Il mio vero problema è chi sono e come sono. Se almeno per un attimo potessi estraniarmi da me stessa forse tutto quello che mi fluttua attorno e sembra minacciarmi prenderebbe dimensioni più piccole e confortanti. Vorrei solo non sentire niente e non vedere niente e non percepire niente per un po’, per riposarmi.
Essere me stessa spesso è davvero faticoso, snervante. Prestare sempre attenzione a tutto e riflettere perfino sulle minuzie più insignificanti alla lunga logora. Avrei bisogno di aprire una parentesi in cui accoccolarmi per qualche ora, in perfetta tranquillità.
Vorrei una notte senza sogni. Dormire e basta, senza che il mio cervello continui ad arrovellarsi. Solo un lungo buio e un lungo silenzio. Vorrei che le presenze che popolano le mie notti per un po’ se ne stessero alla larga da me, che mi lasciassero un attimo di respiro, perché anche i sogni più graditi non fanno che acuire l’amarezza del risveglio, quando sono costretta a constatare l’inconsistenza della loro sostanza iridescente, che cozza violentemente contro una realtà spoglia e grigia. Come quando apro gli occhi e al posto di tutto quello che ho sognato rimangono soltanto una camera anonima immersa nella penombra, le mie mani fredde, il disordine sulla scrivania, un cuscino sgualcito a forza di stringerlo e il cielo pallido e indolente di questa città.
Listening to:
Saeglopur – Sigur Rós
-
Nessun commento su Dormire
-
Alla fine di un giorno che ha visto il rapido passaggio di tutte le quattro stagioni porto ancora addosso un po’ di umidità e di ebbrezza del tempo sprecato. E forse perché ho parlato troppo da un po’ continuo a starnutire. E’ la nemesi per la mia eccessiva spavalderia…
Adesso me ne sto qui ad immaginare i contorni di cose che non esistono e rimando l’appuntamento con il sonno illudendomi che prima o poi questo snervante pensare mi conduca da qualche parte. Ma la telepatia, ahimè, non funziona.
Listening to:
Gomma – Baustelle -
C’è qualcosa che si agita freneticamente e che si sta mangiando tutto il resto. Non ho abbastanza tempo e spazio per nient’altro, neppure per me stessa.
Ci sono cose che vorrei scoprire e che, invece, rimangono nascoste. Occultate in luoghi impenetrabili, se ne stanno guardinghe per non farsi neppure scorgere. Non importa quanto le invochi: hanno deciso di non mostrarsi mai, di non lasciarsi neppure intravedere.Le supposizioni fanno la guerra con le certezze e i dubbi con le speranze. Il terreno dello scontro di questo conflitto di tutti contro tutti è pieno di cadaveri straziati. E le fazioni in lotta fanno tutte capo a me ed anche il campo di battaglia mi appartiene.
Una lunga serie di giornate ugualmente inutili e ripetitive sta soffocando l’odore dell’estate sotto uno strato spesso di polvere grigia e non ho la forza di scrollarla via.Sono troppo debole e troppo ingenua. Ho passato troppo tempo a pensare e ad immaginare e può darsi che sia stato tutto uno spreco.
Un giorno mi sveglierò e forse sarò più forte, ma è più probabile che accada il contrario e mi scopra ancora più fragile.Listening to:
Goccia – Cristina Donà -
“Living is easy with eyes closed,
misunderstanding all you see”
E io, con le palpebre serrate, sono un garofano purpureo che imputridisce abbandonato sul selciato umido di pioggia. Non vedo e non capisco; fraintendo e ricamo una tela d’illusione multicolore da usare come benda per vedere ancora meno, ammesso che ciò sia possibile. Intanto una melma oscura gorgoglia in petto, nella testa, nelle viscere, dappertutto e sono completamente disarmata. E il rito monotono del vivere diventa penoso e vuoto, ad onta di qualunque cosa accada sullo sfondo, perché il proscenio è quasi deserto. Se non fosse che al centro ci sono io.
Listening to:
Strawberry fields forever – The Beatles -
Mi sono (quasi) sempre attenuta alla buona norma di non postare mai più di una volta al giorno, ma devo infrangere la regola per una giusta causa. Ho una piccolissima richiesta da fare a chi legge il blog: potreste, per favore, firmare i vostri commenti? Ieri qualcuno mi ha scritto delle cose molto gentili e confortanti, ma non si è identificato/a e mi dispiace. Non è che voglia attuare un controllo poliziesco su chiunque commenti sul mio blog, solo mi fa piacere sapere chi mi scrive. Non penso di chiedere molto. Grazie a tutti!
-
Da più di venti minuti continuo a guardare il quadrante dell’orologio: non ho sonno.
1.22; la testa sembra pesante come se fosse piena di piombo, ma gli occhi rimangono sbarrati. Intanto i minuti continuano a scorrere e io non dormo. Domattina avrò mal di testa. Se solo riuscissi a smettere di pensare appena un momento, forse riuscirei ad addormentarmi. In situazioni come questa le quattro pareti della mia stanza sembrano avvicinarsi ancora di più e il soffitto mi pare infinitamente più distante, gli angoli appaiono più bui del solito e nulla in questo ambiente – che non ha alcuna specifica traccia di me – sembra appartenermi a parte il disordine. 1.37; il disordine è il mio segno caratteristico. La confusione è in ogni cosa che mi appartiene. Nei cassetti, negli armadi, sulla scrivania, nel modo di scrivere e perfino nelle mie riflessioni che seguono sempre tracciati caotici e ogni volta si perdono prima di arrivare alla meta. Mi chiedo come sia avere un pensiero lineare, schematico, “scientifico”; credo che debba rendere le cose infinitamente più facili, se non altro per l’innegabile vantaggio di riuscire a vederle chiaramente. Io, invece, continuo a farmi fuorviare dalla penombra dei recessi più impenetrabili della mia mente e ottengo unicamente di disorientarmi.
1.56; non ho sonno…
Listening to:
The weight of my words – Kings of Convenience
P.S. Anche questo post è disordinato, confuso, inutile, pedestre ed inconcludente… -
“E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’…”Piove. Mi piacciono le nottate piovose. Mi piace il rumore ritmico delle gocce, l’odore dell’asfalto bagnato, osservare le pozzanghere con le loro forme irregolari, il silenzio delle strade deserte.La mia finestra è l’unica a rimanere aperta per far sì che la mia stanza anneghi in quest’atmosfera.
La pioggia fluidifica i pensieri e trasforma il reale in un immenso acquerello. Mi fa pensare alla quiete domestica dietro i vetri punteggiati dalle gocce, al calore rassicurante delle coperte quando fuori infuria il temporale. Mi ipnotizza. Potrei guardarla per ore ed ore.
Chissà se qualcun altro è rimasto sveglio ad ammirarla dalla finestra. Se come me è incantato dai percorsi sinuosi delle gocce lungo le carrozzerie delle macchine. Se come me è stregato dai minuscoli cerchi che si formano nelle pozzanghere. E se come me andrà a dormire contento pensando a tutto questo…Listening to:
Alice – Francesco De Gregori -
Perché continua ad accadere sempre e solo quello che non desidero?
Quando voglio qualcosa non riesco mai ad ottenerla, ma al contempo mi viene incontro tutto ciò che non ho mai chiesto e mi ritrovo piena di roba inutile, di un ammasso di paccottiglia che non mi serve proprio a niente e il più delle volte mi crea solo dei fastidi.
Mancanza del necessario e sovrabbondanza del superfluo. E’ un curioso contrappasso.
Perché non merito di essere accontentata neppure una volta? E se iniziassi a desiderare la sabbia? Scomparirebbero i deserti e il mondo diventerebbe un’immensa distesa d’acqua?
Listening to:
Fix you – Coldplay -
L’estate è discontinua: era iniziata presto, ma ultimamente si mostra a sprazzi. Oggi la città sembra impacchettata in un immenso cellophane grigio chiaro. Sembra lenta e intontita come qualcuno che ha dormito troppo. Le finestre che fino a pochi giorni fa erano state spalancate adesso sono nuovamente degli occhi vitrei e vuoti che interrompono la superficie regolare delle facciate. Il nespolo del mio dirimpettaio non ha più frutti, devono averli colti; ma così, senza quegli ornamenti giallo-arancio, sembra triste e spoglio. Accanto ad esso c’è una pianta di basilico che troneggia impudente, sfidando con una sovrabbondanza di foglie la modesta dimensione del suo vasetto, sicura del suo verde brillante.
Cerco un segno d’intesa nei fiori occhieggianti dei gerani cremisi del balcone al terzo piano del palazzo all’angolo; qualcosa che mi faccia intuire che tornerà il bel tempo.
Listening to:
Volcano – Damien Rice -
Aspetto di imbattermi nella serenità. Di trovare un luogo in cui non sentirmi a disagio, fuori posto, avulsa dal contesto. Aspetto di rivestirmi di sicurezza. Di incrociare nello specchio uno sguardo benevolo e soddisfatto e di sentire nella testa una voce rassicurante, che trasmetta appagamento. Aspetto di inglobare il coraggio. Di smettere di tentennare e perdere per paura di fare qualunque cosa, per paura di farmi del male e, in fin dei conti, facendomene molto di più. Aspetto di trovarmi qualcosa tra le mani. Di serrare i pugni e stringere forte qualcosa che mi impedisca di sentirmi sempre in bilico. Aspetto di incrociare la leggerezza. Di riuscire a dimenticarmi del perché, del come, del quando, dei pensieri opprimenti ed essere travolta da un’esaltante incoscienza. Aspetto di essere scaldata da un sorriso. Di sentire che a qualcuno importa di me molto più di quanto non importi a me stessa. Aspetto di essere confortata da una mano protettiva. Di essere difesa e preservata dalle brutture dell’esistenza, dalla sofferenza, dalla malinconia, dagli assalti del mondo esterno e dalle trappole che io stessa mi tendo; come se finalmente non fossi più solo mia, ma anche di qualcun altro che mi ritiene importante, necessaria.
Listening to:
Lilac wine – Jeff Buckley

