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  • A ruota libera

    4 giugno 2007
    Senza categoria

    C’è qualcosa che si agita freneticamente e che si sta mangiando tutto il resto. Non ho abbastanza tempo e spazio per nient’altro, neppure per me stessa.

    Ci sono cose che vorrei scoprire e che, invece, rimangono nascoste. Occultate in luoghi impenetrabili, se ne stanno guardinghe per non farsi neppure scorgere. Non importa quanto le invochi: hanno deciso di non mostrarsi mai, di non lasciarsi neppure intravedere.

    Le supposizioni fanno la guerra con le certezze e i dubbi con le speranze. Il terreno dello scontro di questo conflitto di tutti contro tutti è pieno di cadaveri straziati. E le fazioni in lotta fanno tutte capo a me ed anche il campo di battaglia mi appartiene.

    Una lunga serie di giornate ugualmente inutili e ripetitive sta soffocando l’odore dell’estate sotto uno strato spesso di polvere grigia e non ho la forza di scrollarla via.

    Sono troppo debole e troppo ingenua. Ho passato troppo tempo a pensare e ad immaginare e può darsi che sia stato tutto uno spreco.

    Un giorno mi sveglierò e forse sarò più forte, ma è più probabile che accada il contrario e mi scopra ancora più fragile.

    Listening to:
    Goccia – Cristina Donà

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  • Io

    4 giugno 2007
    Senza categoria

    “Living is easy with eyes closed,
    misunderstanding all you see”

    E io, con le palpebre serrate, sono un garofano purpureo che imputridisce abbandonato sul selciato umido di pioggia. Non vedo e non capisco; fraintendo e ricamo una tela d’illusione multicolore da usare come benda per vedere ancora meno, ammesso che ciò sia possibile. Intanto una melma oscura gorgoglia in petto, nella testa, nelle viscere, dappertutto e sono completamente disarmata. E il rito monotono del vivere diventa penoso e vuoto, ad onta di qualunque cosa accada sullo sfondo, perché il proscenio è quasi deserto. Se non fosse che al centro ci sono io.

    Listening to:
    Strawberry fields forever – The Beatles

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  • Una piccola richiesta

    3 giugno 2007
    Senza categoria

    Mi sono (quasi) sempre attenuta alla buona norma di non postare mai più di una volta al giorno, ma devo infrangere la regola per una giusta causa. Ho una piccolissima richiesta da fare a chi legge il blog: potreste, per favore, firmare i vostri commenti? Ieri qualcuno mi ha scritto delle cose molto gentili e confortanti, ma non si è identificato/a e mi dispiace. Non è che voglia attuare un controllo poliziesco su chiunque commenti sul mio blog, solo mi fa piacere sapere chi mi scrive. Non penso di chiedere molto. Grazie a tutti!

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  • Sleepless

    2 giugno 2007
    Senza categoria

    Da più di venti minuti continuo a guardare il quadrante dell’orologio: non ho sonno.
    1.22; la testa sembra pesante come se fosse piena di piombo, ma gli occhi rimangono sbarrati. Intanto i minuti continuano a scorrere e io non dormo. Domattina avrò mal di testa. Se solo riuscissi a smettere di pensare appena un momento, forse riuscirei ad addormentarmi. In situazioni come questa le quattro pareti della mia stanza sembrano avvicinarsi ancora di più e il soffitto mi pare infinitamente più distante, gli angoli appaiono più bui del solito e nulla in questo ambiente – che non ha alcuna specifica traccia di me – sembra appartenermi a parte il disordine. 1.37; il disordine è il mio segno caratteristico. La confusione è in ogni cosa che mi appartiene. Nei cassetti, negli armadi, sulla scrivania, nel modo di scrivere e perfino nelle mie riflessioni che seguono sempre tracciati caotici e ogni volta si perdono prima di arrivare alla meta. Mi chiedo come sia avere un pensiero lineare, schematico, “scientifico”; credo che debba rendere le cose infinitamente più facili, se non altro per l’innegabile vantaggio di riuscire a vederle chiaramente. Io, invece, continuo a farmi fuorviare dalla penombra dei recessi più impenetrabili della mia mente e ottengo unicamente di disorientarmi.
    1.56; non ho sonno…

    Listening to:
    The weight of my words – Kings of Convenience

    P.S. Anche questo post è disordinato, confuso, inutile, pedestre ed inconcludente…

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  • Buonanotte

    1 giugno 2007
    Senza categoria

    “E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’…”

    Piove. Mi piacciono le nottate piovose. Mi piace il rumore ritmico delle gocce, l’odore dell’asfalto bagnato, osservare le pozzanghere con le loro forme irregolari, il silenzio delle strade deserte.
    La mia finestra è l’unica a rimanere aperta per far sì che la mia stanza anneghi in quest’atmosfera.
    La pioggia fluidifica i pensieri e trasforma il reale in un immenso acquerello. Mi fa pensare alla quiete domestica dietro i vetri punteggiati dalle gocce, al calore rassicurante delle coperte quando fuori infuria il temporale. Mi ipnotizza. Potrei guardarla per ore ed ore.
    Chissà se qualcun altro è rimasto sveglio ad ammirarla dalla finestra. Se come me è incantato dai percorsi sinuosi delle gocce lungo le carrozzerie delle macchine. Se come me è stregato dai minuscoli cerchi che si formano nelle pozzanghere. E se come me andrà a dormire contento pensando a tutto questo…

    Listening to:
    Alice – Francesco De Gregori

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  • Paccottiglia

    1 giugno 2007
    Senza categoria

    Perché continua ad accadere sempre e solo quello che non desidero?
    Quando voglio qualcosa non riesco mai ad ottenerla, ma al contempo mi viene incontro tutto ciò che non ho mai chiesto e mi ritrovo piena di roba inutile, di un ammasso di paccottiglia che non mi serve proprio a niente e il più delle volte mi crea solo dei fastidi.
    Mancanza del necessario e sovrabbondanza del superfluo. E’ un curioso contrappasso.
    Perché non merito di essere accontentata neppure una volta? E se iniziassi a desiderare la sabbia? Scomparirebbero i deserti e il mondo diventerebbe un’immensa distesa d’acqua?

    Listening to:
    Fix you – Coldplay

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  • Dalla mia finestra

    31 Maggio 2007
    Senza categoria

    L’estate è discontinua: era iniziata presto, ma ultimamente si mostra a sprazzi. Oggi la città sembra impacchettata in un immenso cellophane grigio chiaro. Sembra lenta e intontita come qualcuno che ha dormito troppo. Le finestre che fino a pochi giorni fa erano state spalancate adesso sono nuovamente degli occhi vitrei e vuoti che interrompono la superficie regolare delle facciate. Il nespolo del mio dirimpettaio non ha più frutti, devono averli colti; ma così, senza quegli ornamenti giallo-arancio, sembra triste e spoglio. Accanto ad esso c’è una pianta di basilico che troneggia impudente, sfidando con una sovrabbondanza di foglie la modesta dimensione del suo vasetto, sicura del suo verde brillante.
    Cerco un segno d’intesa nei fiori occhieggianti dei gerani cremisi del balcone al terzo piano del palazzo all’angolo; qualcosa che mi faccia intuire che tornerà il bel tempo.

    Listening to:
    Volcano – Damien Rice

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  • Verrà il tempo…

    29 Maggio 2007
    Senza categoria
    Caspar David Friedrich
    Aspetto di imbattermi nella serenità. Di trovare un luogo in cui non sentirmi a disagio, fuori posto, avulsa dal contesto. Aspetto di rivestirmi di sicurezza. Di incrociare nello specchio uno sguardo benevolo e soddisfatto e di sentire nella testa una voce rassicurante, che trasmetta appagamento. Aspetto di inglobare il coraggio. Di smettere di tentennare e perdere per paura di fare qualunque cosa, per paura di farmi del male e, in fin dei conti, facendomene molto di più. Aspetto di trovarmi qualcosa tra le mani. Di serrare i pugni e stringere forte qualcosa che mi impedisca di sentirmi sempre in bilico. Aspetto di incrociare la leggerezza. Di riuscire a dimenticarmi del perché, del come, del quando, dei pensieri opprimenti ed essere travolta da un’esaltante incoscienza. Aspetto di essere scaldata da un sorriso. Di sentire che a qualcuno importa di me molto più di quanto non importi a me stessa. Aspetto di essere confortata da una mano protettiva. Di essere difesa e preservata dalle brutture dell’esistenza, dalla sofferenza, dalla malinconia, dagli assalti del mondo esterno e dalle trappole che io stessa mi tendo; come se finalmente non fossi più solo mia, ma anche di qualcun altro che mi ritiene importante, necessaria.

    Listening to:
    Lilac wine – Jeff Buckley

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  • Costruire

    28 Maggio 2007
    Riflessioni

    C’è qualcosa di disordinato in me. Me ne rendo conto ogni volta che provo a smontare e rimontare i pezzi della mia vita, come se si trattasse di un gigantesco edificio di Lego, e alla fine rimane sempre qualche mattoncino fuori posto, o qualche spazio vuoto. Mi servirebbe un bel libretto di istruzioni. Ma forse non basterebbe, perché la vita non è statica come un pacco di costruzioni, che se ne stanno ferme esattamente nel punto in cui le hai sistemate; la vita ha una propria autonomia, un proprio moto e arriva sempre il momento in cui ci si trova davanti qualche sorpresa e i pezzi si combinano spontaneamente, a volte meglio di quanto avresti potuto fare tu. Anche perché ognuno ha il proprio pacco di mattoncini e, se qualcuno avanza o difetta, spesso non si tratta d’un problema irreparabile: si può sempre chiederne qualcuno in prestito o concedere ad altri quelli in esubero. E io condividerei volentieri le mie costruzioni…

    Listening to:
    Here comes the sun – The Beatles

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  • Finalmente a "casa"!

    28 Maggio 2007
    Senza categoria

    Dallo scorso weekend è emersa una cosa che già sospettavo, ma che adesso è un’assoluta certezza: non potrei mai vivere in campagna. Il breve soggiorno sulla collina pavese mi è servito a confermare il fatto che la vita bucolica proprio non fa per me. Non che i miei zii non si siano prodigati al loro meglio per mettermi a mio agio, farmi mangiare squisitezze – come lo gnocco fritto, che non potrò mai dimenticare! – e “scarrozzarmi” in giro per farmi vedere quanto di interessante c’è dalle loro parti, anzi; il fatto è che la campagna, per quanto bella e rilassante possa essere, porta con sé degli spiacevoli, (almeno per me), rovesci della medaglia.
    Immaginatevi un posto in cui basta aprire una finestra per dieci minuti e dozzine di ragni, millepiedi, lombrichi, vermi, zanzare e quant’altro si infilano in casa e, (ancora peggio), ognuno di essi è 5 o 6 volte più grande di quelli che si vedono in città. Ho passato momenti di autentico terrore, soprattutto la sera, quando salivo in mansarda per andare a dormire e scoprivo un “simpatico” comitato di accoglienza composto sempre da almeno 3 o 4 ragni. Se si calcola il fatto che il ragno è l’unico insetto a farmi davvero paura (sì, perché il mio sentimento nei suoi confronti è una cosa che va oltre il semplice ribrezzo), ecco che avrete un’idea di cosa abbia significato per me dormire per 3 notti in compagnia di questi esseri. Dormire, poi, è una parola fuori luogo in questo caso: venerdì notte avrò chiuso occhio per mezz’ora al massimo…

    Non credevo che l’avrei mai detto, ma sono STRAFELICE di essere tornata al convitto!

    Listening to:
    Little wing – Jimi Hendrix

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