• Ottimismo(?)

    20 febbraio 2009
    Musica

    Ho messo su il mio disco preferito per ricordarmi che la vera bellezza sopravvive al proprio artefice e, quindi, un mondo che prevede una possibilità del genere non può essere così terribile come sembra.

    Listening to:
    Grace – Jeff Buckley (tutto l’album: ce ne ho messo di tempo per scrivere queste poche righe!)

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Ottimismo(?)
  • L’eleganza del riccio

    18 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che
    forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante
    di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali
    creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove
    in questo luogo, un sempre nel mai. Sì, è proprio così, un sempre nel mai.
    Non preoccuparti, Renée, non mi suiciderò e non darò fuoco proprio a un bel
    niente. Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca del sempre nel mai.
    La bellezza, qui, in questo mondo.

    Queste ultime righe le ho lette con estrema fatica, cercando di interpretare i segni confusi che vedevo attraverso la spessa patina umida che ormai aveva rivestito i miei occhi e aspettava solo che arrivassi alla fine per potersi finalmente staccare e colare giù. Quindi ho richiuso il libro, l’ho stretto forte tra le mani gelate, mi sono raggomitolata su me stessa come un gatto e ho messo la testa sotto la coperta, perché il mio pianto sommesso risultasse ancora più attutito e nessuno in casa potesse sentirlo. Tutti erano già a dormire e non mi piace disturbare. Ma, soprattutto, avrei detestato essere disturbata. Non sopporto che qualcuno m’interrompa quando mi abbandono a una commozione autentica e non riesco a piangere “in pubblico”.

    Avvolta nel buio caldo della coperta mi è sembrato di sentire un rumore cadenzato, come di passi dentro il cervello, ma era solo il mio cuore che, traboccante d’emozione, si era messo a galoppare. Sono rimasta così per dieci minuti abbondanti, incapace perfino di pensare, inchiodata dalla sensazione rara e preziosa di aver letto qualcosa che raccontava allo stesso tempo a me e di me. Pensavo di leggere un libro, invece stavo solo guardandomi allo specchio.

    Listening to:
    Il Paese è reale – Afterhours

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su L’eleganza del riccio
  • Campanelli d’allarme

    18 febbraio 2009
    Senza categoria

    Mi secca così tanto doverlo ammettere, eppure Freud aveva ragione: lapsus e atti mancati, in quanto “finestre” che si aprono improvvisamente sul nostro inconscio, sono assai più rivelatori di ogni altro gesto che compiamo o parola che pronunciamo. Il problema è riuscire a capire esattamente che tipo di verità vogliano indicarci, il che non è sempre ovvio come si potrebbe supporre.

    Io, per esempio, ultimamente devo essere gravemente turbata da qualcosa; altrimenti come spiegare il fatto che ieri abbia commesso non uno, ma ben due gravi errori d’ortografia? Proprio io, che non li facevo nemmeno alle elementari? Io che amo le parole con un trasporto a volte un poco esagerato e detesto la trascuratezza linguistica quasi più delle bestemmie? Dio sa se non preferirei sprofondare sotto terra, piuttosto che dimenticarmi un apostrofo! E tuttavia è successo.
    E che ragione dare del fatto che lunedì mi sia completamente dimenticata della laurea di Corrado, quando di norma tengo a mente compleanni, onomastici e ogni altra ricorrenza – anche quelle più trascurabili – delle persone che mi stanno a cuore?

    Collegare tra loro i due eventi e tentare un’interpretazione è tutt’altro che facile, perciò sono ore che mi arrovello senza riuscire a cavare un ragno dal buco. Cosa avranno mai in comune l’ortografia e la laurea di un amico è un mistero che al momento mi appare insondabile. In realtà, ho formulato un paio di ipotesi (alcune non necessariamente di natura psichica), nessuna delle quali mi convince a sufficienza. Che siano i prodromi dell’Alzheimer mi sento di escluderlo con ragionevole sicurezza: l’anamnesi familiare è negativa e, dato non trascurabile, ho solo venticinque anni. Ciononostante, qualcosa deve pur esserci: in fin dei conti, sebbene a prima vista possano sembrare incidenti di scarsa importanza, chi mi conosce bene sa che le probabilità che eventi del genere si verifichino tendono drasticamente allo zero e che, nel malaugurato caso in cui comunque occorrano, inezie di questo tipo bastano a rovinarmi completamente una giornata.

    Ad ogni modo, pensando e ripensando si sono fatte quasi le 2.00 e ho l’impressione che a questo punto, vista anche l’improduttività delle ultime cinque ore spese a macerarmi, sia conveniente che vada a dormire, nella speranza, forse vana, di preservare quello sparuto gruppo di neuroni che paiono ancora assolvere decentemente le loro funzioni. Magari – chi lo sa? – è stato tutto frutto della suggestione derivante dall’aver ri-sfogliato di recente Psicopatologia della Vita Quotidiana. Del resto, io l’ho sempre detto che la psicanalisi è solo quella disciplina che tenta di risolvere tutti quei problemi che prima di avvicinarti a essa non avevi affatto.

    Listening to:
    Not a robot, but a ghost – Andrew Bird

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    15 commenti su Campanelli d’allarme
  • In ritardo

    17 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Ormai non sono nemmeno più sorpresa.

    Inizio davvero a essere sopraffatta dalla singolare acausalità che sembra contraddistinguere ogni cosa io faccia o mi accada ultimamente, tanto che a volte avverto quasi un senso di disagio, perché pare che non ci sia più nulla di insignificante nella mia vita. Sembra che ogni cosa ed ogni evento siano rivestiti di un’importanza fatale (nel senso proprio del termine), come se una volontà esterna e superiore stesse costantemente adoperandosi per inviarmi dei messaggi; il che per certi versi mi imbarazza, perché mi pare di essere sufficientemente indegna di tanta attenzione, e d’altra parte mi fa sentire sotto pressione perché, sebbene non nutra grande fiducia nelle mie capacità di decodifica, mi spiacerebbe deludere una tale mole di sforzi.

    Al di là della sgradevole sensazione di essere una marionetta disarticolata in balìa di un destino al quale, peraltro, non ho mai creduto, mi resta la consapevolezza di aver appreso una lezione importante da tutta questa serie di eventi sincronistici. In verità, si tratta di una lezione tanto rilevante quanto banale, che la maggior parte degli esseri umani interiorizza nei primi anni di vita, ma che a me pareva sfuggire in continuazione nonostante svariate evidenze. Mi chiedo come mai non mi fosse balenato questo pensiero nemmeno quando scoprii che si può arrivare a 25 anni, avere un discreto titolo di studio e credere che Livorno si trovi in Liguria; o quando in un’aula universitaria torinese vidi un manipolo di studenti di un corso di laurea specialistica di una facoltà umanistica annaspare di fronte al termine “esoterico”. Più lapalissiano di così! Eppure – chissà perché – sono sempre stata tanto ottusa da non pensare che un titolo o un’etichetta in realtà celano molto di più di quanto non lascino trapelare. Mi ci sono voluti anni, una serie di coincidenze e L’Eleganza del Riccio per capire che la superficie è quanto di più opaco ci si possa immaginare e può nascondere qualsiasi tipo di verità, anche le meno “probabili”.
    Listening to:
    Conceived – Beth Orton

    Edit: Santi numi! Mi era sfuggito un refuso imbarazzante. Chiedo umilmente perdono inginocchiandomi sui ceci e cospargendomi il capo di cenere. Dopo quanto ho scritto, tra l’altro, la cosa puzza un bel po’ di nemesi…
    Ri–edit: I refusi erano due. Se imparassi a rileggere prima di pubblicare i post, non sarebbe un male. Annichilita dalla vergogna, ringrazio per le solerti segnalazioni.

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su In ritardo
  • Noble Beast

    16 febbraio 2009
    Musica

    A volte, se non parlo di qualcosa, non è perché mi sia sfuggita o non mi piaccia. A volte è solo che mi ha stregata così tanto che non ho parole per descriverla. Si tratta di una specie di afasia, che mi assale quando sono sopraffatta dalla bellezza, e chissà che non si possa classificarla come una variante della sindrome di Stendhal. Invero, Andrew Bird mi ha causato parecchi di questi attacchi di mutismo estatico, non ultimo quello attuale.

    Si può tranquillamente dire che il post di oggi sia del tutto inutile (ammesso che gli altri non lo siano…): qualsiasi cosa scrivessi di “Noble Beast” non gli renderebbe giustizia. È un album pieno di sfaccettature, che soggioga già al primo ascolto e al decimo riesce ancora a sorprendere. Gli arrangiamenti sono stupendi e ogni pezzo è pervaso dalla grazia lieve e pensosa tipica del cantautore di Chicago (grazie anche al solito sapiente uso del violino e del suo famoso fischio), con un pizzico di folk in più rispetto ad “Armchair Apocrypha” e “Andrew Bird & The Mysterious Production of Eggs”, come si evince fin dalla copertina. Se sia oggettivamente migliore o peggiore dei precedenti, non saprei; di certo è diverso, pure se qua e là emerge comunque una certa continuità (l’attacco di “Masterswarm”, per esempio, secondo me ricorda un po’ “Action/Adventure”) e ogni tanto si sente perfino qualche eco di musica altrui (vedi “Tenuousness”, che a tratti, a mio avviso, richiama vagamente la ritmica di “Do the whirlwind” degli Architecture in Helsinki).

    È un vero peccato che in Italia quest’artista non abbia nessun mercato e che, di conseguenza, sia impossibile vederlo dal vivo.

    Listening to:
    The privateers – Andrew Bird

     

    P.S. Stefano, come avrai capito, il post di oggi è una risposta al tuo commento di stamattina.
    P.P.S. Per un piccolo assaggio del disco, cliccate qui.

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Noble Beast
  • Fabula

    15 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Probabilmente, l’unico vero traguardo nella vita è riuscire a trovare una coerenza narrativa nella propria esistenza. In fondo, non siamo che storie…

    Listening to:
    Senza voltarsi – Marco Parente

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    2 commenti su Fabula
  • La notte in cui tutte le vacche sono nere

    14 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Life is too long
    to be a whale in a cubicle…

    Fare una cernita tra sabbia e farina senza luce e senza setaccio: impossibile e perfino stupido. Ma come accontentarsi di un assoluto indistinto, che si estende per l’esatta durata della propria vita e, dunque, decisamente troppo a lungo?

    Come un bambino con la varicella che, per quanto gli abbiano spiegato che non dovrebbe grattarsi, continua a stuzzicare le proprie pustole, io continuo a farmi domande con l’unico risultato di esacerbare le mie paturnie e non ottenere nemmeno una rachitica risposta. Mi resteranno le cicatrici: alcune sono già comparse. Un po’ più d’indifferenza gioverebbe senza dubbio alla mia pelle, ma sono sempre per metà troppo illusa e per metà troppo disperata per praticare un adeguato distacco. Quest’ansia manichea di distinguere e mettere etichette è una delle tante sfaccettature di un’insicurezza cronica che non mi permette mai di vivere e valutare le cose senza complicarle a dismisura, come se la verità dovesse essere sempre dolorosa e contorta e indecifrabile. Come se il sottofondo della felicità dovesse essere sempre e solo una marcia funebre. Come se avessi ricevuto il mandato di cercare e trovare sempre l’accenno di putridume che si nasconde sotto la pelle tesa e impeccabile di un frutto maturo. E più che benedire la vita per la sua capacità di rendersi indecifrabile e fumosa, io mi lagno di non riuscire a storpiare irrimediabilmente il buono e trovare il brutto il prima possibile. Aspettando sempre e solo il fallimento, l’unica eventualità che mi fa sempre sentire perfettamente a mio agio.

    Listening to:
    Plasticities – Andrew Bird

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su La notte in cui tutte le vacche sono nere
  • Precipitazioni

    13 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009
    Quest’inverno severo – come non riesco a ricordarne nessun altro vissuto prima a queste latitudini – ci ha regalato perfino una finta neve di pallottole di ghiaccio! E, quasi come se il tempo atmosferico fosse il correlativo oggettivo di quanto mi accade attorno, eventi strani e stranamente confusi si susseguono e temo esigano di essere interpretati; ma sono quasi certa di non avere strumenti che possano facilitarmi tale compito ingrato e, pertanto, sono docilmente rassegnata a smarrirmi tra segni per me indecifrabili.
    In questo caso non sarà sufficiente guardare le nuvole per fare previsioni, anzi, guardare le nuvole non sarà più utile che credere di poter scrutare il cielo tenendo lo sguardo saldamente fisso sull’asfalto e senza nemmeno l’ausilio di una provvidenziale pozzanghera che funga da specchio.

    Listening to:
    Rootless tree – Damien Rice

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Precipitazioni
  • Benedetti dal dubbio

    12 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    Se, quando ci chiedono qualcosa, si potesse rispondere con una sensazione, invece che con le parole, comunicheremmo molto di più. Per ogni domanda elargiremmo un calore inatteso, una fitta allo stomaco, il fiato che si spezza, un brivido improvviso, una mano tremante, la nausea, una vertigine, un dolore tra le scapole, la pesantezza inspiegabile delle braccia, l’impressione repentina di essere completamente privi di scheletro o il cuore che sembra saltare un battito. E ci capiremmo perfettamente. Ognuno saprebbe esattamente cosa pensa l’altro, senza doversi lanciare in interpretazioni complicate o cercare di leggere tra le righe per riportare a galla ciò che il proprio interlocutore prova a reprimere o a sottintendere. Quanta fatica risparmieremmo, quante notti insonni sarebbero restituite al regno di Morfeo e da quante ferite ci terremmo al riparo!
    Ma cosa potrebbe provocarci, allora, quel calore inatteso? Quella fitta allo stomaco o spezzarci il fiato? Cosa ci darebbe i brividi o farebbe tremare le nostre mani? Che ragione avremmo di essere nauseati? Da dove potrebbe originarsi il senso di vertigine? E perché mai dovremmo sentire un dolore in mezzo alle scapole, avere l’impressione che le nostre braccia siano pesanti, o pensare di non avere più l’impalcatura dello scheletro? E cosa farebbe sussultare il nostro cuore?

    Conoscere tutto, non avere il minimo dubbio, non poter fraintendere né essere fraintesi renderebbe la nostra vita noiosa come il corso di un fiume con argini così alti e solidi da non permettergli mai di esondare.

    Listening to:
    The rollercoaster ride – Belle & Sebastian

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Benedetti dal dubbio
  • Nobody’s cup of tea…

    11 febbraio 2009
    Riflessioni
    febbraio 2009

    …yet, it seems like something is happening – unexpectedly, inexplicably. And it feels, oh, so fine!

    Listening to:
    If you’re feeling sinister – Belle & Sebastian

    Condividi:

    • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    Mi piace Caricamento…
    Nessun commento su Nobody’s cup of tea…
Pagina Precedente
1 … 28 29 30 31 32 … 65
Pagina successiva

Blog su WordPress.com.

NIENTE DI ALIENO

Homo sum, humani nihil a me alienum puto

    • Archivio
    • Categorie
    • Chi sono
    • Domandare è lecito
  • Abbonati Abbonato
    • NIENTE DI ALIENO
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • NIENTE DI ALIENO
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
%d