• Contentini

    25 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Da dietro i vetri della mia camera guardo la luce del palazzo di fronte che fa capolino tra le foglie della pomelia sul balcone. Se allungo un poco il collo, da dietro la tenda blu che cancella il resto tranne il cerchio pallido illuminato a neon, mi pare la luna. Una luna a portata di mano. Una pallina di luce a due metri da terra. Uno stupido surrogato di quello che da qui non posso vedere.

    Ci si può accontentare per sempre di simulacri?

    Listening to:
    Questione di ore – Pinomarino

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Contentini
  • Ptialina

    21 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Una polpetta in parte sbocconcellata; non ancora bolo e non più davvero polpetta. Ci vorrà del tempo perché possa essere deglutita e altro, tanto, perché la si possa metabolizzare. Speriamo solo non sia avvelenata e non debba pentirmi di quest’atto di cannibalismo sentimentale, e che, pur essendo un cibo che non nutre, riesca lo stesso a farmi crescere.

    Listening to:
    Another lonely day – Ben Harper

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    2 commenti su Ptialina
  • Malinconica consapevolezza

    19 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Sarò vigile, ma non aspetterò. Detesto confidare nell’ineluttabilità degli eventi e il determinismo mi ripugna. Non sopporto il pensiero che esista il destino e che gli esseri umani siano eterodiretti da forze superiori e invincibili, i cui piani non è possibile deviare, se non in maniera impercettibile. E non credo nemmeno nel caso. Credo nella volontà e la volontà non ha bisogno del GPS.

    Ho atteso per troppo tempo con fiducia rassegnata che le cose imboccassero quella che sembrava potere e dovere essere l’unica strada; ma, per quanto sia ben disposta ad accettare che a volte i cammini debbano essere tortuosi e che certe verità non siano sempre a portata di mano e che prima di cercare qualcosa si debba capire di esserne privi e che a volte questa consapevolezza arrivi in ritardo, perché persiste una sindrome simile a quella dell’arto fantasma, credo che ormai anche il più arzigogolato dei percorsi sarebbe stato completato, se solo lo si fosse intrapreso. E non vedo perché io dovrei rimanere immobile all’arrivo, se chi avrebbe dovuto partire non si è preso la briga di farlo.
    Sarò vigile, perché – anche se il caso non esiste – le volontà sono molte e molte variabili possono generare imprevisti, ma non aspetterò perché una volontà immobile non è altro che una resa silenziosa, un lutto che non esplode mai e che, proprio per questo, non potrà mai cicatrizzarsi e io, invece, penso che adesso sia il momento di guarire.

    Listening to:
    Cataracts – Andrew Bird

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Malinconica consapevolezza
  • The Faerie Queene

    17 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    La laurea, chissà perché, ha portato con sé una bolla di autostima, che da anni montava inopinata in qualche recondito angolo del mio corpo e che improvvisamente è arrivata al cervello e ha deciso di esplodere manifestandosi all’esterno sotto forma di un alone luminoso.

    Listening to:
    Don’t be scared – Andrew Bird

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    3 commenti su The Faerie Queene
  • -3

    10 novembre 2008
    Riflessioni
    novembre 2008

    Se qualcosa può andare male lo farà.

    Le leggi di Murphy sono autentici dogmi. Soprattutto quando si tratta di me e di qualcosa di veramente importante che debbo fare. Non voglio essere lagnosa, constato solo un dato di fatto…
    Mai – e dico mai – l’espresso 1940 era stato soppresso per sciopero negli ultimi due anni, anche perché di solito i treni a lunga percorrenza rientrano tra quelli garantiti. La cosa potrebbe non essere troppo tragica, se non fosse che ho un appuntamento improrogabile a Torino alle 14.00 di domani. Che rabbia!

    Vi saluto per un po’; se non succederà nulla di catastrofico (cosa che non mi appare più del tutto impossibile, vista la serie di contrattempi e disguidi che si stanno accumulando nelle ultime ore), quando mi rifarò viva sarò finalmente laureata. Nel frattempo fate in mio onore qualsiasi tipo di gesto apotropaico conosciate e recitate ogni formula portafortuna e ogni scongiuro a voi noto come se fosse un mantra, please!

    Listening to:
    Bullet proof… I wish I was – Radiohead

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    7 commenti su -3
  • In questi giorni

    2 novembre 2008
    Musica
    novembre 2008

    …And if I seem to be afraid
    To live the life that I have made in song
    It’s just that I’ve been losing so long…

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su In questi giorni
  • C’è uno psicoanalista là fuori?

    31 ottobre 2008
    Riflessioni
    ottobre 2008

    Dai sogni “civili”, che sono speranze per il futuro del Paese, ai sogni notturni, che sono strane misture di ricordi, desideri e simboli.

    Questa notte – ma forse dovrei dire questa mattina – sono stata catapultata in una storia incomprensibile, piena di personaggi, alcuni a me noti, altri che avrei dovuto conoscere, ma mi erano completamente oscuri.
    Ricordo che all’inizio ero fuori, in strada, però una strada con un marciapiede larghissimo, come non ce ne sono a Milazzo, e a un certo punto mi toglievo la maglietta e me ne infilavo un’altra, di color aragosta. Sì, mi spogliavo (anche se continuavo ad avere addosso il reggiseno) e mi rivestivo per strada.
    La maglietta mi andava stretta sul busto, ma abbondantissima al livello delle spalle, cosa molto strana, perché ho le spalle larghe e nella realtà spesso succede esattamente il contrario. Poi, dopo essermi cambiata, andavo a casa. La casa somigliava abbastanza alla vera casa dei miei genitori, ma era piena di gente e c’era un divanetto nell’ingresso. Le persone in casa erano mia madre, i miei nonni materni e una serie di parenti di mia madre – credo dei cugini – che erano venuti a trovarmi per complimentarsi con me per la laurea.
    La cosa strana è che, nonostante mi fossi cambiata poco prima, appena arrivata a casa l’ho fatto di nuovo e ho indossato un vestitino senza maniche bianco con dei piccoli disegni e un paio di collant pesanti viola. Mi cambiavo, eppure sapevo di dover andare a farmi la doccia. Non ricordo bene come me ne sono accorta, ma a un certo punto ho notato che in casa c’erano delle altre persone oltre quelle già citate; si trattava di mio fratello Vincenzo e altri due ragazzi.

    Quando stavo preparando la roba per lavarmi (l’accappatoio, lo shampoo, ecc. ) scopro che mio fratello e quei due sono in bagno e uno di loro (una persona che nella vita mi è abbastanza antipatica), è dentro la doccia vestito e con le scarpe e sta “lavando” una maglietta nera, ma quando la strizza si sprigiona un’acqua di colore rosso. Così, visto che non posso lavarmi, me ne vado in cucina e la presunta cugina di mia madre, che è seduta al tavolo, mi dà un pacchetto dentro al quale c’è un gioiello (anche se non ricordo di che tipo). Tutti, me compresa, sono stupiti dall’entità del regalo, che sembra davvero esagerato visto il grado di parentela.
    Dopo un po’ questi parenti se ne stanno per andar via e io li saluto e li abbraccio. Io, mia madre, i suoi parenti e i miei nonni (mio nonno è seduto sul divanetto e mia nonna è in piedi accanto a lui) siamo tutti nell’ingresso e c’è già la porta aperta. Nel momento in cui la cugina che mi ha fatto il regalo è sul punto di uscire di casa si gira e mi dà un bigliettino ripiegato, dicendo che vuole che lo tenga io e nel bigliettino c’è lo scontrino del regalo; così scopro che è costato più di 2.000 euro!
    Quindi me ne vado in camera mia e, mentre sono sulla porta della stanza (credo stessi raccogliendo qualcosa da terra), mi raggiunge mia madre e mi dice di alzare lo sguardo. Io lo faccio e vedo l’altra persona che era con mio fratello (un ragazzo di cui sono stata innamorata e col quale in tutto il sogno non scambio neppure una parola, anche se ci guardiamo un paio di volte e ci sono dei momenti durante i quali la distanza tra di noi è ridottissima), seduto alla guida di una Ferrari rossa, che sta per fare manovra e uscire dalla camera dei miei fratelli, che è davanti alla mia. C’è un’auto in casa e a nessuno, tranne che a me, sembra una cosa assurda; anzi mia madre, non appena la macchina imbocca il corridoio, si dirige verso il bagno e inizia a fare un discorso assurdo sul ragazzo, dicendomi che è proprio carino. Allora io, un po’ sbigottita, le rispondo che è Tizio e lei ribatte dicendo che assomiglia al padre. Poi di punto in bianco torna in camera mia, per affacciarsi al balcone, perché vuole vederlo uscire dal cancello, ma adesso il pavimento della stanza è pieno di residui di cera bianca e di una specie di recipienti di latta, simili a quelli che contengono la cera dei lumini che si portano al cimitero o si mettono nei bruciaessenze. La cosa mi fa uno strano effetto, anzi mi mette quasi paura, ma mia madre sembra non farci caso e tira su la tapparella per uscire sul balcone.
    Mentre ce ne stiamo lì fuori, non vediamo la Ferrari che esce, però io noto vicino al cancello una ragazza che abita nel palazzo accanto e che ha avuto una storia familiare abbastanza triste (e che nella realtà non incontro da anni) e sono felice di vederla e che stia bene. Infine mia madre mi dice che anche quella ragazza si è laureata.

    A quel punto mi sono svegliata.

    Ho sempre fatto sogni strani, eppure non ricordo di averne mai fatti con così tanti personaggi e di sicuro non ho mai sognato un’auto in casa…
    Che vorrà dire? Si accettano suggerimenti.

    Lisening to:
    Poison oak – Bright Eyes

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    1 commento su C’è uno psicoanalista là fuori?
  • Dream on, dream on…

    30 ottobre 2008
    Riflessioni
    ottobre 2008

    Sogno una specie di nuovo Sessantotto, che partendo dalla protesta contro la presunta riforma della scuola, si scagli contro la sub-cultura di stampo televisivo-qualunquista nella quale ci siamo arenati. Sogno giovani che marcino urlando che il loro sogno non è apparire in televisione. Sogno uomini e donne che rivendichino il diritto a non essere anestetizzati da chi ritiene che la TV pubblica diffonda solo ansie e paure, perché in realtà non vuole che vi siano ansie e paure non autorizzate (paura degli immigrati, sì; paura per il futuro della scuola pubblica e dei propri figli, no). Sogno un rigurgito di dignità della nazione, ecco tutto.

    Listening to:
    Subterranean homesick alien – Radiohead

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    5 commenti su Dream on, dream on…
  • Certe cose cambiano, altre non cambiano mai

    28 ottobre 2008
    Riflessioni
    ottobre 2008

    La scorsa notte mi sono addormentata con l’idea di fare una grossa stupidaggine non appena avessi riaperto gli occhi. Poi stamattina, come sempre, non ho avuto la determinazione necessaria per portare a termine il proposito.
    Non è l’incoscienza che mi manca in questi casi, è la capacità di sopportare la rassegnazione. È un po’ come al cinema, quando te ne stai seduto al buio a guardare un film bellissimo, e a un certo punto sei quasi certo che sia finito e inizi a rammaricarti della cosa, ma dentro di te t’illudi che ci sia ancora qualche scena, perché non sono comparsi i titoli di coda e ti sei talmente immedesimato nei personaggi e nella storia che non ti va proprio di chiudere quella parentesi e tornare a essere te stesso. Ecco: io non ho il coraggio di uscire da quell’istante in cui lo schermo è nero e potrebbe essere la fine, ma anche no. Potessi decidere, lo prolungherei all’infinito, benché mi renda conto della stupidità della cosa. Anzi, è proprio questo il punto: ci sono giorni, come domenica scorsa, nei quali mi manca l’aria perché mi sento come una di quelle canzoni che dopo la strofa hanno un ponte che lascia presagire l’aprirsi di un ritornello, ma questo non arriva mai e allora il pezzo rimane un po’ monco, soffocato e interlocutorio. In altri, però, e sono la maggioranza, sento che se il ritornello alla fine arrivasse sarebbe solo peggio…

    Listening to:
    Hoppipolla – Sigur Ròs

     

    P.S. A proposito di cose che cambiano, è stato l’ultimo post digitato sui tasti neri consunti del mio vecchio e strapazzatissimo ASUS. Almeno gli oggetti riesco a rottamarli.

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Certe cose cambiano, altre non cambiano mai
  • Un nome

    23 ottobre 2008
    Riflessioni
    ottobre 2008

    It is nor hand, nor foot,
    Nor arm, nor face, nor any other part
    Belonging to a man.

    Per quanto detesti contraddire il Bardo, non posso mancare di constatare che, pur non essendo la mano o il piede né il braccio o la faccia, a volte un nome è parte d’un uomo ed è abbastanza per rendersi conto di essere perduti per sempre.

    Arrivano dei momenti nei quali, malgrado tutto, bisogna rassegnarsi al fatto che il cosmo possa cospirare contro di noi disseminando trappole, e bisogna prendere atto di non essere affatto bravi a scampare ai pericoli.

    Listening to:
    Marry me – St. Vincent

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Un nome
Pagina Precedente
1 … 31 32 33 34 35 … 65
Pagina successiva

Blog su WordPress.com.

NIENTE DI ALIENO

Homo sum, humani nihil a me alienum puto

    • Archivio
    • Categorie
    • Chi sono
    • Domandare è lecito
  • Abbonati Abbonato
    • NIENTE DI ALIENO
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • NIENTE DI ALIENO
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
%d