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  • Vacuum

    3 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    La paralisi del pensiero mi spaventa sopra ogni cosa. Il palpito del cuore che sembra andare al galoppo e il conseguente blackout, il vuoto, l’attimo di afasia che andrebbe colmato e non con una risata isterica, se possibile. La costante impreparazione, che mi sorprende nonostante abbia immaginato tutto e studiato frasi e situazioni e provato e riprovato come se la vita fosse una messa in scena, mi terrorizza e mi rende incapace di comportamenti classificabili sotto l’etichetta di “normalità”.

    L’unica medicina, quasi peggiore del male, è come sempre l’inazione forzata nell’attesa che tutto passi senza sfiorarmi, eppure – proprio per questo – scalfendomi. Ed è così che il non-nome che do alle non-cose che accadono solo nella mia testa non riesce mai a tradursi in sillabe che possano pronunciarsi a un prezzo abbordabile anche nel mondo reale. La mia vita è puramente immaginaria e quelle non-parole muoiono silenziosamente d’inedia negli angoli in cui le lascio per il tempo necessario a dimenticarle e si tramutano in spettri, che a volte ballano in circolo nella penombra della mia stanza, come monumenti dinamici a imperitura memoria della mia inettitudine.

    Listening to:
    La canzone che scrivo per te – Marlene Kuntz

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  • Quando meno te l’aspetti

    30 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    You sit there in your heartache,
    waiting on some beautiful boy to
    save you from your old ways.
    You play forgiveness…
    watch it now: here he comes!

    He doesn’t look a thing like Jesus,
    but he talks like a gentleman,
    like you imagined when you were young…

    La verità è che, soprattutto nei momenti di difficoltà o prostrazione emotiva, tutti noi aspettiamo di essere salvati da un’incarnazione della perfezione che metta piede nella nostra vita e per magia sistemi tutto quello che non va. La cosa curiosa è che poi, il più delle volte, ci accorgiamo che la perfezione non ha le spoglie che immaginavamo e risiede dove non avremmo nemmeno sospettato. Reale e ideale non coincidono (quasi) mai. Per fortuna.

    Listening to:
    When you were young – The Killers

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  • Cose che succedono

    26 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Da lontano, dietro un vetro, tendo l’orecchio per cogliere anche il minimo segno, per rubare anche un solo sguardo. Aspetto. Questo è decisamente il momento migliore: non si è ancora messo niente sul tavolo e c’è poco o nulla da perdere. Ed è bello, come la maggioranza delle cose che accadono senza preavviso. Come un inciampo che non fa capitombolare al suolo. È solo la vertigine inebriante della perdita di equilibro, un attimo prima del dolore.

    Listening to:
    Crash into me – Dave Matthews Band

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  • Preferire il necessario all’affascinante superfluo

    21 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Adesso capisco molte cose e sono in grado di giustificare scelte che fino a qualche anno fa avrei bollato come azzardate. A venticinque anni, con un abisso d’incertezza come unico orizzonte, mi rendo conto che a un certo punto non è più il momento dell’adrenalina e dell’eccitazione, della sorpresa e dell’imprevedibilità. Arriva un momento nel quale ti rendi conto che tutto quello di cui hai bisogno è una mano sinistra che intervenga a girare dolcemente lo sterzo per evitarti di andare a sbattere contro un ostacolo o di accentrarti troppo sulla carreggiata, quando tu non hai i riflessi sufficientemente pronti. E che è bello sapere che, oltre al tuo, c’è un altro freno di servizio e qualcuno accanto a te pronto a usarlo. E apprezzi la voce che ti dà istruzioni sulle procedure da eseguire e ti rassicura quando sbagli.

    Arriva un’età nella quale diventa inutile tentare di afferrare una saponetta bagnata, perché mille volte ti è già sfuggita di mano e inizi a comprendere che dovresti dedicarti, invece, a stringere quello che puoi agguantare. E che la sicurezza, in fin dei conti, non è così terribilmente noiosa come giuravi che dovesse essere.

    Listening to:
    Roses from my friends – Ben Harper

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  • Una bella serata

    13 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Immaginatevi la scena: cerottino di quelli che aiutano a respirare attaccato al naso (perché con gli spray nasali a suo tempo rischiai di giocarmi per sempre la possibilità di inspirare, fregandomene colpevolmente del fatto che non dovrebbero essere usati per più di tre o quattro giorni consecutivi), pigiama e plaid di pile buttato sulle spalle in stile profugo/terremotato del Terzo Millennio. Come sottofondo un incessante, fastidioso e – diciamoci la verità! – pure un poco stomachevole rumore, di quelli che si emettono solitamente tirando su con il naso quando si ha una narice tappata (o tutt’e due: non poniamo limiti alla Provvidenza). Insomma, una via di mezzo tra la pernacchia e il risucchio…

    Affascinante, vero?

    Listening to:
    Sparring partner – Paolo Conte

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  • Ho bisogno di lavorare per preservare la mia “salute” psichica

    12 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Giusto per ammazzare il tempo, scrivo un post sul blog. Ormai faccio qualsiasi cosa giusto per ammazzare il tempo. Ci si lamenta sempre di non avere un momento libero, ma quando i momenti liberi diventano giorni interi e poi settimane e poi mesi e ci si già è tolti lo sfizio di dormire fino a mezzogiorno durante la settimana, di stare in pigiama fino alle 14.00, di leggere un romanzo intero in due giorni, di rivedere tutti quei film che si sperava sempre di riuscire a rivedere e dopo che si è messa mano ai cassetti e agli armadi per ripristinare finalmente l’ordine e che, insomma, si è fatto tutto ciò che si rimandava sempre per mancanza di tempo, ecco che si piomba in un triste stato depresso-vegetativo. Si inizia a fissare il telefono sperando che squilli e a controllare la casella e-mail mille volte al giorno e, non potendo fare altro, si aspetta che qualcuno ti dia qualcosa da fare. Anche pelare una patata in questi casi è meglio che niente…

    Listening to:
    Mrs. Macabrette – A Toys Orchestra

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    6 commenti su Ho bisogno di lavorare per preservare la mia “salute” psichica
  • Inadatta

    8 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Il gioco è qui,
    ludicamente sporco.
    Sai, io potrei affogarmi
    la morale dentro un pozzo,
    convivere con rigurgiti,
    cadaveri,
    residui di
    stati umorali.
    Avere donne e denari,
    coscienze come mazzi di chiavi.
    Avere donne e denari,
    sapere molto di più,
    sapere molto di più.
    Ed ecco il trasformismo della società:
    mette le mani su tutto.
    Un’anima di plastica,
    ed io non sono il più adatto.
    Ed ecco il trasformismo, l’elasticità.
    Mettono mani su tutto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo,
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo,
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    Incontro il diavolo ogni sera,
    ma ora so
    che è il primo cornuto della terra.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima è un giocattolo,
    l’anima è un giocattolo
    ed io,
    no, io non sono il più adatto.
    L’anima, l’anima, l’anima, l’anima…

    Tutto è merce di scambio e tutti cambiano maglia e bandiera alla velocità della luce. Davvero non si deve mai dire mai, soprattutto se entrano in ballo potere e denaro. Restare puliti in questi tempi melmosi è un’impresa da titani. Gli accusatori diventano accusati e viceversa, e una condanna diventa quasi un’onorificenza invece che un’ignominia, come se si trattasse di una sorta di valore aggiunto. Nel frattempo ci raccontano favole sulla fine imminente della crisi economica e i tg ci rimbambiscono con i servizi sui saldi e le settimane bianche…

    Questo non è il mio mondo, non può esserlo.

    Listening to:
    L’anima è un giocattolo – Fumisterie

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  • “When I think more than I want to think and do things I never should do…”

    3 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Me ne sto qui al sicuro, dalla parte in cui non si cade, dalla parte in cui non si può cadere e, se si crede di sanguinare, si scopre che è solo un’impressione. Me ne sto qui con un’altra faccia, quella di venerdì 3 gennaio 2009; è solo un’altra patina, l’ennesima, che sorride e chiacchiera e fa finta di niente e racconta di speranze che non ha e di cambiamenti mai davvero avvenuti. Me ne sto qui a stringere tra le mani un cimelio che significa molto più di quel che vale e considero le circostanze e le coincidenze per poterle ricreare alla ricerca di un assetto cosmico che non possa che costringere le cose ad accadere così come io vorrei che fossero, o meglio, a riaccadere come già sono avvenute in un tempo che ormai è trapassato remoto, ma – e questo non mi sorprende affatto – non sortisco alcun risultato.

    Listening to:
    Lilac wine – Jeff Buckley

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  • Atemporale

    31 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Il fondo opaco dei tuoi occhi luminosi mi punge da una fotografia nella quale sei rimasto cristallizzato ed è così che, volente o nolente, ti ricorderò e continuerai a vivere come una delle tante costruzioni che la mia mente ha prodotto in tutti questi anni; e ti assomiglierai, ma non sarai più te stesso. E ancora tra un anno, o tra dieci o cento, il posto in cui potrò venirti a cercare sarà sempre uguale e tu sarai immobile e immutato, risparmiato dai calendari che si squadernano sotto gli occhi di noi poveri mortali, mentre il mio specchio dirà di una nuova ruga o del primo capello che incanutisce.

    Listening to:
    Blue Valentine – Tom Waits

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  • Invecchio

    29 dicembre 2008
    Riflessioni
    dicembre 2008

    Mentre un altro anno, l’ennesimo, sgattaiola via velocemente sancendo l’inesorabile avanzare del tempo, e allo stesso tempo centinaia di cose tornano dal passato confondendo i confini di epoche e stagioni, mi chiedo cosa si debba attendere, quale dovrebbe essere il segnale che preannuncerà la disperazione senza rimedio o la felicità così a lungo corteggiata. Vorrei essere preparata, quando arriverà il momento, sia a ricevere un fendente che una carezza e aver costruito una corazza sufficiente perché non mi sopraffaccia l’ebbrezza o il malumore. Perché di picchi e di baratri, di queste altalene vertiginose di ascese e precipizi repentini, ho già fin troppa esperienza e forse non ho più l’età adatta per le sorprese.

    Listening to:
    Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino

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