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  • 27 settembre 2008
    Senza categoria

    Torno a casa dopo un paio di giorni a Torino e mi ritrovo questa notizia, pronta a trafiggermi non appena accendo la TV. E pensare che, appena mercoledì scorso, in legatoria avevo scelto per la copertina della mia tesi un azzurro chiaro, quasi turchese, perché mi ricordava gli occhi di uno dei miei attori preferiti di sempre…

    Ciao, “Fast” Eddie Felson. Chissà se anche tu hai sorriso prima di morire…

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  • "This is not my life"

    20 settembre 2008
    Senza categoria
    Spezzo il silenzio con ninnananne dolenti che mi accompagnano al sonno stabilendo l’umore di questa notte fresca. E pioverà. Io non sognerò, non sogno più. Brutto segno. Gran brutto segno. Probabilmente è perché spendo tutte le mie fantasie di giorno e non risparmio neppure un nichelino di immaginazione per il sogno. Brutto segno.
    Adesso che ogni cosa dovrebbe cominciare, io sento addosso il peso immane di una fine irreversibile, di un abbandono coatto. Il dolore di un’amputazione, come se mi stessero privando della parte più irreale e allo stesso tempo più vera di me. Credo che non mi si addica affatto la maturità intesa come accettazione dell’immanente quale unica dimensione possibile. Dà una piega strana al mio sorriso e mi fa bidimensionale come una figurina di carta. Non ho null’altro, a parte la mia immaginazione, che mi renda impercettibilmente differente e di quando in quando, a modo mio, perfino rilevante.

    Listening to:
    A fond farewell – Elliott Smith

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  • Valutazioni

    18 settembre 2008
    Riflessioni
    settembre 2008

    Avete presente quelle persone che chinano la testa e vi guardano così, dal basso verso l’alto, proprio come fanno di solito i bambini quando hanno fatto una marachella e vogliono intenerire chi li sta sgridando? Aggiungeteci un sorriso a mezza bocca ed è fatta. Cento punti in più, se fosse capace di suonare uno strumento. Altrettanti se fosse un avido lettore e se, quando è arrabbiato, invece di allargare le narici serrasse la mascella. E poi mille in più, se dicesse cose che non ho mai sentito prima e se amasse le parole e sapesse trattarle con il dovuto rispetto…

    L’estate finisce e avrei voglia di passeggiare sul lungomare osservandomi i piedi e parlando di qualcosa che non abbia a che fare con la quotidianità. Con le punte delle dita delle mani che si raffreddano, vorrei tornare a casa e non riuscire a dormire. Vorrei avere la testa piena di pensieri impazienti.

    Listening to:
    Red Moon – David Gray

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  • Senza parole

    14 settembre 2008
    Senza categoria
    66ffff
    David Foster Wallace doveva essere un uomo piacevolissimo. Da quando lessi per la prima volta un suo libro (Tennis, TV, Trigonometria, Tornado ed altre Cose Divertenti che non Farò mai Più) ho sempre pensato che sarebbe stato stupendo fare due chiacchiere con una persona così amaramente ironica e perspicace. Mi piaceva pensare che avremmo avuto tante cose da dirci: io gli avrei chiesto di parlarmi di David Lynch e di semiotica in quella sua maniera così semplice e diretta, (eppure estremamente accurata), e lui non so, magari avrebbe pensato che ero anch’io una ragazza dai capelli strani…
    Mi spiace così tanto adesso dover parlare di tutto questo al passato. Non riesco a farmene una ragione. Sarebbe bello in questi casi avere qualcosa da dire che non suonasse banale o di circostanza. Il fatto è che quando una persona così intelligente decide di porre fine alla propria vita deve senz’altro esserci una ragione profonda. Non può trattarsi soltanto di una disperazione momentanea, deve esserci qualcos’altro, qualcosa che non può essere sublimato attraverso l’inchiostro. Per questo mi esimo dal fare ogni tipo di considerazione sull’accaduto. Il suicidio in quanto negazione dell’istinto di conservazione, l’istinto primario dell’essere umano, è sempre degno del massimo del rispetto e in questi casi lo è anche di più.L’unica cosa che posso dire è che quest’uomo merita di essere letto e che la sua fama merita di sopravvivergli perché il suo punto di vista così diverso e anti-retorico è uno dei patrimoni maggiori della letteratura degli ultimi quindici anni.
    Spero che vi basti come garanzia della sua bravura il fatto che, ne sono certa, tutti noi che l’abbiamo letto sappiamo benissimo di dovergli qualcosa
    .

    Listening to:
    Hallelujah – Jeff Buckley

     

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  • Comunicazione di servizio

    13 settembre 2008
    Senza categoria
    Oggi ho fatto il primo (minuscolo) passo sul lungo sentiero che conduce alla fama. Qualcuno mi dà della cretina sul web e le visite sul blog si impennano. Non può che farmi piacere. Non sto scherzando.
    Avrei voluto scrivere della tragedia dell’Alitalia, (perché di questo si tratta), ma poi mi sono resa conto che non è affatto necessario: adesso non ho più bisogno di mostrarmi intelligente per farmi leggere dai navigatori erranti della rete. Perché lambiccarsi? Il contatore visite girerà comunque, che io faccia lavorare le meningi oppure no. Tutto questo è molto, molto rilassante…

    Listening to:
    Raso e chiome bionde – Cristina Donà

    Edit: 14.46
    La faccenda seguita a divertirmi moltissimo. Ma sta prendendo contorni leggermente inquietanti. Mi viene da fare solo un’amara considerazione: ecco cosa succede a cancellare la satira dalla TV. Ma sì, al rogo Dorothy Parker (ooops! Peccato, è già morta. Mi spiace per voi forcaioli…ma potete pur sempre bruciare le sue pubblicazioni…), al rogo Nora Ephron e ogni altra donna che tenti, o abbia tentato, di fare dell’ironia sulla condizione femminile. E’ chiaro che chiunque lo faccia sia in primo luogo una stupida senza cervello e in secondo una patetica disadattata sommersa da complessi irrisolti e preda di una feroce depressione.

    Quelli del MOIGE in confronto sono persone di grande apertura mentale…

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  • La parabola discendente

    10 settembre 2008
    Senza categoria

    E sono venticinque, già, venticinque.
    Mi sembra impossibile.
    Santo cielo, venticinque!

    Continua a ripetermelo nella speranza di convincermene, ma fino a ora non sta funzionando. Fossi un uomo, ci riderei su; ma sono una donna, sfortunatamente, e, quel che è peggio, leggo le riviste di moda. Quindi so che da oggi il mio derma produrrà meno collagene. Che le mie guance si svuoteranno poco a poco. Che la pelle inizierà a cedere lentamente e a diventare flaccida. Se avessi saputo che i venticinque anni arrivano così in fretta, avrei passato l’adolescenza seminuda per mostrare il mio corpicino – che, a dispetto di quanto credessi allora, non era poi così tanto da buttare – quando poteva ancora essere esibito, invece di seppellirmi sotto strati su strati di roba. Non sono andata in giro in minigonna quando avrei potuto e adesso non potrò più, a meno di non voler sembrare ridicola, ovviamente…

    Sono in crisi di mezza età. Se penso al futuro, le uniche immagini che vedo sono rotolini di ciccia attorno al punto vita e cellulite sulle ginocchia. Del resto, si sa, dopo i venticinque il metabolismo rallenta e la circolazione peggiora: conviene che mi rassegni.

    Contro ogni mio principio, posto una foto. Potrebbe essere una delle ultime in cui sono ancora presentabile. Ecco, è così che vorrei essere ricordata:

    Listening to:
    The happy birthday song – Andrew Bird

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  • Prendiamone atto

    9 settembre 2008
    Senza categoria
    Domani potrebbe esser l’inizio della fine del mondo. In mattinata a Ginevra sarà avviato il più grande acceleratore di particelle mai costruito con l’intento di ricreare la condizione immediatamente successiva al Big Bang ed individuare il bosone, particella madre di tutte le altre. Alcuni però ritengono che l’esperimento potrebbe sprigionare un buco nero in grado di risucchiare la terra in pochi anni (al massimo quattro) e sono a tal punto convinti della pericolosità della cosa che hanno presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il quale, però, non è stato accolto.
    Io non entro ovviamente nel merito della questione dal punto di vista scientifico, anche perché non ne capisco nulla, ma di certo qualche elemento su cui riflettere c’è eccome. Non vorrei suonare catastrofica, però se ci pensate bene alcuni segni che preannunciano l’Apocalisse ci sono già stati. Il servizio di piatti della Juventus che vedete troneggiare in tutto il suo indicibile cattivo gusto sui banchi delle edicole vi pare nulla? E Madonna che dedica una canzone al Papa, pensate che sia qualcosa di insignificante? A chi fosse ancora incredulo ricordo che, come se non bastasse quanto appena menzionato, La Repubblica di oggi a pagina 11 titola: “Bagnasco: sì al Gay Pride se è civile”. Siamo seri, dunque, cosa si può volere di più? Una pioggia di rane stile Magnolia???

    Tra l’altro, personalmente trovo piuttosto inquietante che la fine del mondo possa iniziare proprio il giorno del mio 25esimo compleanno. Che voglia dire qualcosa?

    Listening to:
    Until the end of the world – U2

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  • Crisi d'identità

    31 agosto 2008
    Senza categoria
    Credevamo di essere interi. L’io, anima e corpo, un tutt’uno indivisibile. Cartesio ci insegnò che ci sbagliavamo, che siamo due domini differenti ed autonomi. E poi ci dissero che siamo ancora più compositi: che il nostro corpo è un agglomerato di atomi, i quali a loro volta sono composti da altre particelle e che la nostra psiche è addirittura tripartita. Ma io, pur convinta della bontà di ciascuna di queste tesi e ben guardandomi dal confutarle, non riesco ad avvertire questa separazione, questo iato tra il mio pensiero e l’insieme di carne ed ossa che se ne va in giro a rappresentarmi.
    Sento una naturale continuità tra la mia estensione spaziale e il mio rimuginare, trovo che siano necessari l’uno all’altro, che si influenzino. Per questo temo che il cambiamento dell’uno si manifesti anche nell’altro dominio e ritengo che il mio Io non sia solo il prodotto del precario equilibrio raggiunto tra le forze contrarie dell’ Es e del Super-io.
    Eppure, a volte, quando mi sorprendo a fare certi pensieri non posso che concludere che vi sia una separazione, o meglio una forza disgregatrice, una spinta centrifuga che polverizza tutto e rende tutto irriconoscibile e opinabile. Io non sono io. Sono agita e non agente di me stessa e mi viene perfino da chiedermi se in fin dei conti esista davvero una me stessa. Ed è sconsolante doversi rispondere che forse no, non esiste. Che la nostra identità è solo un’idea che in un mondo infinitamente incerto ci illude di avere un’unica rassicurante certezza. E proprio perché ho bisogno di questa certezza, per timore alla fine non varco la soglia e non porto il ragionamento alle sue estreme conseguenze, rubricandolo come un’elucubrazione inutile, uno stupido vaneggiamento, e mi rintano di nuovo nel cantuccio tiepido e morbido di questa improbabile convinzione.

    Listening to:
    Gli impermeabili – Paolo Conte

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  • Dimenticare

    29 agosto 2008
    Senza categoria
    E’ strano che la mia memoria sembri così labile. Che non mi ricordi fatti e parole, ma che riesca a dire esattamente com’ero vestita in un determinato momento. Morissi adesso quello che mi scorrerebbe davanti sarebbe soltanto una specie di lunghissimo defilé: una ventina di collezioni autunno-inverno e altrettante primavera-estate. So cosa indossavo ogni primo giorno di scuola e qual era il mio abbigliamento per ogni esame all’università. E ne ho dati una cinquantina. Quindi non è la mia memoria a non funzionare: dev’essere un qualche meccanismo di rimozione. Chissà perché poi.
    A volte ci sono ricordi che mi ritornano in sogno, ma i miei sogni sono solitamente tanto incredibili che è difficile dire se si tratti davvero di memorie o se non siano piuttosto delle semplici paramnesie. Anzi, sono quasi certa che metà delle cose che ricordo non siano andate affatto come penso io.
    Probabilmente la ragione di tutto questo è che nei momenti memorabili della mia vita mi sono sempre sentita estranea e distaccata, quasi assente, come se non fosse la mia volontà a decidere, come se recitassi un copione invisibile. E nove volte su dieci ho agito esattamente al contrario di quello che avrei voluto. Ho detto di sì quando pensavo no e viceversa. Se mi si chiedessero le ragioni di decine di cose che ho fatto non saprei davvero cosa rispondere. O forse sì. La mia vita è stata mossa quasi completamente dal senso di colpa. Un senso di colpa preventivo peraltro. Ecco, forse è stata più la paura della colpa. Il pensiero che avrei deluso qualcuno.
    Ho sempre avuto questo stupido complesso del dover essere perfetta, del non dover dare problemi, del non dover essere come le altre. E nel tempo ho iniziato a non dire le cose, non lasciare mai trapelare niente, non svelarmi. Perché io non potevo e non dovevo. Perché mi si voleva eterea ed algida, al di sopra di tante questioni. E mi sono sempre sentita inadeguata, perché so fin troppo bene di essere lontanissima da quest’immagine e ancor di più dalla perfezione. Ecco, forse è questo quello che tento di rimuovere e di dimenticare.

    Listening to:
    Masterfade – Andrew Bird

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  • Annusa!

    27 agosto 2008
    Senza categoria
    Un acquazzone tremendo s’è portato via l’afa. E’ assurdo come a Milazzo succeda sempre così. Sempre nello stesso periodo. Non piove per mesi, ma poi tra fine agosto ed inizio settembre sembra che ci debba per forza essere almeno un temporale. E vento, tanto vento.
    Dio solo sa quanto mi piace l’odore di terra bagnata. E quanto mi piace il vento. Mi piace quello spiffero che passa sotto le porte e che raffredda i piedi. Mi piace la tenda che si gonfia. Mi piace l’odore rugginoso degli ombrelli. Mi piace il pensiero della gente rintanata in casa e di quelli dietro le finestre a guardare.

    I momenti più belli della mia vita sono stati in giornate piovose.

    Listening to:
    The model – Belle & Sebastian

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