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  • La notte in cui tutte le vacche sono nere

    14 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Life is too long
    to be a whale in a cubicle…

    Fare una cernita tra sabbia e farina senza luce e senza setaccio: impossibile e perfino stupido. Ma come accontentarsi di un assoluto indistinto, che si estende per l’esatta durata della propria vita e, dunque, decisamente troppo a lungo?

    Come un bambino con la varicella che, per quanto gli abbiano spiegato che non dovrebbe grattarsi, continua a stuzzicare le proprie pustole, io continuo a farmi domande con l’unico risultato di esacerbare le mie paturnie e non ottenere nemmeno una rachitica risposta. Mi resteranno le cicatrici: alcune sono già comparse. Un po’ più d’indifferenza gioverebbe senza dubbio alla mia pelle, ma sono sempre per metà troppo illusa e per metà troppo disperata per praticare un adeguato distacco. Quest’ansia manichea di distinguere e mettere etichette è una delle tante sfaccettature di un’insicurezza cronica che non mi permette mai di vivere e valutare le cose senza complicarle a dismisura, come se la verità dovesse essere sempre dolorosa e contorta e indecifrabile. Come se il sottofondo della felicità dovesse essere sempre e solo una marcia funebre. Come se avessi ricevuto il mandato di cercare e trovare sempre l’accenno di putridume che si nasconde sotto la pelle tesa e impeccabile di un frutto maturo. E più che benedire la vita per la sua capacità di rendersi indecifrabile e fumosa, io mi lagno di non riuscire a storpiare irrimediabilmente il buono e trovare il brutto il prima possibile. Aspettando sempre e solo il fallimento, l’unica eventualità che mi fa sempre sentire perfettamente a mio agio.

    Listening to:
    Plasticities – Andrew Bird

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  • Precipitazioni

    13 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009
    Quest’inverno severo – come non riesco a ricordarne nessun altro vissuto prima a queste latitudini – ci ha regalato perfino una finta neve di pallottole di ghiaccio! E, quasi come se il tempo atmosferico fosse il correlativo oggettivo di quanto mi accade attorno, eventi strani e stranamente confusi si susseguono e temo esigano di essere interpretati; ma sono quasi certa di non avere strumenti che possano facilitarmi tale compito ingrato e, pertanto, sono docilmente rassegnata a smarrirmi tra segni per me indecifrabili.
    In questo caso non sarà sufficiente guardare le nuvole per fare previsioni, anzi, guardare le nuvole non sarà più utile che credere di poter scrutare il cielo tenendo lo sguardo saldamente fisso sull’asfalto e senza nemmeno l’ausilio di una provvidenziale pozzanghera che funga da specchio.

    Listening to:
    Rootless tree – Damien Rice

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  • Benedetti dal dubbio

    12 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Se, quando ci chiedono qualcosa, si potesse rispondere con una sensazione, invece che con le parole, comunicheremmo molto di più. Per ogni domanda elargiremmo un calore inatteso, una fitta allo stomaco, il fiato che si spezza, un brivido improvviso, una mano tremante, la nausea, una vertigine, un dolore tra le scapole, la pesantezza inspiegabile delle braccia, l’impressione repentina di essere completamente privi di scheletro o il cuore che sembra saltare un battito. E ci capiremmo perfettamente. Ognuno saprebbe esattamente cosa pensa l’altro, senza doversi lanciare in interpretazioni complicate o cercare di leggere tra le righe per riportare a galla ciò che il proprio interlocutore prova a reprimere o a sottintendere. Quanta fatica risparmieremmo, quante notti insonni sarebbero restituite al regno di Morfeo e da quante ferite ci terremmo al riparo!
    Ma cosa potrebbe provocarci, allora, quel calore inatteso? Quella fitta allo stomaco o spezzarci il fiato? Cosa ci darebbe i brividi o farebbe tremare le nostre mani? Che ragione avremmo di essere nauseati? Da dove potrebbe originarsi il senso di vertigine? E perché mai dovremmo sentire un dolore in mezzo alle scapole, avere l’impressione che le nostre braccia siano pesanti, o pensare di non avere più l’impalcatura dello scheletro? E cosa farebbe sussultare il nostro cuore?

    Conoscere tutto, non avere il minimo dubbio, non poter fraintendere né essere fraintesi renderebbe la nostra vita noiosa come il corso di un fiume con argini così alti e solidi da non permettergli mai di esondare.

    Listening to:
    The rollercoaster ride – Belle & Sebastian

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  • Nobody’s cup of tea…

    11 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    …yet, it seems like something is happening – unexpectedly, inexplicably. And it feels, oh, so fine!

    Listening to:
    If you’re feeling sinister – Belle & Sebastian

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  • Provare a sperimentare la sincronicità?

    10 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Un consigliere che ascolto sempre con piacere mi ha invitata a non lambiccarmi troppo, a non pensare che a tutti i costi si debba conoscere la propria destinazione o le tappe del percorso, a non cercare di capire e a prendere una strada qualunque, perché quando ci sentiamo persi tutte le strade portano magicamente a destinazione. Sorprendentemente, il romanzo a me più caro – sfogliato durante il fine settimana – parrebbe spronarmi a fare la stessa cosa, ad aprire la porta al caso e alle coincidenze. Perfino un film rivisto giovedì scorso suggeriva un analogo comportamento. Che sia dunque un messaggio? Pare di sì e pare che debba ascoltarlo. Mi chiedo solo se non si possa lasciare la porta socchiusa, invece di spalancarla, giusto per non essere troppo indifesa nel caso in cui tutti i consigli fossero sbagliati…

    Listening to:
    Get me away from here, I’m dying – Belle & Sebastian

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  • Adrift

    6 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Sento cose e dopo qualche ora non le sento più. Penso cose e dopo qualche ora, o qualche giorno, non le penso più o mi viene da pensare l’esatto contrario. Lo stato dei fatti sembra mutare a una velocità frenetica – a volte per contingenze esterne, altre senza apparente motivo – e quello che un momento sembrava favorevole e incoraggiante, poco dopo appare misteriosamente diverso e quasi ostile. Non ho idea di come agire e qualunque cosa decidessi non saprei come portarla a termine senza danno. Come posso mantenere una rotta, se non ci sono punti di riferimento? Forse avrei bisogno di una bussola, ma cosa sarà la mia bussola? Cosa, se il nord sembra cambiare continuamente posizione?

    Listening to:
    Male in polvere – Afterhours

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  • Vacuum

    3 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    La paralisi del pensiero mi spaventa sopra ogni cosa. Il palpito del cuore che sembra andare al galoppo e il conseguente blackout, il vuoto, l’attimo di afasia che andrebbe colmato e non con una risata isterica, se possibile. La costante impreparazione, che mi sorprende nonostante abbia immaginato tutto e studiato frasi e situazioni e provato e riprovato come se la vita fosse una messa in scena, mi terrorizza e mi rende incapace di comportamenti classificabili sotto l’etichetta di “normalità”.

    L’unica medicina, quasi peggiore del male, è come sempre l’inazione forzata nell’attesa che tutto passi senza sfiorarmi, eppure – proprio per questo – scalfendomi. Ed è così che il non-nome che do alle non-cose che accadono solo nella mia testa non riesce mai a tradursi in sillabe che possano pronunciarsi a un prezzo abbordabile anche nel mondo reale. La mia vita è puramente immaginaria e quelle non-parole muoiono silenziosamente d’inedia negli angoli in cui le lascio per il tempo necessario a dimenticarle e si tramutano in spettri, che a volte ballano in circolo nella penombra della mia stanza, come monumenti dinamici a imperitura memoria della mia inettitudine.

    Listening to:
    La canzone che scrivo per te – Marlene Kuntz

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  • Quando meno te l’aspetti

    30 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    You sit there in your heartache,
    waiting on some beautiful boy to
    save you from your old ways.
    You play forgiveness…
    watch it now: here he comes!

    He doesn’t look a thing like Jesus,
    but he talks like a gentleman,
    like you imagined when you were young…

    La verità è che, soprattutto nei momenti di difficoltà o prostrazione emotiva, tutti noi aspettiamo di essere salvati da un’incarnazione della perfezione che metta piede nella nostra vita e per magia sistemi tutto quello che non va. La cosa curiosa è che poi, il più delle volte, ci accorgiamo che la perfezione non ha le spoglie che immaginavamo e risiede dove non avremmo nemmeno sospettato. Reale e ideale non coincidono (quasi) mai. Per fortuna.

    Listening to:
    When you were young – The Killers

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  • Cose che succedono

    26 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Da lontano, dietro un vetro, tendo l’orecchio per cogliere anche il minimo segno, per rubare anche un solo sguardo. Aspetto. Questo è decisamente il momento migliore: non si è ancora messo niente sul tavolo e c’è poco o nulla da perdere. Ed è bello, come la maggioranza delle cose che accadono senza preavviso. Come un inciampo che non fa capitombolare al suolo. È solo la vertigine inebriante della perdita di equilibro, un attimo prima del dolore.

    Listening to:
    Crash into me – Dave Matthews Band

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  • Preferire il necessario all’affascinante superfluo

    21 gennaio 2009
    Riflessioni
    gennaio 2009

    Adesso capisco molte cose e sono in grado di giustificare scelte che fino a qualche anno fa avrei bollato come azzardate. A venticinque anni, con un abisso d’incertezza come unico orizzonte, mi rendo conto che a un certo punto non è più il momento dell’adrenalina e dell’eccitazione, della sorpresa e dell’imprevedibilità. Arriva un momento nel quale ti rendi conto che tutto quello di cui hai bisogno è una mano sinistra che intervenga a girare dolcemente lo sterzo per evitarti di andare a sbattere contro un ostacolo o di accentrarti troppo sulla carreggiata, quando tu non hai i riflessi sufficientemente pronti. E che è bello sapere che, oltre al tuo, c’è un altro freno di servizio e qualcuno accanto a te pronto a usarlo. E apprezzi la voce che ti dà istruzioni sulle procedure da eseguire e ti rassicura quando sbagli.

    Arriva un’età nella quale diventa inutile tentare di afferrare una saponetta bagnata, perché mille volte ti è già sfuggita di mano e inizi a comprendere che dovresti dedicarti, invece, a stringere quello che puoi agguantare. E che la sicurezza, in fin dei conti, non è così terribilmente noiosa come giuravi che dovesse essere.

    Listening to:
    Roses from my friends – Ben Harper

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