• Il volto nello specchio

    9 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Questa faccia strana, un poco infantile, egemonizzata da un paio d’occhi decisamente grandi e leggermente storpiata da una dentatura imperfetta, quanto l’ho odiata! E quante volte, insicura, ne ho studiato il riflesso, osservandone severamente per ore i particolari alla ricerca di ogni più impercettibile pecca, o analizzandone le espressioni per capirne i meccanismi, per provare a imparare a non arrossire – esperimento fin qui miseramente fallito – e per verificare quanto lasciasse trasparire oltre la pelle. Ho scrutato di tutto allo specchio – la gioia, il dolore, il pianto, la timidezza… – nel tentativo (vano?) di intuire cosa vedano gli altri quando guardano me.

    Dopo quasi quattro decadi, ho imparato infine ad accettarla per quel che è e non vorrei più cambiarla. No, ormai nemmeno il sorriso un po’ disallineato mi disturba, nemmeno il naso o le perenni occhiaie, né le fossette o la spruzzata di lentiggini sugli zigomi. Se dicessi che mi piaccio, mentirei. Né si spiegherebbe perché, se qualcuno mi fissa, mi prenda subito il terrore d’avere qualcosa fuori posto. Col tempo mi sono, però, affezionata alla mia immagine, a questa faccia blandamente bambinesca e non ancora sgualcita, che si adatta bene alla mia sostanziale  inesperienza del mondo. A questi occhi rotondi, che sembrano perennemente spalancati e sono appropriati in modo ineccepibile per una che è sempre incline allo stupore e all’entusiasmo appassionato, specie per cause perse che non comportano mai successo o guadagno o prestigio. Per una che ha conservato il piacere del gusto a scapito di quello per l’utile. Di tutti i miei difetti, proprio questa predisposizione allo slancio improvvido e gratuito mi pare quello più vicino a poter essere scambiato per una grazia e coltivo, anzi, la presunzione che sia questa impetuosa dedizione la mia migliore qualità.

    Non so se tanto basti a giustificare una faccia come la mia, a nobilitarla, ma oggi è diventato sufficiente per me e va bene così.

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    Una faccia in prestito – Paolo Conte

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  • 8 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Ogni domenica penso che la comunione che prendo dovrebbe ustionarmi il palato e la lingua, da tanto sono lontana dalla grazia di Dio. L’abbandono cieco – la gesuitica sottomissione di fede perinde ac cadaver – non l’ho mai avuto e oggi mi appartiene ancora meno. Eppure regolarmente mi ostino ad accostarmi a un sacramento al quale non sono neppure più saldamente sicura di credere. Non riesco a costringermi alla logica coerenza di rinunciare anche all’ultima àncora che mi impedisce di andare del tutto alla deriva, adesso che ogni altro punto fermo è stato escisso con chirurgica esattezza. Così settimanalmente cerco il conforto non di un’abitudine, bensì di un momento di balsamica apertura alla speranza. In mancanza di una fede incrollabile, mi sforzo di avere fiducia e tento di accogliere – magari perfino di mettere all’angolo – il Signore che mi sfugge, che ignora le mie preghiere, che resta in silenzio e sembra cinico o indifferente al mio dolore.

    Non so cosa mi aspetto come frutto di tanta perseveranza, di certo non un miracolo. Forse ho solo fame di un’epifania di senso. Non sono pronta a cessare di credere che ci sia un’entità che sovrintende al destino e che tutte queste sconfitte e tutti questi tormenti non siano casuali, sfortune capitate per semplice probabilità. Voglio illudermi che servano a qualcosa. Ho bisogno di poter confidare che ogni contrarietà, lacrima e delusione sia essenziale nello sviluppo coerente di una storia, che sia una tappa ineludibile per arrivare alla conclusione fissata. E non pretendo – e nemmeno m’importa – che la meta ultima sia un “e vissero tutti felici e contenti”, né un altrove o un aldilà di eterna beatitudine che ricompensi della sofferenza terrena. Mi basterebbe appena poter sapere che non è tutto vano e inosservato o, peggio, privo di significato e accidentale come un qualsiasi lancio di dadi.

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  • Primum vivere, deinde philosophari

    6 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Dietro la finestra una pioggia igienica sciacqua via la sabbia africana portata dallo scirocco. Il distendersi dei rivoli sui vetri, come un lavacro rituale, purifica i pensieri. Il ticchettio irregolare delle gocce sulla ringhiera impone un ritmo convulso alla notte e in questo fare concitato di acqua che scende c’è quasi un invito all’azione. Il cielo cupo si è infine liquefatto, è finito il tempo dell’attesa. La pioggia monda la polvere rossastra incrostata e pare promettere un domani nuovo di zecca, immacolato. Un domani in cui potersi votare al fare, senza paralisi da analisi. Un domani non più teorico ma empirico, in cui a forza di tentativi ed errori si possa realmente rischiare di finire da qualche parte, invece di limitarsi a dettagliare fino alla più insignificante minuzia ineccepibili itinerari immaginari. Infischiandosene della rarefatta eleganza stilistica che è principio cardine della vita contemplativa, rinunciando alla composta raffinatezza dell’astrazione, per risolversi a provare a cingere la vita in un abbraccio sghembo.

    Listening to:
    L’oceano di silenzio – Franco Battiato

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  • Mise en abyme

    5 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Giorni che sembrano la versione in sedicesimo della vita stessa: un inconcludente stillicidio di minuti, che colano distrattamente come gli orologi di Dalí, senza aver raccolto neppure una reale soddisfazione. E le ore e gli anni si affastellano in un perenne affaccendarsi attendendo a compiti di banale quotidianità per soddisfare le necessità spicciole, che immancabilmente si rinnovano come l’appetito di bestie insaziabili. Ogni mattina ci si sveglia per rifare le solite cose in questa esistenza angusta e, a dispetto di tutto, routinaria, schiava di una sequela di riti apparentemente ineludibili, a prescindere da ciò che accada. Eppure non ci sarebbe miglior momento di questo – quale occasione più adatta? – per stravolgere la ripetitiva monotonia. Ma la coscienza azzanna come un lupo già per un piatto lasciato sporco nell’acquaio prima di andare a dormire, figurarsi se è possibile sorvolare su supposti doveri di ben altra gravità!

    La compulsione è il mio sistema operativo che non può essere hackerato. Ogni macchia va subito tolta, ogni briciola deve essere spazzata via all’istante e su su fino alle cose più importanti niente sembra possa essere tralasciato o delegato, come se da me stessa non potessi pretendere nient’altro che l’essere sottomessa e mite bestia da soma.

    Listening to:
    Sea song – Robert Wyatt

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  • Non ghiabbu nì maravigghia

    4 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Non ghiabbu nì maravigghia. Né derisione né stupore.

    Lo ripeteva sempre mia nonna Maria, ogni volta che qualche pettegolezzo o qualche notizia che potesse essere considerata scandalosa arrivava al suo orecchio. Ricordava a se stessa e a tutti noi di non lasciarci inebriare da un presuntuoso senso di superiorità morale nei confronti dei protagonisti e di non considerarci immuni dall’incorrere nel medesimo destino. Eppure quante volte ho ceduto alla tentazione di giudicare! Mi sentivo integerrima e immacolata, vivevo ancora nell’infondata illusione che la rettitudine fosse una garanzia, uno scudo contro le situazioni scivolose.

    Oggi che mi sono cadute le scaglie dagli occhi e vivo la vita postuma di chi, suo malgrado, è stato trafitto dalla vocazione della realtà alla beffa, capisco la saggezza di mia nonna e non solo la condivido, ma, come insegna Terenzio, “humani nihil a me alienum puto”. Perché ho sperimentato che si possono commettere errori madornali nonostante – e sovente perfino in ragione de – le migliori intenzioni; che è impossibile essere invulnerabili al dissidio e alla contraddizione; che le circostanze possono riuscire a pervertire i principi più radicati; che i “mai” e i “per sempre” strombazzati – e addirittura quelli giurati solennemente – il più delle volte sono solo buoni propositi.

    Così ho intimamente compreso quanto sia essenziale nella condanna distinguere tra i fatti e chi li ha commessi, esecrando con intransigenza i primi e usando nondimeno tutta la misericordia possibile per i secondi. Perché ciascuno è gracile e indifeso e destinato a cadere e una carezza, purché vergine di lassismo, può rieducare assai meglio di un ceffone.

    Listening to:
    Il canto delle sirene – Francesco De Gregori

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  • 3 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Vorrei farmi concava. Accogliere questa confusione, questa rabbia, questo dolore. Vorrei farmi tino. Contenitore accomodante, che ospita passivo la fermentazione. Osservare il processo per quel che è, senza giudizi né ruminazioni. Aspettare. Lasciar fare al tempo. Non sentirmi costretta a una rivolta inconcludente, solo per dimostrare uno spirito pugnace. Nessuna resistenza. Nessuna resilienza. Non una goccia di sudore o di sangue. Solo una elegante resa. Una umile debolezza. L’accettazione dell’impotenza, dacché la lotta è intempestiva. L’abbandono catartico a una fine che potrebbe anche – perché no? – rivelarsi una palingenesi.

    Listening to:
    La ricostruzione del Mocambo – Paolo Conte

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  • 2 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Una giornata di sole sfacciato, di cielo azzurro e senza nuvole, di aria calda che finalmente (come a queste latitudini è di prammatica) dà il senso di una primavera matura a un passo dal virare in estate anticipata e, almeno per qualche ora, ci si può sentire più leggeri, perfino timidamente fiduciosi. Il senso di tutto quello che da tempo mi accade continua a essere elusivo e il terreno sotto i piedi pare comunque decisamente cedevole, ma per un po’ sembra non importare.

    Si può sorridere dell’entusiasmo dei ragazzi che fanno ginnastica nel cortile della scuola, felici delle loro maniche corte che fanno già pregustare le vacanze. Si può rallegrarsi di vedere tavoli, sedie e sdraio tornare su terrazze, verande e balconi, sapendo che presto e per mesi riprenderanno a essere quelli gli spazi più frequentati nelle case. Si può gioire del fucsia squillante dei fiori del mesebriantemo, che si pavoneggiano nel diluvio di luce del mezzogiorno. Si possono seguire i fremiti delle lenzuola stese ad asciugare, guardarle abbandonarsi alla brezza che le fa danzare. Si può essere colpiti dal barbaglio del sole sui vetri di finestre che finalmente si spalancano e annusare gli odori di cucina dei vicini. Si può tentare di saziarsi della bellezza delle cose semplici e lasciare che i piccoli piaceri facciano da ansiolitico naturale.

    E avere voglia di camminare senza meta, solo per inebriarsi di vita e di mondo; di inseguire le farfalle; di appoggiare le mani sul delizioso calore pomeridiano dei parapetti di pietra della marina, avvertendo dentro la stessa ingenuità di più di vent’anni fa, quando si era ancora così inesperti da poter credere che, comportandosi bene e facendo il proprio dovere, tutto sarebbe andato sempre per il meglio.

    Listening to:
    Your move – Yes

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  • Fine corsa

    1 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Il giorno in cui tutto ebbe inizio e quello in cui ogni cosa sembra chiudersi coincidono in una circolarità ominosa, che pare annunciare fatalmente un epilogo. Quel che resta da capire è se sia terminato solo un ciclo e si possa ricominciare un nuovo itinerario, o se abbiamo raggiunto un capolinea dal quale è impossibile ripartire. Questa simbolica compiutezza dà da pensare e sono tutti pensieri cupi. In ogni caso, ci sarà qualcosa da seppellire e qualche lutto da portare, sperando che si possa un giorno raccontare la ferita dal punto di vista della guarigione e che la cicatrice si apra prima o poi in un sorriso.

    Listening to:
    A Sunday smile – Beirut

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  • 1 Maggio 2022
    Riflessioni
    maggio 2022

    Don’t get any big ideas,
    they’re not gonna happen…

    Stanotte perfino Thom Yorke mi ammonisce a restare con i piedi per terra e riproporzionare le mie ambizioni alle mie reali possibilità. E poi mi inchioda alla mia meschinità, avvisandomi della perdizione prossima ventura a cui mi porterà questo vizio incorreggibile di vagheggiare ciò che – se davvero fossi la brava persona che m’illudo di essere – la mente dovrebbe astenersi finanche dal concepire.

    You’ll go to Hell
    for what your dirty mind
    is thinking.

    Vorrei poter rinnegare i miei cattivi propositi. Disconoscere i peccati commessi in pensieri, seppur non in parole né in opere né in omissioni, perché certi tipi di male riesco solo a corteggiarli con l’immaginazione, senza avere poi mai il coraggio di concretizzarli.

    Come il principe di Danimarca, infatti, in linea di massima sono onesta, ma potrei accusarmi di tali cose che sarebbe meglio se mia madre non m’avesse partorita. Perché le intenzioni possono essere riprovevoli quanto gli atti e non aver mai agito per viltà non giova a guadagnarsi l’assoluzione. E mi vergogno. E non riesco a smettere di pensare ai desideri sconvenienti che sento addensarsi, farsi ogni giorno più solidi. E, benché ne provi repulsione, non sono in grado di soffocarli e non mi resta che prendere atto d’essere, a dispetto delle apparenze, sostanzialmente immorale. O forse soltanto disperatamente avvilita.

    Listening to:
    Nude – Radiohead

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  • 30 aprile 2022
    Riflessioni
    aprile 2022

    Giova tornare qui con ritrovata assiduità, a scrivere per provare a rintracciare il bandolo di questi giorni ingarbugliati. Infonde un vago senso di quiete avere almeno una piccola abitudine in questo rimescolarsi caotico delle tessere del puzzle della quotidianità. Ogni notte fermarsi a passare in rassegna i pensieri, cercando di individuare nuovi possibili equilibri o escogitare scappatoie. Riordinare le idee nell’unico modo in cui lo so fare: allineando sillabe in fila indiana e sperando che, dal comporre e poi osservare questa processione di parole, possa emergere quanto meno una consolazione, se una speranza è proprio impossibile. Gravida di desideri, paure, delusioni e incertezza impegnarmi a partorire un racconto di questa tempesta. In ogni frase scaricare un grammo del fardello, alleggerirmi un po’ lo spirito e respirare a pieni polmoni, se non altro per il tempo che mi serve a buttare giù poche righe. Ostendendo la mia anima in questo posticino viola, ancora una volta, come a ogni altra curva cieca dell’esistenza.

    Listening to:
    Fortunate child – Villagers & Nico Muhly

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