• “Sticks and stones have made me smarter…”

    19 ottobre 2008
    Musica
    ottobre 2008

    […] We are waiting on a telegram
    To give us news of the fall
    I am sorry to report
    Dear Paris is burning after all

    We have taken to the streets
    In open rejoice revolting
    We are dancing a black waltz
    Fair Paris is burning after all

    Dance poor people, dance and drown
    Dance fair Paris to the ground
    Dance poor people, dance and drown
    Dance fair Paris, ashes now.

    Listening to:
    Paris is burning – St. Vincent

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  • Partito Unico/Pensiero Unico

    17 ottobre 2008
    Riflessioni
    ottobre 2008

    La crisi economica, i tagli dei precari nell’amministrazione pubblica, lo smantellamento di scuola e sanità e l’introduzione di norme sfacciatamente razziste faranno una vittima politica eccellente: il PD e, in particolare, il suo líder máximo Walter Veltroni.
    I prodromi del suo inabissamento nella marmaglia dei politici marginali sono già ravvisabili nel fatto che – l’ho sentito con le mie orecchie – anche veltroniani inossidabili inizino ad avanzare delle critiche per nulla superficiali al suo modo di fare opposizione, giudicato troppo morbido e quindi inconcludente e, quel che è peggio, del tutto irrilevante.
    Non c’è il marchio PD su nessuna protesta, corteo, manifestazione. Il Partito Democratico difende il suo ruolo di opposizione in Parlamento. Peccato, però, che questo venga costantemente bypassato dalla maggioranza a colpi di decreti legge. E peccato anche che le notizie prima o poi vengano a galla e che si scopra, per esempio, che il PD non s’era accorto (o non aveva voluto accorgersi) della norma salva-Geronzi contenuta nel decreto Alitalia. Intanto D’Alema si frega le mani e prepara la sua grande rentrée a capo del gregge della “sinistra” democratica.

    Per il momento, l’unica cosa chiara è che sembra proprio aver ragione chi chiama il partito nato dalle ceneri di DS e Margherita “PD senza L”. Gli italiani, a volte meno ingenui di quanto si pensi, si sono accorti di questa sostanziale identità tra maggioranza e opposizione, e tra la copia (Veltroni) e l’originale (Berlusconi) preferiscono l’originale. Dal canto loro, quelli che sono sempre stati di sinistra e che non amano l’originale, ma si erano lasciati abbindolare dalla copia facendo finta di non notare le somiglianze, iniziano a dubitare dell’esperimento che era stato annunciato come la più grande conquista della democrazia nel nostro Paese, perché si guardano attorno e vedono che ci sarebbero tutte le ragioni per fare una rivoluzione e, invece, il loro leader insiste nello smorzare i toni e dire che è aperto al dialogo. E l’unica cosa concreta che ha fatto da quando è stato eletto segretario del PD è stata creare una televisione…

    Nessuno dice nulla sul fatto che i soldi che saranno messi a disposizione per salvare le banche verranno sottratti alla spesa pubblica. Nessuno dice nulla sulle classi differenziate per i bambini stranieri (leggi rumeni, africani, albanesi e cinesi, perché scommettiamo che, per esempio, un bambino inglese o francese, se anche non sapesse una sola parola d’italiano, non ci finirebbe?). Nessuno dice che la distruzione della scuola pubblica è un modo subdolo per favorire quella privata. Nessuno. Il Parlamento ha un unico colore. E che non mi si venga a dire che c’è un’opposizione. Odio doverlo scrivere, ma io l’avevo detto…

    Listening to:
    Libertango – Astor Piazzolla

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  • Sentori

    13 ottobre 2008
    Senza categoria
    Giudicare qualcuno dalle sue scarpe, mi chiedo se sia una cosa saggia o se non sia invece un peccato mortale di intransigenza. Non mi credevo talmente superficiale. Del resto, però, un paio di Hogan parlano più chiaro di una tessera di partito: sono scarpe che io non comprerei mai, punto e basta. Ma è sufficiente per deplorarne il possessore senza avere la minima idea di chi sia in realtà? No, in effetti e infatti non deploro, ma forse non è solo perché mi rendo conto di quanto sarebbe miope farlo.
    Intanto, mentre io guardavo quel paio di Hogan chiare, (credo fossero in suede ma non potrei giurarlo), incedere sul pavimento a grandi scacchi bianchi e grigi disposti in diagonale e mi fermavo proprio davanti al portone per evitare la collisione con chi imprimeva loro quel movimento, mi è arrivata addosso un’occhiata dall’alto in basso che non so se mi abbia inorgoglito o messo in soggezione. Forse un po’ me l’aspettavo, ma non da un punto così sopraelevato rispetto alla sommità della mia testa. Lo facevo più basso. Che sia merito delle scarpe? Ma no, ma no, le ho guardate per bene e mica avevano i tacchi! Erano di quelle scarpe da uomo con la tomaia evidentemente solida, eppure morbida e raffinata, sormontata ai lati da quell’inequivocabile acca messa un po’ di sguincio, scarpe costose, certo, status symbol di certa società bene, ma restano pur sempre un paio di normalissime calzature da uomo e non credo celassero qualche improbabile artificio, per così dire, “simil-presidenziale” al loro interno. Ad ogni modo, ad un certo punto ho avuto la sensazione, e forse perfino la certezza, che il passo rallentasse per fermarsi proprio lì, in quel punto in cui anch’io mi sarei dovuta fermare a causa dell’evidente ostacolo. Non mezzo metro prima, né mezzo dopo. E così pure io, per forza di cose, ho dovuto inchiodare per qualche istante le mie lerce Onitsuka Tiger prima di riprendere il cammino verso la luce quasi estiva fuori dal portone, e in quel momento di stasi ecco quello sguardo che da distanza siderale mi ha colpita al centro della testa mentre io frettolosamente ritiravo il mio verso il pavimento. Da un giorno cerco di interpretarlo, quello sguardo, ma avendolo solo sentito e non visto non saprei proprio dire e resterò col dubbio. Non è mica una tragedia in fin dei conti. Comunque, uscendo ho dato una controllata al mio riflesso ed ho scoperto di avere dei capelli terribili.

    Listening to:
    Nude – Radiohead

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    6 commenti su Sentori
  • Pro e contro

    4 ottobre 2008
    Senza categoria
    Scrivere sarebbe una soluzione. Lanciare il sasso e aspettare per vedere se la superficie dell’acqua si increspa. Ma che diritto avrei di insinuarmi al di là di un muro tirato su per non sapere più nulla di quello che c’è dall’altra parte, dove mi trovo anch’io. E dovrebbe bastare il ricordo dell’unico tentativo fatto e andato a vuoto a dissuadermi, invece, di tanto in tanto mi ritrovo a rispolverare quest’idea stupida.
    Per me non è cambiato niente, ma solo perché da anni porto avanti un mortificante dialogo con il passato e con una fiducia pericolosa aspetto che il passato mi risponda, anche se sono la prima a sapere che il passato è muto e se a volte sembra che dica qualcosa si tratta in realtà solo dell’eco delle mie stesse parole che mi viene restituito deformato ed attutito per l’enorme distanza. Parlo da sola. Bisogna che mi rassegni una volta per tutte prima che sia davvero troppo tardi: le persone cambiano e cambiano i loro giudizi sugli episodi. Le persone ridimensionano i ricordi e la loro importanza. E spesso le persone dimenticano, perfino, e ci si può ritrovare in situazioni ridicole, con la nostra controparte che neppure si ricorda di noi, proprio come nel romanzo di Kundera.
    Ed io perché mai dovrei essere indimenticabile? Com’è possibile che sia così presuntuosa?

    Listening to:
    Sempre e per sempre – Francesco De Gregori

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    3 commenti su Pro e contro
  • Facebook

    1 ottobre 2008
    Senza categoria
    “Non vergognarsi della propria malinconia
    è un compito penoso, anzi, uno strazio…”


    Stamattina ho avuto un’illuminazione, proprio mentre mi lavavo i capelli, perché si sa che le illuminazioni arrivano all’improvviso, nei momenti più inattesi. Facebook mi piace. Ho deciso.
    Dopo un anno e mezzo in cui il mio profilo è rimasto lì a languire in quasi solitudine, da qualche mese a questa parte un sacco di amici e conoscenti sono spuntati come funghi a popolare con i loro avatar la finestrella della mia friend list. Adoro quelle immaginette quadrate che si aggiungono l’una all’altra e compongono l’eccentrico puzzle della mia vita. Mi piace vedere accanto persone che in alcuni casi non si sono nemmeno mai conosciute, ma che hanno o hanno avuto tutte un posto nel tortuoso percorso del mio destino e stanno bene vicine, anche se loro non lo sanno. E sono felice che la stragrande maggioranza delle persone mi abbia aggiunta arbitrariamente, mentre in parecchi casi io mi ero guardata bene dal farlo, incerta circa la reazione che avrei provocato con la mia richiesta.
    Ritrovare molti degli amici ai quali anni fa mi sono aggrappata per non affondare in mezzo ai marosi dell’adolescenza e scoprire che mi hanno voluta nella loro lista nonostante gli anni passati senza vedersi e che probabilmente sentono per me la stessa nostalgia che sento per loro; basterebbe questo a farmi dire che Facebook mi piace. Come ho fatto a non accorgermene prima? Mi fa sentire riconciliata con il passato e mi fa vedere una continuità con il presente della quale non mi ero mai accorta.
    Mi spiace solo che ci sia ancora qualche tassello mancante e qualcuno che non troverò mai. Ma dovrò rassegnarmi a questi buchi che non saranno riempiti. Sarebbe chiedere troppo e aspirare ad un’armonia della quale mi rendo conto di non essere meritevole.


    Listening to:
    L’amore trasparente – Ivano Fossati

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  • Il presente in cinque punti

    28 settembre 2008
    Senza categoria
    1. Ho letto un romanzo e mezzo di John Fante in quattro giorni e ne vado fiera. Fante è mio e solo mio, non lo condivido con nessuno. La gente non capirebbe perché mi piace così tanto, ma Arturo Bandini c’est moi…
    2. La fissazione per Andrew Bird non accenna a passare e sono ormai quasi cinque mesi che regna sovrano in cima alla classifica dei miei ascolti. A questo punto ci sono solo due evoluzioni possibili: che diventi il mio preferito di sempre o che inizi improvvisamente ad odiarlo. Temo allo stesso modo tanto la prima che la seconda.
    3. Non so se amo Facebook o lo detesto. Un anno e mezzo non mi è bastato per decidere. Nel frattempo invio regalini e animaletti virtuali agli amici sperando in un’illuminazione tardiva.
    4. Il fatto che non si sia trovato nulla di meglio per celebrare il mastodontico Paul Newman che un’ennesima riproposizione de “La Stangata” (Rete4), l’orrido “Le Parole che non ti ho Detto” (Raiuno) e addirittura l’imbarazzante “Ormai non c’è più Scampo” (La7), mi riempie di disappunto. Speravo che questo triste momento mi avrebbe almeno permesso di rivedere “Il Verdetto”, o gli amatissimi “Butch Cassidy” e “Lo Spaccone”, o magari “Nick Manofredda” e invece nulla. Povero Paul…
    5. Tutto il mondo sembra avere un’opinione precisa su quali lavori sarebbero più adatti a me. Solo io sembro non averne idea…

    Listening to:
    Spare-Ohs – Andrew Bird

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  • 27 settembre 2008
    Senza categoria

    Torno a casa dopo un paio di giorni a Torino e mi ritrovo questa notizia, pronta a trafiggermi non appena accendo la TV. E pensare che, appena mercoledì scorso, in legatoria avevo scelto per la copertina della mia tesi un azzurro chiaro, quasi turchese, perché mi ricordava gli occhi di uno dei miei attori preferiti di sempre…

    Ciao, “Fast” Eddie Felson. Chissà se anche tu hai sorriso prima di morire…

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  • "This is not my life"

    20 settembre 2008
    Senza categoria
    Spezzo il silenzio con ninnananne dolenti che mi accompagnano al sonno stabilendo l’umore di questa notte fresca. E pioverà. Io non sognerò, non sogno più. Brutto segno. Gran brutto segno. Probabilmente è perché spendo tutte le mie fantasie di giorno e non risparmio neppure un nichelino di immaginazione per il sogno. Brutto segno.
    Adesso che ogni cosa dovrebbe cominciare, io sento addosso il peso immane di una fine irreversibile, di un abbandono coatto. Il dolore di un’amputazione, come se mi stessero privando della parte più irreale e allo stesso tempo più vera di me. Credo che non mi si addica affatto la maturità intesa come accettazione dell’immanente quale unica dimensione possibile. Dà una piega strana al mio sorriso e mi fa bidimensionale come una figurina di carta. Non ho null’altro, a parte la mia immaginazione, che mi renda impercettibilmente differente e di quando in quando, a modo mio, perfino rilevante.

    Listening to:
    A fond farewell – Elliott Smith

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  • Valutazioni

    18 settembre 2008
    Riflessioni
    settembre 2008

    Avete presente quelle persone che chinano la testa e vi guardano così, dal basso verso l’alto, proprio come fanno di solito i bambini quando hanno fatto una marachella e vogliono intenerire chi li sta sgridando? Aggiungeteci un sorriso a mezza bocca ed è fatta. Cento punti in più, se fosse capace di suonare uno strumento. Altrettanti se fosse un avido lettore e se, quando è arrabbiato, invece di allargare le narici serrasse la mascella. E poi mille in più, se dicesse cose che non ho mai sentito prima e se amasse le parole e sapesse trattarle con il dovuto rispetto…

    L’estate finisce e avrei voglia di passeggiare sul lungomare osservandomi i piedi e parlando di qualcosa che non abbia a che fare con la quotidianità. Con le punte delle dita delle mani che si raffreddano, vorrei tornare a casa e non riuscire a dormire. Vorrei avere la testa piena di pensieri impazienti.

    Listening to:
    Red Moon – David Gray

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  • Senza parole

    14 settembre 2008
    Senza categoria
    66ffff
    David Foster Wallace doveva essere un uomo piacevolissimo. Da quando lessi per la prima volta un suo libro (Tennis, TV, Trigonometria, Tornado ed altre Cose Divertenti che non Farò mai Più) ho sempre pensato che sarebbe stato stupendo fare due chiacchiere con una persona così amaramente ironica e perspicace. Mi piaceva pensare che avremmo avuto tante cose da dirci: io gli avrei chiesto di parlarmi di David Lynch e di semiotica in quella sua maniera così semplice e diretta, (eppure estremamente accurata), e lui non so, magari avrebbe pensato che ero anch’io una ragazza dai capelli strani…
    Mi spiace così tanto adesso dover parlare di tutto questo al passato. Non riesco a farmene una ragione. Sarebbe bello in questi casi avere qualcosa da dire che non suonasse banale o di circostanza. Il fatto è che quando una persona così intelligente decide di porre fine alla propria vita deve senz’altro esserci una ragione profonda. Non può trattarsi soltanto di una disperazione momentanea, deve esserci qualcos’altro, qualcosa che non può essere sublimato attraverso l’inchiostro. Per questo mi esimo dal fare ogni tipo di considerazione sull’accaduto. Il suicidio in quanto negazione dell’istinto di conservazione, l’istinto primario dell’essere umano, è sempre degno del massimo del rispetto e in questi casi lo è anche di più.L’unica cosa che posso dire è che quest’uomo merita di essere letto e che la sua fama merita di sopravvivergli perché il suo punto di vista così diverso e anti-retorico è uno dei patrimoni maggiori della letteratura degli ultimi quindici anni.
    Spero che vi basti come garanzia della sua bravura il fatto che, ne sono certa, tutti noi che l’abbiamo letto sappiamo benissimo di dovergli qualcosa
    .

    Listening to:
    Hallelujah – Jeff Buckley

     

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NIENTE DI ALIENO

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