Da più di venti minuti continuo a guardare il quadrante dell’orologio: non ho sonno.
1.22; la testa sembra pesante come se fosse piena di piombo, ma gli occhi rimangono sbarrati. Intanto i minuti continuano a scorrere e io non dormo. Domattina avrò mal di testa. Se solo riuscissi a smettere di pensare appena un momento, forse riuscirei ad addormentarmi. In situazioni come questa le quattro pareti della mia stanza sembrano avvicinarsi ancora di più e il soffitto mi pare infinitamente più distante, gli angoli appaiono più bui del solito e nulla in questo ambiente – che non ha alcuna specifica traccia di me – sembra appartenermi a parte il disordine. 1.37; il disordine è il mio segno caratteristico. La confusione è in ogni cosa che mi appartiene. Nei cassetti, negli armadi, sulla scrivania, nel modo di scrivere e perfino nelle mie riflessioni che seguono sempre tracciati caotici e ogni volta si perdono prima di arrivare alla meta. Mi chiedo come sia avere un pensiero lineare, schematico, “scientifico”; credo che debba rendere le cose infinitamente più facili, se non altro per l’innegabile vantaggio di riuscire a vederle chiaramente. Io, invece, continuo a farmi fuorviare dalla penombra dei recessi più impenetrabili della mia mente e ottengo unicamente di disorientarmi.
1.56; non ho sonno…
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The weight of my words – Kings of Convenience
P.S. Anche questo post è disordinato, confuso, inutile, pedestre ed inconcludente…
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“E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’…”Piove. Mi piacciono le nottate piovose. Mi piace il rumore ritmico delle gocce, l’odore dell’asfalto bagnato, osservare le pozzanghere con le loro forme irregolari, il silenzio delle strade deserte.La mia finestra è l’unica a rimanere aperta per far sì che la mia stanza anneghi in quest’atmosfera.
La pioggia fluidifica i pensieri e trasforma il reale in un immenso acquerello. Mi fa pensare alla quiete domestica dietro i vetri punteggiati dalle gocce, al calore rassicurante delle coperte quando fuori infuria il temporale. Mi ipnotizza. Potrei guardarla per ore ed ore.
Chissà se qualcun altro è rimasto sveglio ad ammirarla dalla finestra. Se come me è incantato dai percorsi sinuosi delle gocce lungo le carrozzerie delle macchine. Se come me è stregato dai minuscoli cerchi che si formano nelle pozzanghere. E se come me andrà a dormire contento pensando a tutto questo…Listening to:
Alice – Francesco De Gregori -
Perché continua ad accadere sempre e solo quello che non desidero?
Quando voglio qualcosa non riesco mai ad ottenerla, ma al contempo mi viene incontro tutto ciò che non ho mai chiesto e mi ritrovo piena di roba inutile, di un ammasso di paccottiglia che non mi serve proprio a niente e il più delle volte mi crea solo dei fastidi.
Mancanza del necessario e sovrabbondanza del superfluo. E’ un curioso contrappasso.
Perché non merito di essere accontentata neppure una volta? E se iniziassi a desiderare la sabbia? Scomparirebbero i deserti e il mondo diventerebbe un’immensa distesa d’acqua?
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Fix you – Coldplay -
L’estate è discontinua: era iniziata presto, ma ultimamente si mostra a sprazzi. Oggi la città sembra impacchettata in un immenso cellophane grigio chiaro. Sembra lenta e intontita come qualcuno che ha dormito troppo. Le finestre che fino a pochi giorni fa erano state spalancate adesso sono nuovamente degli occhi vitrei e vuoti che interrompono la superficie regolare delle facciate. Il nespolo del mio dirimpettaio non ha più frutti, devono averli colti; ma così, senza quegli ornamenti giallo-arancio, sembra triste e spoglio. Accanto ad esso c’è una pianta di basilico che troneggia impudente, sfidando con una sovrabbondanza di foglie la modesta dimensione del suo vasetto, sicura del suo verde brillante.
Cerco un segno d’intesa nei fiori occhieggianti dei gerani cremisi del balcone al terzo piano del palazzo all’angolo; qualcosa che mi faccia intuire che tornerà il bel tempo.
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Volcano – Damien Rice -
Aspetto di imbattermi nella serenità. Di trovare un luogo in cui non sentirmi a disagio, fuori posto, avulsa dal contesto. Aspetto di rivestirmi di sicurezza. Di incrociare nello specchio uno sguardo benevolo e soddisfatto e di sentire nella testa una voce rassicurante, che trasmetta appagamento. Aspetto di inglobare il coraggio. Di smettere di tentennare e perdere per paura di fare qualunque cosa, per paura di farmi del male e, in fin dei conti, facendomene molto di più. Aspetto di trovarmi qualcosa tra le mani. Di serrare i pugni e stringere forte qualcosa che mi impedisca di sentirmi sempre in bilico. Aspetto di incrociare la leggerezza. Di riuscire a dimenticarmi del perché, del come, del quando, dei pensieri opprimenti ed essere travolta da un’esaltante incoscienza. Aspetto di essere scaldata da un sorriso. Di sentire che a qualcuno importa di me molto più di quanto non importi a me stessa. Aspetto di essere confortata da una mano protettiva. Di essere difesa e preservata dalle brutture dell’esistenza, dalla sofferenza, dalla malinconia, dagli assalti del mondo esterno e dalle trappole che io stessa mi tendo; come se finalmente non fossi più solo mia, ma anche di qualcun altro che mi ritiene importante, necessaria.
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Lilac wine – Jeff Buckley -
C’è qualcosa di disordinato in me. Me ne rendo conto ogni volta che provo a smontare e rimontare i pezzi della mia vita, come se si trattasse di un gigantesco edificio di Lego, e alla fine rimane sempre qualche mattoncino fuori posto, o qualche spazio vuoto. Mi servirebbe un bel libretto di istruzioni. Ma forse non basterebbe, perché la vita non è statica come un pacco di costruzioni, che se ne stanno ferme esattamente nel punto in cui le hai sistemate; la vita ha una propria autonomia, un proprio moto e arriva sempre il momento in cui ci si trova davanti qualche sorpresa e i pezzi si combinano spontaneamente, a volte meglio di quanto avresti potuto fare tu. Anche perché ognuno ha il proprio pacco di mattoncini e, se qualcuno avanza o difetta, spesso non si tratta d’un problema irreparabile: si può sempre chiederne qualcuno in prestito o concedere ad altri quelli in esubero. E io condividerei volentieri le mie costruzioni…
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Here comes the sun – The Beatles -
Dallo scorso weekend è emersa una cosa che già sospettavo, ma che adesso è un’assoluta certezza: non potrei mai vivere in campagna. Il breve soggiorno sulla collina pavese mi è servito a confermare il fatto che la vita bucolica proprio non fa per me. Non che i miei zii non si siano prodigati al loro meglio per mettermi a mio agio, farmi mangiare squisitezze – come lo gnocco fritto, che non potrò mai dimenticare! – e “scarrozzarmi” in giro per farmi vedere quanto di interessante c’è dalle loro parti, anzi; il fatto è che la campagna, per quanto bella e rilassante possa essere, porta con sé degli spiacevoli, (almeno per me), rovesci della medaglia.
Immaginatevi un posto in cui basta aprire una finestra per dieci minuti e dozzine di ragni, millepiedi, lombrichi, vermi, zanzare e quant’altro si infilano in casa e, (ancora peggio), ognuno di essi è 5 o 6 volte più grande di quelli che si vedono in città. Ho passato momenti di autentico terrore, soprattutto la sera, quando salivo in mansarda per andare a dormire e scoprivo un “simpatico” comitato di accoglienza composto sempre da almeno 3 o 4 ragni. Se si calcola il fatto che il ragno è l’unico insetto a farmi davvero paura (sì, perché il mio sentimento nei suoi confronti è una cosa che va oltre il semplice ribrezzo), ecco che avrete un’idea di cosa abbia significato per me dormire per 3 notti in compagnia di questi esseri. Dormire, poi, è una parola fuori luogo in questo caso: venerdì notte avrò chiuso occhio per mezz’ora al massimo…
Non credevo che l’avrei mai detto, ma sono STRAFELICE di essere tornata al convitto!
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Little wing – Jimi Hendrix -
Un saluto telegrafico. Vado a Pavia da mio zio per il weekend. A lunedì.
Ciao! -
C’è un cammino che non posso percorrere. Una serie di curve così puntute che sembrano quasi degli spigoli. E’ l’unica strada che vorrei davvero conoscere, in cui sarei disposta a perdermi dimentica del tempo e fiduciosa nell’eternità, ma che mi è del tutto preclusa, recintata da transenne che mi scacciano con il loro nastro a strisce bianche e rosse, che segna un limite invalicabile, almeno per me. Per me che non so parlare, che tremo al solo pensare e che mi incenerisco per cose misere che non metterebbero in imbarazzo neppure un bambino e divento un piccolo pugno di polvere inerte e spaventata.
Mi resta il rimpianto, compagno abituale della mia vita. Ne conosco fin troppo bene tutte le note aspre e pungenti; eppure, stranamente, stavolta è infinitamente più aspro, infinitamente più pungente…
Listening to:
Tonight, tonight – The Smashing Pumpkins -


