• Alla deriva…

    23 aprile 2008
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    I pensieri della sera si ammucchiano negli angoli della stanza, che lascio buia per risparmiarmi lo squallore che la luce gialla mi restituirebbe.
    Sono stanca al punto da non avere più la forza di opporre resistenza alla forza di gravità che infierisce spietatamente.
    Non so se ridere o piangere e nel dubbio faccio una strana smorfia di compromesso che vada bene in ogni caso, ma mi accorgo che il risultato è inappropriato, fuori luogo.
    Le giornate sono piombo impenetrabile e pesantissimo che grava sulle spalle, cascami di un’esistenza che si sbrindella ogni giorno di più e non c’è rattoppo che possa avere la meglio sulla disgregazione che sembra imporsi come forza egemone.
    Ogni cosa sembra sfuggire. Ogni obiettivo è lontano. Ogni speranza irrimediabilmente vana…

    Listening to:
    The naming of things – Andrew Bird

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  • RESISTENZA!

    15 aprile 2008
    Senza categoria
    Non me ne ero mai resa davvero conto prima, ma l’Italia è cambiata ed è cambiata in peggio. Quanto emerso dai risultati elettorali non può lasciare indifferenti ed è impossibile ignorare che il paese somiglia sempre più ad un agglomerato amorfo e grottesco di cittadini privi di qualunque discernimento, assopiti fino all’inverosimile da anni di TV spazzatura e miti di infimo ordine, mossi da pulsioni xenofobe, preda di uno sfrenato qualunquismo, ignoranti, disinformati, insofferenti delle regole e pronti a consegnarsi ad una deriva irrazionale senza confini. Gente incapace di rendersi conto che non è possibile tagliare tutte le tasse e aumentare tutti i redditi senza che l’economia subisca un immane tracollo. Cittadini che temono gli immigrati ignorando volontariamente e colpevolmente che molti di loro tengono di fatto in piedi il nostro paese con il proprio lavoro e le proprie tasse. Quest’Italia piccola e borghese (nel senso più deleterio del termine) già oggi è senza futuro, a meno che non ci sia un deciso cambio di rotta. Ma questo non accadrà. Non certamente con il neoeletto governo che porterà la deriva alle sue più estreme conseguenze e spolperà il paese fino all’osso. E questo tra cinque anni sarà ridotto alla miseria, sono pronta a scommetterci. Ve lo dico io, cari analisti, senza che vi dobbiate produrre nell’elaborazione di complicati modelli matematici per fare previsioni: il nostro paese andrà incontro alla più grave recessione della propria storia e ci sarà una crescita senza freni del debito pubblico e non escludo che l’Unione Europea ci dia il benservito.
    Proprio adesso che avremmo avuto bisogno di continuare l’opera di deciso risanamento dei conti pubblici intrapresa dal tandem Prodi-Padoa Schioppa, eccoci nuovamente ad un passo dal baratro. Ma con il sorriso sulle labbra, imbambolati e inebetiti dalle promesse vuote e pericolose di un fraudolento.
    E tuttavia, non è questo ciò che mi preoccupa di più e mi fa più male. Un Parlamento con una Lega Nord forte e privo della sinistra storica che è stata completamente cancellata dopo il voto di ieri e domenica, è qualcosa da cui ci si può attendere qualunque nefandezza. E non penso di esagerare. Il Cavaliere non avrà mai una valida e intransigente opposizione né alla Camera né al Senato, benché il Pd abbia totalizzato una buona percentuale, perché sappiamo tutti molto bene che il Pd non è davvero alternativo a Berlusconi dal punto di vista politico e che tutto ciò a cui aspira il suo leader è sostituire il Cavaliere nel ruolo di uomo immagine e padre padrone dello Stato.
    Chissà quante inutili missioni all’estero saranno votate dalle camere unanimi e quanti provvedimenti restrittivi sull’immigrazione e finanziamenti alla scuola cattolica e chissà cos’altro…
    E quante morti bianche ci saranno e noi non le piangeremo, perché i mezzi di informazione, che torneranno ad essere imbrigliati proprio come erano fino a due anni fa, neppure ce le racconteranno.

    L’amarezza è tanta che non riesco neppure bene ad articolare i pensieri. Ho scritto una serie di riflessioni disordinate buttate giù con rabbia e delusione, dettate dal fiele che mi ribolle dentro al momento. Sono disorientata e senza voce. Nessuno nelle istituzioni parlerà più la mia lingua e difenderà i miei ideali. Sono muta. Extraparlamentare.
    Il desiderio di pensare ad una fuga c’è e non è lieve. Ma c’è una voce chiara che grida forte nella mia testa. Mi dice che non posso farlo e che da oggi comincia la mia personale RESISTENZA.

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  • Con l'acqua alla gola

    2 aprile 2008
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    Latito. Da qui. Da me stessa. Troppi doveri che incombono e una misera quantità di tempo per far tutto. Vorrei aver il tempo di scrivere, di leggere per diletto, di dormire a sufficienza. Vorrei poter discorrere delle imminenti elezioni e seguire attentamente i dibattiti in TV.
    Vorrei che le scadenze non fossero così pressanti…

    Listening to:
    Rampe di slancio – Marco Parente

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  • Palese

    15 marzo 2008
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    Parole come armi. Difendono e offendono. Parole come trucchi che confondono, sfumano e illudono. Parole sempre troppo pesanti: che siano pronunciate con toni leggeri o gonfiate di fiato rabbioso e ardente. E parole che si negano e sono quelle che più di tutte esprimono un significato, perché è nel non dire, più che nell’asserire, che si esprime la verità. La lingua può essere diplomatica, ma il silenzio è traditore.

    Listening to:
    L’uomo del secolo – Baustelle

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  • A volte ritornano

    11 marzo 2008
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    “… E dirò di più,
    urliamo anche ti amo a Ciarrapico.
    L’attuale presidente della Roma.
    E non si capisce come abbia fatto,
    lui vendeva il pesce,
    c’ha una fedina penale lunga così.
    Poi ha conosciuto Andreotti,

    è diventato il re delle acque minerali,
    ha avuto un prestito da Calvi di 39 miliardi
    con cui ha comprato la Fiuggi.
    E adesso è il personaggio del giorno
    e ha fatto firmare la pace

    tra Berlusconi e De Benedetti.

    Allora gridiamogli ti amo.
    Ti amo Ciarrapico.

    Ti amo per quello che hai fatto,

    ti amo per l’emissione di assegni a vuoto,

    ti amo per la pubblicazione…
    per le pubblicazioni oscene,
    questo è amore,

    e allora lui ha dato amore a noi

    e noi gliene diamo a lui.
    Urliamogli tutti ti amo Ciarrapico!
    One, two, three, four!
    Ti amo, ti amo Ciarrapico!

    Ti amo Ciarrapico! Ma come no?
    Dai in coro: ti amo, ti amo!

    Ti amo, ti amo sì ti amo!”

    (Sabbiature – Elio e le Storie Tese)


    Signore e signori, questa è la destra italiana.
    Ma tanto, come da copione, è già stato rettificato tutto e La Repubblica è stata accusata di aver travisato le parole di Ciarrapico.

    Del resto, cos’altro ci si sarebbe dovuti attendere da un quotidiano di pericolosi COMUNISTI! Cribbio!!!

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  • Mimosa

    8 marzo 2008
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    Sono passati cento anni, ma c’è ancora bisogno di celebrare questa Festa. Basta leggere l’ultimo rapporto dell’ILO per capire che noi donne continuiamo ad essere meno pagate rispetto ai colleghi uomini e ad avere più difficoltà a trovare lavoro. Ma non solo: in politica, soprattutto qui in Italia, siamo poco rappresentate e ci sono legioni di uomini che legiferano su materie che ci riguardano senza mai chiedere il nostro consenso. La lista potrebbe continuare a lungo. Però, è anche opportuno e giusto sottolineare che le cose sono molto cambiate e, chissà, magari tra poco una donna alla Casa Bianca non sarà più solo il titolo di un telefilm…

    Il problema dell’8 Marzo, ciò che mi ha spinta a guardare a questa ricorrenza sempre con un certo distacco e con una punta di disprezzo, è che sia diventato il pretesto per vendere tonnellate di mimosa ovunque e per la libera uscita serale di gruppi di oche starnazzanti che vanno a vedere gli spogliarelli maschili: cioè l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere la “parità”.

    Listening to:
    Mimosa – Niccolò Fabi

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  • Si rimescolano le carte, ma sono truccate

    6 marzo 2008
    Senza categoria
    Di giorno in giorno. Notizie nuove. Notizie fresche. Alleanze che si fanno e che sembrano sfasciarsi in un battere di ciglia. Il transfuga dell’Udeur Nuccio Cusumano, che lascia il “Campanile” e si mette sotto l’ala protettiva di Walter-il-raccatta-tutto, l’unico che ad oggi può dargli la speranza di vedersi riconfermare la poltrona nella prossima legislatura. Giuseppe Lumia, numero due dell’Antimafia che all’ultimo momento viene ripescato dal PD come capolista al senato in Sicilia: forse qualcuno, in extremis, si è vergognato della sua esclusione. Pannella che punta i piedi e smette di idratarsi – cosa alla quale deve essere piuttosto abituato, visto che lo fa almeno una volta all’anno – salvo recedere dal proposito dopo poco più di un giorno. Il numero uno di Federmeccanica che dice castronerie colossali ed imbarazzanti in Tv, provoca un vespaio e ritratta (dopo adeguate pressioni dai vertici del partito: sono pronta a scommetterci), secondo una prassi consumata tipicamente italiana. 157 simboli in lizza per un seggio in Parlamento: e dire che con il PdL ed il PD ci avevano garantito una minor proliferazione di liste personali e partitini di quartiere. Casini sconfessato da “Famiglia Cristiana”: Bondi deve avere più santi in paradiso, evidentemente. Il simbolo di Storace estromesso e poi riammesso. Un partito che dice di essere di centro-sinistra, democratico, progressista ed equidistante da operai ed industriali, e poi candida Ichino, Colaninno, Calearo e il Generale Del Vecchio.

    Mi chiedo che impressione tragga l’italiano medio da tutto questo. La risposta che mi viene in mente è: solo una immane confusione. Come sempre. E lo chiamano CAMBIAMENTO…

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  • Ancóra

    4 marzo 2008
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    Prima a Torino. Ieri a Molfetta. E in mezzo, in mille altri luoghi, a macchia di leopardo. Sono migliaia. Ne parliamo per un po’, poi ce ne dimentichiamo. Salvo tirarli in ballo nuovamente per fini elettorali (il riferimento a Veltroni e alla vicenda ThyssenKrupp non è casuale), per cercare di conquistarli: per avere il loro voto o schierarli nelle proprie liste come specchietto per le allodole nei confronti dei loro colleghi. Come se potesse essere credibile che un partito candidi contemporaneamente Matteo Colaninno e un operaio. E che di entrambe le categorie difenda le prerogative.
    Ci accusano, noi di sinistra, di essere sempre sospettosi e ingenui, di scagliarci sempre contro le “forze produttive” senza le quali il Paese sarebbe già affondato. Guardatevi attorno: il Paese è in stato di avanzata decomposizione da anni. Le cosiddette “forze produttive” non fanno che creare ricchezza per sé e nessun altro. Così è sempre stato. E in nome di questo, di un profitto che deve essere massimizzato (secondo la regola aurea della teoria neoclassica), si possono sacrificare la sicurezza e la vita di quelli che, loro sì vere forze produttive, vanno ogni mattina a prestare il proprio lavoro nei capannoni e nelle fabbriche e nei cantieri. Che vanno a creare quei beni che si convertiranno nei capitali che a loro volta diventeranno case da sogno e auto di lusso, gioielli, lifting, trapianti di capelli, viaggi, chalet in montagna, terrazze sul mare e titoli azionari e immobili vari, e quanto di altro si possa immaginare.
    E sono stanca di sentir dire che la colpa di tutto questo è la mancanza dei controlli, perché rendere sicuro il posto di lavoro dei propri dipendenti dovrebbe essere un imperativo morale e i controlli dovrebbero essere solo un qualcosa di pleonastico. E non sopporto le facce di circostanza dei sindacalisti ammanicati con i padroni, che quando l’irreparabile è già successo piangono sul latte versato. E mi fa venire il voltastomaco vedere che tutti i partiti principali rincorrono gli imprenditori e gli industriali e nessuno si preoccupa davvero dei lavoratori.

    Poi mi si chiede perché mi disturbi tanto l’idea di votare per il PD: ecco perché! Ed è per questo che non lo farò. Non sono nostalgica e non permetto che come tale mi si etichetti, ma non riesco a sopportare l’idea di un mondo nel quale la sperequazione sociale sia data per scontata e non sia più vista come un motivo di scontro ed un movente per la protesta. Ancor meno sopporterei di dare un contributo fattivo alla realizzazione di tutto questo.

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  • Ci sto pensando

    29 febbraio 2008
    Senza categoria
    E’ molto probabile che in Aprile decida di andare a buttare via il mio voto. L’idea di segnare la croce sul simbolo del PD non mi solletica per niente: mi sembra un voto estorto e, sinceramente, mi sono stufata di andare alle urne a dare la mia preferenza ob torto collo a un partito le cui linee non condivido, solo per evitare un altro quinquennio di berlusconismo. Veltroni, del resto, altri non è che l’omologo del Cavaliere dall’altra parte della barricata: altrettanto presenzialista, altrettanto populista, altrettanto presuntuoso. Sarà un voto sprecato, ma sarà il voto che voglio.
    Mi sto convincendo sempre più che non si debba andare a votare solo come se fosse un oneroso dovere civico e morale, bensì che il voto debba in qualche maniera gratificare l’elettore che deve pensare così facendo di stare partecipando al processo democratico. Io voglio votare per dire qual è la visione che ho di come dovrebbero andare le cose e vorrei votare ‘per’ qualcuno, non sempre e solo ‘contro’ qualcun altro.

    Listening to:
    Morte di un poeta – Modena City Ramblers

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  • Avvistamenti…

    22 febbraio 2008
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    La primavera è a un passo. Non che questa sia necessariamente una buona cosa: a me, ad esempio, non piace per nulla. Tuttavia, oggi ho incrociato il primo pesco in fiore e non posso negare che questo mi abbia stimolata al buonumore. Odio il rosa, ma i fiori di pesco hanno un loro innegabile fascino…

    Listening to:
    Metà Africa metà Europa – Rino Gaetano

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NIENTE DI ALIENO

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