• Comunicazione di servizio

    13 settembre 2008
    Senza categoria
    Oggi ho fatto il primo (minuscolo) passo sul lungo sentiero che conduce alla fama. Qualcuno mi dà della cretina sul web e le visite sul blog si impennano. Non può che farmi piacere. Non sto scherzando.
    Avrei voluto scrivere della tragedia dell’Alitalia, (perché di questo si tratta), ma poi mi sono resa conto che non è affatto necessario: adesso non ho più bisogno di mostrarmi intelligente per farmi leggere dai navigatori erranti della rete. Perché lambiccarsi? Il contatore visite girerà comunque, che io faccia lavorare le meningi oppure no. Tutto questo è molto, molto rilassante…

    Listening to:
    Raso e chiome bionde – Cristina Donà

    Edit: 14.46
    La faccenda seguita a divertirmi moltissimo. Ma sta prendendo contorni leggermente inquietanti. Mi viene da fare solo un’amara considerazione: ecco cosa succede a cancellare la satira dalla TV. Ma sì, al rogo Dorothy Parker (ooops! Peccato, è già morta. Mi spiace per voi forcaioli…ma potete pur sempre bruciare le sue pubblicazioni…), al rogo Nora Ephron e ogni altra donna che tenti, o abbia tentato, di fare dell’ironia sulla condizione femminile. E’ chiaro che chiunque lo faccia sia in primo luogo una stupida senza cervello e in secondo una patetica disadattata sommersa da complessi irrisolti e preda di una feroce depressione.

    Quelli del MOIGE in confronto sono persone di grande apertura mentale…

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  • La parabola discendente

    10 settembre 2008
    Senza categoria

    E sono venticinque, già, venticinque.
    Mi sembra impossibile.
    Santo cielo, venticinque!

    Continua a ripetermelo nella speranza di convincermene, ma fino a ora non sta funzionando. Fossi un uomo, ci riderei su; ma sono una donna, sfortunatamente, e, quel che è peggio, leggo le riviste di moda. Quindi so che da oggi il mio derma produrrà meno collagene. Che le mie guance si svuoteranno poco a poco. Che la pelle inizierà a cedere lentamente e a diventare flaccida. Se avessi saputo che i venticinque anni arrivano così in fretta, avrei passato l’adolescenza seminuda per mostrare il mio corpicino – che, a dispetto di quanto credessi allora, non era poi così tanto da buttare – quando poteva ancora essere esibito, invece di seppellirmi sotto strati su strati di roba. Non sono andata in giro in minigonna quando avrei potuto e adesso non potrò più, a meno di non voler sembrare ridicola, ovviamente…

    Sono in crisi di mezza età. Se penso al futuro, le uniche immagini che vedo sono rotolini di ciccia attorno al punto vita e cellulite sulle ginocchia. Del resto, si sa, dopo i venticinque il metabolismo rallenta e la circolazione peggiora: conviene che mi rassegni.

    Contro ogni mio principio, posto una foto. Potrebbe essere una delle ultime in cui sono ancora presentabile. Ecco, è così che vorrei essere ricordata:

    Listening to:
    The happy birthday song – Andrew Bird

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  • Prendiamone atto

    9 settembre 2008
    Senza categoria
    Domani potrebbe esser l’inizio della fine del mondo. In mattinata a Ginevra sarà avviato il più grande acceleratore di particelle mai costruito con l’intento di ricreare la condizione immediatamente successiva al Big Bang ed individuare il bosone, particella madre di tutte le altre. Alcuni però ritengono che l’esperimento potrebbe sprigionare un buco nero in grado di risucchiare la terra in pochi anni (al massimo quattro) e sono a tal punto convinti della pericolosità della cosa che hanno presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il quale, però, non è stato accolto.
    Io non entro ovviamente nel merito della questione dal punto di vista scientifico, anche perché non ne capisco nulla, ma di certo qualche elemento su cui riflettere c’è eccome. Non vorrei suonare catastrofica, però se ci pensate bene alcuni segni che preannunciano l’Apocalisse ci sono già stati. Il servizio di piatti della Juventus che vedete troneggiare in tutto il suo indicibile cattivo gusto sui banchi delle edicole vi pare nulla? E Madonna che dedica una canzone al Papa, pensate che sia qualcosa di insignificante? A chi fosse ancora incredulo ricordo che, come se non bastasse quanto appena menzionato, La Repubblica di oggi a pagina 11 titola: “Bagnasco: sì al Gay Pride se è civile”. Siamo seri, dunque, cosa si può volere di più? Una pioggia di rane stile Magnolia???

    Tra l’altro, personalmente trovo piuttosto inquietante che la fine del mondo possa iniziare proprio il giorno del mio 25esimo compleanno. Che voglia dire qualcosa?

    Listening to:
    Until the end of the world – U2

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  • Crisi d'identità

    31 agosto 2008
    Senza categoria
    Credevamo di essere interi. L’io, anima e corpo, un tutt’uno indivisibile. Cartesio ci insegnò che ci sbagliavamo, che siamo due domini differenti ed autonomi. E poi ci dissero che siamo ancora più compositi: che il nostro corpo è un agglomerato di atomi, i quali a loro volta sono composti da altre particelle e che la nostra psiche è addirittura tripartita. Ma io, pur convinta della bontà di ciascuna di queste tesi e ben guardandomi dal confutarle, non riesco ad avvertire questa separazione, questo iato tra il mio pensiero e l’insieme di carne ed ossa che se ne va in giro a rappresentarmi.
    Sento una naturale continuità tra la mia estensione spaziale e il mio rimuginare, trovo che siano necessari l’uno all’altro, che si influenzino. Per questo temo che il cambiamento dell’uno si manifesti anche nell’altro dominio e ritengo che il mio Io non sia solo il prodotto del precario equilibrio raggiunto tra le forze contrarie dell’ Es e del Super-io.
    Eppure, a volte, quando mi sorprendo a fare certi pensieri non posso che concludere che vi sia una separazione, o meglio una forza disgregatrice, una spinta centrifuga che polverizza tutto e rende tutto irriconoscibile e opinabile. Io non sono io. Sono agita e non agente di me stessa e mi viene perfino da chiedermi se in fin dei conti esista davvero una me stessa. Ed è sconsolante doversi rispondere che forse no, non esiste. Che la nostra identità è solo un’idea che in un mondo infinitamente incerto ci illude di avere un’unica rassicurante certezza. E proprio perché ho bisogno di questa certezza, per timore alla fine non varco la soglia e non porto il ragionamento alle sue estreme conseguenze, rubricandolo come un’elucubrazione inutile, uno stupido vaneggiamento, e mi rintano di nuovo nel cantuccio tiepido e morbido di questa improbabile convinzione.

    Listening to:
    Gli impermeabili – Paolo Conte

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  • Dimenticare

    29 agosto 2008
    Senza categoria
    E’ strano che la mia memoria sembri così labile. Che non mi ricordi fatti e parole, ma che riesca a dire esattamente com’ero vestita in un determinato momento. Morissi adesso quello che mi scorrerebbe davanti sarebbe soltanto una specie di lunghissimo defilé: una ventina di collezioni autunno-inverno e altrettante primavera-estate. So cosa indossavo ogni primo giorno di scuola e qual era il mio abbigliamento per ogni esame all’università. E ne ho dati una cinquantina. Quindi non è la mia memoria a non funzionare: dev’essere un qualche meccanismo di rimozione. Chissà perché poi.
    A volte ci sono ricordi che mi ritornano in sogno, ma i miei sogni sono solitamente tanto incredibili che è difficile dire se si tratti davvero di memorie o se non siano piuttosto delle semplici paramnesie. Anzi, sono quasi certa che metà delle cose che ricordo non siano andate affatto come penso io.
    Probabilmente la ragione di tutto questo è che nei momenti memorabili della mia vita mi sono sempre sentita estranea e distaccata, quasi assente, come se non fosse la mia volontà a decidere, come se recitassi un copione invisibile. E nove volte su dieci ho agito esattamente al contrario di quello che avrei voluto. Ho detto di sì quando pensavo no e viceversa. Se mi si chiedessero le ragioni di decine di cose che ho fatto non saprei davvero cosa rispondere. O forse sì. La mia vita è stata mossa quasi completamente dal senso di colpa. Un senso di colpa preventivo peraltro. Ecco, forse è stata più la paura della colpa. Il pensiero che avrei deluso qualcuno.
    Ho sempre avuto questo stupido complesso del dover essere perfetta, del non dover dare problemi, del non dover essere come le altre. E nel tempo ho iniziato a non dire le cose, non lasciare mai trapelare niente, non svelarmi. Perché io non potevo e non dovevo. Perché mi si voleva eterea ed algida, al di sopra di tante questioni. E mi sono sempre sentita inadeguata, perché so fin troppo bene di essere lontanissima da quest’immagine e ancor di più dalla perfezione. Ecco, forse è questo quello che tento di rimuovere e di dimenticare.

    Listening to:
    Masterfade – Andrew Bird

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  • Annusa!

    27 agosto 2008
    Senza categoria
    Un acquazzone tremendo s’è portato via l’afa. E’ assurdo come a Milazzo succeda sempre così. Sempre nello stesso periodo. Non piove per mesi, ma poi tra fine agosto ed inizio settembre sembra che ci debba per forza essere almeno un temporale. E vento, tanto vento.
    Dio solo sa quanto mi piace l’odore di terra bagnata. E quanto mi piace il vento. Mi piace quello spiffero che passa sotto le porte e che raffredda i piedi. Mi piace la tenda che si gonfia. Mi piace l’odore rugginoso degli ombrelli. Mi piace il pensiero della gente rintanata in casa e di quelli dietro le finestre a guardare.

    I momenti più belli della mia vita sono stati in giornate piovose.

    Listening to:
    The model – Belle & Sebastian

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  • Polaroid americane

    22 agosto 2008
    Senza categoria

    Sarà colpa del jet lag, non so, ma ultimamente sono un po’ confusa. Eppure sono tornata da quasi una settimana…

    Dagli Stati Uniti mi sono portata indietro un sacco di cose materiali e non.
    Dal Texas un raccapricciante vestito stampato di maglina, comprato per disperazione e stringente necessità, nonché l’umidità più appiccicosa che si possa immaginare. Le emozioni della prima volta in vita mia in cui sono andata a cavallo e l’odore del pancake caldo col ciuffetto di burro che si scioglie in cima. Il punch, i waffle e i fiori di buganvillea.

    New York, poi, è stata un rivelazione, nonostante abbia dato la prova definitiva che il caffè americano è una brodaglia disgustosa. La 5th Avenue è una lunghissima vetrina sul mondo: ci trovi qualunque cosa o qualsiasi tipo umano si possa immaginare. La Statua della Libertà ha lo stesso profilo di Paul Newman, e non me ne ero mai accorta fino a quando non l’ho vista con i miei occhi. Il ponte di Brooklyn è pieno di cavi sospesi, come se l’avesse costruito Spiderman spruzzando le sue ragnatele. Al World Trade Centre c’è ancora la voragine dove una volta sorgevano le due torri, un immenso buco quadrato e spaventoso, attorniato da costruzioni altissime su tutti e quattro i lati; mi sono resa conto che quel giorno di settembre deve davvero esserci stata una scena simile all’Apocalisse: fuoco e polvere e macerie e cadaveri. Fino a quando lo si vede in televisione non se ne ha piena consapevolezza.
    Brodway e Times Square sono un turbinio di luci e di colori e cartelloni giganteschi. Non si sa dove guardare prima e, quando si avvista la manona che regge l’insegna del museo delle cere viene da pensare che sia il massimo, poi si gira un po’ lo sguardo e accanto c’è l’Odditorium, un posto che, se avessi avuto 15 anni in meno, avrei potuto credere che fosse la porta del Paese dei balocchi o del Paradiso. Poi in una palazzina scalcinata c’è il teatro del “Late Show with David Letterman”, dove negli ultimi quindici anni è passato chiunque conti nel mondo dello spettacolo. E che dire di Central Park, così immenso e affascinante e quasi un’oasi fuori dal tempo in una metropoli che non conosce riposo?

    Ci vorrebbero ore ed ore per scrivere di ogni cosa che mi è rimasta nel cuore e impressa al fondo della retina. La caserma dei pompieri che è stata il quartier generale dei “Ghostbusters”, Tiffany con le vetrine in cui si specchiava Audrey Hepburn all’inizio del film, il Grand Central Terminal in cui si conclude “Carlito’s Way” e, soprattutto, la casa dei Tenenbaum ad Harlem. Ebbene, sì: ho toccato il cancello sul quale Richie si arrampicava per rientrare a casa dopo il tentato suicidio!!!

    E poi sappiate che ho comprato Armchair Apocrypha e Andrew Bird & The Misterious Production of Eggs, per nutrire ancora di più la mia ossessione per il polistrumentista e cantautore di Chicago. Ormai mi ci vuole un esorcista…

    Listening to:
    Tables and chairs – Andrew Bird

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  • Passioni estive

    23 luglio 2008
    Senza categoria
    Gli amori estivi, dicono tutti, non durano e sono frivoli, ma io, che almeno sotto certi aspetti dell’essere controcorrente sono un’icona ambulante, sto sperimentando passioni che credo non siano poi così superficiali e di certo non saranno stagionali. Prima ho confessato la mia novella infatuazione per Andrew Bird – la quale benché passino i giorni non accenna minimamente ad affievolirsi – che è diventato ufficialmente il cantore di questa mia ultima estate da studentessa. Adesso ammetto di essere ultimamente entrata nella spirale del té alla menta: non però di quello aromatizzato che si compra in bustine già pronte per l’infusione, certo che no! Invece lo preparo io alla maniera araba (ho cercato la ricetta su internet) ed ho perfino riesumato il vecchio filtro di mia mamma che credo non venisse usato da almeno quindici anni. Ne bevo più o meno un litro al giorno con una soddisfazione che non vi dico. Ah, e mi sono anche appassionata al mahjong, un tipo di solitario cinese al quale si può giocare su una serie infinita di siti e che non riesco mai a finire, ma che mi piace parecchio. E sono certa che questa volta durerà, non come la momentanea ossessione per FreeCell che ho avuto qualche anno fa. Questa volta sarà diverso, anche perché a FreeCell sono bravissima ed era più che ovvio che mi stancassi di giocarci, mentre stavolta il fatto che non riesca mai a vincere va tutto a favore di questa ipotesi: io, infatti, sono eccezionale nel rimanere incredibilmente devota a tutto ciò che non posso conquistare…

    Listening to:
    Cataracts – Andrew Bird…tanto per cambiare!

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  • OMG!!!

    18 luglio 2008
    Senza categoria
    A volte ritorno. A volte rileggo i vecchi post e mi si accappona la pelle: un buon 90% sono assolutamente PATETICI. Mi faccio quasi schifo.
    Se non mi sbrigo a mettere in mostra un po’ di disincantata ironia non ho speranze di finire come Bridget Jones: contesa tra due uomini belli e di successo pur essendo pingue, maldestra, sciatta e ultratrentenne. Io, che ultratrentenne non sono (ancora per qualche annetto) e per niente pingue e probabilmente neppure così sciatta, (ma di certo assai maldestra), forse potrei ambire anche a qualcosa di più rispetto alla biondina inglese, invece affogo tra singhiozzi che emergono tra le righe e frasi nelle quali non si capisce se sia superiore la stucchevolezza o la verbosità.
    E’ la “sindrome del giovane Werther”, che (dopo aver letto il libro per la prima volta a 16 anni) mi si è disgraziatamente appiccicata addosso per sempre. Del resto, praticamente i 4/5 della letteratura mondiale esaltano la sofferenza e gli amori falliti o turbolenti, per cui l’equazione amore uguale depressione è scontatissima. Anche perché, diciamoci la verità, in un modo o nell’altro le esperienze amorose dell’adolescenza sono sempre e comunque fallimentari e dolorose, e già quello basterebbe ad insediare prepotentemente questo stereotipo nella testa di qualunque individuo. Solo che la maggioranza delle persone con il tempo va incontro ad un processo di maturazione e riesce a superare questo stupido preconcetto. Io, invece, mi ci sono attaccata tenacemente.

    Listening to:
    Dark matter – Andrew Bird

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  • Andrew Bird

    11 luglio 2008
    Musica

    Io amo quest’uomo. No, davvero, lo amo! Come potrei evitarlo? Non posso che adorare qualcuno che mi ricorda allo stesso tempo sia Thom Yorke che Jeff Buckley che Rufus Wainwright.
    E poi quel fischio!

    C’è troppo caldo e ho poca voglia e poca ispirazione per fare qualunque cosa. Non leggo, non aggiorno il blog, fatico ad andare avanti con la tesi. Riesco solo ad ascoltare Andrew Bird e più lo ascolto più m’innamoro. Se la temperatura non dovesse abbassarsi un po’ entro qualche giorno, diventerò una monomaniaca…

    Listening to:
    Armchairs – Andrew Bird

     

    P.S. Dev’essere un segno del destino che mi sia decisa a scriverne proprio il giorno del suo 35esimo compleanno. Che coincidenza bizzarra! Giuro che non lo sapevo.

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NIENTE DI ALIENO

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