• Atemporale

    31 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Il fondo opaco dei tuoi occhi luminosi mi punge da una fotografia nella quale sei rimasto cristallizzato ed è così che, volente o nolente, ti ricorderò e continuerai a vivere come una delle tante costruzioni che la mia mente ha prodotto in tutti questi anni; e ti assomiglierai, ma non sarai più te stesso. E ancora tra un anno, o tra dieci o cento, il posto in cui potrò venirti a cercare sarà sempre uguale e tu sarai immobile e immutato, risparmiato dai calendari che si squadernano sotto gli occhi di noi poveri mortali, mentre il mio specchio dirà di una nuova ruga o del primo capello che incanutisce.

    Listening to:
    Blue Valentine – Tom Waits

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  • Invecchio

    29 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Mentre un altro anno, l’ennesimo, sgattaiola via velocemente sancendo l’inesorabile avanzare del tempo, e allo stesso tempo centinaia di cose tornano dal passato confondendo i confini di epoche e stagioni, mi chiedo cosa si debba attendere, quale dovrebbe essere il segnale che preannuncerà la disperazione senza rimedio o la felicità così a lungo corteggiata. Vorrei essere preparata, quando arriverà il momento, sia a ricevere un fendente che una carezza e aver costruito una corazza sufficiente perché non mi sopraffaccia l’ebbrezza o il malumore. Perché di picchi e di baratri, di queste altalene vertiginose di ascese e precipizi repentini, ho già fin troppa esperienza e forse non ho più l’età adatta per le sorprese.

    Listening to:
    Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino

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  • Merenda a casa…

    26 dicembre 2008
    Senza categoria
    dicembre 2008

    We’re after the same rainbow’s end
    waiting ‘round the bend…

    Il giorno dopo Natale. Un pomeriggio come tanti. La piacevole sicurezza dell’abbraccio del mio maglione pesante grigio, la luce spenta e una canzone in sottofondo per pensare a quanto sarebbe bello se la mia vita fosse uscita direttamente dalla penna di uno di quegli sceneggiatori della Hollywood mainstream degli anni ’60 con il vizio del lieto fine. Se fosse così, avrei i capelli sempre in piega perfetta e le unghie curate, le ciglia finte, deliziosi vestitini con la gonna a corolla e probabilmente porterei orecchini di perle. Potrei starmene tranquilla, nonostante le contrarietà quotidiane, sicura che tutto sia destinato inesorabilmente a risolversi positivamente e che sia solo questione di tempo. Basterebbe semplicemente avere pazienza, e nemmeno troppa: si tratterebbe appena di attendere per un centinaio di minuti.
    Invece, non riesco a guarire dall’onicofagia, mi si smagliano i collant, indosso quasi sempre vecchi jeans, ho spesso i capelli arruffati e le occhiaie. Nonostante abbia compiuto venticinque anni, ogni tanto mi spunta ancora perfino qualche brufolo. Insomma, niente che lasci presagire un finale scontato…

    Listening to:
    Moon River – Henry Mancini

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  • La stanchezza

    23 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    È quella consapevolezza amara che ti prende quando capisci di aver sbagliato tutto.

    Come quando ti rendi conto che hai sacrificato delle cose importanti per persone che, nonostante ciò che dicano, sostanzialmente non ti tengono mai in alcuna considerazione. Come quei giorni in cui ti sei davvero stufata di sentire sempre nuovi rilanci al rialzo nella continua gara per stabilire chi sia più vessato, chi faccia di più, chi sia la vera vittima di questo mondo crudele e del destino beffardo. Come quando non ti chiedono di fare niente e poi ti rinfacciano di startene con le mani in mano. Come nel momento in cui noti che, ogni volta che puntualizzi qualcosa di sacrosanto, la risposta è sempre che sei troppo polemica. Come la certezza che l’anno scorso la situazione fosse ben peggiore, eppure non c’era tutta questa inspiegabile e fastidiosa frenesia; probabilmente perché tu non eri meritevole di grandi preparativi. Come la rabbia, perché tu ci hai provato – mille volte ci hai provato! – a far notare la tua presenza, ma resti sempre invisibile; e la conseguente rassegnazione, quando non puoi che concludere tristemente che certe persone si lamentano sempre, ma poi amano davvero solo chi fa come gli pare e le tratta “a pesci in faccia”…

    E allora può succedere che, una mattina appena prima di Natale, tu prenda la ferma decisione che debba essere l’ultima volta e che andrai per la tua strada. Perché, in fin dei conti, quando hai avuto un problema (anche grave), ti ci sei sempre dovuta misurare da sola, nell’indifferenza generale, e il più delle volte da sola l’hai risolto e, quindi, non hai poi così tanto da perdere.

    Listening to:
    Applique – Il Genio

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  • Sono come sono

    9 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Ho mangiato la prima polenta dell’inverno e fatto l’albero di Natale. Sono stata felice. In fin dei conti, quando non sono troppo impegnata a cercare di apprezzare cose che non mi piacciono – ma che secondo alcuni, invece, dovrebbero – e rispondere a criteri di accettabilità che sono imposti da altri, mi basta davvero poco per esserlo.

    Sono fatta così: prendere o lasciare. Amo Frank Sinatra che canta “Let it Snow! Let it Snow! Let it Snow!” e le lucine colorate che si spengono e accendono a intermittenza. Il pane, mio alimento preferito fin dall’infanzia. L’odore “misterioso” delle tovaglie buone di mia madre quando le tira fuori dal cassetto, che – chissà come – rimane invariato nonostante gli anni, il cambiamento dei mobili della cucina e l’uso di detersivi diversi. Alcune pagine da leggere prima di addormentarmi. Il caffè appena alzata. Il tè verde del pomeriggio. Il rumore dei tasti dei notebook HP. Il Natale, che mi piace, mi è sempre piaciuto e sempre mi piacerà, e non m’importa di quanti detrattori abbia e delle loro motivazioni, che non potranno mai convincermi. Ascoltare la musica in camera con la luce spenta ed essere estremamente snob nei miei gusti in materia. Abbinare perfettamente i colori, fino all’ossessione di portare sempre calze della stessa tonalità della maglia, anche quando so che rimarrò in casa tutto il giorno. Incartare i regali. I cruciverba senza schema. La mia poltrona. La cancelleria e di conseguenza le cartolerie. Il bordo della pizza. Le Onitsuka Tiger, anche se sono troppo piatte per camminarci per chilometri, come faccio io, e mi fanno venire la tendinite. I giochi di parole e i calembour. La polenta con il formaggio. Sgranocchiare cracker spalmati di senape davanti alla TV. Lavorare all’uncinetto. Il cibo “ludico” con cui puoi giocherellare prima di mangiarlo. E tutte le altre mie piccole manie…

    Listening to:
    Lull – Andrew Bird

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  • Superficialità(?)

    4 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008
    […]beau comme la rétractilité des serres des oiseaux rapaces;
    ou encore, comme l’incertitude des mouvements musculaires dans
    les plaies des parties molles de la région cervicale postérieure;
    […] et surtout, comme la rencontre fortuite sur une table de
    dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie!

    (Lautréamont, Canti di Maldoror, VI)

     

    La verità è una: sono sempre stata un’esteta. Fin da bambina, quando – spinta da un ardore incomprensibile – tentavo di convincere i miei genitori a comprare un determinato tavolino o una tale lampada e mettevo il broncio se ne prendevano, invece, degli altri. E poi gioivo, se a distanza di tempo mia madre spolverando si soffermava a guardare con disappunto i loro acquisti e mi diceva che avevo ragione: erano più belle le cose che piacevano a me.
    Ma c’è anche un amaro rovescio della medaglia: per me la bellezza è compulsiva, come per André Breton; e, in virtù di ciò, le mie valutazioni morali si arrestano davanti ad essa. Ne sono talmente soggiogata da ritenere che il bello non possa essere etichettato come giusto o sbagliato, che sia una categoria “pura”, non contaminata da altre. Che sia solo bello e basta e che sul piano etico meriti una sospensione del giudizio e della parola. Il bello, per me, è in una certa misura (non trascurabile, invero) sottratto alla legge e, certamente, è ineffabile. Lo si può descrivere solo con le più ardite similitudini e metafore. E credo che, quando lo si incontra, non si possa fare altro che abbandonarsi a esso. E che, quando si allontana da noi, lasci una piaga che difficilmente smette di suppurare.

    Listening to:
    Spare-Ohs – Andrew Bird

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  • Domande esistenziali

    2 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Gli uomini e le donne non sono affatto uguali. Altrimenti, come spiegare la strana fascinazione che i primi sembrano provare nei confronti delle tute da ginnastica?

    Perché nessuno si prende la briga di spiegare loro che la tuta penalizza ingiustamente gli uomini belli e non fa che rendere ancora meno attraenti quelli non belli? Perché tra i 6 e i 19 anni (praticamente tutto il periodo scolastico) la tuta è il capo d’abbigliamento che un uomo indossa più spesso anche quando non fa sport?* C’è una qualche ragione psicologica che possa giustificarlo?

    E, per piacere, non ve ne uscite con le solite motivazioni che chiamano in causa la comodità: non mi pare che un paio di jeans sia particolarmente scomodo. Una volta per tutte dite la verità, vi prego, sulla tuta!

    Listening to:
    Senza disturbare – Cristina Donà

     

    * Non mi credete? Provate a tirare fuori qualche foto dell’epoca, meglio ancora se sono foto di gite scolastiche. Allora? Che mi dite adesso?

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  • Finto inverno

    30 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Oggi Milazzo regalava un sole inaspettato e una temperatura da inizio di primavera e io, che da giorni ho la dolorosa sensazione di respirare solo con metà della mia capacità polmonare, ho deciso che non potesse esserci modo migliore per areare un poco le stanze polverose dei miei pensieri dell’andarmene tutta sola in giro senza meta fino al tramonto.

    Ho camminato ininterrottamente per più di due ore, eppure non sono riuscita, come speravo, a ricacciare nello stomaco quel nodo che prende alla gola un momento prima di piangere – né per aver raggiunto la serenità, né per essermi sciolta in lacrime pubblicamente – e adesso è ancora lì, turgido, appena sotto la laringe. In compenso ho trovato il correlativo oggettivo dei miei sentimenti camminando tra la ghiaia della spiaggia di ponente: cumuli informi di spazzatura variopinta sospinti a riva dalle onde. Ecco cosa mi resta dopo ogni tempesta emotiva: spazzatura, che non va bene nemmeno per farne un falò.

    Listening to:
    Tonight, tonight – The Smashing Pumpkins

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  • Una storia

    28 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Se solo per una sera avesse smesso di pensare. Se solo per un momento non avesse dato ascolto alla sua musica interiore. Se solo si fosse dimenticata di avere un nome, una famiglia e se avesse scordato che qualcuno aveva delle aspettative su di lei, quella sera si sarebbe rotto il sortilegio che la tiene da sempre prigioniera. Ma i suoi pensieri sono violenti e non accettano di essere ricacciati negli angoli, e la sua musica interiore è assordante, prevarica ogni altra nota, da qualunque luogo essa provenga. E il suo nome e la sua famiglia e le cose che gli altri si aspettano da lei sono una gabbia magnetica invisibile, come quelle che alcuni mettono in giardino per non far scappare i cani.

    Quella sera i suoi pensieri, come le didascalie di un quadro di Magritte, davanti all’unica cosa davvero bella che le fosse capitata tra le mani dicevano: questa non è una cosa bella. E la sua musica interiore la isolava dal resto. E il peso degli sguardi di chi non c’era ingiungeva divieti categorici. Così non le riuscì di vedere nulla al di fuori di sé ed ebbe paura, perfino. E cercò l’aria aperta, per timore di soffocare, non sapendo che l’asfissia che temeva era solo una piccola morte momentanea, dalla quale sarebbe rinata migliore, in pochi minuti.

    Listening to:
    Naufragio sull’isola del tesoro – Afterhours

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  • Inutili questioni preserali

    27 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Così poca memoria di me…

    A volte mi chiedo se sia vero che il pensiero degli altri non si possa sentire, o se, piuttosto, il fatto di non sentirlo sia il sintomo del non essere pensati. Se fosse vera la seconda, potrei giurare di non essere mai al centro di alcuna riflessione altrui.

    Listening to:
    Falso allarme – Pinomarino

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NIENTE DI ALIENO

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