• Lentamente

    13 marzo 2009
    Riflessioni
    marzo 2009

    Mi colpisce il fatto che, pur non avendo la minima idea di quello che succederà, non avverta alcun fastidioso sentore di vertigine e che il mio senso dell’umorismo in questo frangente non sia uno steccato per mantenere le distanze, bensì un modo discreto per cercare di avvicinarmi.

    Listening to:
    Voglio una pelle splendida – Afterhours

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  • Edipo e Antigone

    11 marzo 2009
    Senza categoria

    Avanzo a tentoni come un cieco, perché non c’è altro modo in cui potrei muovermi. Probabilmente dall’esterno deve sembrare che non mi sposti affatto, ma giuro che ho fatto già parecchi passi. E spero e aspetto che si capisca la mia difficoltà e si decida di condurmi per mano, per evitare che mi perda o che alla fine, per paura, decida di fermarmi a metà strada.

    Listening to:
    All my stars aligned – St. Vincent

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  • Not just a stranger…

    10 marzo 2009
    Senza categoria

    In mezz’ora il mondo ha cambiato senso di rotazione. Forse nessun altro a parte me l’ha percepito, ma è successo.

    Avevo temuto di non potermi fidare e invece ho scoperto di riuscire addirittura a confidarmi. E quest’ultima è una cosa che non sono capace di fare quasi mai, quasi con nessuno, ed è il motivo per cui tengo questo ridicolo diario virtuale, perché da qualche parte devo pur far sfiatare i miei pensieri, sperando che qualcuno ogni tanto ne esamini il vapore, altrimenti imploderei.

    Oggi, dopo molti giorni, non sento il bisogno di piangere. Ho esternato a parole tutto il mio dispiacere e ho avuto la sensazione nettissima di essere davvero capita e che quello che dicevo non lasciasse per niente indifferenti. E adesso, dopo questa breve e insolita escursione al di fuori di me stessa, mi sento piacevolmente leggera e rasserenata.

    La vita mi sta facendo un regalo, io probabilmente non lo merito, ma so che lo voglio accettare comunque.

    Listening to:
    Let down – Radiohead

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  • Mi è passata

    8 marzo 2009
    Senza categoria

    Sì, lo ammetto: ogni tanto tendo a drammatizzare eccessivamente le cose. Ho la disgrazia di essere una persona sensibile e di avere la predisposizione a farmi risucchiare dai gorghi violenti dell’emozione prima di riflettere. Così spesso mi dispero in maniera irrazionale e (ma sempre da sola e in disparte) verso fiumi di lacrime per ciò che mi pare d’intuire tra le righe, dimenticando colpevolmente di essere quella che travisa i messaggi, fa milioni di supposizioni campate in aria e che ha sempre bisogno che tutto sia esplicitato, perché altrimenti non si accorge mai delle cose, a meno di sbatterci violentemente contro.
    Basta un nonnulla perché mi lanci in elucubrazioni peregrine, che mi portano inevitabilmente a trarre conclusioni affrettate, magari anni luce lontane dalla verità, che hanno il potere di farmi subito deprimere e mettere sulla difensiva. Perché? Semplicissimo: il mio “cervello” non si trova in testa, bensì da qualche parte a metà strada tra il cuore e lo stomaco. E questo, combinato al fatto che tendo ad essere piuttosto rigida, non giova certo all’affidabilità delle mie percezioni e all’obiettività dei miei giudizi. Che sia questa una delle ragioni per cui ho realizzato così poco nella vita? La risposta parrebbe abbastanza ovvia…

    Adesso – più di ventiquattr’ore, una notte insonne e circa cinque pacchetti di fazzoletti di carta dopo – con il naso rosso, gli occhi notevolmente gonfi (al momento non sono proprio quello che si definirebbe “un bello spettacolo”…), ma il cuore di gran lunga più leggero, mi viene quasi da sorridere per questa mia crisi tanto improvvisa quanto incontenibile. A mente fredda, una volta placatasi la tempesta ed essendomi costretta a ragionarci un po’ su, mi rendo perfettamente conto che non c’è un solo motivo razionale per il quale dubitare e sentirmi raggirata, né per ritenere che la mia fiducia sia stata mal riposta. Ci sono, invece, decine di particolari che testimoniano l’esatto contrario. Che dire, a questo punto, se non che sono ridicola come un’adolescente?

    Eppure, per quanto avvilente, l’esperienza non è stata interamente negativa e mi ha lasciato la consapevolezza che, se un’inezia basta a provocarmi reazioni tanto inconsulte, la questione che sta a monte di ogni cosa riveste ormai per me un’importanza nient’affatto trascurabile e mi fa decisamente piacere notare che sia così, che io abbia ancora questa capacità di vivere le cose con tanto trasporto a un’età che con ogni probabilità dovrebbe suggerire tutt’altro tipo di atteggiamento.

    Listening to:
    A certain romance – Arctic Monkeys

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  • Zelig

    8 marzo 2009
    Senza categoria

    Come faccio a fidarmi ancora adesso? Detesto quando le persone mostrano comportamenti diametralmente opposti a seconda che io ci sia o no. Mi confonde, mi spaventa e mi fa sentire presa in giro. Qual è la verità? Quella che viene messa in scena quando io sono assente o quella che viene somministrata a me? Per quanto non abbia difficoltà ad accettare che ogni personalità presenti dei tratti di incoerenza, questo è decisamente troppo. Come si può essere allo stesso tempo tanto rassicuranti e tanto smargiassi? E se davvero è così, be’, è ancora peggio: non saprò più cosa aspettarmi e non saprò più chi ho davanti. È destabilizzante. E io, invece, ho un bisogno disperato di univocità; non per ridurre la complessità degli esseri umani, no, ché le sfaccettature mi piacciono, ma l’essere bifronte, quello non riesco a giustificarlo. Trovo che sia solo un modo di accattivarsi simpatie gabbando le persone.

    Adesso quello che mi chiedo è: perché? Cosa si sperava di ottenere? Di dimostrare? È così crudele prendersi gioco di me, è peggio che sparare sulla Croce Rossa! E mi ferisce ancora di più il fatto che tutto ciò sia compiuto scientemente e ci si premuri perfino di raccomandarsi che certe cose non arrivino al mio orecchio, affinché l’architettura di quest’impostura non subisca incrinature. Una grandiosa dimostrazione di rispetto nei miei confronti, non c’è che dire…

    E in fin dei conti la verità fondamentale è sempre la stessa: sono stata un’ingenua, come d’abitudine.

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  • Complessi e conseguenze

    7 marzo 2009
    Senza categoria

    In fin dei conti ho sempre saputo qual è il mio problema, il guaio è che non riesco a liberarmene. Una persona più coraggiosa, o forse solo un poco più saggia, si sarebbe ribellata già da tempo, ma io non ne sono capace e sto mandando al diavolo la mia intera esistenza perché non riesco mai ad avere l’approvazione dell’unico essere umano che – ormai dovrei saperlo – me la negherà comunque per l’eternità, visto che non sarò mai perfetta. Il solo risultato che ottengo è di costruirmi pezzo per pezzo un destino di fallimento e scendere ogni giorno un gradino più in basso nella scala della stima che ho di me stessa. E sono già arrivata ai numeri negativi, spinta inesorabilmente nell’abisso da ciascuno dei suoi giudizi sfavorevoli, che mi pesano come pietre tombali e mi convincono sempre più di essere completamente inutile e inadeguata.

    Per questo non ho sogni e non ho ambizioni: perché ogni cosa mi pare spropositatamente al di sopra delle mie possibilità e quindi non mi sembra il caso nemmeno di prendersi il disturbo di desiderarla o di tentare. Tanto vale mollare subito e risparmiare sulle illusioni, sperando in questo modo di evitarsi almeno i “te l’avevo detto” post-disfatta.
    Per questo scappo sempre dalle persone che tengono a me e alle quali anch’io tengo: perché penso di non essere abbastanza intelligente, abbastanza divertente, abbastanza carina, abbastanza interessante. E, temendo che queste all’improvviso si accorgano della mia mediocrità e ne restino deluse, preferisco giocare d’anticipo. Mi sento sempre sopravvalutata e stare sui piedistalli mi dà immediatamente le vertigini.
    Per questo, finché sarò io a dover decidere, finché spetterà a me l’ultima parola, non farò altro che fare e dire l’esatto contrario di quello che vorrei, o peggio non fare e non dire proprio un bel niente.

    Se esistesse un TSO emotivo, ne avrei disperatamente bisogno.

    Listening to:
    Nude – Radiohead

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  • Come al solito

    6 marzo 2009
    Senza categoria

    Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
    e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

    Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
    Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
    Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
    Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
    anche se non ci abito;
    sarò sempre quello che non è nato per questo;
    sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
    sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
    e ha cantato la canzone dell’Infinito in un pollaio,
    e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
    Credere in me? No, né in niente.

    […] Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
    e ciò che avrei potuto fare di me non l’ho fatto.
    Il domino che ho indossato era sbagliato.
    Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
    Quando ho voluto togliermi la maschera,
    era incollata alla faccia.
    Quando l’ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
    ero già invecchiato.
    Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
    Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
    come un cane tollerato dall’amministrazione
    perché inoffensivo
    e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.

    E continuo sempre, inesorabilmente, a sgusciare via come un’anguilla che scappa dalla bagnarola posata accanto al banco del mercato del pesce. Con l’unica differenza che ciò che l’anguilla fa per istinto di conservazione, io lo faccio per pura idiozia e forse anche per un sottile cupio dissolvi.

    Listening to:
    Uragano vite – Marco Parente

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  • Pensieri biforcuti

    5 marzo 2009
    Senza categoria

    Mi sento strattonata contemporaneamente in due direzioni opposte, come gli emisferi di Magdeburgo. Ma dentro di me non c’è il vuoto e, soprattutto, non sono d’ottone: io mi posso lacerare all’improvviso e sanguinare. E poi rimarrà ben poco da ricomporre.

    Sono affossata dal peso di una felicità che intuisco essere possibile, ma che mi sembra di non meritare e alla quale, tuttavia, sento di essermi già sconsideratamente affezionata. L’estremo compiacimento e l’immensa gratitudine che provo si stemperano in un senso di colpa opprimente, perché sono fin troppo consapevole di essere stata di gran lunga sopravvalutata. E l’impazienza sfuma sempre nel timore viscerale che salti fuori in tutta la sua oscena evidenza la mia totale e irredimibile inadeguatezza.

    Listening to:
    Educazione all’inverso – Moltheni

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  • Occhi bassi

    4 marzo 2009
    Senza categoria

    Quanto scialacquio di fatica e materiale dotarmi di due occhi così grandi e farli incapaci di guardare! Che almeno lo sguardo sia sottratto alla forza di gravità!

    Il vuoto di per sé non merita di essere scandagliato dalle pupille, a meno che la mente non vi proietti pensieri e immagini, visioni e fantasie; ma perché industriarsi tanto, se basterebbe voltare appena la testa per trovare significati esogeni già pronti e meritevoli di osservazione, che attendono solo d’essere introiettati e, di conseguenza, non richiedono alcuno sforzo d’esternazione?

    Può essere giustificabile e comprensibile che non si sia in grado di dare, ma si può altrettanto accettare e spiegare che si sia incapaci d’accogliere?

    Listening to:
    Lion’s mane – Iron & Wine

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  • Desideri

    2 marzo 2009
    Senza categoria

    Non sono mai stata venale né ambiziosa: le mie aspirazioni sono esageratamente semplici, anche se per nulla a portata di mano. Più di tutto, vorrei poter essere l’ultimo pensiero felice che qualcuno fa prima di addormentarsi.

    Listening to:
    Make no sound – Gomez

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