• Misspent youth

    2 marzo 2009
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    Ho sempre vissuto tra simulacri, come qualcuno che pretenda di conoscere il mondo solo perché possiede cartoline e souvenir provenienti da ogni paese. Con una dedizione e un metodo che, se non avessero portato a effetti nient’affatto positivi, sarebbero degni della massima ammirazione, ho fatto di tutto per cercare di ricreare un microcosmo in 15 m² scarsi, arrivando al punto di costruirmi perfino un cielo stellato personale sotto il quale andare a dormire ogni notte, nell’illusione pericolosa di riuscire a bastare a me stessa, di poter essere quasi del tutto autosufficiente, di poter chiudere la porta della mia camera e ignorare che al di là di essa ci fosse un altrove con il quale doversi immancabilmente confrontare. Ma all’improvviso questo minuscolo “metamondo” mi pare incredibilmente angusto e vedo in tutta la sua disarmante prosaicità che il mio cielo è solo una serie di misere stelline di plastica fosforescente attaccate al soffitto. E, tuttavia, ho paura che adesso sia troppo tardi e non ci sia più niente da fare per me, che sono un animale cresciuto in cattività.

    Listening to:
    Stumbleine – The Smashing Pumpkins

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  • Domenica mattina

    1 marzo 2009
    Senza categoria

    Per iniziare piacevolmente una giornata non c’è niente di meglio che prendersi una bella sfilza di insulti prima delle 11.00…

    Ho deciso: fonderò un partito che lotti per l’abolizione dei clacson.

    Listening to:
    Masterswarm – Andrew Bird

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  • Anticipazioni di primavera

    28 febbraio 2009
    Senza categoria

    Osservo i trifogli verde tenero – ospiti non graditi ostinatamente rispuntati nei vasi di mia madre, nonostante i suoi costanti sforzi sterminatori – che tremano languidi all’ombra delle piante, e le lenzuola stese nel palazzo di fronte, che garriscono al vento come bandiere e proiettano un’ombra danzante, ora sottile e precisa come una lama ora gonfia come una vela.

    Provo un sentimento di fratellanza. Anch’io mi muovo, sebbene impercettibilmente.

    Listening to:
    Le solite cose – Cristina Donà

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  • 21(mila) grammi

    26 febbraio 2009
    Senza categoria

    Come un mare di seta,
    rosso fuoco d’autunno,
    io brucio.
    E protette dal sonno dentro me muoveranno
    lentamente le fiamme.
    Io non so controllare quest’ansia criminale di vivere.
    C’è qualcosa più grande di me.
    È qualcosa più grande di me…più grande di me.
    Io non riesco a parlare e nemmeno a svenire.
    Io brucio.
    Io non riesco ad uscire da me e non mi basto.
    Io brucio.
    Sono come una foto sfocata, sbagliata, malriuscita.
    Io brucio. Brucio. Brucio.

    Perché mai, nonostante un corpo tanto leggero, la mia anima deve pesare una tonnellata? Portarsela appresso è tremendamente faticoso, sfiancante, al punto che a volte vorrei tanto potermela sfilare, ripiegarla distrattamente e abbandonarla in fondo a un cassetto, anche solo per poche ore, per assaporare finalmente una sensazione tiepida e inebriante di facilità e di fiducia. Non sentire più l’ingombro di questo terrore idiota e immotivato che sempre mi attanaglia, né il panico che mi assale nei momenti in cui dovrei svelarmi o lasciarmi svelare. Resistere all’istinto di fuggire sistematicamente davanti alle cose belle che mi succedono, per paura che improvvisamente si rivelino essere solo delle semplici fantasie, delle illusioni consolatorie, che la mia mente ha partorito per edulcorare la durezza della realtà; oppure per il senso d’indegnità che provo ininterrottamente, come se non meritassi nulla più di questa penalizzante marginalità rispetto al resto del genere umano. Non temere  sempre e comunque di stare fraintendendo – o, peggio, deliberatamente travisando – i segnali che provengono dall’esterno e finirla di essere diffidente, incredula e di pensare di sbagliarmi, fermamente convinta come sono che sia fin troppo ovvio che niente di buono possa mai accadere proprio a me. Liberarmi momentaneamente dall’idea di essere uno degli esemplari peggio riusciti nell’intero campionario dell’umanità e, soprattutto, sgonfiare un po’ l’ipertrofia patologica e molesta dei miei pensieri. Smettere di vivere in apnea, respirare a pieni polmoni, come non ricordo di essere mai riuscita a fare. Inspirare fino all’estremo, fino a percepire qualcosa in petto che cede, che quasi si spezza, espirare, ricominciare da capo e poi ancora e ancora e ancora, fino ad ubriacarmi d’ossigeno.

    Listening to:
    Brucio – Paolo Benvegnù

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  • “Pensi mai al futuro, Linus?”

    26 febbraio 2009
    Senza categoria

    C’è una striscia dei “Peanuts” in cui Charlie Brown chiede a Linus come pensa che vorrebbe essere da grande e l’amico, come suo solito, dà una risposta saggia e lapidaria. Io ho sempre sperato la stessa cosa, si può dire che sia il mio unico desiderio, ma l’evidenza di tanti anni vissuti esattamente all’opposto mi sta convincendo che sia del tutto impossibile da realizzare, almeno per me.

    Listening to:
    One hundred days – Mark Lanegan

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  • Finestra

    25 febbraio 2009
    Senza categoria

    Non la vedi, non la tocchi, oggi la malinconia?

    Il cielo è di nuovo bianco, come ricoperto da una membrana spessa di lattice, e sembra senza nuvole solo perché ne è completamente tappezzato e non si riconoscono più i confini tra l’una e l’altra. Troppo chiaro e immobile per dire che sia triste e troppo opaco per aver voglia davvero di guardarlo.
    Uno stato di sospensione raggelata ha imbrigliato la baldanza primaverile che negli ultimi due giorni era sgattaiolata tra le maglie dello strascico troppo lungo di quest’inverno. Quasi un invito a riconsiderare alla luce smorzata del pessimismo l’intera realtà circostante e quest’inquietudine che resta sempre a galla e vorrà pur dire qualcosa.

    Listening to:
    Autogrill – Francesco Guccini

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  • Metafisica

    24 febbraio 2009
    Senza categoria

    Ho sempre amato le riviste di moda. Non quei mensili femminili travestiti come tali, ma in realtà pieni di inutili consigli pratici, stupidi test e diete: mi piacciono le riviste di moda e basta. Vogue soprattutto. Forse è perché sono la nipote di una sarta, oppure perché fino a quattordici anni ho giocato con le Barbie, ma mi emoziona sinceramente vedere come un buon taglio, qualche piccolo artificio e delle cuciture sapienti possano dare struttura a un tessuto, quasi contro ogni legge della fisica, oppure ricreare la fluidità dell’acqua o la consistenza impalpabile di una nuvola. E poi adoro le foto delle modelle, la loro bellezza eterea e senza difetti, quei corpi quasi privi di peso e di volume, che sembrano anche essere estranei alle comuni necessità e ai comuni bisogni. Corpi negati, che paiono solo un pretesto per portare in giro la bellezza, incidentalmente reali, come quelli delle ballerine di Degas: non sono un fine né del tutto un mezzo. In pratica, la rappresentazione a colori e bidimensionale del sogno meraviglioso e irrealizzabile di essere finalmente cavati dall’impaccio di essere umani.

    Listening to:
    Shooting star – Elliott Smith

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  • Insonnia

    23 febbraio 2009
    Riflessioni

    Non dormo. Ascolto il silenzio perfetto della casa e del palazzo e della strada e mi sento così tremendamente sola e impaurita, come se fossi l’ultimo essere vivente rimasto sulla Terra, l’ultima entità che produce rumore. Allora mi rifugio nella musica come in una preghiera.

    Listening to:
    Water & air – Cat Power

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  • La relatività in pillole

    22 febbraio 2009
    Senza categoria

    La rivoluzione scientifico-filosofica della prima metà del Novecento ha stabilito una vola per tutte che non esiste una realtà univoca, ma che vi sono tante realtà quanti sono gli osservatori. Eppure, ogni volta che ci si presenta qualche esempio lampante di tale concetto si resta sempre un po’ sbigottiti.

    Oggi ho potuto sbirciare due realtà non solo diverse, ma addirittura antitetiche: una specie di viaggio attraverso lo specchio. Il tutto nel giro di poco più di un’ora e credo di non essere stata l’unica.

    Ore 13.30, mi chiamano per il pranzo. Vado in cucina e intanto parte la sigla del TG1.
    Prima notizia: il Festival di Sanremo.
    Seconda notizia: Bonolis vero vincitore del Festival di Sanremo.
    Terza notizia: il grande successo della serata conclusiva del Festival di Sanremo.
    Quarta notizia: trionfo per Maria De Filippi, “superospite” – che brutta parola! – al Festival di Sanremo.
    Quinta notizia: quest’anno Sanremo ha contribuito enormemente alla diffusione della musica di qualità (va be’…).

    Se non si avessero altre fonti di informazione, sembrerebbe davvero di poter dare ragione a Leibnitz: viviamo nel migliore dei mondi possibili. Un mondo senza guerre, povertà, morte, disoccupazione, crisi economica, violenza, eccetera. Un mondo, insomma, piuttosto noioso, in cui non c’è nessuna notizia da raccontare e la televisione, giocoforza, si limita a essere autoreferenziale e compiacersi dei propri successi. In definitiva, un mondo versione TV Sorrisi e Canzoni: coriandoli, sorrisi smaglianti e facce da copertina patinata.
    Peccato solo che basti prendere il telecomando e cambiare canale per confrontarsi con una versione ben diversa della realtà, nella quale il numero di luci, lustrini e paillettes è drasticamente ridotto e le notizie sono di ben altro tenore.

    Ore 14.30, inizia il TG3 e già dai titoli sembra che si tratti di un telegiornale straniero: neanche il minimo accenno alla kermesse sanremese. Ma come? L’evento imprescindibile! Il clou dell’anno! In apertura, invece, c’è un servizio sul vertice europeo di Berlino contro la crisi, seguito da un altro sul congresso del PD, da un terzo su un incidente avvenuto in una miniera cinese, e così via. Fino ad arrivare all’ultima notizia ed ecco spuntare, finalmente, anche qua il famoso festival della “canzone”. Ti pareva che il TG3 potesse mancare così clamorosamente la notizia? Ma su, non scherziamo! Solo che c’è qualcosa di strano: il servizio inizia con l’esibizione del vincitore, ma senza audio. Possibile? Ci sarà di certo qualche problema tecnico. Poi, si sente la voce di Teresa Marchesi che dice (testuali parole): “questa è la canzone che ha vinto il Festival e secondo molti sarebbe meglio ascoltarla proprio così…”; e, non contenta, rincara addirittura la dose, ricordando che tutto sommato poteva andare peggio e se non ci fosse stata la “creatura” di Maria De Filippi (casualmente madrina proprio della serata finale…), ci saremmo ritrovati con Povia trionfatore della gara con il suo pezzo su Luca, che poverino era gay ma per fortuna poi è “guarito”. Da questo punto di vista, be’, decisamente non sembra più il migliore dei mondi possibili.

    Per amor di verità, va detto, però, che la seconda versione va presa con le pinze perché è noto che il TG3 nel mondo dell’informazione rappresenta una voce disfattista e che diffonde ingiustificati allarmismi. E poi, lo sanno tutti, è condotto da giornalisti dark e gotici (secondo la definizione datane dal magnate del principale polo mediatico concorrente della Rai), che inducono automaticamente i poveri telespettatori alla depressione…

    Mi è venuta un’idea: si potrebbe chiedere a Paolo Bonolis d’incaricarsi di salvare il TG3 così come ha fatto con Sanremo! Magari riuscirebbe a farsi prestare da Hugh Hefner qualche playmate adeguatamente discinta anche per leggere il notiziario. Lo share s’impennerebbe e l’umore dei cittadini risulterebbe esponenzialmente migliorato.

    Listening to:
    Bessie Smith – Emily Jane White

     

    P.S. Qualcuno là fuori, di grazia, è in grado di spiegarmi perché mi sia “impazzito” il widget di Anobii? Ho provato anche a “rigenerarlo”, ma senza successo: continua a mostrare come “in lettura” un libro che ho già terminato da tempo.
    P.P.S. Si offre impiego come correttore di bozze. Io ultimamente, oltre a fare un uso come sempre discutibile della punteggiatura, ho seri problemi di digitazione.

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  • Una cosa alla volta

    21 febbraio 2009
    Senza categoria

    In questa crema di buio senza pietà
    come sola speranza di luce
    la fiamma sottile, di fuoco,
    di un accendino da poco.
    Meglio che niente…

    Brancolo. Mi muovo a tentoni. Un centimetro alla volta, per non rischiare di fare cose che siano al di sopra delle mie limitatissime possibilità. Quella chimera che chiamano maturità mi è del tutto sconosciuta e ogni cosa per me è sempre nuova, sempre stupefacente, sempre imbarazzante, sempre misteriosa, come se fosse la prima volta e, in fin dei conti, quasi lo è davvero. Ho fatto così poco, ho visto così poco, ma soprattutto ho “vissuto” troppo poco, e quindi anche le cose facili mi sembrano assurdamente insormontabili. Non sono attrezzata per la vita reale più di quanto lo sarebbe un soprammobile: ecco la verità. Per questo vedo sempre e solo difficoltà, complicazioni e buio pesto ovunque giri lo sguardo.

    E, intanto, per fare un po’ più di luce stamattina, contrariamente alle mie abitudini, ho deciso di non rifugiarmi nella penombra e tirare su interamente la tapparella della mia stanza lasciando entrare un poco più di sole. Un piccolo passo simbolico.

    Listening to:
    Meglio che niente – Pinomarino

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NIENTE DI ALIENO

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