• Dovrò rivalutare il metodo empirico: sto imparando moltissimo e senza manuale d’istruzioni. Forse davvero ci sono delle cose per le quali non servono i vademecum e che possono riuscire perfino a me…

    Listening to:
    Sweet Jane – The Velvet Underground

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  • Ebbene, come previsto sono scivolata dove e quando immaginavo, ma a un millimetro dallo schianto ho trovato inaspettatamente una provvidenziale viscosità, che mi ha tenuta in piedi. Non mi sono ancora del tutto riavuta dallo sbigottimento per essere riuscita a non disfare quello che era stato tessuto pazientemente e per aver disinnescato in parte i miei tristemente familiari meccanismi auto-punitivi. Le più grandi sorprese provengono sempre da me stessa e, fortunatamente, non tutte sono negative.

    A volte, come è successo tra venerdì e sabato, una notte insonne è quasi una medicina in grado di riequilibrare i punti di vista e può capitare di accorgersi che ciò che sembrava la fine della scala è in realtà solo un pianerottolo in cui riprendere fiato prima della rampa successiva. E rigirandosi tra le coperte, fissando le stelline di plastica fosforescente sul soffitto, quasi a cercare di trarne il proprio oroscopo personalizzato, si può giungere alla certezza che, se la voglia di proseguire pesa anche solo un grammo in più della paura (e prima non era mai successo), allora si deve continuare a salire e difendersi dalle vertigini al meglio delle proprie possibilità.

    Listening to:
    Rhythm & blues alibi – Gomez

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  • Lo vedo già l’ultimo gradino di questa scala ripida, è a portata di passo ormai. Ho un presentimento, fastidioso come un prurito irraggiungibile, che sarà lì che inciamperò, rovesciando il liquido che tengo nel bicchiere e accasciandomi a un sospiro dalla sommità. E il sapere che il tenore dell’epilogo dipende esclusivamente da me non mi conforta. Conosco perfettamente il cortocircuito che mi fa improvvisamente sentire dissociata dalla mia voce, mentre mi ascolto dire parole che mi sorprendono e mi feriscono, perché travisano e aggrediscono i miei sentimenti, ma non mi riesce mai di impedirlo, per via di quel senso viscerale d’indegnità che mi accompagna da sempre e che da mesi si è fatto infinitamente più pungente, in quanto so che tutto ciò che si vede in me è solo una proiezione dell’osservatore stesso. E allora provo a sfuggire al momento nel quale cadrà il velo e risalterà tutta la mia deludente miseria, sottraendomi finché sono in tempo.
    3 commenti su Ultimo atto
  • Cosa buttata in un angolo, cencio caduto per strada, il mio
    essere ignobile finge se stesso davanti alla vita.

    Cerco costantemente rifugio nel buio angusto delle braccia conserte, nel granello di polvere o nella mattonella del marciapiede fissati tenacemente. Sono inadatta e ingrata, un misero pidocchio, come chi riceve sempre e al momento di ricambiare si mette a frugare nel portamonete in maniera concitata, senza cavarne nemmeno un soldo, trincerandosi dietro la scusa esile di non avere spiccioli. Mi è concesso un credito che non merito e che sento potrei solo sperperare, così il mio senso incorruttibile di equità mi suggerisce di svicolare, anche se contro il mio bene.

    Listening to:
    Blackbird – The Beatles

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  • Una canzone dimenticata può curare tante malinconie, specialmente quelle senza ragione. Ed eccomi qui, con un sorriso ebete rivolto allo schermo del notebook che me l’ha inaspettatamente restituita – potenza del web! – e i piedi che battono il ritmo, a sorprendermi di poterla ancora canticchiare, di ricordarne le parole nonostante anni di oblio.

    Come un bicchiere d’acqua, mi ha fatto deglutire le paturnie degli ultimi giorni.

    Listening to:
    Terra dove andare – Ivano Fossati

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