunque vada, l’incanto è spezzato, l’innocenza è svanita e la confidenza, (che già non abbondava), adesso è totalmente estranea. Ed è tutto figlio di questa sfibrante attesa, di questa avvilente incertezza per la quale io non sono affatto tagliata. Vivere giorno per giorno, senza avere nemmeno qualche sia pur misera anticipazione del futuro non fa per me. Se almeno ricevessi degli input un po’ meno contraddittori! Perché quando si tratta di inferenze il mio cervello parte al galoppo e troppo spesso fraintende, travisa e vorrei davvero che questo non fosse uno di quei casi. E vorrei che i minuti la smettessero di prendere la rincorsa…
Listening to:
Un altro giorno è andato – Francesco Guccini -
How is it going to end?Listening to:Someday we’ll know – New Radicals
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In questi giorni di smarrimenti e meraviglia provo ad inseguire un’immagine evanescente di una me stessa che potrebbe essere e forse non sarà mai, ma che vorrei almeno per qualche attimo acciuffare. Vorrei che le mie braccia riuscissero ad allungarsi al punto di afferrare la chioma scarmigliata che si trascina nel vento e respirare un po’ di quell’aroma vitale e selvatico, d’erba e margherite. Con un gesto solenne arrestare la corsa di questa fanciulla, che è una proiezione di me e dei miei desideri, e far sì che immagine e realtà combacino per il tempo infinitesimale di un sospiro o di un battito di ciglia…
Lei può tutto: può concedersi risate spensierate dalle quali perfino l’ombra della tristezza è bandita, può correre fino allo stremo delle forze, può dire con parole semplici e senza troppe circonvoluzioni e remore, può legittimamente prendersi il lusso di essere ottimista senza sembrare visionaria e può anche essere visionaria, se le va.
Io brancolo in una penombra che a volte è abitata da fantasmi minacciosi e dubito di qualunque cosa perfino quando posso vederla, toccarla. Ho sempre timore di fraintendere messaggi che rimangono sospesi a mezz’aria per pochi attimi prima di inabissarsi nel caotico divenire della routine quotidiana.
Listening to:
Bird Stealing Bread – Iron & Wine -
E’ inimmaginabile la felicità che può dare tenere tra le mani una piccola busta gialla. Stringerla e sapere che la memoria persiste e che essa significa – e rende tangibile – una prossimità affettiva che non ci si attendeva.
Il cielo grigio di questi ultimi due giorni contrasta con le insperate schiarite nell’anima.
Ci sono una serie di cose infinitesimali che, soffiando via i sospiri, rendono lo scenario circostante meno minaccioso e inebriano di meraviglia.
A volte mondi che sembrano lontani anni luce entrano in contatto, per un secondo si sfiorano e non provano né disagio, né repulsione, come se quello fosse ciò a cui erano stati da sempre destinati. Sono momenti chiave dell’esistenza, anche se la loro superficie può travestirsi da banalità…
Listening to:
The last good day of the year – Cousteau -
Basta! Mi sento su una graticola.
Se solo riuscissi a respirare a pieni polmoni e a tacitare questa sequenza frenetica di tonfi…
E’ tutto così dannatamente complicato e questo senso di capogiro – come se il mio cervello fosse un gigantesco embolo gassoso – non è certo di grande aiuto.
Vedo, sento, rielaboro le informazioni e tremo. Spero che questa volta la mia preveggenza mi tradisca e che le nuovole che sembrano addensarsi su di me siano solo passeggere, altrimenti non ci sarebbe rimedio. Ancora una volta non potrei competere. Non sono all’altezza.
Listening to:
Autumn – Carla Bruni -
Se solo la smettessi di vedere le cose attraverso una lente deformante e mi rassegnassi ad una realtà priva di tutti i fronzoli che sono solita ricamare sulla sua tela! Ma non ne sono capace. E’ come una condanna.
Ah, questa terribile afasia e questo soverchiante terrore di fare sempre un passo di troppo! E questo continuo e faticoso riprendere ogni giorno i fili strappati il precedente, con l’illusione di portare avanti un lavoro di tessitura che, invece, non cresce mai…
Mi schiaccia il peso di tutte le parole lasciate a mezz’aria e il senso di colpa per non averle acchiappate.Listening to:
La ballata degli impiccati – Fabrizio De Andrè -
Non riesco ad immaginarmi a lottare brandendo la lancia; non fa per me, eppure dovrei iniziare a digrignare un po’ i denti, prima che l’assalto sia portato a termine e il mio territorio sia depredato impunemente da chi sa gestire tanto la guerrilla quanto gli scontri in campo aperto.
Gli assalti si susseguono rapidamente e non posso permettermi di essere troppo ingenua e mite. Ma non posso, e non voglio, abbandonarmi alla prepotenza.
La breve tregua che si prospetta sarà, mi auguro, un’occasione per preparami alle battaglie vere proprie, che sento prossime ed inevitabili e dalle quali non voglio ritirarmi sconfitta senza neppure avere esploso un colpo…
Listening to:
Bandiera bianca – Franco Battiato