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  • Senza scorza

    17 marzo 2009
    Senza categoria

    Sì, che mi biasimino! Non m’importa di non essere in grado di esercitare il conveniente distacco emotivo che sarebbe appropriato alla mia età. Sarò infantile, certamente, ma meglio così che cinica. Del resto, con la mia aria trasognata dalla quale mi è impossibile separarmi, quando sto con i piedi per terra sono ridicola come l’albatro e il poeta. Un po’ di tranquilla ingenuità e di anacronistico idealismo sono le sole cose che posso portare in oblazione al mondo. Non mi pare di avere nient’altro di speciale e certe volte, forse peccando di presunzione, mi sembra sia quasi una missione: resistere all’idea che il prezzo conti più del valore. Per questo, quando la posta si fa interessante, mentre tanti si affannano a non scoprire mai il proprio gioco fino all’ultima mano, io metto le carte sul tappeto quasi all’istante e rilancio sempre con la fiche più alta che ho.

    Non trovo che sia davvero così riprovevole essere esposta e vulnerabile e ho l’impressione che, se mi difendessi strenuamente dal coinvolgimento, come se l’insensibilità fosse il baluardo estremo da preservare a costo della vita, alla fine sarebbe solo a mio svantaggio. Vivere in un vuoto emozionale può essere comodo e risparmiare un’infinità di cicatrici, ma non c’è gioia nel non compromettersi e io non amo sottrarmi. Il problema, semmai, è che poi non mi riesca di esternare tutto il mio trasporto e me ne stia qui da sola a dibattermi nell’eterno dissidio tra impazienza e timidezza, a contare il tempo insopportabile che mi separa dalla prossima, minuscola, gratificazione, aspettando con trepidazione anche un unico barbaglio. Che, come sempre, io vedrò solo con la coda dell’occhio, quasi temendo un’impossibile fagocitosi se solo osassi guardare davvero. E il cielo sa se non mi piacerebbe essere in grado di farlo e se ogni minimo contatto non mi scuote fino all’andito più remoto!

    Listening to:
    Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi) – Cristina Donà

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  • Grigiore

    16 marzo 2009
    Senza categoria

    L’oppressione di certi giorni apparentemente interminabili è come un guinzaglio lungo a sufficienza da lasciare in grado di correre per un metro e poi strozzare all’improvviso, dando in una frazione di secondo l’aspra consapevolezza che non resta che adattarsi al passo molle del padrone. Bisogna rassegnarsi ad aspettare che queste giornate passino al ritmo di un sole che sembra non muoversi mai e aggiungerle al novero del tempo sprecato, perché non c’è modo di riscattarle. A volte basta leggere un poco per ricacciare il senso d’insofferenza; altre invece, come adesso, i pensieri ti portano a contare le ore, se non addirittura i minuti, e l’unico effetto è quello di dilatare fino al parossismo gli intervalli tra un giro di lancette e il successivo.

    Utile e piacevole quanto lo strofinare una pietra pomice su una ferita aperta.

    Listening to:
    The man who sold the world – David Bowie

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  • Biglietti da visita

    15 marzo 2009
    Riflessioni
    marzo 2009

    Ci penso da tutto il fine settimana e non sono ancora riuscita a decidere se ammettere di andarsene in giro con il proprio libro preferito sempre in borsa sia patetico o affascinante. Se mi faccia apparire più come una specie di psicopatica o, stando a quello che mi disse una volta un’amica (alla quale non credo, perché è troppo cortese per riuscire a spiattellarmi in faccia la verità), come un personaggio da commedia romantica.

    Ma, probabilmente, la mia amica si riferiva alle commedie di Woody Allen con Diane Keaton. Quindi, sì, decisamente debbo dare l’impressione di essere una psicopatica…

    Listening to:
    Green fields – The Good, The Bad & The Queen

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  • La poesia delle piccole cose

    14 marzo 2009
    Riflessioni
    marzo 2009

    Per la stragrande maggioranza degli esseri umani le speranze di vivere esperienze davvero indimenticabili, di compiere grandi imprese e attingere alla fonte della gloria, sono miseramente esigue. Di conseguenza, per non soccombere alla noia della routine quotidiana, bisogna darsi delle ragioni di vita a portata di mano, dei motivi realistici per cui essere felici. Bisogna sapersi accontentare, gustare i piccoli piaceri: il profumo del pane appena sfornato, i gatti che fanno le fusa, la bolla di sapone che si forma involontariamente mentre ci si lava le mani, o il riflesso delle nuvole nelle pozzanghere.

    E poi, chi l’ha detto che conquistare una medaglia olimpica o ricevere il premio Nobel renda più felici o sia davvero più emozionante dell’avere una farfalla che ti vola a un millimetro dalla spalla?

    Listening to:
    A day in the life – The Beatles

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  • Lentamente

    13 marzo 2009
    Riflessioni
    marzo 2009

    Mi colpisce il fatto che, pur non avendo la minima idea di quello che succederà, non avverta alcun fastidioso sentore di vertigine e che il mio senso dell’umorismo in questo frangente non sia uno steccato per mantenere le distanze, bensì un modo discreto per cercare di avvicinarmi.

    Listening to:
    Voglio una pelle splendida – Afterhours

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  • Edipo e Antigone

    11 marzo 2009
    Senza categoria

    Avanzo a tentoni come un cieco, perché non c’è altro modo in cui potrei muovermi. Probabilmente dall’esterno deve sembrare che non mi sposti affatto, ma giuro che ho fatto già parecchi passi. E spero e aspetto che si capisca la mia difficoltà e si decida di condurmi per mano, per evitare che mi perda o che alla fine, per paura, decida di fermarmi a metà strada.

    Listening to:
    All my stars aligned – St. Vincent

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  • Not just a stranger…

    10 marzo 2009
    Senza categoria

    In mezz’ora il mondo ha cambiato senso di rotazione. Forse nessun altro a parte me l’ha percepito, ma è successo.

    Avevo temuto di non potermi fidare e invece ho scoperto di riuscire addirittura a confidarmi. E quest’ultima è una cosa che non sono capace di fare quasi mai, quasi con nessuno, ed è il motivo per cui tengo questo ridicolo diario virtuale, perché da qualche parte devo pur far sfiatare i miei pensieri, sperando che qualcuno ogni tanto ne esamini il vapore, altrimenti imploderei.

    Oggi, dopo molti giorni, non sento il bisogno di piangere. Ho esternato a parole tutto il mio dispiacere e ho avuto la sensazione nettissima di essere davvero capita e che quello che dicevo non lasciasse per niente indifferenti. E adesso, dopo questa breve e insolita escursione al di fuori di me stessa, mi sento piacevolmente leggera e rasserenata.

    La vita mi sta facendo un regalo, io probabilmente non lo merito, ma so che lo voglio accettare comunque.

    Listening to:
    Let down – Radiohead

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  • Mi è passata

    8 marzo 2009
    Senza categoria

    Sì, lo ammetto: ogni tanto tendo a drammatizzare eccessivamente le cose. Ho la disgrazia di essere una persona sensibile e di avere la predisposizione a farmi risucchiare dai gorghi violenti dell’emozione prima di riflettere. Così spesso mi dispero in maniera irrazionale e (ma sempre da sola e in disparte) verso fiumi di lacrime per ciò che mi pare d’intuire tra le righe, dimenticando colpevolmente di essere quella che travisa i messaggi, fa milioni di supposizioni campate in aria e che ha sempre bisogno che tutto sia esplicitato, perché altrimenti non si accorge mai delle cose, a meno di sbatterci violentemente contro.
    Basta un nonnulla perché mi lanci in elucubrazioni peregrine, che mi portano inevitabilmente a trarre conclusioni affrettate, magari anni luce lontane dalla verità, che hanno il potere di farmi subito deprimere e mettere sulla difensiva. Perché? Semplicissimo: il mio “cervello” non si trova in testa, bensì da qualche parte a metà strada tra il cuore e lo stomaco. E questo, combinato al fatto che tendo ad essere piuttosto rigida, non giova certo all’affidabilità delle mie percezioni e all’obiettività dei miei giudizi. Che sia questa una delle ragioni per cui ho realizzato così poco nella vita? La risposta parrebbe abbastanza ovvia…

    Adesso – più di ventiquattr’ore, una notte insonne e circa cinque pacchetti di fazzoletti di carta dopo – con il naso rosso, gli occhi notevolmente gonfi (al momento non sono proprio quello che si definirebbe “un bello spettacolo”…), ma il cuore di gran lunga più leggero, mi viene quasi da sorridere per questa mia crisi tanto improvvisa quanto incontenibile. A mente fredda, una volta placatasi la tempesta ed essendomi costretta a ragionarci un po’ su, mi rendo perfettamente conto che non c’è un solo motivo razionale per il quale dubitare e sentirmi raggirata, né per ritenere che la mia fiducia sia stata mal riposta. Ci sono, invece, decine di particolari che testimoniano l’esatto contrario. Che dire, a questo punto, se non che sono ridicola come un’adolescente?

    Eppure, per quanto avvilente, l’esperienza non è stata interamente negativa e mi ha lasciato la consapevolezza che, se un’inezia basta a provocarmi reazioni tanto inconsulte, la questione che sta a monte di ogni cosa riveste ormai per me un’importanza nient’affatto trascurabile e mi fa decisamente piacere notare che sia così, che io abbia ancora questa capacità di vivere le cose con tanto trasporto a un’età che con ogni probabilità dovrebbe suggerire tutt’altro tipo di atteggiamento.

    Listening to:
    A certain romance – Arctic Monkeys

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  • Zelig

    8 marzo 2009
    Senza categoria

    Come faccio a fidarmi ancora adesso? Detesto quando le persone mostrano comportamenti diametralmente opposti a seconda che io ci sia o no. Mi confonde, mi spaventa e mi fa sentire presa in giro. Qual è la verità? Quella che viene messa in scena quando io sono assente o quella che viene somministrata a me? Per quanto non abbia difficoltà ad accettare che ogni personalità presenti dei tratti di incoerenza, questo è decisamente troppo. Come si può essere allo stesso tempo tanto rassicuranti e tanto smargiassi? E se davvero è così, be’, è ancora peggio: non saprò più cosa aspettarmi e non saprò più chi ho davanti. È destabilizzante. E io, invece, ho un bisogno disperato di univocità; non per ridurre la complessità degli esseri umani, no, ché le sfaccettature mi piacciono, ma l’essere bifronte, quello non riesco a giustificarlo. Trovo che sia solo un modo di accattivarsi simpatie gabbando le persone.

    Adesso quello che mi chiedo è: perché? Cosa si sperava di ottenere? Di dimostrare? È così crudele prendersi gioco di me, è peggio che sparare sulla Croce Rossa! E mi ferisce ancora di più il fatto che tutto ciò sia compiuto scientemente e ci si premuri perfino di raccomandarsi che certe cose non arrivino al mio orecchio, affinché l’architettura di quest’impostura non subisca incrinature. Una grandiosa dimostrazione di rispetto nei miei confronti, non c’è che dire…

    E in fin dei conti la verità fondamentale è sempre la stessa: sono stata un’ingenua, come d’abitudine.

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  • Complessi e conseguenze

    7 marzo 2009
    Senza categoria

    In fin dei conti ho sempre saputo qual è il mio problema, il guaio è che non riesco a liberarmene. Una persona più coraggiosa, o forse solo un poco più saggia, si sarebbe ribellata già da tempo, ma io non ne sono capace e sto mandando al diavolo la mia intera esistenza perché non riesco mai ad avere l’approvazione dell’unico essere umano che – ormai dovrei saperlo – me la negherà comunque per l’eternità, visto che non sarò mai perfetta. Il solo risultato che ottengo è di costruirmi pezzo per pezzo un destino di fallimento e scendere ogni giorno un gradino più in basso nella scala della stima che ho di me stessa. E sono già arrivata ai numeri negativi, spinta inesorabilmente nell’abisso da ciascuno dei suoi giudizi sfavorevoli, che mi pesano come pietre tombali e mi convincono sempre più di essere completamente inutile e inadeguata.

    Per questo non ho sogni e non ho ambizioni: perché ogni cosa mi pare spropositatamente al di sopra delle mie possibilità e quindi non mi sembra il caso nemmeno di prendersi il disturbo di desiderarla o di tentare. Tanto vale mollare subito e risparmiare sulle illusioni, sperando in questo modo di evitarsi almeno i “te l’avevo detto” post-disfatta.
    Per questo scappo sempre dalle persone che tengono a me e alle quali anch’io tengo: perché penso di non essere abbastanza intelligente, abbastanza divertente, abbastanza carina, abbastanza interessante. E, temendo che queste all’improvviso si accorgano della mia mediocrità e ne restino deluse, preferisco giocare d’anticipo. Mi sento sempre sopravvalutata e stare sui piedistalli mi dà immediatamente le vertigini.
    Per questo, finché sarò io a dover decidere, finché spetterà a me l’ultima parola, non farò altro che fare e dire l’esatto contrario di quello che vorrei, o peggio non fare e non dire proprio un bel niente.

    Se esistesse un TSO emotivo, ne avrei disperatamente bisogno.

    Listening to:
    Nude – Radiohead

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NIENTE DI ALIENO

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