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Un impalpabile felicità avvolge questi minuti che declinano tutte le sfumature del crepuscolo. Implume, confusa e tremante, ha appena fatto capolino dal suo guscio.Nada fue. Apenas nada…Listening to:Quello che non – Francesco GucciniNessun commento su Bagliore
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Quanta gioia,
quanti giorni,
quanti sbagli!
E’ un tardo pomeriggio di questa falsa primavera che odora già di estate e i conti non tornano. La cornice è perfetta, neppure un grande sceneggiatore avrebbe potuto fare di meglio, eppure la fabula è confusa e contraddittoria.
Non ho idea di cosa preveda per me il copione, di quello che mi sia richiesto di fare e anche se l’avessi non so se avrei l’incoscienza necessaria per farlo. Non sono abbastanza scafata per bluffare, non sarei credibile e, stando così le cose, è concreto il rischio che facendo anche solo un mezzo passo falso, diventi vulnerabile come un insetto. Che potrebbe essere spiaccicato senza troppi rimorsi. La chiave di tutto, ancora una volta, sarebbe l’autostima: me ne basterebbe solo un pizzico e forse ogni cosa sarebbe diversa, non avrei tante ritrosie e remore, riuscirei a non sovradimensionare le cose, a non fare sempre tutti questi errori, a non avere un timore irrazionale di svelare qualcosa di me. Invece, sono patologicamente insicura e so già che questo mi impedirà di prendere in mano la situazione e continuerò a frapporre diaframmi tra me e tutto il resto perché ho paura dell’impatto con le cose e sciuperò il momento opportuno, qualora si presentasse, trincerata dietro qualche scudo difensivo.
Devo smetterla di dire che le cose mi vanno sempre per il verso storto se sono io a dare loro una spinta in quella direzione. E che le strade sono tutte in salita se sono io a sbagliare percorso.
Listening to:
Un romantico a Milano – Baustelle -
Se ho così tanta difficoltà a tenere i piedi ben piantati al suolo è perché peso poco e il vento può travolgermi e trasportarmi come una foglia. Se sono fragile è perché, nonostante i miei sforzi, non sono mai riuscita a sviluppare una scorza coriacea. Se non dimentico mai niente è perché ho un’ottima memoria e questo a volte è una vera maledizione. Se piuttosto che parlare preferisco tacere e rinunciare è perché ho poca fiducia nella comprensione degli altri (e i fatti il più delle volte mi danno ragione). Se continuo ancora a illudermi è perché non ho il coraggio di rassegnarmi e l’umiltà per accontentarmi. Se ogni giorno scopro qualcosa di nuovo è perché forse sono sulla strada giusta. Se continuo a crescere senza diventare più alta è perché sto imparando a fare i conti con me stessa.
Listening to:
Mr. Tambourine Man – Bob Dylan -
Ogni volta che i tempi sembrano maturi e le cose sono tutte al loro posto, ecco che arriva inaspettata la notifica di un’ulteriore proroga dei termini. Sonora e violenta come uno schiaffo. Patisco questo centellinare la sentenza definitiva, che mi fa sospirare ogni sillaba e pasce ansie e tremori. Preferirei la solennità di una sconfitta certa a questo estenuante fare e disfare e rifare e disfare nuovamente. Un passo avanti ed uno indietro, per rimanere sempre allo stesso punto e illanguidire nell’immobilità e nell’impotenza di chi, in due ipotesi su tre, ha tutto da perdere.
Listening to:
Out of time – Blur -
“It’s not the real:
the real one’s in your head,
beyond control,
the true one cuts you dead.
It’s a real fight.
It’s a war…”È stato un autentico colpo di fulmine: l’ho trovato! Eccolo, finalmente! È così simile a me da poter quasi dire che quell’uomo sullo schermo sono io, sono proprio io. Quel volto impassibile e quella reticenza mi appartengono. E anche quel congetturare e temere e fare sempre un passo in meno e infine saltare l’ultimo ostacolo, quando ormai è troppo tardi o troppo pericoloso. E quella consapevolezza che certe cose comportano delle conseguenze pericolose. E questo fato beffardo, che si avventa sempre alle spalle, a guastare quel poco di buono che si riesce a raccattare. E quella capacità di cogliere ogni segnale e il notomizzare la realtà, dissezionandone ogni particolare e interpretandolo, leggendolo come gli altri non si danno la pena di fare, perché sono troppo impegnati a compiacersi del macroscopico per notare il minuscolo soggiacente. Invece, “i timidi notano tutto ma sono molto bravi a non farsene accorgere…”.
È perfetto. Armonioso. Emozionante. È lui. È il mio film preferito, ma non vi svelerò qual è. È un piacere che bisogna meritarsi. E so che c’è qualcuno, tra coloro che leggono questo blog, che non se lo merita. Perché la bellezza non è per tutti e chi è abituato a tagliare ogni cosa con l’accetta non è all’altezza delle sfumature, ma solo della violenza dei colori saturi. Altrimenti, sarebbe come regalare perle ai porci…Listening to:
Scary World Theory – Lali PunaP.S. A ogni modo, gli indizi ci sono e sono abbastanza “pesanti”, per cui non è poi così complicato capire quale sia questo “fantomatico” film.
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Mi capita a volte di avere momenti di particolare lucidità – come minuscole isole che galleggiano in un mare di elucubrazioni – e in queste istantanee illuminazioni vedo le cose come sono, non come io immagino dovrebbero essere e mi rendo conto di quanto sia brava a compensare la noia e l’insoddisfazione impacchettandole in una carta opalescente che copre bene ogni bruttura. Ma, nonostante mi compiaccia di questa dote, il “terrore” è sempre in agguato alle mie spalle e filtra tra le maglie mai abbastanza strette dell’illusione in cui mi sono avvolta per attutire il tintinnio delle mie lacrime. Aver trovato un palliativo non basta a debellare il morbo che mi infesta e la cura non è alla mia portata, benché mi sporga e allunghi le braccia. Sono al perenne inseguimento di qualcosa che si muove freneticamente, che fugge alla velocità della luce, e quando mi pare di essere finalmente riuscita ad afferrarne un lembo, si tratta semplicemente di un’appendice che viene immediatamente recisa ed avvizzisce tra le mie mani, che tornano rapidamente vuote e tremanti.
Listening to:
Invisibile – Cristina Donà -
Was the Pine at my Window a “FellowOf the Royal” Infinity?Apprehensions – are God’s introductions –To be hallowed – accordingly –Emily DickinsonFinalmente un po’ di serenità e il calore dei miei cari a rendere queste ultime giornate ancor più piacevoli.Sorrisi. Battute. Biscotti e ciambelline per ricordarmi di quando ero piccola. Mia cugina bellissima e raggiante che inizia un’avventura faticosa, ma esaltante. Una collina fiorita. I grissini all’acqua. Le scarpe di mamma. L’allegria del piccolo Alessandro…Non importa che sia durato solo per un weekend. E’ come se avessi ricaricato le batterie. Adesso avrò un po’ più di autonomia, spero.Mi sorregge l’idea che sia stata un’anticipazione di qualcosa che, non dico mi sia dovuto, ma che credo di meritare e che mi pare di annusare nell’aria. Chissà?Listening to:Il mio amico ingrato – Vinicio Capossela
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Sembrava un’inezia. Il capriccio di un momento. E, invece, mi sta prendendo la mano. A volte mi pare tutto talmente ovvio e promettente; altre vedo strani fantasmi che si incuneano in ogni pertugio ed ho paura.
Mi innervosisce il sospetto che le cose possano essere molto meno evidenti di come credo siano e che questo piccolo grumo di illusioni possa sublimarsi come un dischetto di ghiaccio secco e volatilizzarsi per sempre. E mi manca il tempo, lo vedo disperdersi in un’emorragia che non può essere tamponata…
Non mi sento a mio agio adesso che il ticchettio dell’orologio ricorda il battere cadenzato di un piede impaziente, ed esige che sia io a fare qualcosa. Ma cosa? Come riuscire a smuovere le acque senza esserne travolta qualora in conseguenza di ciò si scatenasse la tempesta? Sento l’ansia lievitare mano a mano che si avvicina la scadenza dell’ultimatum e con essa il senso di impotenza e di rabbia, perché, per una volta, una volta soltanto, avrei desiderato che il destino manifestasse un po’ più di pietà per questo ammasso straziato di membra. Avrei voluto che questa volta fosse diverso. Anche se ho ostentato distacco, se ho professato disinteresse e se pratico il più assoluto dominio di me.
Listening to:
Exit music (for a film) – Radiohead -
Alla luce delle evidenze, forse davvero non merito alcunché. Tutto sembra dover essermi negato, benché le mie richieste siano tutt’altro che esose. Non mi pare di battere cassa troppo insistentemente; non conosco un creditore più discreto e paziente di me. Non pretendo nemmeno gli interessi, mi accontento di un rimborso parziale, ma sembra che, nonostante ciò, non sia in una posizione tale da potermi aspettare nulla. E non rimane che desiderare, così, nelle mie notti insonni penso e attendo “la concavità di un palmo” per appoggiarci una guancia e sentirmi protetta e un braccio che mi dia solidità quando barcollo e un sorriso che sia complice della mia felicità.
Listening to:
How we operate – Gomez -
La fretta è un killer subdolo, ma l’interminabile attesa in cui vivo può essere altrettanto nociva. La somministrazione col contagocce di stille di analgesico è tanto sporadica da risultare, a volte, del tutto vana. E nonostante tutto sgrava leggermente dal peso schiacciante di questo dubbio corrosivo, concedendo il beneficio di un’illusione pericolosa e necessaria nelle cui spire mi abbandono mollemente con la fiducia di un lattante; per una volta vorrei che non si serrassero e non lasciassero come unica sopravvivenza il segno bluastro e indelebile delle squame che le ricoprono.Listening to:Promises like pie crust – Carla Bruni

